Lady Metal, Italy

14 maggio 2021 ore 16:19 segnala

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Negli ultimi anni per i più giovani (metallari se ancora esistono) è quasi la normalità vedere una vocalist femminile in special modo nelle band Power metal,Melodic metal ecc. hanno una vocalist donna, ma non solo nel Power ormai hanno fatto il loro ingresso in tutti i sottogeneri del Metal, e fortunatamente ci sono sempre più band metal formate da sole donne sulla scia lasciata dalle mitiche Girlschool, ma se penso all'Italia ricordo ancora lo stupore che destavano le prime vocalist femminili, una delle prime se non la prima che ricordo è Morgana e la band erano gli Hurtful Witch, che hanno presentato al pubblico, nella prima metà degli 80’s, l’ottima vocalist Roberta ‘Morgana’ Delaude, che sarà poi front-girl dei bravissimi Morgana (il moniker della band è stato preso dal nick della vocalist), band che non riuscì mai a sfondare per come avrebbe meritato, ma ormai è risaputo, formare una band metal in Italia mette molti limiti alle stesse. A parte questo, ricordo un loro mini album su vinile omonimo (molto thrashy style), diventato presto un oggetto di culto ed una rarità da collezione, oltre al buon demo di debutto ‘Welcome In The Dark’ del 1987.



Ad oggi l’ultima uscita discografica ufficiale risale al 2005 con ‘Three Years Of Maddnes’ (l’errore ortografico non è mio, ma di chi ha stampato la copertina). Subito dopo gli eighties ecco i White Skull, che sono riusciti a proporre ottime vocalist tra cui Federica ‘Sister’ De Boni, presente in formazione dalla loro nascita, nel 1991, fino allo split avvenuto nel 2001 (a favore dell’argentino Gustavo Gabarro), per poi riprendere il proprio posto nello scorso 2010.  Nei primi dieci anni di carriera della band ha avuto modo di far conoscere e valere le proprie qualità già dal primo demo in cassetta, e subito dopo con bei lavori tra i quali il loro primo album ‘Won’t Burn Alone’ del 1994 ed ‘Embittered’ del 1997, fino a ‘Public Glory,Secret Agony’ del 2000 uscito niente popò di meno che per l’etichetta di Mr. Udo Dirkschneider, la Breaker Records.

La carriera di Gabarro, però, dura solo fino al 2006, anno in cui il nostro lascia la band cedendo il posto alla bravissima Elisa ‘Over’ De Palma (già nota nell’ambiente torinese); oltretutto lasciando in mano a quest’ultima il tour partito dopo l’uscita dell’ultimo album con egli registrato, ‘The Ring Of The Ancients’.La bionda singer ha avuto modo di mettere in mostra le sue buone capacità sia con il succitato tour, sia nell’album ‘Forever Fight’, pubblicato nel 2009 e che vede il tour promozionale dello stesso come ultima stagione di partecipazione nella band, dalla quale si separerà subito dopo. Ovviamente un artista di tali qualità non poteva starsene con le mani in mano, o passare gli anni successivi allo split riascoltando gli album registrati con i ‘Teschi Bianchi’ e pensare al passato; tant’è che nel 2010 darà vita ai thrashettoni Spidkilz, che hanno dato alle stampe quest’anno ‘The Ultra Demo‘ (2011).



Restando alle formazioni dei primi anni novanta c'erano i romani Teatres Des Vampires, che hanno dato al pubblico la voce della vampirifica Sonya Scarlet. E’ da dire, però, che la corvina cantante non è stata presente sin dagli esordi della band, bensì dal 1999, periodo di ‘The Vampire Chronicles’. Fino ad allora il microfono dei gotici e sinfonici darkettoni rimase nelle mani di Alexander (oggi Lord Vampyr), co-fondatore dell’act. Ha comunque saputo farsi valere sino ad oggi. con l’uscita dell’album ‘Moonlight Wlatz’ (2011).



Sempre come leve di quel periodo mi tocca citare Cristina Scabbia, e la sua band, talmente sputtanata da poterla anche non nominare, tanto si sa! Fatto sta che i Lacuna Coil iniziarono la loro carriera nel 1994 con il nome di Ethereal, ma si ebbe un cambio successivamente. Il loro primo lavoro con il “nuovo” moniker è stato l’omonimo EP, che ha suscitato consensi un pò ovunque, portando all’attenzione dei più questa (allora) nuova realtà gotica alternativa. In seguito Cristina è stata partecipe tra l’altro in un duetto con Dave Mustaine dei Megadeth nel 2007 con il pezzo ‘A Tout Le Monde’ presente sull’album degli americani, ‘United Abomination’.



Ad oggi l’ultima uscita della band (che ironicamente si potrebbe chiamare “Scabbia’s Band”) risulta essere ‘Shallow Life’ del 2009, che gli ascoltatori di RockTV conosceranno sicuramente, visto che il video promozionale fu trasmesso fino allo sfinimento su quel canale televisivo! ( ...e se prima mi stavano sul cazzo…). Un altra donna del metal italiano che cito, per il periodo precedente l’inizio del nuovo millennio, è Michela D’Orlando dei milanesi metallers Power Symphony. Attivi sin dal 1994, la band ad oggi ha dato alle stampe solo tre album; ‘Evillot’ (1999), ‘Lightbringer’ (2000) e ‘Futurpast’ del 2002, partendo da territori prettamente metal sino ad arrivare a contaminazioni moderne.



