Malanotte

14 gennaio 2023 ore 16:01 segnala

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Jack lo sapeva che era pericoloso. Quell'edificio (là dove si stava recando) era in stato decadente già da una decina di anni, ma la dipendenza dalla droga era più forte del senso di pericolo che provava. Era notte, da poco il cielo aveva smesso di piangere le sue ultime lacrime di pioggia e l’odore dell’umidità apriva i polmoni. Jack s’incamminava tra l’eco dei suoi passi in quel quartiere deserto e degradato, da lontano, nella penombra intravide già il portone di legno marcio, sperò che qualche "socio" lo avesse preceduto, invece era più solo che mai. Il miagolio di un gatto alle sue spalle attirò la sua attenzione, ma quando si voltò il gatto non c’era. Poi, quei miagolii diventarono dei piccoli ruggiti sempre più percettibili, si aspettò che dal buio comparissero gli occhi verdi, ma niente. Armato di un accendino varcò la soglia per l’ennesima volta, fino ad arrivare al primo piano, tra carcasse di topo,merda di gatto e un’infinità di rifiuti. In quelle stanze vuote da tempo il vento, faceva sbattere al muro tutte le porte, cercò quindi di chiudere il balcone facendo braccio di ferro con lo stesso vento che frantumò il vetro e lo scaraventò sul lurido pavimento. Poi di nuovo, la pioggia. Si alzò di scatto e s’irrigidì quando vide due lucciole ferme al centro della stanza: erano gli occhi del gatto che continuava a ruggire mentre i lampi gli illuminavano il viso sempre più impaurito. Era immobile ai suoi piedi una bambina che indossava un vestito bianco imbrattato di sangue. Lasciò andare un urlo così forte che la bambina scomparve nello stesso modo in cui era apparsa. Jack tentò la fuga, ma sulla strada del ritorno c’era sempre lei; ad ogni porta, quella cazzo di bambina ora in compagnia di una donna che indossava una vestaglia di velo rigata dal sangue che gli colava dalle orbite vuote. Jack cercò di rifugiarsi in un angolo e chiuse gli occhi strettamente cercando di mandare via le sue paure, sperando nell'aiuto del vento che fischiava forte. Restò immobile per più di cinque minuti rassegnato all’inaspettato con il cuore che gli batteva forte nel petto, ma fortunatamente era ancora incolume. Quando riaprì gli occhi, attorno a se l’ambiente era cambiato; le porte erano scomparse e una lastra di marmo bianca e lucida specchiava le candide pareti, non c’era nessuna via di fuga a parte un balcone. Al centro di quell’ambiente c'era una foto in bianco e nero ma anche se l’immagine era sbiadita Jack riconobbe la bambina e la donna con le orbite vuote. Girò la foto.– Jack tu ancora non sai che adesso fai parte di noi-!
Lasciò cadere la foto e di corsa si recò sul balcone dove di fronte riconobbe la casa abbandonata; il palazzo decadente dove si trovava fino a pochi minuti prima. Il sudore gli perlava la fronte, il panico gli si era disegnato sul volto pallido quando vide che in quell’ambiente spettrale giaceva senza vita il suo corpo insanguinato mentre veniva azzannato da decine di ratti.
– Jack, ora fai parte di noi!- Disse ridendo la bambina seduta sul davanzale di una finestra mentre oscillava i piedi. Jack in seguito ha smesso di drogarsi ed è diventato un regista di film Horror per alcuni anni, poi quando la vita sembrava sorridergli fu trovato morto nel suo appartamento stroncato da un infarto all'alba dei suoi 40 anni.

