luna's....................A5

19 novembre 2008 ore 16:33 segnala
Bella è la luna...
misteriosa...
al pari di una signora
che si lascia desiderare...
Avvolgimi dolce luna piena...
tra le tue braccia...
donami...
attimi ed emozioni...
sussurrami...
una dolce ninna nanna....
e portami con te.
Il mio cuore
ha bisogno
della tua luce bianca
per rischiarare
la notte buia
che c'è in me.
Sorridimi
e io sorriderò
abbracciami
e io rivivrò.
Luna piena
riempi
la mia anima
con la tua
magica luce
argentata............Pamuk

Impatto Fatale....

03 novembre 2008 ore 17:13 segnala

Nel livido, triste chiarore lunare

svettano bianchi i campanili,

gli alberi si ricoprono d'argento

e sui comignoli volano i vampiri.

Guarda: le arpie del cielo profondo batton le ali, ridono ed osservano.

Sul morto villaggio sotto la luna

mai ha brillato il sole al tramonto:

è emerso dal buio di ere perdute,

là dove scorrono fiumi di follìa lungo abissi di sogno senza fondo.

Un vento gelido striscia fra i covoni

sui campi splendenti di pallida luce

e s'aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero

dove i ghoul ricercano l'orrida preda per la loro fame.

Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento

giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne

può rendere quest'ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,

diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l'ignoto senza fine.

Si estendono di nuovo la valle e la pianura

che videro lune scordate ormai da tempo,

ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,

sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.

Le cose che il mattino aspro rivela,

l'orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi

si aggiungeranno un giorno a tutto il resto

tramando con le ombre maledette.

S'alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,

guglie rose di lebbra giungan fino al cielo...non cambia nulla:

chè l'antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del costume
destino, morte e orrore.

I Segugi del Tempo sono pronti le carni d'entrambi a dilaniare.

Alle paure che Bloccano......

03 novembre 2008 ore 17:02 segnala

Platone dice che l'anima è immortale e individuale e che è formata da tre parti:

l'anima razionale, che ragiona sugli impulsi; l'anima irascibile che lotta contro la forza di volontà e l'anima concupiscibile che agisce sugli impulsi corporei, sui sensi.

Il suo destino è questo: l'anima che ha usato bene la ragione, torna, dopo lo stato terreno, allo stato primario che è la felicità.

Al contrario è condannata a vagare di corpo in corpo in eternità.

A questo punto mi domando molte cose, due fra tutte sono.... di chi è stata quest' anima che mi ritrovo adesso? Come mai su nessuna delle tre regole sopra scritte, la mia anima non ha ragione?

meglio andare a bere un caffè...vah

Dedicat0 a v0i tutti...........che mi visitate....