Tra le varie vocalist, arriviamo anche ad una delle band “hard” composta interamente da donne, come le milanesi Bambole Di Pezza, band formata nel 1997, iniziano a far parlar, seriamente, di se solo nel 2002 con l’album ‘Crash Me’ ed alimentato la loro fama con il secondo, e finora ultimo, album ‘Strike’ del 2004.



Qui mi fermo perché del nuovo millennio non ne so niente e mi dovrei documentare...
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14/05/2021 16:19:17
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Senza Pogo

10 aprile 2021 ore 16:26 segnala

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Con l’arrivo del Covid-19, le nostre vite sono state improvvisamente cambiate, forse per sempre: e dire che sembrava un anno di quelli monotoni il 2020, ordinario ed intervallato dai pochi (o tanti) concerti che ci eravamo divertiti, chi più chi meno, a preventivare. Ed è normale (purtroppo), in fondo, che le cose inizino a cambiare e adeguarsi anche per il nostro amato metal dal vivo. Secondo un articoletto uscito su LambGoat e rimbalzato in rete, vari organizzatori USA di eventi, riuniti sotto il nome di EventSafetyAlliance (un ente no-profit che si occupa di sicurezza) ha stilato quella che sembrerebbe una bozza di linee guida da seguire per gli eventi futuri. Non è chiaro se il documento sarà soggetto a revisioni future o ripensamenti, ma è chiaro che qualcosa, prima di tutto in noi, dovrà per forza di cose cambiare. Stando così le cose le previsioni per il 2021 non sono propriamente ottimistiche. Sono previsti molti cambiamenti che, ovviamente, varranno un po’ in tutto il globo in occasione di eventi dal vivo: ulteriori uscite di sicurezza, parcheggi organizzati in modo più razionale, bar e ristori igienizzati e via dicendo. Ma in questa sede stanno anche dicendo che durante un concerto metal, d’ora in poi, potrebbe essere vietato pogare fino a nuovo ordine. Un passaggio particolarmente importante, infatti, sembra riguardare il comportamento che il pubblico dovrà tenere durante lo show: Quando riapriranno gli eventi (se), saranno necessarie alcune ovvie modifiche. Il pubblico non potrà stare ammassato sotto al palco come farebbero di solito. Il moshing ed il crowd surf sono considerati violazioni del distanziamento sociale di per sé, e devono essere assolutamente vietate durante questa pandemia; anche i corridoi e le aree fumatori, dove le persone si potranno radunare, dovranno essere monitorati al fine di far rispettare le politiche sanitarie . Chissà come la prenderanno i fan. Chissà come la prenderemo noialtri metalloni. Senza di noi nessun concerto avrebbe ragione di esistere, ed in genere (soprattutto in quelle occasioni) le regole e le convenzioni sono ridotte al minimo. Eppure siamo chiamati ad assistere a quello che potrebbe diventare un cambiamento epocale durante i live: niente più pogo, nemmeno per cazzeggiare tra conoscenti, niente più gruppetti a zompettare allegramente, nulla di nulla. Non so bene, mentre scrivo, se siano affermazioni o domande, quelle che : da un lato spero nella seconda, ma poi la razionalità prende il sopravvento e sì, dico che forse sarà davvero così. Del resto, ad oggi, non sembra che ci possano essere alternative. Che cosa strana, pensarci. Da sempre avvezzi ad una strana etica, che ci porterebbe a pogare pure durante le serata di mazurka (magari seguendo il tutorial modello Aranzulla ), e anche a costo di beccarci fratture e contusioni, perdere documenti, occhiali e cellulari (tutte esperienze che credo accomunino, chi più chi meno, ognuno di noi frequentatori). Dall’altro, siamo quasi meccanicamente abituati a rispettare il brother e la sister che ci è capitata vicino nella folla, a non schiacciare i singoli, ad aiutarli ad alzarsi in caso di difficoltà e a contribuire al sanatorio (per alcuni) crowd surfing. Sembrano riflessioni nostalgiche su un tempo che potrebbe non esistere più, ma non voglio sembrare troppo pessimista: sono sicuro che sapremo tutti adeguarci ai tempi che cambiano. Perchè è richiesto un cambiamento culturale da parte di tutti, e non sarà facile arrivarci: ma magari nel rock sapremo farlo prima di chiunque altro, almeno voglio sperarlo.Il controllo delle masse, del resto (in senso puramente concertistico, non letterale: dati i tempi non vorrei essere frainteso) è  sempre stato problematico in occasione degli eventi: e questo non sembra valere soltanto per quelli con decine di migliaia di persone, ma anche per i piccoli locali con 100-200 anime (dannate) all’interno. Come fai ad imporre ad una folla pure di qualche decina di persone a non pogare durante un concerto hardcore punk? Probabilmente per gli appassionati di jazz si tratterà di cambiamenti di poco conto, per noi invece sarà abbastanza diverso; e proprio per questo (forse) dovremmo iniziare a pensarci seriamente. Ormai lo so che mi aspetta un'altra estate senza concerti, ma in futuro? Nessuno sa veramente come si evolverà la situazione. Ma qualcosa si sta muovendo e vari tentativi forse porteranno l'auspicato ritorno al live è della settimana scorsa la notizia del festival Back to Live, co-organizzato dal governo olandese e dal settore degli eventi del Paese, è stato esperimento di prova. I ricercatori vorrebbero scoprire se e come possano verificarsi eventi su larga scala nonostante la pandemia. Le modalità di accesso al concerto sono state le seguenti: misurazione della temperatura all’ingresso, il possesso del biglietto e la dimostrazione di aver ricevuto un tampone negativo. E tra una settimana dovranno rifare il test ant-Covid per vedere se qualcuno è stato contagiato. Tutti hanno dovuto indossare un sensore al collo per monitorare i loro movimenti. E basta. Il divertimento è potuto , finalmente, iniziare! Le persone sono apparse spensierate e desiderose di abbracciarsi. Alcuni hanno iniziato ad applaudire, altri a cantare. L’atmosfera era euforica. Uno sprazzo di spensieratezza dopo un anno di cambiamenti radicali.
Quello che è certo è che mi mancano tremendamente gli assembramenti sotto il palcocon tutti i risvolti sociali che conseguono, l’amicizia, la condivisione, la militanza.Perché un concerto non è solo musica, ed è incompatibile con il distanziamento sociale.
(mi ci vorrebbe un buon dottore)

