IL MUSEO (parte 4) - Racconto passionale

17 marzo 2011 ore 00:28 segnala
Parlammo a lungo, sentivamo tutti e due che non era scattata solo attrazione fisica, quello che ci aveva colto così all’improvviso era molto di più.
Guardammo i cellulari, ognuno di noi aveva ricevuto diverse telefonate e ora bisognava richiamare. Tranquillizzammo tutti coloro che ci avevano dati per dispersi e, inventando scuse alquanto improbabili, cercammo di prendere altro tempo per noi.
Ci raccontammo così le nostre storie, i sogni, le aspettative disilluse,le insoddisfazioni. Mentre parlavamo continuavo a far scorrere la mano sul suo corpo nudo, volevo mantenere il contatto, sia per il piacere di farlo, sia perché ancora non credevo che fosse successo realmente.
Mi parlò di lei, del rapporto con i genitori, della madre persa prematuramente, del padre sempre assente a causa del lavoro. Ascoltavo e riflettevo su come avessi vissuto anch’io l’assenza di mio padre. La figura maschile nell’ambito famigliare viene troppo spesso vista come marginale, come se l’educazione e la crescita dei figli riguardasse solo la madre. Solo da grandi si comincia a percepire questa mancanza, e quanto pesa.
Mi parlò dei suoi due figli, di come crescevano belli e vivaci. Il suo orgoglio di madre traspariva in ogni parola. Sorvolò, e anch’io lo feci, sul rapporto con il compagno; troppo presto per scendere in certi particolari.
Difficile pensare di lasciarsi e tornare alla quotidianità.
Mi avvicinai di nuovo a lei e la baciai. Questa volta fu un bacio dolce, assaporato lentamente, consapevole di quanto fosse bello quello che stava nascendo.
Delicatamente entrai ancora una volta dentro di lei. Mi accolse felice e, incrociando le gambe dietro la mia schiena disse: rimani qui.

Racconto passionale: IL MUSEO (parte 3)

14 marzo 2011 ore 16:14 segnala
Quel posto non andava bene, volevamo molto di più. Sempre tenendoci saldamente per mano, ci muovemmo in direzione del centro, lì avremmo trovato sicuramente qualcosa dove rifugiarci. Alcune centinaia di metri e intravedemmo la scritta a bandiera di un albergo. Se fosse stato bello e comodo in quel momento non era certamente nei nostri pensieri. Entrammo decisi. Pochi istanti dopo ero già con la chiave in tasca. Fu un bel momento perché lei, precedendomi, e sempre tenendomi per mano, si mise a correre su per le scale. Il gonnellino svolazzava mostrando completamente le gambe, ancora più belle di quanto avessi notato prima.

Ero così emozionato che faticai un poco a introdurre la chiave nella toppa.

Un piccolo tonfo e la porta si chiuse dietro di noi. Ci guardammo ancora una volta negli occhi, ma fu un attimo, con foga iniziammo a spogliarci l’un l’altro. Lo facemmo in maniera così disordinata che finimmo per trovarci incastrati nei nostri stessi abiti. Ricordo che ridendo caddi sul letto e lei appresso a me.

Ci amammo per ore con enfasi quasi selvaggia, mai sazi del nostro piacere e della voglia di dare all’altro ancor di più.
Il sole del tramonto iniziò a filtrare dalle finestre. Ormai paghi, ci distendemmo sotto le lenzuola.
Solo allora mi resi conto di non aver sentito mai la sua voce, anche se conoscevo bene i suoi sospiri e le sue piccole grida. Mi misi su di un fianco e, guardandola negli occhi dissi: ciao. Lei mi guardò e rispose: ciao. Una fragorosa risata scoppiò dai nostri cuori felici.