29 ottobre 2008 ore 16:16 segnala

L’uomo che realizzava i sogni viveva in una baita nel bosco.
Tutte le mattine, prima che l’aurora tingesse di rosa il cielo, usciva da casa, zaino in spalla, per recarsi al fiume. Ivi giunto, adagiava lo zaino sulla sponda; si sedeva sull’erba umida di brina; si levava scarpe e calzini, arrotolando i pantaloni alle ginocchia; traeva, una dopo l’altra, le bottigliette colorate dallo zaino, e le affiancava sulla riva come tanti soldati di un fragile esercito schierato per salutare il passaggio di un ufficiale. Stringendo in ambo le mani una bottiglia, ripetutamente entrava e usciva dall’acqua, riempiendole tutte. Quel rito quotidiano si esauriva prima che il sole sorgesse oltre le montagne.
Rientrato in casa, l’uomo che realizzava i sogni, sistemava le bottiglie sulle mensole affisse alle pareti. Sulla parete est, dov’era l’ingresso, troneggiavano bottiglie di colore rosa e celeste per quanti sognavano l’amore e una sincera amicizia; sulla parete sud, su cui si apriva l’unica finestra della casa, svettavano le bottiglie rosse, per coloro che bramavano travolgenti passioni e epiche avventure; sulle mensole ad ovest, affiancate alla credenza sopra il cucinino, erano riposte le bottiglie blu per tutti quelli che desideravano affermarsi professionalmente; sulla parete nord, dov’era il camino sempre acceso cui erano accostati il letto e il comodino ingombro di libri e una lampada ad olio, stava una fila di bottiglie bianche, ricoperte da uno spesso strato di polvere, imbrigliate in fitte ragnatele,  a testimonianza che mai erano state rimosse, per soddisfare quanti desiderassero un mondo scevro da malvagità, dove gli uomini vivessero in pace, rispettandosi gli uni con gli altri.
Finito di sistemare le bottiglie, l’uomo si sedeva al tavolo nel centro della casa; si accendeva la pipa in radica; chiudeva gli occhi e, fumando, iniziava a pensare, il viso velato dall’acre vapore che si sprigionava dal fornello, nell’attesa che qualcuno bussasse alla porta e chiedesse suggerimenti per come realizzare il suo sogno. Dopo averlo ascoltato, l’uomo che realizzava i sogni prendeva una delle bottiglie, la stappava e la porgeva all’ospite chiedendogli di bere l’acqua racchiusa.
Erano anni, non sappiamo esattamente quanti, forse un’eternità, che l’uomo che realizzava i sogni s’era assunto quel delicato compito. Nel corso del tempo un’infinità di persone s’erano avvicendate presso di lui per realizzare le proprie illusioni. Mai nessuno andando via scontento!
Un giorno, mentre preparava la minestra con le verdure raccolte nel bosco, alla porta bussò una giovane donna dai lunghi capelli ramati, lo sguardo triste.
L’uomo la salutò cordialmente. La ospitò in casa invitandola a mangiare con sé. Mentre assaporavano la minestra, chiese alla donna:
“Qual è il sogno che vuoi realizzare?”
“Desidererei che al mondo non esistessero persone come te, capaci di svelare alla gente il modo di realizzare i propri sogni!”
Ascoltandola, l’uomo restò perplesso. Si sistemò sulla sedia. Pulendosi le labbra col tovagliolo domandò:
“Perché?”
“La realizzazione di un sogno ne sancisce anche la morte.”
“E allora?” incalzò l’uomo dubbioso, portandosi alle labbra il bicchiere d’acqua. “ Sono tanti i sogni a disposizione d’ogni uomo che non bastano mille vite per realizzarli tutti.”
“E’ vero” convenne lei, il volto rischiarato da un pallido sorriso. “Ma non pensi che in questo modo si prolunga l’agonia degli uomini sulla terra? L’uomo deriva da Dio e a Dio deve tornare. Finché sarà schiavo del desiderio, concedendogli l’opportunità di appagare i propri desideri, rinvierà sempre l’inizio del cammino per ritornare alla casa del padre.”
I gomiti ritti sul tavolo, il mento poggiato sulle dita incrociate delle mani, fissando attentamente la donna, l’uomo meditava su quelle parole.
Alla fine, rizzandosi sulla sedia, con convinzione, rispose:
“Hai perfettamente ragione, aiutare gli uomini a realizzare le proprie illusioni li allontana da Dio. Da quest’istante chiuderò bottega e si arrangeranno da soli!”
“Ben detto” esultò lei. Afferrò il bicchiere e brindò al soffitto.
Dopo aver bevuto, si alzò e, sorridendo, fece:
“Bene, ora che anch’io ho realizzato il mio sogno, vado via.”
“Aspetta” disse l’uomo alzandosi dal tavolo. Si recò alla parete dove era la mensola con le bottiglie bianche e ne prese una. Vi soffiò sopra sprigionando nell’aria una densa nube di polvere, strappando via lo spesso strato di ragnatela che l’avvolgeva. “Solo se berrai quest’acqua il tuo sogno si realizzerà” fece, rivolgendosi alla donna porgendole la bottiglia.
Perplessa, l’ospite bevve disgustata e andò via.
 L’uomo che realizzava i sogni l’accompagnò alla porta: chiuse l’uscio solo quando l’immagine di lei si dileguò nella boscaglia.
Il sole era tramontato. L’uomo sparecchiò il frugale desco e, indossato il pigiama, si coricò aprendo un libro.
Al riparo della fitta boscaglia, la donna si svestì.
“Finalmente” disse tra sé, sorridendo soddisfatta. Man mano che rivestiva gli abiti nascosti nel terreno, la sua voce assumeva un tono sempre più cavernoso. "Quell’uomo mi aveva proprio stufato. Con quella sua maledetta mania di svelare a tutti il modo di soddisfare i propri desideri, facendo loro bere quella disgustosa acqua appantanata, stava causando la fine del mio regno.”