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Non c'è tempo!!!

18 febbraio 2021 ore 15:24 segnala

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Mi capita sempre con più frequenza di imbattermi in siti che prima di un articolo, indicano la dicitura “tempo di lettura X minuti”. Oltre che ad irritarmi, mi chiedo perché, leggere per me è un piacere (perché il web deve dettare i miei orari?), questa osservazione mi ha portato a fare alcune riflessioni su scrittura e lettura ai tempi di Internet.
Primo punto, più immediato: come si fa a calcolare il tempo di lettura di un articolo? Posso essere alla ricerca di informazioni, quindi scorro rapidamente focalizzandomi sulle parole chiave. Oppure, posso soffermarmi, oltre che sul contenuto dell’articolo, sullo stile di scrittura e sulle scelte lessicali, centellinando anche il suono dei vocaboli. In questo caso, il tempo di lettura sarà molto maggiore che nel primo caso. 
Secondo punto, analizzando un po’ di più la questione: perché è necessario indicare il tempo di lettura di un articolo? Forse non abbiamo abbastanza tempo da dedicare alla lettura oppure un articolo troppo lungo può scoraggiarci dal leggerlo?
Nel mondo dei social, in cui scorriamo distrattamente la home, un’immagine o un titolo può catturare la nostra attenzione per qualche secondo, e poi? Clicchiamo davvero sul link per andare a leggere una notizia, una recensione, un’intervista?
Forse per capire il problema bisogna fare un passo indietro, solitamente su internet le cose non vengono fatte a caso, se il tempo di lettura è indicato è perché è stato notato che funziona. Perché funziona? Forse stiamo perdendo lo stimolo alla lettura? Forse è stato pensato che se un sito garantisce la breve durata di un articolo ci sarà più gente propensa ad aprirlo? Questo mi porta ad un’altra considerazione. Come catturare l’attenzione di un pubblico ‘poco interessato’,anche se attratti dal titolo, quanti leggono realmente oltre le prime 4 righe? Forse per quello i siti mettono le mani avanti, come a dire: Fermo li, non ci metti più di 5 minuti, tempo che viene su il caffè ed hai finito!
Questo mi ha portato ad analizzare questi fenomeni, perché possono essere indice di qualcosa che ci coinvolge tutti e tutte, dato che chiunque passa del tempo online oggi giorno.È anche vero che la soglia dell’attenzione di tutti noi è calata drasticamente, assuefatta dai ritmi del digitale e dalla velocità che questo sistema ci impone. E se la risposta più ovvia fosse anche quella giusta? Forse ciò che ci manca realmente è proprio il tempo per fermarci un attimo e leggere con calma.
Perché il problema alla fine non è tanto nel ieri vs oggi o carta vs web, ma spesso siamo noi e le nostre scelte. Siamo noi che decidiamo di non leggere oltre il titolo, siamo noi che scrolliamo inconsapevolmente le bacheche dei social, siamo noi che ci accontentiamo di contenuti plastici e privi di passione...PRENDITI IL TUO TEMPO, LEGGI CON CALMA!!!


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18/02/2021 15:24:04
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Controtendenza