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L'arresto di babbo natale

22 dicembre 2022 ore 16:38 segnala

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Anche quell'anno il Natale era alle porte e come tutti gli anni durante le feste natalizie organizzate dal comune, arriva Babbo Natale su una slitta trainata da delle renne. Sotto il costume e la barba finta , c’è un uomo di quarantacinque anni, probabilmente non molto entusiasta del suo lavoro per usare un eufemismo, diciamo pure che dopo 3 anni si era rotto i coglioni di fare Babbo Natale ma tant'è. Quello che attendeva Babbo Natale lo avrebbe irritato ancora maggiormente, infatti al suo arrivo un ragazzo di diciassette o diciotto anni decide che sarebbe stato molto divertente prendere in giro l’uomo travestito da Babbo Natale e dargli fastidio. Ma questo Babbo Natale già incazzato di suo e notevolmente alterato dall'alcol (si sa chi si veste da babbo natale è sempre 'mbriaco) invece di dargli del carbone come un Santa Claus normale, lo gonfia come una zampogna giusto per restare in tema natalizio,e giù schiaffi , pugni e pure dei calci. Il ragazzino ha la peggio, e poco dopo interviene la polizia per fermare il massacro. Babbo Natale viene buttato a terra, ammanettato e portato via mentre inveisce contro la polizia davanti ai bambini che guardano attoniti lo spettacolo. I piccoli non la prendono bene, scoppiano a piangere e iniziano a urlare contro la polizia come se gli stessero togliendo i regali dalle loro manine avide di doni. La polizia a questo punto, dimostrando grande professionalità porta anche i bambini in centrale. Per farli assistere all’interrogatorio dell’uomo travestito da Babbo Natale. Dicendo loro che è stato il vero Babbo Natale a chiamarli per far arrestare quell’impostore. La storia del Babbo Natale infame però non convince tutti, e così la polizia è costretta a fare una conferenza stampa per la tv locale dove il capo spiega che “Il vero Babbo Natale (nel frattempo sostituito da un agente di polizia) è ancora sulla slitta quella arrivata in città per la festa e non approverebbe mai un simile comportamento.”Ed allora tutti i bambini si recarono in tutta fretta da Babbo Natale, se non che uno di loro di qualche anno più grande del resto dei bambini notò un grosso neo sul naso di Babbo Natale, lo stesso neo che aveva quel bastardo di sbirro che arrestò suo fratello maggiore per possesso di marijuana mesi prima, "è uno sbirro non Babbo Natale" si mise ad urlare il ragazzino e iniziò a prenderlo a palle di neve ben presto imitato da tutti gli altri bambini che costrinsero lo Sbirro/Natale a rientrare in tutta fretta al posto di polizia, e scarcerare il "vero" Babbo Natale che dal canto suo sperava che per questa volta fosse riuscito ad evitare l'odiato Natale, al momento della scarcerazione si trovò davanti ad una pletora di bambini urlanti, che gli fece rimpiangere la tranquillità del posto di polizia. Infine il "vero" Babbo Natale fu di nuovo arrestato per aver sferrato un diretto destro in pieno viso al capo della polizia, preferendo il carcere al natale perché il natale quando arriva arriva, ma non a tutti è gradito.


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22/12/2022 16:38:13
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L'isola che non c'era

07 novembre 2022 ore 16:59 segnala

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In un giorno qualunque di un anno qualsiasi si presentò alla biglietteria di un paese non precisato, l'unica cosa sicura è che il mese era quello di Maggio, niente dopodimenoche Peter Pan, o perlomeno così appariva al Bigliettaio di turno che lo scrutò con sguardo torvo.
“Salve”, salutò indicando il lago verso sud “quell’isola là è artificiale?”. Il Bigliettaio, abituato dopo anni di servizio alle domande più strambe fatte da ogni tipo di persona rispose in modo scazzato, bofonchiò qualcosa ma Peter Pan però insisteva “No, perché l’anno scorso quell’isola là non c’era…”.
Si l’isola che non c’è? Capitan Uncino? Trilli? Al bigliettaio a 'sto punto venne qualche dubbio che il tipo lo stesse pigliando per il culo “Impossibile, si sta sbagliando con qualche altro luogo”, rispose cercando di levarsi definitivamente il tizio di torno.
 “No, non mi sto sbagliando, non c’era mica quell’isola”
Il Bigliettaio pensò che per finirla con 'sta storia occorreva una risposta plausibile per levarsi davanti 'sto tizio, quindi disse: “guardi…io vivo qui e credo che quell’isola sia lì più o meno dall’ultima glaciazione, credo dal cretaceo”. Soddisfatto fece per tornare ad occuparsi delle sue cose ma Peter Pan non lo mollava.
“No, no, no…”, continuò testardo Peter Pan “sono venuto in ferie l’anno scorso e quell’isola lì son sicuro che non c’era”.
 Nessuna via di scampo, nessuna possibilità di vincere, meglio inventarsi qualcosa di più credibile così forse il tizio se ne sarebbe andato via, il Bigliettaio sospirò e alla fine disse “Ha ragione, è che noi Bigliettai abbiamo un contratto solamente stagionale, da marzo a ottobre, quindi l’inverno quando non sappiamo cosa fare ci sediamo sulla spiaggia a tirare sassi nel lago, e poi là sotto ci vive un enorme carpa, così un sasso dietro l'altro dopo 4 mesi il risultato è quello là”…Peter Pan così se ne andò, chissà se soddisfatto o offeso dalla risposta. Il Bigliettaio tornò al lavoro sognando l’inverno e un’altra isola da creare. 