Emise un fischio sibilante: tra i cespugli, comparve uno stallone nero più della notte.
 Il diavolo lo cavalcò e si lanciò al galoppo nella selva.
Prima di spegnere la luce e addormentarsi, l’uomo che realizzava i sogni sorrise al soffitto.
“Povero Belzebù” pensò. “Credeva che non l’avessi riconosciuto. Bramoso di affermarsi, non ha pensato che l’unico modo perché gli uomini divengano facili prede del diavolo è proprio quello di offrire loro la possibilità di soddisfare ogni loro desiderio. Impedendo ciò, sfiniti dai tormenti dell’anima, implorano Dio, invocandone la grazia, rinnegando le passioni che li affliggono causa dei loro tormenti. Che stupido, il diavolo non si è reso conto che chiedendomi di realizzare il suo desiderio ha realizzato il mio: finalmente l’umanità intera ha intrapreso il cammino verso di me!”
Così pensando, Dio sbadigliò, spense la luce, e, dopo tanto tempo, non sappiamo quanto, finalmente riposò!

Filtrare.......

29 ottobre 2008 ore 14:42 segnala
Ci sono giorni in cui sembra che tutti facciano a gara
per dirti quanto ti amano, ti stimano e ti rispettano....
ieri è stato uno di questi giorni...
ma ce ne sono altri in cui tu,
pur essendo la stessa persona di sempre....
non riesci a spiegarti da dove arrivino tutte quelle pietre...
Tutto va fluttuando...dal picco al fondo più profondo...
dalla luce verso oscurità...per poi tornare alla penombra
risalendo verso la luce....per sentirti amato e stimato e poi
tornare a dubitare di valere qualcosa...
ma poi arriva il giorno in cui tutti ti amamo e...
a questo punto....meglio far finta di crederci....
adesso è bonaccia...
verrà il tempo di pensare alla tempesta...A5

Essere...............0ppurem.....n0n Essere??????

21 ottobre 2008 ore 13:43 segnala

 

 

Amo vivere le giornate sapendo che sono infinite.

Amo svegliarmi la mattina e chiedermi se “oggi” voglio essere felice, e amo rispondermi di si, che io lo so che la felicità è una scelta!

Amo passeggiare da sol0 o con qualcuno a cui voglio bene…in un campo, in un bosco o anche per strada.

Amo sentirmi stanco la sera quando mi ribalto nel letto perché mi da la conferma che sono stata attiv0.

Amo sapere di essere attiv0.

Amo concedermi il mio spazio.

Amo me stess0.

Amo gli alberi............e' il tramonto.........

Amo sentirmi bambin0.......... e incontrare il bambino che c’è negli  altri.....

Amo mettermi in discussione..... e mettermi alla prova.......

Amo vincere e sentirmi soddisfatt0.................

Amo perdere e dirmi che anche gli sbagli ............servono a qualcosa.....no???

Amo il caso .............che non esiste, amo pensare che tutto, TUTTO, accada per un motivo....Compresi le persone che incontri.... 

Amo il silenzio....che delle volte e' megli0 di 100 par0le.... 

Amo i temporali e i lampi accecanti e i tuoni echeggianti.

Amo i tramonti e le albe.

Amo l’ombra degli alberi nelle giornate di sole.

Amo camminare sotto la pioggia.

Amo camminare a piedi scalzi, tantissimo sull’erba.

Amo l’autoironia.......

Amo il libero arbitrio......

Amo la neve.

Amo la montagna.

....................................................................................A5

Odio sapere di DOVERE fare qualcosa.

Odio il verbo DEVO!

Odio l’opportunismo, l’eccentrismo, l’egoismo, l’arroganza, la prepotenza e l’indifferenza.

Odio chi vuole sempre avere ragione...........

Odio la velocità in cui succedono le cose bellissime perché fosse per me fermerei il tempo.............Odio dover parlare di cio che odio.

..........................................................................................A5

Nelle giornate cerco un sorriso......... che mi sappia aprire il cuore e un abbraccio che lo sappia scaldare.

Mi piace mangiare di tutto, quando ho fame, perché cosi si gustano di piu le cose.

Ma mangio spesso anche solo per gola, non solo per fame!

Cosa mi piace di piu fare?!

Sognare.

Pensare.

Fare.

Emozionarmi.

Al mondo, mi capita di pensare spesso al mondo.

Alle persone.

Ai loro volti.... e immaginare o inventare la loro storia ........

Per strada cammino sempre guardando dritto ma senza vedere quello che incrocio.

Oppure guardo solo ciò che incrocio e non guardo dove vado.