11 febbraio 2021 ore 00:12 segnala

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Ogni epoca ha avuto la sua rivoluzione musicale, ha prodotto i suoi geni e non ha importanza che mi metta qui a elencare quali sono. Sto ardentemente cercando l'equivalente del giorno d'oggi, qualcosa che non sia espressione del sistema come per esempio la Trap - almeno nella sua declinazione italiana -, ma una controtendenza. Vero e' che tutto viene poi cooptato e manipolato per renderlo accettabile, ma qualcosa e' rimasto sempre, il seme di una pianta che dura a lungo. L'esempio principe di questo e' il punk. Mi sono concentrato sul punk, perche' e' l'ambiente in cui piu' che in ogni altro vigono forze resistenti e di aggregazione e da vecchio metallaro la cosa un po mi scazza anche se ci sono cresciuto dentro i loro centri. Infatti è qui che voglio arrivare,la rete dei centri sociali dimostra da decenni che sa farsi anche laboratorio e mantenere, nonostante le molte energie contrarie che li contrastano dall'esterno (e a volta anche dall'interno), autenticita'. Da anni assistiamo all'implosione di locali in cui si potesse godere di un'offerta che fosse anche un po' culturale; progressivamente si e' assistito alla loro sostituzione come centri aggreganti con bar e ristoranti et similia. Intanto i festival estivi diventano per tre giorni citta' stato, con le proprie regole e leggi, battono perfino moneta e hanno abolito la possibilita' per tutti di poter stare anche solo dieci secondi alle transenne prima che ti spazzi via il pogo, istituendo il pit, che e' una cazzo di forma di classismo. E' ovvio che l'humus adeguato al germogliare di una linea di pensiero che sarebbe potuta diventare concreta non c'era. Vediamo se adesso, dal momento che si e' pronti a scendere in piazza per il diritto a bere l'aperitivo, si riesce anche a diventare meno timidi relativamente a altri diritti. La riflessione pero' al momento si concentra sul come: non si vede all'orizzonte cielo sereno per i piccoli locali, dove lo stare accanto era parte principale dello spettacolo, dove si urlava in cinque al microfono del/della cantante della band, sputazzandoci a vicenda, dove facevi conoscenza fortuite e casuali, scambiavi idee parlandoti all'orecchio per sovrastare il rumore, eri parte di un flusso collettivo che contribuivi, anche involontariamente, a creare. E' probabile che ci troveremo a dover decidere se e come conservare queste esperienze e se saranno adeguate a far rinascere processi controculturali; o se si sara' costretti a dovercene liberare trovando altri metodi. Il grosso rischio e che questi "altri metodi" vengano gia' preparati ad hoc e quindi compromessi dalla nascita. Forse presto assisteremo alla nascita di Free Covid Club già me li vedo che permettono l'ingresso solo a chi e' dotato di specifica app che garantisce lo stato di salute come sano. All'interno, la stessa app provvede a inviare un segnale ottico e acustico tramite cellulare nel caso in cui ci si avvicini a un'altra persona a meno di un metro e ottanta di distanza. Davanti al bancone del bar si trova una barriera in plastica trasparente facilmente igienizzabile e utile ad assicurare la protezione dei bartenders.Una protezione simile ma integrale, alta fino al soffitto, si trova installata sul palco, racchiudendo chi si esibisce come in un acquario. Sul pavimento del palco alcuni adesivi segnalano le postazioni che devono essere tenute dai musicisti, che sono tenuti a non superarle per non invadere lo spazio dei colleghi. E' assolutamente vietato ogni genere di pogo e stage diving. A causa degli alti costi che i proprietari sono costretti a sostenere per garantire la sicurezza di tutti, il prezzo previsto per l'ingresso e' estremamente alto.(Ora che ci penso io non ho l'Iphone o Ipad o cellulare o come cazzo si chiama,che culo,mi devo trovare un alternativa)TROVATA: Ho letto tempo fa, di un servizio televisivo che mostrava come un gruppo di suore di una comunita' di Palermo sopperiva alla mancanza di funzioni religiose, per se' stesse e per i fedeli, riunendosi su una terrazza in cima al tetto, "con tre potenti altoparlanti" e in diretta social. Potremmo provare a fare lo stesso ogni Venerdi' sera, a rotazione, per sopperire alla eventuale, futura mancanza di locali. Chissa' se i vicini apprezzeranno tre potenti altoparlanti che sparano i Motörhead o i Sex Pistols o quello che piu' ci aggrada. Potrebbe essere rivoluzionario. O potrebbe servire affinche' qualcuno si renda conto che puo' essere fico suonare la chitarra davanti a qualcuno invece che davanti a una webcam. Allora potremmo tornare a riunirci, sempre che non ci si imbatta in qualcuno troppo zelante.

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Musica e Covid

29 gennaio 2021 ore 15:48 segnala

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Da molto si sta parlando dei danni, spesso irreparabili, all'economia dello spettacolo causati dalla pandemia, purtroppo ancora in corso e con segnali poco incoraggianti riguardo a una fine imminente. Il governo e una serie di artisti si sono vagamente mossi con promesse, sussidi, buone intenzioni, eventi (spesso finalizzati all'autopromozione piu' che all'aiuto effettivo delle maestranze e degli addetti allo spettacolo).La recondita e ottimistica speranza che fosse tutto finito e che la normalita' stesse per tornare, si sta letteralmente schiantando contro una realta' che lascia poco spazio a felici aspettative. Si preannunciano un inverno e una primavera senza concerti, per i quali, se "andra' tutto bene" sembra piu' probabile dovere attendere la prossima estate. Le conseguenze sono devastanti per un settore gia' da tempo in bilico e in crisi. Le cifre sono impressionanti. In Italia, 250.000 famiglie hanno perso il lavoro, cali del fatturato del 100%, danni per 650 milioni che lievitano a 2 miliardi e mezzo, calcolando anche l'indotto (dati a cura di AssoMusica). Un terzo dei musicisti professionisti sta valutando la possibilita' di rinunciare alla propria carriera a causa del coronavirus. Un sondaggio condotto su 2.000 membri dell'Unione dei musicisti ha rilevato che il 34% "sta considerando di abbandonare completamente il settore", a causa delle difficolta' finanziarie che devono affrontare durante la pandemia, poiche' le opportunita' di esibizione sono fortemente ridotte. Quasi la meta' ha gia' trovato lavoro al di fuori del proprio settore e il 70% non e' in grado di svolgere piu' di un quarto del proprio lavoro abituale. L'87% dei musicisti coperti da programmi di sussidio per il licenziamento e per il lavoro autonomo afferma che dovranno affrontare difficolta' finanziarie quando i programmi dovrebbero terminare in Ottobre.In tutto il mondo la situazione e' identica.I locali chiudono, non potendo sopportare ulteriori periodi di sosta, i concerti sono stati cancellati...è finita la musica!
La nave affonda, l'acqua ha invaso le stive e i locali motori.
L'ultimo bagliore di un sole che muore.