IL MUSEO (parte 2)

11 marzo 2011 ore 20:05 segnala
Girandosi si diresse verso l’ultima sala. Lasciai, per una volta, che il mio istinto mi guidasse e la seguii.
Percepivo che, anche senza voltarsi, era attenta a me. Si fermò davanti a un altro quadro, mi avvicinai e le sfiorai la mano. Un brivido forte come una scarica elettrica attraversò entrambi, presi la mano e la strinsi con vigore. Come se qualcosa ci attraesse, c’incamminammo verso l’uscita, prima lentamente, poi sempre con maggior sveltezza, quasi correndo.

Ci guardammo intorno e un attimo dopo eravamo dietro una colonna, quasi completamente nascosti a gli occhi della gente.

La passione esplose violenta e incontrollata. Le nostre bocche avidamente si trovarono in un bacio interminabile. Le mani esploravano incessanti ogni parte del corpo, come se ognuno di noi volesse appropriarsi dell’altro. Le mie passarono sul suo seno rigoglioso, sulle spalle, sui glutei. Sollevando la gonna misi la mano dietro le mutandine in una carezza fulminea, per poi tornare a scorrere sulla schiena. Lei fece altrettanto. Incurante di tutto mi sfiorò le spalle, il petto, le cosce, fino ad avventurarsi tra le gambe per sentire tutta la mia eccitazione. (segue)

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Girandosi si diresse verso l’ultima sala. Lasciai, per una volta, che il mio istinto mi guidasse e la seguii. Percepivo che, anche senza voltarsi, era attenta a me. Si fermò davanti a un altro quadro, mi avvicinai e le sfiorai la mano. Un brivido forte come una scarica elettrica attraversò... (continua)
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11/03/2011 20:05:59
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IL MUSEO (Racconto)

10 marzo 2011 ore 14:14 segnala
La giornata non prometteva nulla di buono, avevo già ricevuto diverse telefonate dall’ufficio, erano solo problemi da risolvere. Iniziai a chiamare, cercando di essere più tranquillo possibile, incredibile come le persone possano andare in escandescenze per un non nulla.  Sfoderai tutto il mio self-control, cosa non difficile per me, per rabbonire quelle persone. Alla terza telefonata però ero esausto.

Mentre parlavo camminavo, mi aiutava a rilassarmi. Mi accorsi allora di essere davanti all’ingresso di una mostra, erano esposti alcuni capolavori dei Macchiaioli di Firenze.
Senza pensarci troppo su, spensi il cellulare ed entrai.

Quei dipinti così ricchi di colori, quei contrasti, mi rapirono. Non sono un intenditore d’arte e non comprendo molto le differenze di stili e la qualità del pennello, so solo che se un quadro mi colpisce è perché tocca le corde delle mie emozioni, mi parla al cuore.

Mancavano ormai solo due stanze alla fine, quando davanti a un Fattori, vidi una giovane donna che scrutava il dipinto con attenzione. Sembrava una critica d’arte, o quantomeno, un’appassionata. Mi fermai a osservarla. I capelli le scendevano ricci lungo la schiena, il fisico proporzionato era molto gradevole. Indossava un maglioncino sportivo sopra a una gonna a pieghe, un abbigliamento che nella sua semplicità trovai molto attraente. Le gambe mi colpirono particolarmente, avevano qualcosa che le faceva apparire vellutate come mai mi era capitato di vedere.

Quanto tempo trascorse non lo so, quella figura mi aveva completamente astratto dalla realtà.

A un certo punto lei si girò, evidentemente aveva percepito uno sguardo insistente dietro di lei. Mi guardò, anzi, mi fissò per alcuni interminabili secondi. I suoi occhi mi colpirono con la forza di un uragano, penetranti e forti. Rimasi come inebetito, incapace di muovermi o proferir parola. Leggevo una carica di vita, una passionalità mai viste prima.

 

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La giornata non prometteva nulla di buono, avevo già ricevuto diverse telefonate dall’ufficio, erano solo problemi da risolvere. Iniziai a chiamare, cercando di essere più tranquillo possibile,...
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