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07/11/2022 16:59:25
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Ermes

12 ottobre 2022 ore 16:28 segnala

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Quando Ermes (consulente finanziario) si trovò a percorrere il tragitto di ritorno verso casa vide che durante il giorno avevano montato le giostre per la festa del Santo patrono, le luci colorate vennero subito annientate dalla sua tenuta di lavoro, il solito completo nero funereo. Si perse tra le bancarelle e le attrazioni, aprendosi la via con la ventiquattrore. Bestemmiava tra sé e sé, il passo frenato dalla folla festante lo irritava. Alzò gli occhi al cielo, già si vedeva nel silenzio del suo monolocale. Quel piccolo e quieto bugigattolo con il bagno troppo stretto e l'angolo cucina ormai solo angolo, da quando la cucina andò a fuoco per una perdita di gas, il corto letto incassato sotto l’armadio. Riusciva già a vedersi seduto alla scrivania con i tasti come unico rumore nel monolocale, la birra fredda poggiata sul sottobicchiere, un piatto fumante di… Merda, il frigo è vuoto. E a quell’ora è tutto chiuso. Fanculo al tizio che sul treno lo ha costretto a stare in piedi rubandogli il posto, fanculo a quello stronzo del suo capo, fanculo a questo luna-park che ha dovuto piazzarsi proprio lungo il tragitto più breve per arrivare al monolocale! Non poteva andare peggio quella giornata. Si passò una mano sul viso, asciugandosi il sudore che gli imperlava la fronte. Ora la sua meta gli sembrava che fosse solo un’altra trappola per topi. Ad un tratto sentì una voce “Signore, vorrebbe un po’ di zucchero filato?” Con un grugnito infastidito abbassò lo sguardo quel tanto che bastava per osservare il giovane venditore. Ha i capelli tinti di rosa. Un cazzo di rosa pastello. E gli occhiali tondi, manco fosse Harry Potter. “Non ho soldi con me.” Il che è almeno parzialmente vero: avrà forse cinque centesimi dimenticati nel portafoglio e dubita fortemente che un banchetto del cazzo abbia il pos. “Glielo posso offrire io, se vuole.” Alza un sopracciglio: “Sì, come no.” Il ragazzo prende una banconota rosata dalla tasca e la infila nella cassa. “Perfetto, te lo preparo subito.” Si porta alla macchinetta e l'uomo lo segue. “Perché?” “Lo zucchero filato è buono.” Quel moccioso avrà a malapena l’età per guidare eppure la sua espressione lo mette profondamente a disagio, costringendolo a distogliere gli occhi. Rimangono in un silenzio teso finché non gli viene avvicinato il bastoncino con la nuvoletta bianca e friabile. “So che esistono giornate terribili. Ma, per favore, non dica più… cose simili. La vita fa già abbastanza schifo così, no?” Rimane un attimo a fissarlo: le luci si riflettono nelle lenti degli occhiali e quindi non riesce a comprendere la sua espressione. L’altro dopo un paio di secondi aggiunge: “Si goda ciò che è bello invece di sputare veleno sugli altri…” Lo vede mordersi il labbro, prima di alzare il capo e rivolgergli un sorriso di circostanza: “Buona serata, signore.” “Buona… buona serata.” Si avvia nuovamente attraverso la calca. Mano a mano che procede lungo il parco l’affollamento diminuisce, fino a che non rimane praticamente solo, con al massimo qualche coppietta che torna verso casa. Si siede su una panchina illuminata da un lampione, poggia la ventiquattrore vicino a sé e strappa un batuffolo di zucchero gli si scioglie sulla lingua. Si ritrova a singhiozzare. Manda giù un altro ciuffo e grosse lacrime gli rigano le guance. Rimane lì, tra i bocconi dolci e il pianto amaro, alla fine sembra essersi ripreso, perché si sa è l'amaro che fa apprezzare il dolce.


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12/10/2022 16:28:48
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Nato stanco

15 settembre 2022 ore 16:11 segnala

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Conosco Peppo da quando ero piccolo, lavorava a Milano in una gioielleria di quelle famose,così diceva lui, l'ho sempre visto prendere il treno per Milano, Peppo ha fatto il pendolare per trent'anni, Peppo si lamentava in continuazione diceva che era sempre stanco, era nato stanco, si alzava stanco, andava al lavoro stanco, tornava a casa stanco, andava a letto stanco, ma era così stanco che non riusciva a dormire. Una mattina seduto al suo posto in treno si apprestava all'ennesimo viaggio verso Milano, quella mattina si sentiva più stanco del solito, la sua testa era piena pensieri, pensava, pensava, le immagini scorrevano nella sua mente come un treno ad alta velocità, cadde presto in un sonno che solo il rollio del treno poteva indurre, così cullato dal dondolio meccanico del treno morì per stanchezza e nessuno se ne accorse. L’addetto alle pulizie entrò nella carrozza del treno fermo in deposito e vide quell’uomo seduto comodamente, sembrava dormire con una faccia serena, e invece morto. Arrivò il giorno della sepoltura Peppo riuscì finalmente a riposarsi “riposava in pace”pure troppo. Nel fresco silenzio della terra il suo sonno divenne profondo e ristoratore. Al punto che iniziò a russare e russava talmente forte che gli altri cari estinti ospiti del campo santo, disturbati da quel russare del nato stanco trasalirono dal riposo eterno e si destarono. Non riuscivano più a prendere sonno, si agitavano, sbuffavano, si giravano ma il sonno era ormai andato. Non sapevano come fare. E fu così che Peppo il nato stanco trovò pace, mentre gli altri ora erano svegli e stanchi morti!

