AMORE

20 ottobre 2008 ore 09:28 segnala
Vorrei illuminare le mille stelle del cielo

per strapparti la purezza di un sorriso,

e furtiva la luna cattura una lacrima di gioia

che appartiene solo ai migliori momenti,

vorrei far delle mie parole tempi per scandire

gli aliti delle giuste emozioni,

vorrei costruirti un pensiero libero e sereno

come i cirri nel cielo

si fanno governare con serenità dal vento,

vorrei che il vento di queste parole

fosse speranza

fosse serenità

fosse amore

felicità

17 ottobre 2008 ore 17:55 segnala
E’ facile incontrarsi, è possibile riconoscersi, è semplice piacersi e sorridersi, e camminare insieme. Almeno per un po’.
Forse come fiori, fiori più di noi, sbocciano crescono e fioriscono passeggeri insieme a noi, come noi, di quel grande viaggio, in treno, ch’è la vita.
Odori nuovi, spiriti vecchi animati da parole mai sentite, voci infinite come le canzoni, coloriamo il nostro viaggio parlando "noi di noi", di mille storie del passato e di cento nuovi sogni, alcuni sognati all’improvviso, come versi ispirati dai nostri stessi sguardi: Almeno per chi ha la fortuna ancora di sognare, o la fortuna più grande di sapere ascoltare ogni viandante che porta sotto al braccio ancora un sogno.
Troppe stazioni però, troppe fermate per questo treno che va da sud a nord.
Troppi viandanti salgono e scendono lungo la via: e a volte, ahimè, benedici il momento che van via!
Ma tu accogli tutti, accogli sempre e se c’è spazio accanto a te non lo occupi col cappello o col giornale: perch’è giusto sia così, perché dev’essere così: e non solamente perché sai che tra cento o mille passeggeri a salire ci sarà forse il tuo angelo custode, no. E’ giusto sia così. Ma a volte respiri serena e finalmente ti abbandoni stanca al giusto sonno solamente quando alcuni vanno via.
Sorridendo, all’inizio freschi e profumati, stazione dopo stazione, ruga dopo ruga, sono pochissimi capaci di accettarti per ciò che sei, sono pochissimi che avranno sempre altre parole nei pensieri da non riuscire a pensare mai di giudicarti, sono pochi che litigano e si consumano, per difenderci dagli altri e da noi stessi: dalle nostre paure, dalle nostre incertezze, dalle nostre certezze più sbagliate. Perche chilometro dopo chilometro, luna dopo luna, imparano ad amare e farsi amare.
Sbuffando di stanchezza, camminando, meno freschi e profumati che all’inizio, sono ancora meno coloro che capisci che non perderai mai, che ti offriranno senza chiederla la loro spalla dove far cadere la testa di notte quando finalmente ti addormenti, dopo che il rumore delle gallerie della vita diventa sordo ed interminabile e ti stordisce più che un po. Spalle e sostegni dove aggrapparsi o piangere senza paura di farsi ancora male. E non li perderài mai: nemmeno se la vita li chiama a scendere alla prossima stazione per percorrere tutt'altra direzione. E sempre vicini, in qualche modo, li sentirài.
E stanno in silenzio lungo il viaggio quando, più di un caffè, la voglia di parlare sarebbe forte.
Che tristezza accorgersi che chi è salito e ti sta accanto, ha cercato proprio te da avere accanto: perché ti vedeva un pò bella, perché ti vedeva vicino al finestrino che da sul mare, perché dall’altra parte in fondo alla carrozza “sembrava male”: perché pensava che accanto a te era più facile parlare della luna e del mare!
Che tristezza accorgersi che veniva accanto a te per parlare, senza nessuna voglia di imparare, finalmente, ad ascoltare!
Che tristezza svegliarsi dopo il sonno e non trovare accanto a te le certezze e le gioia che, ingenuamente più che onestamente, avevi costruito faticosamente nel cuore, incrocio dopo incrocio, passaggio dopo passaggio, stazione dopo stazione: da centinaia di chilometri, o di giorni, prima!
Io credo che nella vita di ogni persona, saranno stati e saranno davvero pochi i nostri Amici, gli Amici con la A maiuscola. Molti di noi lo sano stati e credo lo saranno ancora, ahimè, solo per interesse, per comodità o saranno capaci di starci accanto solo per pò. A volte cerchiamo negli altri solamente una conferma alle nostre convinzioni, a volte cerchiamo solamente il conforto davanti alle nostre debolezze, alle nostre miserie, e niente risulta più consolante che assistere, sollevati, allo spettacolo della miseria altrui.
Io debbo percorrere fino in fondo il mio viaggio, e cercherò sempre, ve lo prometto, di mettere da parte un po d’energia in fondo all’anima per dividerla e donarla con i miei compagni di viaggio, con i viandanti veramente Amici. Ma l’energia di ognuno, deve essere custodita e moltiplicata dall’altro, e fare in modo che non venga dispersa, chè se dispersa, in qualche stazione diruta di collina, dispersi finiremmo per essere noi stessi, per primi, ed il valore stesso dell'amore e della vita.
Non è un baratto no, e non è un monito, niente affatto. Forse è solamente un ricordarmi che un valore va difeso, va apprezzato, in primis anche da me: perch’è raro, perch’è prezioso, perché il viaggio è uno ed è difficile di per sé, e le carrozze non sempre sono comode, e comunque dobbiamo fare in modo, Amico mio meraviglioso, Amica mia bellissima, che il viaggio sia sempre un viaggio Senza Fine, e ci sia soltanto una stazione, di natura, dove scendere.