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il Barista

19 gennaio 2021 ore 15:50 segnala

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Sono le tre di notte suona il telefono,è l'Agosto del 1991, rispondo è Gaetano che mi chiama dalla California, non ha ancora capito che ci sono otto ore di differenza con l'Italia ,comunque mi invita a raggiungerlo per festeggiare assieme il giorno del nostro compleanno visto che cade nello stesso giorno e che quando era in Italia organizzavo ogni anno,mi fa dai "papà"(non so perché mi ha sempre chiamato papà) che 'sto anno ne faccio venti vieni che festeggiamo assieme, mi sono sistemato vivo in un motel a Huntington Beach ho trovato lavoro come barista a Los Angeles sono proprio sulla Strip dai cazzo non mi deludere, così in un paio di giorni mi organizzo e parto,quando arrivo cerco sto cazzo di bar sulla Strip ma nessuno lo conosce alla fine lo trovo era in una via parallela alla Strip,aveva gli occhi e la faccia di uno che non dormiva da giorni chissà che cazzo si era "fatto" , comunque dopo i saluti , qualche sano schiaffone , mezzo gallone di birra e qualche jack, dopo avergli raccontato come vanno le cose da noi gli chiedo un po della California com'è lavorare a Los Angeles, una figata "papà" ti piacerebbe di sicuro, non si suda neanche e poi in questo bar ci passa l'incredibile proprio ieri sera,e attacca la storia,l'alcol stava facendo il suo effetto che mischiato a quello che già aveva in corpo già immaginavo la megaminchiata,e infatti attacca così : Più o meno alle 20 il sole stava tramontando. Accendo la televisione in muto e metto sul piatto un disco di Elvis. Ad un tratto scorgo dalla finestra una Cadillac bianca che sta parcheggiando davanti al bar. Escono dall'auto due tizi alquanto strani: indossano completi anni '50 e sfoggiano due sorrisi pieni di energia. I tizi raggiungono il bancone e chiedono due coke con ghiaccio. Dicono di essere musicisti. Quello di colore e' vestito di grigio e suona la chitarra mentre l'altro, biondo come un divo hollywoodiano, indossa un abito rosso ed e' un pianista. Aspettano qualcuno, un bassista mi pare di capire, e mi chiedono se possono consumare dentro, al riparo dal vento. Dico che non c'e' nessun problema.Distolgo lo sguardo dai due, in tele trasmettono un programma sportivo. Il rombo assordante di un Harley mi fa trasalire. Il motociclista sembra un piantagrane con un gran carisma: e' alto e veste blue jeans, stivali neri, camicia scura, aperta sul petto, e un cappello da cowboy. Indossa occhiali da sole, anche se e' gia' buio, e porta dei baffoni a "manubrio". Immagino sia il bassista.Il tizio entra accompagnato dal rumore degli stivali che, a contatto con il pavimento di legno, e' assordante quasi quanto quello dell'Harley. Sta fumando un sigaro, per cui lo riprendo, lui mi risponde di fottermi e di portargli un whisky. Mi volto per prendere la bottiglia e sento il nero che dice "Dai Lemmy lascia stare il barista, sta ascoltando della buona musica!" Lui se la ride con una voce potente e roca poi ribatte "Chuck, hai ragione, ma la smettero' di rompere il cazzo ai baristi solo quando tu e Jerry la pianterete di vestirvi da froci!" Allungo il whisky a Lemmy, che lo manda giu' tutto d'un fiato. Dice subito "Portamene un altro" poi si siede al tavolo, insieme ai due tizi anni '50.Questa giornata di lavoro sara' molto piu' interessante del solito. Poco dopo altri due individui agitati entrano barcollando nel locale: sembrano sbronzi. Uno e' magro, smilzo e veste come un punk: pantaloni bianchi a sigaretta, chiodo nero pieno di borchie e capelli tinti di arancione. Ha una faccia da idiota, o forse il suo volto e' solo inebetito dall'alcol. Il suo compagno veste come uno scolaretto, porta i capelli lunghi e fa un casino bestia urlando e cantando vecchi brani rock. Si rivolge a me dicendo "ALZA IL VOLUME BARISTA!" mentre imbraccia una scopa e inizia un finto assolo chitarra. Il punk si avvicina al bancone barcollando, saluta come puo' salutare uno sbronzo, e chiede il prezzo di due birre medie. L'altro lo segue camminando a ritmo di musica e dice "Topper, sei sempre senza soldi! Per quale cazzo di motivo suoni la batteria con i migliori jazzisti del mondo se poi ti sputtani tutto in anfetamine ed eroina! Non - rutto - rompere Angus, vaffanculo... offrimi una birra" . Anche questi due quindi sono musicisti. Lemmy li riprende come un buon padre di famiglia, per via del ritardo, dopodiche' i tizi si siedono attorno al tavolo e iniziano a parlottare di fondare una band, o qualcosa di simile.Ritorno al lavoro e spillo due medie chiare da portare agli ultimi arrivati. Mi avvicino al tavolo con i bicchieri sul vassoio e sento il pianista, Jerry, che mormora "...ma siamo sicuri? Io non mi fido molto di quei due bluesman, che volete che ne sappiano di rock'n'roll?" Angus ribatte "Sono strani, ma sembrano furbi come volpi; potremmo davvero fare un colpaccio con loro come manager... tra l'altro hanno trovato un cantan... eccolo! Quello che si fa chiamare Iguana..." Iggy entra nel locale, a torso nudo. E' un tizio dal fisico scultoreo, con uno sguardo penetrante e annoiato, nascosto da lunghi capelli biondi. Si avvicina al tavolo e si presenta "Piacere stronzi, sono Iggy, cosa bevete?" Dopo poco tutti, a parte Topper che e' collassato sul tavolo, alzano il loro calice, per brindare all'incontro.Una brusca sgommata interrompe il brindisi: un'auto ha parcheggiato nel cortile del bar. Le portiere si aprono e ne esce a tutto volume "Boom boom boom", un vecchio brano di John Lee Hooker. Due tizi vestiti come "Le Iene" scendono dall'auto. Entrambe portano un cappello nero, uno dei due ha una valigetta attaccata al polso con una catena. Angus esclama "Sono arrivati Jake e Elwood!" I tizi entrano nel bar senza neanche levarsi gli occhiali, ordinano pane bianco tostato e due polli arrosto, poi si rivolgono ai musicisti. "Allora siete pronti? Dentro la valigia abbiamo il vostro contratto, dovete solo firmare". A quel punto Gaetano scoppia a ridere mi guarda e mi fa bella storia eh"papà"sembra vera uahhhh!!!
"L'avevo capito mica sono così coglione,cazzo credi! E giù mazzate.
Se penso alla band che si era inventato: Lemmy Kilmister (basso)Chuck Berry (chitarra)Jerry lee Lewis (piano) Topper Headon (batteria)Angus Young (chitarra)Iggy Pop (voce)Jake e Elwood (cori)
Rimpiango di averlo gonfiato di mazzate (scherzando)!