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15/09/2022 16:11:58
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Come un cinghiale

23 agosto 2022 ore 15:46 segnala

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Non ci sarei mai voluto andare ma alla fine fui convinto, ci vollero pochi minuti per farmi sclerare dovevo uscire da quel posto mi davano sui nervi tutte quelle persone, così sperduto e incazzato come un cinghiale in centro città, cercavo l'uscita a grandi passi e in tutta fretta, senza badare alle persone che investivo nel mio tragitto, finii per scontrarmi casualmente con una tipa cubana che stava facendo il pieno di cibarie al buffet, lei era davvero notevole, purtroppo nello scontro le procurai una seria contusione al coccige e al cuoio capelluto (non so come). Le prestai le prime cure, e per scusarmi la invitai a cena dal celebre chef stellato Carlo Cracco che mi propose una cospicua compilation di specialità culinarie. Cominciammo con una croute di cicerchie al cumino, carpaccio d'ananas con ceci di Cecina e cipolline su crema di cedro. A seguire lasagne di pesce, coda di rospo,polpo e gamberi, cerfoglio e crauti, cernia allo champagne, coriandolo, cicorietta e succo di cinnamomo, contorni vari di coste alla catalana, capperi alla curcuma, una crostata di cachi al chardonnay e chicche di cioccolato, caffè corretto grappa, il tutto servito con abbondanza di Barolo Riserva ‘San Bernardo’ 2016 ecc. ecc. Mi costò carissimo tanto che alla fine della cena mi ritirai, senza nemmeno provarci con la cubana, nella mia casetta sulla collina, mi catapultai sul mio divano dopo un attimo di relax, accesi il computer e cominciai a chattare non so come con un cassintegrato dell'Azerbaigian , che mi convinse a iniziare un commercio clandestino di cornamuse fatte di canapa indiana in collaborazione col cartello colombiano del narcotraffico!

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23/08/2022 15:46:20
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Maïa

06 luglio 2022 ore 15:42 segnala

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Sto dormendo beatamente sul mio cuscino preferito il morbidoso, quello grande tutto imbottito che sta all'angolo del divano godendomi il fresco della sera, quando sento uno strano rumore alla porta sembra che qualcuno stia cercano di forzare la serratura, ma poco dopo lo vedo entrare, eccolo lì il mio gigante rosa senza pelo, anche stasera è rientrato a casa fumato&bevuto,ha più di cinquant'anni ma si comporta come ne avesse la metà, a vederlo mi fa compassione sembra di vedere Gastone il micio di Fran, la nostra vicina, quello senza una zampa, ciondolano allo stesso modo anzi il gigante di più, quando torna a casa in quelle condizioni il mio umano fa sempre le stesse cose forse perchè se cambia abitudini combina casini , per prima cosa va in bagno quando a finito di scaricare liquidi e gas va in cucina apre il frigorifero prende una lunga sorsata d'acqua (una volta che non rispettò la sequenza l'ho visto fare pipì nel frigo), poi viene da me che sto sonnecchiando sul divano e vuole farmi le coccole con più è ubriaco con più aumenta la dose, a volte è piacevole e gli faccio le fusa, davanti ai suoi occhi gli devo sembrare bellissima, mi chiama piccolina mi prende in braccio mi accarezza, come ultima cosa fa nasi nasi dice lui, poi come se avesse il pilota automatico se ne va, inizia il supplizio, accende la "macchina infernale", luce e musica irrompono nella stanza, dapprincipio la luce è bianca poi in un susseguirsi di click la luce cambia continuamente di colore, finchè ad un certo momento la luce torna bianca e inizia a picchiettare su quei maledetti tasti se va bene la cosa non dura molto ma il più delle volte va avanti per quasi tutta la notte, scrive e scrive neanche fosse il nuovo Bucioski (cit. @Lady.Rebel) o come diavolo si chiama, potessi parlare gli direi BASTAAAAA ma il mio sommesso miagolio nemmeno lo sente impegnato com'è a battere sui quegli odiosi tasti, vorrei tanto capire il motivo per cui picchia così forte su quei tasti e soprattutto perché litiga con la "macchina infernale" che tanto lei non gli risponde mai, una cosa ho capito che vince sempre la"macchina infernale" e alla fine demorde, esce in giardino a fumarsi una delle sue strane sigarette, è quasi giorno, finalmente si può dormire in pace. E invece no perché sento il rumore delle tapparelle alzarsi , si sveglia Fran, la sua finestra della sua cucina è proprio di lato alla casa del mio umano e in questo periodo di caldo con le finestre aperte i profumi che sento raccontano tutto, lei è inglese o tedesca no forse olandese, beh comunque la mattina lei fa colazione come si deve, il mio olfatto mi racconta di caffè succo d'ananas pane tostato marmellata nutella uova e soprattutto pancetta e prosciutto, accidenti ero appena riuscita ad addormentarmi e lei mi droga di profumi ora ho fame davvero,guardo verso il gigante, ma non si è ancora ripreso e "non ne vuole sapere di far entrare il mondo negli occhi e negli orecchi" (cit.). Tento un timido richiamo con la voce... niente. Mi metto a dormire di fianco a lui non si mai, a volte succede che rigirandosi si accorge di me e si alza sbattendo qua e là con gli occhi ancora chiusi mi riempie la ciotola e riesco a farmi un pasto come si deve. Ma questa volta non aspettai il suo risveglio me ne andai prima,vado a scroccare qualcosa a Fran giusto per non andare a giro con lo stomaco vuoto, poi due fusa alla Fran una strusciata a Gas e via oggi il richiamo del bosco è troppo invitante, forse al rientro troverò in piedi il mio umano che mi prepara un bel pranzetto, continua a giocare piccola Maïa...


