Thanatos

09 luglio 2009 ore 17:06 segnala

Qualche anno fa sono andato al cimitero, per un funerale, non per una visita come pure si fa. Alla fine della cerimonia mi sono allontanato, mi sono soffermato a guardare le varie lapidi, le foto dei morti, a leggere gli epitaffi scritti sopra, più o meno tutti uguali, le stesse parole di sconforto e di pietà, di dolore. Poi sono andato alla parte più antica del cimitero e mi è capitata davanti la tomba di uno morto nel 1914 e ho letto ciò che era inciso sulla pietra di marmo: “Quelli che parlano di me non mi conoscono e quando parlano mi calunniano; quelli che mi conoscono tacciono e nel tacere non mi difendono; così tutti mi maledicono fino a quando mi incontrano e quando mi incontrano riposano e passano oltre; solo io non mi riposo mai”. Ho riletto la frase diverse volte finchè ho capito che a parlare non era il morto ma la morte stessa: una strana morte che si lamentava della propria cattiva fama e della scarsa conoscenza tra i vivi così insolenti, una morte che si risentiva per la maldicenza e voleva essere oltrepassata. Stanca, addirittura amichevole e in fin dei conti paziente. Fino a quando quelle righe mi erano sembrate un semplice epitaffio non mi fecero alcun effetto ma, quando capii che a parlare era la morte, assunsero per me un significato affascinante e lugubre, piacevole e misterioso e ho voluto impararle a memoria e poi le ho messe qui, nel blog, come motto. Mi sarebbe tanto piaciuto che qualcuno, fra quelli che sono passati dal mio blog, avesse scritto: “Sai, io ho capito che quelle parole sono le parole della morte”. Ma non è successo e me ne dispiace.

 

Domani nella battaglia pensa a me 

e cada la tua spada senza filo

Domani nella battaglia pensa a me

Quando io ero mortale

E lascia cadere la tua lancia rugginosa

Che io pesi domani sopra la tua anima

Che io sia piombo dentro al tuo petto

E finiscano i tuoi giorni

In sanguinosa battaglia

Domani nella battaglia pensa a me

W.S.

 

10970307
Qualche anno fa sono andato al cimitero, per un funerale, non per una visita come pure si fa. Alla fine della cerimonia mi sono allontanato, mi sono soffermato a guardare le varie lapidi, le foto dei morti, a leggere gli epitaffi scritti sopra, più o meno tutti uguali, le stesse parole di sconforto...
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09/07/2009 17:06:59
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Commenti

  1. luci46 10 luglio 2009 ore 18:27

    cerchiamo di non tenerla in considerazione, e ci aspettiamo qualcosa dopo la stessa...

  2. dionisia52 11 luglio 2009 ore 22:13
    :rosa

    VERO CHE LA MORTE COME LA VITA FA
    PARTE DI NOI,IO PERO' IN QUESTA FASE
    DELLA MIA VITA,AMO PENSARE PIU' ALLA
    VITA,PERCHE' ORA IO SONO VIVA
    CIAO MARIO,BUONA DOMENICA :clap
  3. luci46 13 luglio 2009 ore 20:15

    buona serata Luci

  4. nessun.attesa 14 luglio 2009 ore 11:21

    che intendono le nostre parole è noto solo a noi che le scriviamo...tutto il resto è interpretazione.

     

    Ciao Mario

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