la montagna

17 ottobre 2008 ore 15:47 segnala
un giorno, il mare andò dalla montagna.

la montagna fu colpita dalla diversità

della conformazione della nuova conoscenza.

Ne rimase affascinata, lo seguì nella fantasia,

sino a che, il "mare" si rivelò uno stagno.

La roccia che compone la montagna sembrò sgretolarsi,

lacrime di pensieri generarono torrenti impetuosi,

ma, il giorno del suo compleanno, una luna piena

nel cielo, dimostrava come, il cielo fosse con lei.

E da quella roccia, nacquero dei fiori meravigliosi,

profumatissimi, e lo stagno, nato per catturare montagne,

sempre più solo, scomparve all'orizzonte.

La montagna, nata a nuova vita, ora è colorata,

alleva i suoi fiori, sorride, sà che la vita

ha per lei ancora colori, con nuvole a creare

torrenti di acque chiare e laghetti, ed il sole a riscaldarla tutta,

anche con le parole...di un uomo che vive nel mare

anonimo

14 ottobre 2008 ore 09:31 segnala
bottone BOTTONE

Scorrendo le pagine del web ho letto questa riflessione ,e me la sono sposata subito perche' mi sono rispecchiato molto e si avvicina alla mia realta.................................ve la propongo .............




Se si sbaglia ad allacciare il primo bottone di una camicia di conseguenza si sbaglieranno tutti gli altri. Gli altri però non saranno errori, ma solo la logica conseguenza del primo bottone sbagliato.

Vivere una vita allo stato puro, senza falsi compromessi e senza mai essere ipocriti o paura di essere se stessi. Non crearsi degli stereotipi che fanno vivere male e che lasciano vivere notti insonni. Vivere e respirare ogni attimo della vita, far sempre palpitare il proprio cuore con sensazioni forti e coinvolgenti. Mai vivere una vita piatta e senza emozioni, sarebbe come non essere mai nato. Crearsi sempre nuovi interessi, confrontarsi sempre ed in ogni situazione, riproporsi sempre con tanta umiltà. Non chinarsi mai all'arroganza umana ma prostrarsi al divino. Donare amore e non chiedere nulla in cambio, non ferire mai nessuno, ogni creatura ha una sua sensibilità e non va in nessun modo calpestata. Amare gli altri in egual misura di come si ama se stesso ma realmente e non per come obbligo tabellare, la notte ci addormentiamo con noi stessi e la nostra coscienza ci potrebbe tormentare. Sorridere e piangere ed ascoltare sempre il proprio cuore e la propria sensibilità. Vivere sensazioni irripetibili, cogliere ogni attimo, essere sempre e comunque se stessi. Dare sempre il proprio contributo agli altri che ce lo chiedono o che ne hanno bisogno. Compatire commiserare ed evitare le persone viscide e squallide che sono incapaci di pensare e di prendere decisioni (ignavi). I pavidi scacciateli, ne è piena la storia, pensano solo con le proprie tasche, hanno un cuore a forma di salvadanaio. Mordere la vita, rincorrerla, viverla attimo dopo attimo, apprezzarne le piccolezze, lasciare un segno tangibile della propria esistenza e morire senza rimpianti di non aver fatto o provato qualcosa, ma senza mai farsi influenzare da qualcosa o da qualcuno. Immaginate di chiudere gli occhi e vedere un mondo diverso. Immaginate di fischiettare una canzone. Immaginate di essere il protagonista di un film. Che fantastica storia sarebbe la vita. Senza patemi e senza esserne travolti. Ritrovarsi alla fine e dirsi, com'è passata velocemente, perché non l'ho vissuta come avrei voluto? Perché avere questi rimorsi? Perché non dire che bello, che fantastica storia è stata la mia vita. Il nostro egoismo, il nostro pessimismo, la paura di vivere il momento, ci porta poi a rimpiangere quello che avremmo potuto fare. Di chi è la vera vita? Chi può dire che l'ha vissuta fino in fondo? Pochissime persone, ma persone vere, persone che riescono sempre ad esprimere i propri sentimenti, le proprie paure, le proprie ansie, senza mai avere il timore di dire bugie.. Lo sguardo di una vita vissuta con tante possibilità e senza realizzare nulla è molto triste, tanto da perdersi e ricercare cosa si è perduto. Magari ci si rifugia nell'oblio dato da una bottiglia svuotata, ma a cosa serve? A svuotare la mente? Ad avere la bocca arsa per la sete al risveglio? Serve soltanto a farci illudere, a farci rendere conto della nostra inutilità. Che fantastica storia è la vita vissuta con orgoglio, con passione, con amore, con la forza di realizzare qualcosa che gli altri ricorderanno. Che fantastica storia è la vita vissuta fino all'ultimo respiro, ma sicuri di aver sempre dato e di non aver mai chiesto nulla a nessuno