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06/07/2022 15:42:06
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In treno

11 giugno 2022 ore 14:50 segnala

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Da quando era venuto a sapere che mia cugina mi aveva invitato a passare qualche giorno da lei a Firenze, lo Smilzo ha iniziato ha stressarmi, lui compra tutto online dalle mutande all'automobile, figuriamoci un biglietto del treno, mi fa tranquillo zio te lo stampo io il biglietto è un attimo entri nel sito di trenitalia prenoti due click e via ( Boh! Io l'ho sempre fatto in stazione, ma sono antico). Nonostante la mia ostilità nonché ignoranza verso il mondo computer et simili, alla fine era riuscito a convincermi che il biglietto per Firenze lo faceva lui online . Così alla fine per rassicurarmi mi ha stampato il biglietto una settimana prima ma per una sorta di mancanza di fiducia nel sistema tecnologico per non dire di quello ferroviario..." Già mi vedo lì seduto al mio posto col sudore freddo da controllore pronto a fare una bella figura dimmerda.E quando verrà a fare il controllo prenderà 'sto foglio A4, lo scannerizzerà e mi dirà che c’è una qualche irregolarità. Non risulta la prenotazione (eh?), questo è il numero CPC ci voleva il CPR, (ma io pensavo che bastasse quel numero lì…), la convalida dov’è? (ma c’era da convalidarlo?) questo è un interregionale veloce del weekend lei ha il biglietto per i regionali feriali (eh ma…), il sistema non mi dà il suo codice di prenotazione (ma come…), eh…non me lo dà non c’è, allargando le braccia sconsolato. Tutto il vagone ora guarda interessato me e il controllore, (ma è stato pagato online..), capisco, ma per viaggiare occorre che il sistema riconosca il suo numero di prenotazione (eh ma se il sistema non lo vede non è mica colpa mia), non so cosa dirle signore allo stato attuale è come se non avesse il biglietto (ma come…?), glielo faccio io qui adesso (ma io l’ho già!), non vale questo signore, non è corretto gliel’ho già detto (ma l’ha stampato dal vostro sito!! (), ripeto signore non so cosa dirle o facciamo il biglietto o la devo consegnare alla polizia ferroviaria alla prossima stazione. Il vagone guarda divertito lo spettacolo vedo le loro facce che cercano di guardare, di capire. Devo cedere. “C’è da pagare il biglietto più la sanzione prevista per non avere il biglietto che equivale al prezzo da capolinea a capolinea andata e ritorno, ovvero dal Brennero a Lecce a/r, moltiplicata per il coefficiente di pendolarità della linea che essendo mattutina e feriale rientra in detta fascia, la maggiorazione alta velocità perché pur essendo regionale sta temporaneamente viaggiando su una linea ad alta velocità, gli interessi di mora che decorrono dal momento in cui lei presumibilmente ha acquistato il biglietto online ad oggi, quindi sono esattamente 178 giorni ad un Tan e Taeg del 8,5%, la convalida che la facciamo direttamente qui al prezzo fisso di 9 euro e l’esazione per aver fatto il biglietto a bordo anziché nelle previste biglietterie. In totale sono 435, 57 euro, se ha i 57 centesimi mi fa un grossissimo favore altrimenti mi diventa complicato con la moneta, grazie”. Nel frattempo il controllore arriva davvero e io mi devo ancora riprendere dal mio trip d’ansia. E’ armato di cellulare, prende il mio biglietto, lo guarda e aggrotta la fronte.