Quant'è profonda la tana del Bianconiglio?

20 luglio 2011 ore 18:14 segnala
Giugno 2011

La domenica era stata davvero ordinaria: mal di testa e nausea post-risveglio, abbuffata a pranzo, pomeriggio noioso sui libri. Non ho acceso internet perchè sapevo che mi sarei persa rimbalzando da una pagina youtube all’altra o inseguendo link su wikipedia alla ricerca dell’epifania verbale dell’ultima ora.
Non lo accendo almeno finchè mi ricordo che devo assolutamente controllare la posta perchè c’è di mezzo la buona riuscita dell’esame. Eccola: Manu mi ha rigirato le indicazioni della prof. Va bene, va bene, si può fare. ‘Na passeggiata.
Cestino le offerte di lavoro infojob e jobplacement senza neanche leggerle, bestemmio contro Almalaurea che mi informa quanti sono i laureati (depressi) in cerca di lavoro (ahahhaah!), segnalo come spammer mymovies.it perchè non entrerò in un cinema al chiuso almeno fino al prossimo ottobre, quando ci sarà bisogno del riscaldamento anzichè dell’aria condizionata. Mi resta una mail da leggere. Ma sì, va, stiamo a vedere.
Clicco, apro, leggo, wow è lunghetta, mi accendo una siga e mi rilasso, do un’occhiata alla mia mail e rido pensando quegli evidenziatori, i miei, continuo a leggere. Devo fare veloce perchè devo studiare. Ok, leggo e..

Hai mai avuto paura di essere felice, P.?
No.


Continuo a leggere. D’istinto e senza ragionarci su mi dico che no, non avevo mai avuto quella paura. Mentre scorro la mail, elaboro quei tre o quattro pensieri che nella mia mente da schizoide dovrebbero viaggiare veloci, tra i cavi elettrici e oltre lo schermo, per raggiungere la testa di chi ancora non mi ha letta: santo dio –penso, come si fa ad avere paura di essere felici? La felicità è, per definizione, lontana dalla paura.
Chiudo la posta, tanto avrei risposto con calma –pessima abitudine, tra l’altro, perchè tra la lettura e la risposta perdo pezzi di sensazioni. Annoiata, riprendo i libri in mano: Según Lázaro Carreter, los nexos entre las variantes diatópicas, diastráticas..
Lazáro Carreter perdonami, ma non è momento, ne riparliamo dopo. La zorra de tu madre. Estoy bastante harta.

Hai mai avuto paura di essere felice, P.?
No.


C’è che sono stanca e che ripenso a quella domanda. Non riapro la posta, anzi chiudo il pc e per scrupolo di coscienza faccio finta di continuare a studiare, ma ci penso.

Hai mai avuto paura di essere felice, P.?


Ecco cosa aveva voluto dire: se paura deve essere, non è nella felicità in sè ma in ciò che bisogna affrontare per essere felici.
Cosa sei disposto a lasciarti alle spalle.
Quanto stretto vuoi tenerti quello che hai.
Oppure fai un salto nel vuoto. E se cadi male, quantomeno avrai provato l’ebbrezza di volare.
Compromessi.
O scelte.
Quella paura l’ho sentita nelle situazioni a metà, in quelle sospese che hanno avuto un inizio ma non una fine, e anche il contrario; l’ho toccata tutte le volte che ho deciso di non ritornare sui miei passi, perchè il mio ego mi fotte; l’ultima volta l’ho intravista e poi soffocata, e la cosa mi ha lasciata abbastanza perplessa..

Hai mai avuto paura di essere felice, P.?
Sì.


Sì. Ho avuto paura centinaia di volte e in cento modi diversi eppure sono ancora qua.
Qualcosa vorrà pur dire, no?


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Giugno 2011 La domenica era stata davvero ordinaria: mal di testa e nausea post-risveglio, abbuffata a pranzo, pomeriggio noioso sui libri. Non ho acceso internet perchè sapevo che mi sarei persa rimbalzando da una pagina youtube all’altra o inseguendo link su wikipedia alla ricerca dell’epifania...
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20/07/2011 18:14:20
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Commenti

  1. happinesshared 21 luglio 2011 ore 19:03
    Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.
    Perciò è imperativo tenere presente che una via è soltanto una via.
    Ogni via è soltanto una via.
    Non è un affronto a se stessi o ad altri abbandonarla,
    se è questo che vi suggerisce il cuore.

    Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,
    non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.
    Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.
    Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
    Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.
    Questa strada ha un cuore?

    Tutte le strade sono eguali.
    Non conducono in nessun posto.
    Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.
    Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.
    Se ce l’ha è una buona strada.
    Se non ce l’ha, è da scartare.

    Leggendo ciò che hai scritto in questo blog mi è venuto in mente quel brano dal libro di C Castaneda...porsi domande sulla felicità?!
    Si me le sono poste e credo me le porrò sempre, ma col passare degli anni si affinano, rientrano in gioco vecchie domande con nuove risposte...quando delle volte ho sconfitto la paura, ho sempre avuto paura di cadere vittima dell'orgoglio di aver vinto...camminare con cautela ma sicuri e diritti sulla strada, testa alta
    Non so perchè ti ho scritto...moto a luogo...ciao
  2. twinspark1976 14 agosto 2011 ore 11:42
    io ora ho paura di essere di nuovo felice ....perchè quella felicità che inseguivo mettendoci solo il cuore e mai la testa ...l'ho pagata a caro prezzo ...quella felicità illusoria che in realtà era solo una mia idea ...mi ha fatto perdere tutto ...fiducia nelle persone ..nell'amore...nella sincerità di un bacio o uno sguardo....fiducia in me stesso e nelle mie capacità ...e lasciamo stare la parte economica ....quella felicità che volevo iseguire a tutti i costi negandomi anche l'evidenza... bè quella felicità mi ha distrutto ..nella testa ..nel cuore e nell'anima ....ora ho paura di essere di nuovo felice ..una fottutissima paura .
  3. morenodevil 15 ottobre 2011 ore 13:30
    :-)

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