SFOGHI

14 febbraio 2021 ore 19:13 segnala

Ormai da un anno, sono alla ricerca di un lavoro; di curriculum ne ho inviati a centinaia, di colloqui ne ho sostenuti a decine e di risultati ne ho portati a casa... zero.
Forte del fatto che "tutto serve e tutto fa esperienza", continuo imperterrita nella mia ricerca, tentando ogni volta di mettere da parte qualche dettaglio che possa permettermi di raddrizzare il tiro durante il colloquio successivo ma soprattutto, che mi permetta di scremare le offerte serie da quelle... decisamente meno serie.
Così facendo, ho imparato a chiedere espressamente di essere informata anche nel caso la mia domanda non venisse accolta, di evitare di propormi il classico "porta a porta", di non sottopormi corsi a pagamento, di lasciarmi un recapito nel caso in cui mi si debba inviare della documentazione via mail (chissà perchè ogni tanto le mail si perdono...).
Banalità? Forse... ma correttezza e rispetto in chi offre lavoro, non sono sempre caratteristiche scontate e questo l'ho constatato sulla mia pelle quindi...
Nonostante tutto questo, gli intoppi non mancano, tipo quello di una settimana fa.
Vengo contattata telefonicamente da una ragazza che mi apostrofa subito dandomi del tu (ci conosciamo???), mi chiede se fossi sempre alla ricerca di un lavoro e se fossi disponibile per un colloquio.
Ovvio!
La Tizia: ti invio una mail con ora, giorno ed indirizzo per il colloquio
Io: colloquio in presenza, quindi??
LT: sì, sì il titolare preferisce così
Io: ok...

Non ho mai sostenuto un colloquio in presenza dato che per motivi piuttosto ovvi, ormai si tende a farli on line (oltretutto vuoi mettere la comodità??), così nella mia testa si fa largo la convinzione che il titolare in questione sia un attempato 70enne poco avvezzo alla tecnologia.
Ricevo la mail con i dettagli del colloquio ed alla fine c'è evidenziata la frase "si prega di rispettare l'orario dell'appuntamento onde evitare assembramenti".
Mi pare giusto.
Il giorno successivo mi metto in macchina.
Colloquio previsto per le 16.00, alle 15.45 parcheggio e cerco il civico che... corrisponde ad una bella palazzina su cui svettano balconi pieni di stendi panni, giocattoli per bambini, sedie a dondolo e quant'altro.
L'idea di essere stata presa per i fondelli, inizia a farsi strada nel mio neurone sospettoso. Cerco sul citofono il nome della ditta e... non c'è.
Impugno il cellulare decisa a chiamare la Tizia per dare sfogo alla mia ira funesta quando trovo un messaggio della suddetta in Whatsapp che si scusa per avermi indicato il civico sbagliato... :firulì
Mi calmo, mi dirigo verso l'indirizzo corretto che corrisponde stavolta ad un enorme piazzale con all'interno un vecchio capannone ed un altrettanto vecchio piccolo edificio. Il cancello è chiuso ed un gruppetto di 6 persone, mi guarda arrivare. Rapido scambio di occhiate, nessuno dice niente, mi avvicino al citofono e premo il tasto.
Mi risponde la Tizia, mi presento, mi chiede se avessi appuntamento alle 16.00, confermo, risposta: non posso farla entrare per evitare assembramenti, deve attendere l'orario che le è stato indicato.
E riattacca.
Guardo l'orologio: ore 15.57
Il ragazzo vicino a me scoppia a ridere e mi dice che è stato detto lo stesso a tutti loro ed aggiunge che evidentemente sono persone precise.
Rispondo che non vedo niente di preciso nel richiedere di rispettare un orario per evitare assembramenti per poi lasciare aspettare ben 7 persone sotto la pioggia, in un punto in cui nemmeno ci si può tenere a debita distanza...
Mi danno ragione.
Il mio neurone torna ad agitarsi ed a farmi arrivare segnali poco confortanti. Cerco di calmarmi ma francamente il nervosismo è lì accanto a me che mi tiene a braccetto.
Alle 16.00 citofono di nuovo e la Tizia risponde chiedendo chi è...
Il mio neurone vorrebbe urlarle: ma come, ti ho citofonato meno di 3 minuti fa ed è un videocitofono, non vedi che è Babbo Natale??
Ma mi esce un più civile ed un po' ironico: siamo sempre quelli delle 16.00...
Il cancelletto viene aperto e mentre mi immagino nei panni di Massimo Decimo Meridio, mentre lo spalanco al grido di "al mio segnale scatenate l'inferno!", fomentando i miei compagni di colloquio a dirigersi correndo verso l'ufficio della Tizia... ringrazio il ragazzo che poco prima aveva riso, per avermelo tenuto aperto e mi dirigo verso il vecchio edificio.
Qui ci ritroviamo in una stanzetta gelida, lercia con nulla che potesse ricordare un comune ufficio.
La Tizia ci dice di accomodarci sulle sedie messe tatticamente lungo il perimetro della stanzetta in attesa che il titolare ci convochi.
Da lì a pochi minuti inizia l'appello ed i miei compagni di merende, uno alla volta, vengono chiamati per poi riapparire ed andarsene dopo pochi minuti.
Sento in sottofondo il mio neurone brontolare cose irripetibili e francamente inizio a dargli ragione ma ecco che arriva il mio turno.
Mi aspettavo un titolare attempato, invece è un ragazzotto sui 40 (e forse neanche), tatuato, palestrato e poco più basso di me che mi guarda con fare quasi interrogativo per poi dirmi di seguirlo nel suo ufficio.
Praticamente un loculo e se possibile ancora più gelido dell'altra stanza.
Tempo di appoggiare la mia borsa su una delle due sedie che il Titolare con tono un po' untuoso mi dice: "...uuuuhh aspetti che le allontano un po' la sedia dalla scrivania così sta più comoda".
Lo guardo così :sbong ma ringrazio.
Una volta seduta, ecco che parte a raffica con tutta una serie di informazioni di cui francamente non so cosa farmene ma era palese che si trattasse di un copione ripetuto "enne" volte; pareva una macchinetta e non c'era verso di introdursi nel discorso.
Ad un certo punto si blocca. Mi guarda e... "ma io la conosco! Sì, sì l'ho già vista!"
Io: :sbong
T: anni fa lavoravo per un'impresa edile che aveva il c/c presso la banca dove lavorava. Mi ricordo di averla vista!
Io: :sbong
T: l'impresa si chiamava XYZ, ora il titolare è morto ma mi ricordo molto bene di lei
Io: :sbong
Volevo dirgli che si confondeva che i clienti me li ricordo bene e quel nome mi era del tutto sconosciuto e che nel periodo da lui indicato, non ero nemmeno in carico alla filiale a cui si riferiva ma... eccolo che riparte con l'elenco delle mansioni per le quali stava ricercando del personale.
Finalmente mi chiede se fossi interessata e si zittisce.
Rispondo di sì, che ricerco un lavoro d'ufficio tipo quello da lui descritto chiedo conferma che non si tratti di un "porta a porta" e lui con fare parecchio infastidito neanche avesse davanti una bambina ebete, mi ripete quello che stanno cercando.
Ok. Allora se si tratta di un lavoro d'ufficio mi sta bene.
Mi dà appuntamento per il giorno successivo, in maniera tale che il socio potesse illustrarmi in maniera dettagliata il tipo di lavoro così che al termine della giornata, entrambi avremmo tirato le nostre conclusioni.
Saluto e faccio per alzarmi ma quello, velocissimo, mi precede strisciando contro il muro (l'ufficio era davvero piccolo!), e si piazza dietro alla mia sedia, scostandola per farmi alzare.
Io: :sbong
T: aspetti, aspetti che le apro la porta...
Io: :sbong
T: aspetti, aspetti c'è un'altra porta gliela apro...
Io: :sbong
Il mio neurone mi fa notare che le persone entrate prima di me, erano uscite in totale autonomia e che il Titolare, ogni volta, si era materializzato solo qualche minuto dopo... Boh. Tutta quella gentilezza esagerata mi spiazza e non mi convince ma tant'è... Ringrazio e me ne vado.