Dipende dai giorni......

Non guardo mai a terra.

Spesso guardo il cielo, camminando.

Quando cammino a volte mi sembra di volare..................

Vi chied0 soltant0 una c0sa pr0vate.....pr0vate riprovate.......grazie A5....................................................................................:fuma



Deformita'....................

15 ottobre 2008 ore 12:48 segnala
Quando qualcuno se ne va dalla tua vita affettiva si avverte disagio,inadeguatezza. Può capitare di sentirsi brutti, deformi, mostruosi, ma è una nostra percezione relativa al momento, qualcosa  che è stato indotto da quello strappo. La mia attenzione creativa riscrive questo stato e nella sua drammaticità,offre la speranza del  bacio che è attraverso un velo/diaframma, quel bacio d’amore che dissolverà l’inadeguatezza  e il dolore (il velo)  restituendo  nuovamente la sembianza umana, riportando alla Vita quindi  alla meraviglia del Creato chi è stato ferito....http://i94.photobucket.com/albums/l92/zlobica/vomitusrf6.jpg.........

................Amen's

15 ottobre 2008 ore 12:38 segnala

Capita di sentir"lo" così raramente che spaventa. Allora non c'è niente di meglio che affogare negli impegni e arrivare a sera con la sensazione di aver lasciato indietro parecchia roba da fare. Così, non solo sarai già proiettato verso il domani, ma avrai prodotto anche un congruo fatturato di ansia e sensi di colpa. Ma "lui" troverà il momento, s'infilerà tra gli interstizi di una vita schizzata e in un attimo costruirà un enorme schermo, uno specchio virtuale in grado di rimandare immagini straordinariamente somiglianti.
E' l'obiettività che ci difetta. Nei confronti di una relazione sentimentale, di un rigore dato o non dato e, naturalmente, riguardo a posizioni politiche nebulose e intricate. Abbiamo perso la calma, ammesso che uno ce l'abbia mai avuta.
Troppe richieste di pareri, troppe tirate di giacca: vieni di qua, stai con noi, schierati dalla nostra parte... E' vero che abbiamo ragione? Stop al televoto. Vorrei dirlo una volta per tutte mentre seguo in tv qualcosa di nauseabondo per non alterare gli equilibri familiari. Ho anch'io qualcosa da farmi perdonare. Si può dedicare un prime time a Treviso-Ascoli se sei di Bologna?
Le voci che si accavallano e rimbalzano nella stanza sono rassicuranti, siamo in tanti a casa e questo è un bene. "Non esagerare con le critiche, non è il caso di rendere sempre tutto così pesante, tesoro!". Lo accetto, sacrosanto. Detto in bocca è sempre meglio che sentirselo sparare da degli sms o attraverso e-mail. Litigare in diretta è molto più naturale e... Vero, no?
Comunque, avessi anche delle idee poi così... così diverse, originali... Vogliamo dirlo? Diciamolo: rivoluzionarie, ebbene, anche se ne avessi una sola ci vorrebbe tempo per esporla, una certa credibilità per poterla proporre, una devota attenzione da parte dell'uditorio affinché potesse essere recepita a proposito, soglia di attenzione? Media monitorata recentemente? Non va oltre il primo minuto. Dopo, la nebbia.
Ma non ho uno straccio d'idea. Ho solo sospetti fondati, anzi no, fondenti, perché la cioccolata dolce è traditrice, caria le coscienze e ammorbidisce la rabbia. Amari sospetti, quasi comiche certezze. Come scoperchiare la pentola e scoprire che il pollo è armato.
Più raccontano cose a cui ci chiedono di credere a scatola chiusa, più diffido. La terra si è spostata dal suo asse e io ho il "credometro" avariato, non riesco a controllare tutte le versioni, le opinioni, le illazioni, le supposizioni, le posizioni, le eventualità, i retroscena, i chiaroscuri, le recondite intenzioni. Eh già, quasi me le dimenticavo: le recondite intenzioni. Poco recondite, sicuro, ma di chi? Di chi vuole cose da noi e ha provato ad ottenerle attraverso rappresentazioni truffaldine di democrazia, messaggi pubblicitari inquinanti, proposte di azionariati parmalattiferi, reprimende religiose apocalittiche, sondaggi pilotati, avalli d'opinione costruiti smaccatamente su discutibilissimi accrocchi numerici di consensi beceri, vulgari: audience, o grazie a gratuiti sorrisi da piazzisti barzellettari che come unico scopo hanno il tentativo di rifilarti a tutti i costi la "patacca". Tutto questo mentre stai lottando per la sopravvivenza, guidando, cercando un amore stravolgente e tentando di tenerti vicino quelle quattro persone che nella vita non vorresti mai veder andare via.
Così, quando "lui" arriverà non potrai fare a meno di lasciarlo lavorare. Magari fossi un elicottero. Riuscirei a librarmi in verticale nel bel mezzo di una discussione inutile, tra una sciocchezza e l'altra. Stando lassù potrei vedere tutto meglio e, soprattutto, quanto sono piccolo e comico nel mio formicare.
Forse l'altitudine riuscirebbe a dare un senso, un piccolo significato o almeno, perché no, un non... significato a questo incomprensibile andare su e giù, avanti e indietro, come se esistesse un luogo a cui approdare, un traguardo da raggiungere.