a Gaetano…
19\08\1971
30\08\2003



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Live of Spades

11 gennaio 2021 ore 15:54 segnala

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"Se ti piace il gioco d'azzardo, ti dico che sono il tuo uomo.
Vinci qualcosa, perdi qualcosa, per me e' lo stesso.
Il piacere consiste nel giocare.
Cio' che dici non fa differenza, non condivido la tua avidita'.
L'unica carta che mi serve e'
L'Asso di picche."

Cazzo, vedere i Motörhead dal vivo ti segna per la vita ed io porto quel segno dal lontano 1983. Ebbene si sono in astinenza da concerto , è la prima volta che mi capita così faccio correre la mente alle numerose volte che ho visto i Motörhead , l'ultima discesa di Lemmy in terra italica 24/06/2014 Milano San Siro(Ippodromo del Galoppo) :Io e il "Secco" siamo qua, davanti a 'sto palco ad aspettare che entri in scena la leggenda. E' lui che mi ha procurato i biglietti. Lemmy, Phil e Mikkey ti mettono k.o. dalla prima nota. Sulla questione volumi non ci sono rivali, si sa. D'altronde loro sono gli Everything louder than everything else. Quelli che si sono aggiudicati il Guinness dei primati per il maggior numero di decibel emessi durante un live. Lemmy potrebbe essere mio padre (musicalmente lo è), quasi mio nonno, ma cazzo e' un fottuto highlander. Quel Rickenbacker emette un suonaccio di ferraglia, inconfondibile, e lui lo suona come una chitarra. Solo lui lo sa fare. Con l'asta del microfono messa in quella maniera non guarda mai quel che suona, poi da quello Shure SM57 esce ormai poco o niente, dopo cinquant'anni di Jack & Coke le corde vocali chiedono pieta', ma non c'e' storia, il rantolo e' un marchio di fabbrica. Ed invece la cosa peggiore però sono stati i suoni: pessimi per tutta la prima parte del concerto. Batteria appena percettibile, voce di Lemmy assolutamente al di sotto degli strumenti fino a “The Chase Is Better Than The Catch”; ci vogliono parecchi ritocchi per rendere almeno il suono della band dignitoso per fortuna la seconda parte del pur breve spettacolo è davvero figa.
Le parole magiche sono: We're Motörhead,and we play rock'n'roll.

"Giocando per la puntata piu' alta, danzando con il diavolo, seguendo il flusso, per me e' lo stesso.
Sette o undici, occhi di serpente ti guardano.
Raddoppiare o abbandonare, raddoppiare la posta o dividerla
L'Asso di picche."

