Separazione

20 agosto 2009 ore 23:47 segnala
Il giorno 22 luglio è morto Gaetano! Chi era? Un mio caro amico, aveva settantasei anni ma a vederlo nessuno lo avrebbe minimamente sospettato e non gli avrebbe dato più di sessanta anni: alto, peso forma, sempre elegante, bella presenza anche se certo non era una bellezza ma aveva un viso simpatico e attraente e la immancabile sigaretta tra le dita, sempre. Abitava nel piccolo paese dove sono nato anche se io ormai li non ci vivo più da quasi cinquanta anni, ma ci vado spesso e quindi l’occasione di incontrare Gaetano c’era sempre. Gaetano è legato alla mia infanzia anche se aveva circa ventanni più di me, era grande amico di mio padre che a sua volta aveva oltre ventanni più di Gaetano, perciò di conseguenza, man mano che passavano gli anni, anche io divenni suo amico e dei suoi due fratelli: Ferdinando e Vittorio. Nessuno di loro tre si è mai sposato, vivevano da sempre insieme e non lavoravano, nessuno dei tre, non ne avevano bisogno, erano ricchissimi delle loro vaste proprietà terriere che permettano loro di vivere abbondantemente di rendita. Provenivano da una stirpe antica e nobile, in paese tutti li appellavano con il titolo di “Cavaliere”, tutti e tre. All’ingresso della loro casa c’era lo stemma araldico in pietra arenaria della loro famiglia ma loro erano delle persone molto umili, non hanno mai ostentato le loro ricchezze ne tantomeno i loro natali e le loro origini, non c’è nessuno in paese che possa dire di essere da loro stato trattato con sufficienza o superbia, erano delle persone estremamente cordiali e alla mano. Mio padre mi raccontava del loro padre, morto giovanissimo e che  ai tempi del fascismo era il podestà del paese, un uomo che percorreva le strade del paese sempre a cavallo, con gli stivali alti ed ampie camicie svolazzanti. Anche lui però una persona molto umile che mai approfittò della sua posizione di podestà. Io, dal racconto di mio padre, immaginavo quest’uomo bellissimo e alto da sembrare ancora più imponente mentre era sul suo cavallo, guardato da tutti. Dei tre fratelli, Ferdinando è morto tanti anni fa, era il più vecchio fra loro ma forse malfermo in salute e dopo la sua morte tutti avvertirono un senso di profondo disagio, seppur mascherato, in Gaetano e Vittorio. Gaetano era il più intraprendente fra i tre: amava le moto, le macchine, il poker e non disdegnata una bevuta, con moderazione con gli amici, tra questi mio padre. La sua passione per le cose che ho appena citato gli procurò qualche problema quando era giovane: qualche grossa perdita al gioco gli costò una Alfa Romeo Giulietta ( grande macchina, per quei tempi! ) e un paio di moto, si disse allora anche un terreno coltivato a noccioleto. Ma dovette essere una salutare lezione per lui quella, tanto è vero che la sua passione per il gioco delle carte si limitò, da allora in poi, a qualche briscola o tresette al bar del paese e avente come posta un caffè o una birra. Quando io presi la patente potevo usufruire quando volevo della sua Alfa Romeo Duetto con la quale, d’estate, mi davo grandi arie con le ragazze sulle spiagge e i lungomare dei diversi paesi sulla litoranea finchè una di loro non scoprì che la macchina non era mia e passò la voce alle altre e così finì la mia breve avventura di play boy da strapazzo. Non avevo mai visto Gaetano con una donna e così un giorno che lo vidi disposto a parlare gli chiesi delle sue fidanzate che, secondo me, teneva ben nascoste. Rimasi sorpreso quando mi raccontò di una suo grande amore, di una ragazza che lo ricambiava ma che fu costretta dal padre a sposare un altro ( storie d’altri tempi!). Questa donna vive ancora ed io la conosco bene, quando la vedo inevitabilmente penso a Gaetano che visse la sua vita nel ricordo e nel rimpianto di lei, di questo grande amore che non raggiunse mai il suo compimento. Da quando Gaetano mi raccontò questa storia lo guardai sotto un’altra luce: un grande romantico che viveva con dignità e malinconia la realtà di un amore deluso, il ricordo e il pensiero di lei che certamente lo sovrastavano e che gli riservavano momenti di pianto, forse! Ho saputo della sua morte diversi giorni dopo che era avvenuta ed ho mandato un telegramma di condoglianze al sopravvissuto Vittorio. Sono rimasto profondamente colpito dalla morte di Gaetano ed ho pensato che tornando al paese non lo avrei mai più rivisto, in piedi davanti al bar e con la sigaretta tra le dita, agitando la mano per salutarmi vedendomi passare con la macchina. E la breve, ma esauriente chiacchierata che sempre facevamo tutte le volte che ci si incontrava. Ho passato diversi giorni pensando a lui, al suo amore deluso, alle sue macchine, le moto, il poker e il suo amore per la campagna. Ma poi il mio pensiero si era spostato su Vittorio, ultimo sopravvissuto e mi sono chiesto come si sarebbe sentito, solo in quella enorme casa settecentesca, in quelle stanze ormai vuote, fra quei quadri degli antenati, i ricordi inevitabili e la breve visita della donna delle pulizie un paio di volte la settimana. Un pensiero feroce e tremendo mi attraversò la mente ma lo cacciai via di colpo, come qualcosa di fastidioso e seccante, imponente, spaventoso; non volevo esserne minimamente sfiorato e lo respinsi con forza. Ma continuavo a pensare a Vittorio. Il giorno 12 Agosto sono andato al paese dove sono nato per fare visita a mio fratello minore che invece abita ancora li. Arrivato al bivio dove comincia la salita che si inerpica lungo la collina che porta al piccolo paese mi venne in mente ancora Vittorio e non ero affatto tranquillo, l’ho pensato a lungo e con insistenza ed arrivato all’ingresso del paese una mano enorme mi respinse e mi prese lo stomaco e la mente: il necrologio che annunciava la morte del “N. H. Vittorio…..di anni 71” mi sconvolse pur non sorprendendomi affatto: a distanza di diciotto giorni dalla morte di Gaetano anche Vittorio, il 10 Agosto, se ne era andato via per sempre. Pensai subito ad un suicidio non avendo retto la perdita del fratello e la solitudine ombrosa e opprimente di quella casa enorme. Il funerale era finito da pochi minuti quando sono arrivato al paese, non ho fatto in tempo a seguirlo, mio fratello mi ha raccontato che Vittorio era caduto a terra mentre stava per uscire di casa, morto sul colpo, un infarto, un ictus forse, adesso non importa più. Qualche giorno prima aveva detto ad un amico: “ Io me ne andrò presto”. Morire d’amore, morire di disperazione e di solitudine, morire perché non si riesce a sopportare la perdita di una parte importante di se stessi. La separazione da qualcuno diventa un legame ancora più saldo di quando si stava insieme, il vincolo non diminuisce perché ha cessato di esistere quello che esisteva, rimane la cicatrice per sempre, come un promemoria dell’abbandono, della separazione, della mancanza e quella cicatrice ci ricorda, inesorabilmente, che si avrà sempre a che fare con quello che si perde di vista per morte o per fine di un amore. E’ un vincolo più forte dello stesso stare insieme, quella separazione, ed è l’unico vero vincolo che tiene insieme molto ma molto di più dell'amore  per un genitore o un fratello, una sorella, un uomo o una donna.