( Intanto penso che i biglietti una volta si bucavano!). Comunque il tipo digita qualcosa sul suo cellulare, guarda lo schermo e si gratta la testa facendo un espressione smarrita e di sorpresa. Ecco ci siamo, cazzo. Invece dopo qualche altro terribile secondo, il suo viso si rasserena e mi rende la mia prenotazione con un sorriso gentile e un grazie. Finalmente rilassato, posso guardarmi intorno. E’ pur sempre trenitalia quindi cosa vuol dire? Che c’è sempre qualcosa che non va. O è un vagone vecchio, coi sedili vecchi, e i finestrini incastrati. Oppure è nuovo ma l’aria condizionata o il riscaldamento vanno male o i cessi sono otturati, oppure c’è puzza. Oppure il vagone è nuovo ma in mezzo al corridoio c’è uno scalino che non serve a un cazzo ma l’ingegnere designer glielo ha messo lì per bellezza o per il gusto di viaggiare su un treno e veder la gente inciampare e cadere e poter ridere a crepapelle vantandosi con gli altri “Vede? L’ho disegnato io quello scalino!”. Di fronte, dall’altro lato del vagone c’è un senegalese. Sta parlando al telefono da quando son salito, parla urlando senza la minima privacy ma tanto, chi cazzo lo sa lo swaili? Lui urla e parla. In piedi nello spazio in fondo vicino alla porta c’è un tizio nervoso in piedi che si rigira una sigaretta spenta in mano. Sta aspettando la prossima fermata per scendere e come un drogato accendersi la sigaretta e fumarla male, quegli otto dieci tiri dati di fretta, con lo sguardo assassino verso quello stronzo di Ministro che ha firmato la legge sul divieto del fumo. Fumerà così male che tornerà sul vagone ancora più incazzato di prima. Nel frattempo il senegalese ha la parlantina che si scalda. Dopo ore di telefono all’orecchio le onde elettromagnetiche gli hanno reso il cervello atomico. Mentre arriviamo a Bologna e il nicoticomane balza sul marciapiede, l’africano col cervello atomico sta cambiando fisionomia il suo volto è sfigurato ha gli occhi iniettati di sangue. Mentre parla distrattamente mi guarda, e per un attimo penso che mi possa incenerire con una scarica di plutonio a distanza. A Bologna sale una coppia sessantenne, hanno dei trolley e continuano a litigare, uno dice di andare dalla parte opposta di dove afferma l’altro. Ti avevo detto che andavo di là perché sei venuto di qua, ma sei tu che vuoi sempre aver ragione e in mezzo alle beghe familiari il cervello nucleare del senegalese comanda un paio di tacche del volume verso l’alto e tutto diventa molto più rumoroso. Uno dei due coniugi a un certo punto inciampa sul gradino del designer del cazzo trenitalia e caracolla in mezzo ai sedili. C’è un attimo di imbarazzante silenzio che dura finché il coniuge si aggrappa a uno schienale e riesce a tenersi in piedi. Ora, dopo questa comune disavventura, i due coniugi sono alleati nel bestemmiare contro trenitalia, i designer, gli ingegneri, lo Stato e gli scalini messi a cazzo. Si girano verso di noi cercando consensi. Io abbasso lo sguardo continuo a leggere il mio libro. Il treno credo stia per ripartire, sale una tipa sulla cinquantina già sclerata di suo sembra molto trafelata e insicura,neanche fosse inseguita da qualcuno, chiede a tutti dove va il treno, come se le risposte ricevute non le avesse neanche sentite,lo chiede a tutti e alla fine arriva anche da me, spero che dopo tutte ste risposte uguali si sia convinta invece no. Lo domanda anche a me. Mi chiede se va a Firenze ma oramai a forza di chiedere il treno è ripartito. “Cosa chiedi a fare? Il treno oramai è partito, anche se fosse sbagliato oramai non ci puoi fare nulla." La tipa si siede nel posto davanti al mio sembra calma ora, ma dopo un paio secondi mi fa vai a Firenze anche tu?...NO A VERONA!!!