A quel punto il terremoto e' in atto e le scosse non si arrestano per piu' di un'ora. Dal palco gli alti mi stordiscono. Dai un'occhiata al banco del mixer: ora e' tutto a manetta. Il fonico e' un vecchio ubriacone scozzese, completamente 'mbriaco, l'ho notato durante il soundcheck. I tre sul palco, di cui uno c'ha settant'anni, sembrano venti ragazzini fatti di speed: Phil mastica una cicca e spara con semplicita' impressionante assoli veloci e melodici, da rocker scafato. Mikkey sembra un lottatore di Wrestling, bicipiti enormi e criniera ossigenata. C'e' poco da fare, il "papà" e' una rockstar, si ma, sentimentale, l'ho letto nella sua biografia White line fever. So pure che non ha mai licenziato un roadie e che nelle sue richieste da backstage ci sono tre ovetti Kinder, in confezione singola perche' le sorprese sono migliori. Invece la storia che non si e' potuto cambiare il sangue perche' il plasma buono lo avrebbe ucciso e' sulla bocca di tutti, ma mi sa di stronzata. (Lemmy non l'avrebbe mai pensata una roba del genere)

"Sai che sono nato per perdere, e il gioco d'azzardo e' per i pazzi.
Ma e' cosi' che mi piace, tesoro, non voglio vivere in eterno.
E non scordarti il joker!"

Ce l'ho tatuata quella scritta: Born to lose, live to win. So che il motto di "papà" Lemmy mi aiutera' nei momenti piu' duri. Nella vita bisogna combattere e non si vive in eterno. Il joker poi e' sempre in agguato, basta saperlo giocare al momento giusto. Si sa che quando parte quel doppio pedale, sparato come una mitragliatrice, il concerto e' quasi alla fine. Ace of spades e Overkill sono le due bombe che il B-52 Motorhead sgancia per rasare al suolo ogni arena, dopo una guerra combattuta ad armi impari. Ace of spades rappresenta per la band un supplizio, il pezzo che li ha resi popolari anche ai sassi, ma dal quale non si riescono a staccare. Gli zii hanno buttato fuori piu' di venti album, ma se non suonano quel pezzo dal vivo il pubblico e' capace di qualsiasi pazzia. E i fan dei Motörhead non sembrano rassicuranti come quelli dei Pooh. 'sto cazzo di asso di spade. La voce cartavetrata di Lemmy dà il meglio alla fine quando la gente vuole i classici e note spaiate o malintesi sui ritmi contano poco: sparate a velocità siderale “Killed by Death” e “Ace of Spades” la band saluta e rientra in pochi secondi per concedere, un unico bis: “Overkill”.

"Rilancio la puntata, so che mi vuoi vedere.
Guarda le carte e piangi, ancora la mano del morto.
Te lo leggo negli occhi, dai un'occhiata e muori.
L'unica cosa che vedrai, sai che sara'
L'Asso di picche."

Quando tutto quel bordello finisce, il silenzio mi sembra irreale. Resto impalato, a bocca aperta, come se sapessi...mentre la gente se ne va. Si spengono le luci, lo spettacolo e' finito. L'asso di spade e' stato calato, i giochi sono fatti .Ma io sto qui, e come un coglione, aspetto il joker . E mentre i roadies iniziano a smontare la backline per il rientro nei camion che ripartiranno da li' a poco verso un'altra arena,mi rollo una canna aspettando che la massa defluisca,siamo rimasti una cinquantina di persone ormai, e sotto il palco solo io e il "Secco", a rollare ,che nel frattempo ha fatto amicizia col drum-roadie, tempo un attimo e il roadie si dirige fuori dal palco verso i camerini e torna con Lemmy, gli dice qualcosa indicando noi due poveri coglioni,Lemmy si sporge con un mezzo ghigno ironico mi guarda e mi fa :YOU???..yes sir,il "Secco" resta pietrificato per un attimo, poi si riprende mi guarda "stupefatto" più fatto che stupe, ma... ma te lo conosci!!!
Gli passo la canna senza dire niente, fa un tiro e mi pare di capire che dica good gangja quando fa per ridarmela gli dico this is for the road crew … io e il "Secco" ce ne andiamo via cantando Driving my way to hell and back,another room a case to pack,we are the road crew…

Thanks Dad!!!

Mi sarebbe bastato un giorno da Lemmy dei tempi d’oro… e sarei nella tomba.


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« immagine » ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Se ti piace il gioco d'azzardo, ti dico che sono il tuo uomo. Vinci qualcosa, perdi qualcosa, per me e' lo ste...
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11/01/2021 15:54:35
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Un lustro

28 dicembre 2020 ore 14:47 segnala




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28/12/2015
...Rollin' forever, never gonna stop!
Un lustro è già passato da quando Lemmy ci ha lasciato, esattamente cinque anni fa come fosse oggi, la "Locomotiva"chiamata Motörhead giungeva al capolinea, Lemmy era morto ,ricordo quando appresi la notizia,ricordo di aver girato in lungo e in largo tutto il ueb tutte le testate giornalistiche italiane ed estere sperando di trovarci scritto che si trattava una fakenews ma niente,non mi davo pace anche se sapevo che due gioni prima gli era stata diagnosticata una forma di cancro aggressivo e una aritmia che gli aveva causato un insufficienza cardiaca,quindi cazzo era vero,tra i vari articoli che mi misi a leggere uno mi fece strano riportavano la notizia e poi si ponevano una stupida e quanto mai inutile domanda,"cosa faranno ora i compagni di viaggio di Lemmy? Continueranno a portare avanti la favola Motörhead o che?" Ma come ...ma chi cazzo poteva sostituire Lemmy, per me la conclusione era logica niente Lemmy niente Motörhead ,infatti ben presto Mikkey Dee e Phil Campbell postarono nel sito ufficiale,come era logico aspettarsi ,che i Motörhead non avevano più senso di esistere (cazzo era logico) . Comunque a me interessava molto il dopo Lemmy e così mi sono messo subito sulle tracce dei due Motörhead rimasti e scoprii che il buon Mikkey Dee venne chiamato di li a poco da Klaus Meine (che nel frattempo aveva licenziato James Kottak che fino a quel momento era il batterista degli Scorpions)