La faccio breve.
Il giorno dopo ore 6.00, sveglia.
Ore 6.30, in auto.
Ore 7.30, presente sul posto.
Ore 8.00, citofono.
Entro e... conto esattamente 23 persone in attesa di non si sa bene chi/cosa.
Veniamo alla fine suddivisi in gruppetti di 2/3 persone e accompagnati verso non so quale meta (a piedi). Durante il percorso il tizio che ci è stato assegnato, inizia ad illustrarci quello che avremmo fatto e... ecco che il mio neurone inizia a farsi sentire di nuovo ma lo metto a tacere seccata.
Dopo svariati minuti a piedi, ascoltando cose a volte incomprensibili, chiedo: ma è un "porta a porta"?
Il Tizio mi guarda quasi sbalordito e dice di sì...
Mi blocco. Lo guardo al limite del furibondo ma cerco di mantenere calma e soprattutto contegno, dicendomi che lui non c'entra.
Chiedo (con il fumo che inizia ad uscirmi dalle orecchie): il Titolare oggi c'é? E' possibile parlargli??
Quello mi dice di no... ed ecco che l'ira funesta del mio neurone ha la meglio.
Faccio presente che il Titolare aveva escluso il porta a porta, che mi aveva parlato di un lavoro d'ufficio ma quello mi risponde che per ora non avevano bisogno di segretarie (ma chi ha parlato di SEGRETARIE?!?? Sorvolo), ed aggiunge che per il porta a porta bisogna essere umili...
Lo interrompo dicendo che anche ammesso che si debba essere umili (come ti permetti di insinuare che io non lo sia che nemmeno sapevi che ero al mondo fino a 10 minuti fa?!????), è anche vero che durante i colloqui bisognerebbe essere CORRETTI e chiedo di far presente al Titolare tutto il mio disappunto e di chiamarmi pure, nel caso qualcosa non gli fosse chiaro...
Quello si scusa, mi dà ragione e mi saluta.

E con la consueta calma, gentilezza, educazione e femminilità che ultimamente mi accompagnano... ti auguro strade in discesa e tombini aperti (sottotitolato: MA VAFFANCULO VA!) :inkazz
:inkazz :inkazz :inkazz :inkazz :inkazz :inkazz
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Ormai da un anno, sono alla ricerca di un lavoro; di curriculum ne ho inviati a centinaia, di colloqui ne ho sostenuti a decine e di risultati ne ho portati a casa... zero. Forte del fatto che "tutto serve e tutto fa esperienza", continuo imperterrita nella mia ricerca, tentando ogni volta di...
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14/02/2021 19:13:06
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Commenti

  1. leggendolamano 14 febbraio 2021 ore 21:09
    ho messo mi piace anche se non mi piace che la gente possa essere presa in giro in questo modo.
  2. OrmeNelCielo 16 febbraio 2021 ore 15:01
    Ti ringrazio per la precisazione :-)
    Come si è capito, anch'io non amo chi prende in giro e ancor meno essere presa in giro ma alla fine tento sempre di metterla sull'ironico onde evitare di farmi il fegato più grosso di quello che già è.
    :ciao

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