Sliding doors, II: Geometrie irregolari dal colore sbiadito.

13 luglio 2011 ore 16:10 segnala
(...) Tiro su le ginocchia e le guardo e, complice il sole che stordisce, mi vengono in mente diecimila immagini. Comincio a perdermi in certe considerazioni metafisiche quando un gruppetto di esseri non chiaramente identificati si avvicina; uno di loro sta per prendere posto proprio dietro di noi ma l’amico fa un gesto e gli dice di seguirlo. Sì, grazie gesù, grazie. Si allontanano.

Riprendo a fissare le mie ginocchia. Le guardo mentre sono al sole, umide e scintillanti, sporgenti quasi a voler avvicinare quella sfera infuocata per togliersi di dosso il freddo accumulato durante l’inverno. Le ho sempre avute, certo, ma d’un tratto capii come dovevano sentirsi i bambini quando cominciano ad avere percezione del proprio corpo, quando avvertono di esistere in qualche modo: sgranano gli occhi fissando mani e piedi, quasi glieli avessero assemblati all’improvviso e senza che se ne accorgessero. Io avevo avuto la stessa sensazione con le mie ginocchia: erano lì da sempre ma adesso scrutavo i loro contorni perchè non le avevo mai guardate abbastanza da vederci tutte quelle cicatrici. Un paio di giri in bicicletta, il primo giro in scooter, io-lo scooter-l’asfalto, uno spigolo qualunque di uno scoglio qualunque di quell’estate al mare che non aveva avuto niente di ordinario, il salto dal quel muro troppo alto ma io ci provo lo stesso perchè non mi ferma nessuno, cadute varie ed eventuali nell’arco di tutta una vita.
Belle. Erano belle, quelle cicatrici.
Lì c’erano pezzi di me.
Era come avere un album fotografico sempre dietro, o come il desktop di un pc, con la sola differenza che non sei tu a scegliere come disporre le icone. Erano come un paio di Converse ai piedi, un paio di quelle che tua madre s’incazza quando le hai addosso e le fanno schifo perchè hanno un colore indefinito e sono bucate e a te piacciono proprio per quello, perchè ce le hai solo tu.
Ginocchia e scarpe, ecco come capire chi hai di fronte. Altro che carta di identità e passaporto.
Barattare altezza e colore di occhi o capelli con cicatrici e miglia percorse.

Perchè se ti muovi e ti fai male vuol dire che sei ancora vivo.
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(...) Tiro su le ginocchia e le guardo e, complice il sole che stordisce, mi vengono in mente diecimila immagini. Comincio a perdermi in certe considerazioni metafisiche quando un gruppetto di esseri non chiaramente identificati si avvicina; uno di loro sta per prendere posto proprio dietro di noi...
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13/07/2011 16:10:18
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Commenti

  1. radiohead88 13 luglio 2011 ore 18:55
    Ho solo una cicatrice frutto di caduta da bicicletta. Lo dicevano i miei che ero troppo calmo.
  2. al023ex 14 luglio 2011 ore 18:53
    nella carta d'identità di qualcuno ci vorrebbe la riga della voce segni particolari molto più lunga.però quanti ricordi che ti fanno tornare in mente!
  3. P.aola 14 luglio 2011 ore 19:08
    Hai proprio scassato la minchia, caro al023ex. E non è una questione di punti di vista.
  4. il.kata 21 luglio 2011 ore 22:42
    Brava P. ... scrivi sempre meglio, sarà l'ispirazione o cos'altro?? Ho notato che ogni stagione che passa mi sorprendi, è passato l'inverno, la primavera, quasi l'estate ... tantalized è la parola che ti identifica perchè riesci ha rendere leggibile l'epidermide dei tuoi ginocchi ... sono sicuro che per un attimo hai anche pensato ai piccoli brandelli della tua carne che si sono messi da parte per fare posto alle tue cicatrici.

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