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Il geko e il sugo...

07 maggio 2022 ore 15:02 segnala

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La sveglia squillò troppo presto quel giorno il sole era appena sorto all'orizzonte e Franco era ancora immerso nel mondo dei sogni. Si svegliò ma rimase a letto ancora qualche minuto, per godersi il calore delle coperte, ma alla fine lo stomaco ebbe la meglio sul resto del corpo. Franco era un bel uomo, sulla trentina, capelli neri, occhi azzurri, viso squadrato, fisico sportivo. Era sabato e quindi poteva starsene in casa in totale relax quel giorno, chissà perché avesse puntato la tanto odiata sveglia è un mistero, comunque aveva in programma di guardarsi alcuni episodi della sua serie preferita, mangiare qualche schifezza e dedicarsi alla lettura di un buon libro con le cuffiette nelle orecchie. Si prospettava una meravigliosa giornata, che sarebbe iniziata con una nutriente colazione. Andò in cucina e prese una forma di pane, la tagliò in diverse fette e le cosparse di nutella. Prese il piatto e lo portò in salotto, con l'idea di mangiarle guardando la televisione, ma prima di sedersi... cazzo aveva dimenticato il suo "sugo di frutta" preferito in frigorifero. E di certo non poteva dirsi colazione senza la sua bevanda preferita. Purtroppo per lui, qualcun altro era interessato . «Ehi! Lascia il mio sugo!» gridò Franco a quello che sembrava un grosso un grosso geko, con tanto di becco e ali da uccello sulla schiena e una lunga coda da topo con cui teneva avvolta la bottiglia. Vedendo l'uomo arrivare,«si dice succo di frutta idiota» gli urlò, poi l'essere lanciò un grido e si tuffò fuori dalla finestra. Franco appresso gli corse dietro, ancora in mutande e canotta, riuscì a vedere il geko volante che si lanciava in una specie di cerchio formato da pietre tra l'erba . L'uomo non aveva mai visto quei sassi, ma senza alcuna paura si lanciò all'inseguimento del suo prezioso nettare. Quando mise un piede nel cerchio una luce violacea lo accecò per qualche istante. Si stropicciò gli occhi con i palmi... e cazzo era sul ciglio di un profondo burrone, in fondo al quale scorreva un fiume di merda fumante, su cui stronzi a forma di serpenti giocavano lanciandosi caccole e peti. Per sua fortuna un ponte di legno univa le due parti del burrone, e a metà di esso stava il geko con il suo nettare.  «Ridammi il mio sugo, bastardo!» urlò Franco. Il geko emise uno strano verso e volò più velocemente che poteva nella direzione opposta, mentre sotto di loro i serpenti li guardavano. Giunti alla fine del ponte, un nuovo cerchio di pietre attendeva i due. Il geko ci entrò e svanì, seguito a ruota da Franco, che nuovamente rimase accecato dalla luce. Stavolta si ritrovò in un grande campo erboso, ma anziché essere verde era rosso sangue e il cielo sopra di lui era pieno di strane creature che volteggiavano placidamente sopra le loro capoccie. Davanti a lui una strada dorata si inoltrava tra le colline fino a un castello bianco, ma l'unica cosa che Franco vedeva era il geko che scappava col suo sugo di frutta. Urlava mentre inseguiva il roditore con tutta la velocità che le sue gambe potevano concedergli. Si trovarono davanti alle porte del castello e due guardie bloccavano l'ingresso. Il geko si insinuò facilmente tra loro non visto, fuggendo nel castello, mentre i due uomini alzavano un braccio per bloccare Franco. «Fermo, in nome del re!» «'Fanculo voi e il re».Franco li travolse come un treno in corsa, mandando pezzi di armatura ovunque mentre entrava nel castello.  Nel salone centrale intanto, si stava svolgendo una gran festa di matrimonio tra il principe Gustavo e la principessa Darla. Improvvisamente le porte furono sfondate dal geko alato che si fiondò sulla testa della principessa Darla, che si ritrovò a urlare come una ragazzina. «Toglietemelo! I miei bellissimi capelli!» Allora entrò anche Franco che, vedendo il rettile nascosto nella corona, si lanciò sulla principessa, spingendola a terra e strappandole il copricapo di dosso, assieme a diverse ciocche di capelli biondi. Tuttavia, il geko riuscì a fuggire dalla finestra. Franco si lanciò all'inseguimento e balzò in un terzo cerchio di pietre (ma quanti cazzo di cerchi di pietra ci sono?). Si ritrovò alla base di una collina, sulla quale si ergeva l'albero più grande che avesse mai visto, praticamente un grattacielo formato legno. Il geko stava correndo sulla strada che portava fino alla base delle radici grandi quanto un furgone... «Torna qui piccolo bastardo» urlò Franco, correndo lungo la strada mentre l'autocensura provvedeva a coprire le sue numerose imprecazioni a tutte le divinità, i semidei, i santi e... Dovette saltare ed abbassarsi per evitare le diverse radici che sembravano schierate come in un cazzo di videogame. Raggiunse la base del tronco, dove le radici si aprivano in un passaggio che si inoltrava nelle profondità della terra. Il corridoio era illuminato da fiaccole e scendeva lentamente fino al cuore dell'albero, aprendosi in un grande salone. Un grande trono si ergeva dall'altro lato, e una figura alta e snella vi era seduta sopra, avvolta in abiti verde e argento. Il geko riposava stanco morto sulla sua spalla, mentre stringeva l'adorato sugo di frutta tra le dita sottili. «Prode eroe, io sono la regina Putrefatta Dallanoia».«'Sti cazzi bel nome »ribattè Franco». «Mi scuso di questo furto proseguì la regina, ma oggi la noia mi stava uccidendo dovevo condurti da me al più presto». «Come narra la leggenda, tu sei l'eroe scelto per sconfiggere il male e difendere il mio regno dal terrificante...».«Non mi interessa!» disse Franco, avvicinandosi e strappando il sugo dalla mano della donna, prima di afferrare la coda del geko e lanciarlo contro il muro. «Andate a fare in culo tu, il tuo rettile volante, il tuo albero!» Detto questo, bevve tutto il sugo in un sorso, lanciò la bottiglia, lo tirò sulla fronte della regina e se ne andò. Putrefatta sbarrò gli occhi, sanguinante, confusa e sorpresa. Stava per dire qualcosa quando un gigantesco Yorkshire volante le si fiondò addosso e se la mangiò in un solo boccone. Franco tornò al cerchio di pietre, ignorando completamente le fiamme rosso sangue che stavano divorando l'albero e gli Yorkshire alati che volavano in giro, sputando fiamme dal naso e dal culo. Attraversò nuovamente i regni del sogno e tornò a casa sua. Prese un altro sugo di frutta dal frigorifero, che per la cronaca ne conteneva diverse decine, e si sedette sul divano. Solo dopo alcuni minuti si accorse che il pane era sparito, e voltandosi vide un Lemure unicorno maculato fuggire dalla finestra col suo piatto...