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Il giorno 22 luglio è morto Gaetano! Chi era? Un mio caro amico, aveva settantasei anni ma a vederlo nessuno lo avrebbe minimamente sospettato e non gli avrebbe dato più di sessanta anni: alto, peso forma, sempre elegante, bella presenza anche se certo non era una bellezza ma aveva un viso...
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20/08/2009 23:47:59
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Commenti

  1. nessun.attesa 21 agosto 2009 ore 17:20
    distacchi sono difficili da sopportare, talvolta quasi impossibile.
  2. Saskia53 21 agosto 2009 ore 22:57

    la morte devasta la mente di chi rimane, l'amore  rimane nel ricordo pieno di dolore, la morte rinsalda il legame,lo cambia, lo rende immortale talvolta non permette al sopravissuto di vivere...solo il tempo lenisce questo dolore e qualche volta il tempo è troppo poco

  3. taleequale 22 agosto 2009 ore 01:42

    Da brivido quello che scrivi....non trovo le parole o forse non ci sono per descrivere le mie senzazioni..perdere ..solo chi perde riesce a capire un dolore così grande che si perderà con te

    ciao molto bello quello che scrivi se ti fà piacere vorrei leggere il tuo blog

  4. sweetgirlxx 22 agosto 2009 ore 11:10

    lascio un saluto...ho letto ora il messaggio che mi hai lasciato, grazie. ti auguro un buon fine settimana..ciao:bye

  5. camilla7 22 agosto 2009 ore 18:58

    la storia di Gaetano, del suo amore non compiuto, nonostante l'enorme ricchezza ed agiatezza posseduta...la morte del fratello dopo poco tempo...sembra quasi la trama di un romanzo.

    Anche mio nonno, il padre di mio padre, non dimostrava i suoi 82 anni, anzi, dopo la morte della moglie (mia nonna), aveva sempre la fila alla porta..:firulì

    Era proprio un bell'uomo, suppongo come Gaetano. Elegante, distinto e con il borsalino confezionato a mano.

     

  6. maretraicapelli 24 agosto 2009 ore 22:28

    mi dispiace...

       :rosa

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