Sliding doors, parte I: Coglioncelli al mare..

10 giugno 2011 ore 17:04 segnala
Venerdì, pausa pranzo. Stacco all’una per un paio d’ore; andiamo al mare? Umm.. Lunedì e martedì ho esami, sono stanca, voglio rilassarmi. Ok, si va. Il tempo a disposizione è poco, quindi raggiungiamo il punto più vicino. Cinque minuti e siamo arrivati. Facciamo spiaggia libera? Abbiamo solo due ore. Oppure lido, così prendi l’ombrellone se no ti ustioni, come sempre..
Il tempo di formulare quella domanda e io entro in crisi esistenziale. Ero andata lì per rilassarmi ma nell’arco di quel minuto realizzai che no, non ce l’avrei fatta. Lido o spiaggia libera? Lido o spiaggia libera? Lido o spiaggia libera? Sentivo quelle parole rimbombare pesanti, perchè sapevo cosa m’aspettava..
Lido: pullulare frenetico di addominali, tette e culi al vento già a partire dai primissimi giorni di caldo (sì, perchè dalle mie parti l’abbronzatura è sinonimo di intelligenza) e musica a palla di quella in stile tunz tunz con tanto di dj superapalestratissimo-abbronzatissimo, nella maggior parte dei casi neanche carino. Tra luglio e agosto ci trovi anche certi presentatori di un programma regionale che si aggirano tra gli ombrelloni a porre domande di minchia in cerca di risposte di minchia: il fatto è che ci riescono, perciò risate assicurate.
Questo è il lato pseudo-chic della zona, poi c’è quello trash. Spiaggia libera: nelle nostre spiagge libere il rapporto tra bagnanti e superficie disponibile è terrificante, tipo 215/mq (nei lidi è decisamente più basso, sì.. qualcosa come 212/mq!). Così succede che ti godi –senza che tu lo abbia chiesto– i commenti cattivissimi della signora sull’amica, la grattata di palle del vicino, lei che viviseziona il suo lui (oppure è l’amico?!?) in cerca di brufoli inesistenti, l’odore di pane e frittata che il nonnetto addenterà di lì a poco, il cazziatone di un padre che ha avuto un principio d’infarto perchè il figlio che s’è allontanato senza dire niente.. Il tutto nei minimi dettagli, quasi fosse un primo piano su ognuno di loro (il vero problema, in realtà, si presenta solo quando hai incontri ravvicinati del terzo tipo con un lui intento a ravanare il pacco con nonchalance mentre tu sei a pancia in giù, sbragata al sole come una lucertola).
Questo è ciò a cui ho pensato in quei sessanta secondi.
Ma non potevamo andare da un’altra parte?, ripeto tra me e me. Ah, già, il tempo è poco. Ma non potevo stramene in casa? No, no, in casa no. Respiro, prendo coraggio e lo dico: Sì, hai ragione, meglio prendere l’ombrellone.
Entriamo. Strano, c’è poca gente. Non devo fare slalom tra i teli, nessuna attenzione particolare per evitare di alzare sabbia; anche il signore che di solito ti indica dove andare (le prime file sono riservate agli abitués, le ultime ai coglioni neofiti) resta lì dov’è. Qualche ombrellone aperto, ma poca gente.
Ummm..Vuoi vedere che mi rilasso sul serio? E non ci sbattono nemmeno in ultima fila.
Stendo il mio telo, via gli occhiali e subito in acqua perchè già soffro: mezz’ora abbondante di bracciate per sentirmi meglio (e per fare la figa) e un’altra mezz’ora di stronzate.. sì, come quando non nuoti ma galleggi con il corpo totalmente immerso nell’acqua e solo la testa fuori, imitando il cane soccorritore.
Ho fatto bene a venire.
Brrr. Acqua freddina ma rigenerante. Ahhh. Usciamo dall’acqua e mi metto anch’io in posizione da lucertola, poi tiro su le ginocchia e le guardo. Le guardo e, complice il sole che stordisce, mi vengono in mente diecimila immagini. Comincio a perdermi in certe considerazioni metafisiche quando un gruppetto di esseri non chiaramente identificati prende posto accanto a noi: erano in cinque ma dovevano avere due o tre amici invisibili a testa, perchè il casino che facevano lasciava presupporre che si trattasse di una squadra di calcio. Gridano, ridono, si agitano e mi agitano, fanno la gara del rutto libero (ma quantomeno sono stati onesti nell’assegnare il primo premio al ragazzetto biondo!).
Che due palle.
Mi altero e li fisso con l’occhio indiavolato della vecchietta che vuole pace e niente burdell’ e quasi quasi mi dimentico di quello che combinavo io alla loro età. Vorrei alzarmi e piantargli comunque due dita negli occhi.. ma mi fermo. Altro respiro, altro tentativo di autocontrollo. Ce la faccio. Torno in acqua ma adesso
l’ormone mi costringe a fare faccio solo il cane.
Così, nel giro di appena qualche minuto, quei coglioncelli avevano azzerato la calma e i miei pensieri. Cosa sarebbe successo, invece, se loro e i rispettivi amici invisibili non fossero venuti al mare o se solo non si fossero piazzati proprio dietro di noi?
Nervi. Andiamo? Tanto sono quasi le tre, dico. Così prendo il telo e questa volta faccio attenzione alla sabbia.
Ad alzarla per benino, voglio dire.


E vaffanculo il buonsenso, qui comincia la festa..
http://www.youtube.com/watch?v=NQXHKb6UuPE

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Venerdì, pausa pranzo. Stacco all’una per un paio d’ore; andiamo al mare? Umm.. Lunedì e martedì ho esami, sono stanca, voglio rilassarmi. Ok, si va. Il tempo a disposizione è poco, quindi raggiungiamo il punto più vicino. Cinque minuti e siamo arrivati. Facciamo spiaggia libera? Abbiamo solo due...
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10/06/2011 17:04:22
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Commenti

  1. al023ex 10 giugno 2011 ore 17:40
    un paio d'ore belle intense...ma mai come i primi 60 secondi!
  2. CaraPoesia 11 giugno 2011 ore 12:25
  3. radiohead88 13 luglio 2011 ore 19:00
    Ma perché non scrivi più spesso? Almeno avresti un lettore, mi è piaciuto molto leggerti.

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