Ma non sono neanche un ascensore e comunque se anche lo fossi non avrei il tempo di guardare da nessuna parte. Come quando si è chiusi nel traffico del ricatto di un'esistenza piena di merendine su una mano e di ricatti nell'altra. Se adesso non faccio almeno tre telefonate con voci amiche, mi sento perduto. Se troverò occupato o chiuso sarà come essere stato abbandonato dall'umanità.
Che sia carente di pubbliche relazioni? E se all'improvviso tutti mi trovassero antipatico? Che sia diventato un orso? Eppure il salmone crudo mi fa schifo. Allora andrò a cena dai Bonazzi, inviterò Giorgio alla partita e a lei, per farmi perdonare, regalerò un monile! Non voglio accendere la radio perché so che al massimo, dopo un brano di musica che sta lì soltanto perché qualcuno ha pagato, mi insinuerebbero dubbi che potrei calmare solo comprandomi qualcosa.
Non posso fermarmi perché il mondo è in fila, sta spingendo dietro di me e non è detto che non abbia intenzione di passarmi sopra. Mentre ai semafori battiamo nervosamente il piedino, i giorni si snocciolano come le perle di un rosario. Se non li... recitiamo siamo bestemmiatori di vita. Anatema e condanna, tutto compreso nel... prezzo! Si, ma di quale vita?
Questo pessimismo nihilista è il frutto del pensiero di un innamorato dei respiri, del sole, della nebbia, della neve, del sonno, del risveglio, del sapore delle lasagne, del profumo del mare e delle donne per le quali vale la pena perdere la testa.
In questo frastuono.
Nevica più spesso al Sud e la gente cammina per le strade con le mascherine. Anche a Bergamo, come a Tokio.
In questo caos.
Arrivo a casa più tardi, mangio un panino fuori perché... Perché le cose che si amano sono così faticose e le altre si debbono fare e basta? In questo vocio pazzesco di pari opportunità, di pari opinioni, di pari o dispari, non riesco a sentirti. Non so, dammi un consiglio, dove posso nascondermi? Conosci qualche posto? Che non sia definitivo, però. E' sempre meglio poter ritornare... avanti.
Il mio cane mi guarda negli occhi. Se trovassi una chiave per parlargli sarei disposto a fare persino... l'osso. In questa ridda di luci stiamo diventando sempre più simili ai giapponesi. Non solo per la frenesia e la malfidenza, ma anche per gli occhietti serrati "vedo non vedo". Non voglio vedere, non voglio vedermi, non voglio capire, non voglio neanche sentire ragioni. A spiegazioni trascendenti preferisco la mia droga alienante quotidiana. Non so se gliela farei senza la... "bustina" di ritardi, di telefonate, senza la mia "polverina" di appuntamenti, di "non posso mancare è troppo importante", senza l'"iniezione" di ambizioni spicciole, di sacrificio antitrappista. "Memento mori"? E chi se lo ricorda in autostrada!
Ma, cazzo, mi han rubato il portafo... Eppure l'avevo qui nel... Ero sicuro... Amore, ma con quanti anni sono uscito ieri? Ieri? Ma se saranno almeno... Sei sicura? Possibile che sia passato già tanto tempo... No, secondo me, me l'hanno sfilato via quando ero alla riunione del... o in viaggio per... o distratto da...
Mentre pensavo a chi potesse essere stato e come, "lui" è arrivato. Come una bassa marea, come una stanza da letto in ordine, come una notte in un rifugio di montagna, come una coperta di piume, come dopo aver fatto l'amore.
"Lui", il "silenzio", mi ha avvolto con discrezione, educatamente. Senza dire una parola. Di colpo, nei paraggi si è abbassata la pressione e ho ricominciato a sentire la poesia delle pause tra le note. Alle tempie si sono allentati i morsetti e il respiro è arrivato miracolosamente fino ai piedi. Come sono strani i tramonti e quanto gli assomigliamo. Accoccolato come un gatto, il giorno perde aggressività e ronfa, grillo d'estate, la sua tregua. I minuti non sono più pallottole mitragliate, ma movimenti di un pendolo che sillabando i secondi ridà loro quella dignità che meritano. L'approdo era laggiù, lungo una guida di velluto rosso che si srotolava passo dopo passo verso casa. Perché questo rallentare mi dava quasi una sensazione di felice torpore? Perché abbiamo bisogno di perdere tutto per capire il valore di... niente? Perché non mi sembrava più così tanto importante darmi dei perché? Perché quando si decide di andare in profondità, sarà anche culturalmente apprezzabile, ma ci si fa sempre del male?
Ogni tanto sentirsi incolpevoli e privi di qualsiasi responsabilità fa bene. Ai confini con l'... ignoranza, quasi sereni. Quando non c'è in giro più qualcuno da incontrare, a cui rendere conto, nessun luogo in cui recarsi se non il proprio rifugio, apriti Sesamo. Ti voglio muto, sottotitolato, sta per tornare un eroe della... resistenza. Accoglilo, ha bisogno di te, "silenzio", di tuffarsi nel tuo oceano misterioso. All'improvviso sentii quasi freddo. Mi era venuta fame e una fottuta voglia di fare qualcosa di grande che non servisse proprio a... niente. Muovendomi al rallentatore raggiunsi il frigo e, apertolo, un sole africano mi illuminò la faccia. Mondo, se sono in giro, controlla il gas, ritira la posta e rispondi tu, per un po'.