per diventare lui il nuovo batterista degli Scorpions, mentre Phil Campbell preparava la più gradita delle sorprese,ritornò a casa dove riprese in mano il progetto che aveva iniziato un po per gioco un po per tenersi in allenamento tra un tour e un disco,e poi lasciato a metà insieme ai tre figli, e al cantante Neil Starr. Da qui che avvenne la definitiva trasformazione nei Phil Campbell And The Bastard Sons. E quella che inizialmente era più che altro una cover band dei Motörhead,nel tempo è riuscita a consolidarsi come una vera rock'n'roll band di cui Lemmy andrebbe sicuramente orgoglioso, via via acquistando sempre più una maggiore identità musicale. Con quel "manico"di papà Phil alla sei corde, il resto dei Campbell, Tyla, Dane, Todd, oltre all”intruso’ Neil,sfornarono in poco tempo un E.P. a cui fecero seguito due album in cui il rock 'n'roll più genuino si mischia senza regole con blues e country, senza comunque dimenticare le radici di quel gruppo in cui il vecchio della famiglia militò per ben trentadue anni (di fianco alla leggenda).



Così dopo l'E.P omonimo del 2016 ecco”Age Of Absurdity” del 2018,e lo scorso novembre
è uscito il nuovo “We’re The Bastards”.


https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lvyLWjYdi9nAeVh5gOwt8GylRMkX9vB58
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Immagina

20 dicembre 2020 ore 23:40 segnala

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Nell’anno che sta per finire, abbiamo avuto a che fare con 'sto maledetto virus,che ve lo dico a fa',e ricordare alcuni dei personaggi che hanno segnato la nostra epoca è stato a volte superfluo,visto che tanta gente c'ha lasciato la pelle,ma uno di questi,e più precisamente John Lennon e dei quaranta anni che ricorrono dall’omicidio ci tengo a scrivere due righe (lo so ci sono cose più gravi per l'appunto),comunque tantè, perché la ritengo cosa buona e giusta da una parte, quanto sadica e basta dall’altra. Al di là della grande eredità musicale che ci ha lasciato, e che sopravvive all’artista, sarebbe bene comprendere come, e perché, avremmo un bisogno tremendo di personaggi del suo calibro e spessore oggi…ecco appunto, la cosa che più mi incuriosisce è "immaginare" Lennon ai nostri giorni,di quello che ha fatto e scritto di come è morto questo è noto a tutti, chiunque può documentarsi al riguardo,ma chissà cosa penserebbe oggi Lennon per esempio del prepotente ritorno dei nazionalismi? Lui che ha scritto "immagina che tutti vivano la loro vita in pace" . Oppure del prevalere dell’IO sul noi? Lui che..."condividere il mondo intero" lui che venne ucciso troppo presto per vedere abbattuto il più grande e significativo muro al mondo, quello di Berlino, cosa penserebbe se tornasse in vita oggi nel vederne spuntare invece di nuovi come funghi. Chissà forse sceglierebbe il silenzio,sentendosi un pesce fuor d’acqua, oppure no,sarebbe sempre lì in prima linea: come un Neil Young, un Bruce Springsteen o un Eddie Vedder dei giorni nostri. Magari alla fine avrebbe intrapreso la carriera d’attore,di scrittore,di pittore o peggio l'avremmo trovato a tifare per Trump, (o.k. questa è una cazzata). Certo è che guardando all'oggi, e a come s’è ridotto il livello del dibattito, nonostante l’impegno profuso, le canzoni scritte, a Lennon potremmo dargli al massimo una pacca sulla spalla: per poi dirgli che aveva sì ragione, e forse anche troppo. Così tanto da aver sperato in un futuro che era lì, a portata di mano, ma che nel frattempo ha fatto il giro diventando passato. In questo eterno ritorno alle cose che furono, conserviamo allora gelosamente almeno le sue canzoni, traendone se non l’insegnamento, la morale, cercando di coglierne anche solo la bellezza, continuando a "immaginare"...

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Càpita

14 dicembre 2020 ore 16:00 segnala

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Corri,fai,disfi,organizzi,prepari progetti,arrivi ad un passo...e la vita che fa ti prende a calci e questo dovrebbe essere il punto da cui partire per mettere in moto il processo di consapevolezza che ci fa capire le nostre diversità. Nessuno riceve lo stesso trattamento,nessuno con lo stesso destino, le stesse prove e sofferenze, ma allo stesso modo c'è un destino che la vita riserva a tutti, nessuno escluso..
Perché ci càpita di esser vivi non lo scegliamo noi,quindi è del tutto plausibile
per alcuni vivere la propria esistenza con indifferenza e incazzamenti vari...
vivere non significa per forza di cose approvare questo mondo fino al punto di accettarlo,stando sempre pronti agli imprevisti pronti a diventare...


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14/12/2020 16:00:46
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