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« immagine » La sveglia squillò troppo presto quel giorno il sole era appena sorto all'orizzonte e Franco era ancora immerso nel mondo dei sogni. Si svegliò ma rimase a letto ancora qualche minuto, per godersi il calore delle coperte, ma alla fine lo stomaco ebbe la meglio sul resto del corpo. Fr...
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07/05/2022 15:02:54
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Dante!?!?!????

05 aprile 2022 ore 15:40 segnala

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Sono seduto tranquillo, a fine pranzo, quando il telefono comincia a suonare.  Non rispondo mai quando sto mangiando la cosa mi infastidisce parecchio ma il telefono non molla continua imperterrito. Sono sempre titubante, quando ricevo chiamate da numeri privati, anche perché non ho il telefonino e nell'agenda del cordless avrò in memoria una ventina di nomi, non di più, e già fatico a rispondere a quei pochi se poi non conosco il numero può solo essere una seccatura, quindi lo ignoro. Tace un paio di secondi poi riprende, penso sarà qualcosa di serio e mi decido a rispondere.
Prendo il telefono. «Pronto?»
«Sono il Dante», replica qualcuno dall’altra parte.
Recepisco quell’articolo determinativo davanti al nome proprio. Che è sbagliatissimo in italiano, ma corretto anzi quasi obbligatorio, se sei lombardo.
«Il Dante», ripeto. Nome e voce non mi dicono nulla.
«Sì, tuo cugino di terzo o di quarto grado», dice.
 Eh, figurarsi… quasi quasi non conosco i nomi dei miei cugini diretti, cosa ne so io di terzi o quarti cugini. Per me non sono nemmeno parenti reali. Nemmeno i cugini diretti lo sono, a dire il vero, almeno a giudicare dalla frequenza con cui ci vediamo, vale a dire mai. È più parente la mia gatta, rispetto a mia cugina. Anzi, lo è solo la mia gatta; della cugina, che mi importa.
«Ho capito», dico. Fingendo spudoratamente.
«Il figlio della Nanda», soggiunge. Poi, per specificare meglio: «La Nanda è la cugina di tuo nonno.»
Ah… la cugina di mio nonno. Come minimo ha novant’anni. Presumo che sia per lei che mi sta telefonando.
«Come sta la Nanda?» domando.
«Benissimo…» dice la voce dall'altra parte. Poi aggiunge...
«No, volevo avvisarti, che sono io che sono morto.»
«In che senso?» chiedo.
Già mi immagino la scena: Mò verrà senz’altro fuori che questo Dante di cui non sapevo assolutamente nulla è un giocatore incallito, puttaniere e scommettitore che come minimo si sarà giocato tutto lo stipendio alle macchinette o in qualche scommessa, e ora, prima di tirarsi un colpo, vorrà chiedermi un prestito. Be’, casca male: non ho soldi per me, figurarsi per gli altri. La sua risposta, tuttavia, mi lascia spiazzato.
«Nel senso», dice, «che non so se ricordi stavo aspettando da mesi un donatore per il trapianto del rene .»
«'Sta storia non mi è nuova mi sa che l'ho sentita durante qualche pranzo natalizio o roba del genere, non lo hai trovato?»
«Si che l'ho trovato, ma dopo un paio di mesi è uscito fuori dagli esami che quel rene ha un cancro, e come se non bastasse in ospedale ho beccato il covid »
«E poi...»
«E poi sono morto fine.»
Mi gratto la testa, sempre più perplesso. Lancio un’occhiata al calendario: carnevale è passato, il 1° Aprile pure, quindi mi pare un po’ in ritardo per fare scherzi.
Io 'ste cose le penso. Dante, però, le sente. Cazzo, se le sente.
«Non è uno scherzo», dice. «Sono morto davvero. Questa mattina presto, chiedi all'ospedale.»
«Sei morto», ripeto, cercando di assimilare il concetto. «Aspetta, però: se sei morto, come…»
«Non è il come, ma il perché», risponde. «So che ti lamenti sempre che, quando muore qualcuno, perché nessuno te lo viene a dire e lo scopri leggendo per caso i necrologi. Allora, questa volta, ho pensato di avvisarti.»
«Ah grazie…» dico.
«Va be’, niente, volevo dirti soltanto questo. Ti auguro buon proseguimento… io ora devo andare.»
«Andare dove?» chiedo.
Lo sento ghignare dibbrutto
«Eh… non posso mica dirtelo.»

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[img= « immagine » ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Sono seduto...
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05/04/2022 15:40:33
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