Impari.....certo che si..........................

13 ottobre 2008 ore 15:58 segnala

E crescendo impari che la felicità non e’ quella delle grandi cose.

Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…

La felicità non e’ quella che affannosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…

non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…

la felicità non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

Crescendo, impari che la felicità e’ fatta di cose piccole ma preziose….

…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. E impari che la felicità e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,

e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,

e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.

E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicità.

E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…

E impari che c’e’ felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malininconia.

E impari che nonostante le tue difese,

nonostante il tuo volere o il tuo destino,

in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande

Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità

Il cerchio.................

09 ottobre 2008 ore 17:23 segnala
Il Cerchio
In realtà credo di non aver mai parlato tanto del Cerchio.
L'ho dato un po' per scontato, è una di quelle cose che se la conosci personalmente non serve spiegartela, e se non la conosci personalmente è impossibile spiegartela.
Il Cerchio per me è il Canto del Cuore, il Luogo di Pace. E' un Abbraccio buio e tranquillo. E' l'Amore che non manca mai e la Fiducia che non vacilla mai.
Quando lancio il Cerchio attraggo l'attenzione dell'Universo e gli dico 'Ehi, io sono qui. Esattamente qui, in questo punto (è a questo che serve invocare le Direzioni, a mio parere). Badami, so che ti prendi cura di me costantemente, che ti occupi dei miei bisogni seguendo felicemente l'inerzia degli eventi che io metto in moto, ma Ora ho bisogno della Tua Attenzione Piena e Consapevole.'
E' bello, è un momento in cui sento una quiete e una serenità molto forti, e anche amore quando riesco ad aprire il mio cuore. Ma nel Cerchio accade quasi sempre. Anzi sempre, perchè mi Fido.
Anche perchè come si fa a lanciare un Cerchio se non ci si Fida?
E poi la mattina dopo, dopo essere andati a dormire lasciando tutto a finir di bruciare (candele, incensi...), ti alzi, e trovi quel che resta del tuo Cerchio ancora lì, da riordinare.
Ed è come svegliarsi e trovare qualcuno che ci ama molto, in disordine spettinato e addormentato, che ci ha dormito accanto tutta la notte. E allora sorridi.
Vorrei spiegare, ma avendo trovato un articolo online scritto dalla mia Sorella Luce, beh lo metto qui.
Per fare meno fatica, perchè lei riesce a mettere giù le cose in un modo davvero dolcissimo e anche per non perdermelo.
Buona lettura.