Dal web...anonimo

L'abitudine

14 ottobre 2008 ore 09:06 segnala
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi …

felicita

13 ottobre 2008 ore 18:37 segnala
Felicita’ e tormento, due facce di una stessa medaglia; l’ una non ha senso senza la consapevolezza dell’ esistenza dell’altra. Non si sopporterebbero grandi dolori se non si sappesse, consciamente o inconsciamente, che prima o poi una piccola o grande gioia riportera’ serenita’ alla nosta vita, altrettanto si vivono con maggior intensita’ i momenti di gioia, se si e’ consapevoli che il dolore potrebbe giungere improvviso.
Gibran diceva: gioia e dolore...giungono insieme, e se l’ una siede con voi alla vostra mensa, ricodate che l’altro e’ addormentato nel vostro letto.
Non a caso ho usato le parole gioia e dolore, invece di felicita’ e tormnto; da ragazza provavo grande felicita’ per un nuovo amore, per un ragalo innaspettato, per piccoli obiettivi raggiunti, ma provavo altrettanto tormento quando per un qualsiasi motivo perdevo queste ( e altre) cose, ma il vero tormento era il tempo che trascorreva tra i due eventi, una sorta di limbo dove la paura dell’abbandono e il timore di non essere in grado di sostenere le situazioni, mi facevano vivere in sospensione, sempre in attesa, dopo una piccola “felicita’” del “tormento” , che sarebbe inevitabilmente arrivato . Con la maturita’ e l’esperienza ho imparato la moderazione, non come strumento castrante di queste emozioni, ma come mezzo per vivere e godere appieno i momenti di gioia ed avere la forza e il coraggio necessari per affrontare i dolori, baypassando il limbo intermedio.
Ecco, cio’ che io chiamo SERENITA’ e’ proprio questo, la capacita’ di vivere il periodo che intercorre tra una gioia e un dolore, e/o tra un dolore e una gioia in modo consapevole, godendo soprattutto di questi momenti apparntemente piatti, ma che in realta’ sono quelli che “fanno” la nostra vita, SONO la nostra vita.
E sempre Gibran diceva, solo quando siete vuoti siete equilibrati e saldi. Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento, cosi’ la vostra gioia e il vostro dolore dovranno sollevarsi oppure ricadere.

un grande augurio

26 settembre 2008 ore 15:52 segnala

un augurio.....che siano...


                                                          

 

 ..........   felici      gli   amati  e gli  amanti

 

 

  e  coloro  che  possono  fare  a  meno  dell’ 

 

 

 amore

 

                                                                                                                               J. J. Borges

 





...................


Fu un attimo


incrociare il tuo sguardo e
sognare.


sognare di essere
un tuo istante di eterno,


per appartenere alla tua vita
un punto d’universo,


per avvolgerti dolcemente un granello di polvere cosmica


per posarmi leggero su di te.


in quell’istante nel tuo sguardo


ho visto cielo e mare


sono precipitato negli abissi


più profondi


e ho scalato le cime più alte,


sono morto e risorto


ho respirato il tuo respiro


e bevuto la tua vita.


in quello sguardo


ho scritto e letto


tutte le poesie del mondo


ho ascoltato la musica dell’universo


ho visto colori mai inventati.


in quello sguardo


ho visto semplicemente


l’amore........

 

....che hai regalato a me.....



qui mi perdero

15 settembre 2008 ore 10:54 segnala
QUI MI PERDERO'

Scivolano sugli occhi di rugiada
i delicati passi delle mie labbra...
svelano dei sentimenti dolci immagini
spazi di sole per un fiume di limpide acque
qui mi perderò...
al bicchiere della vita lascerò le mie emozioni
che luce...i tuoi occhi
...rose dischiuse al ruggito del sole
io esco dal mio silenzio
tu saprai far volare la mia anima
amore ci sei...bacerò ogni tuo petalo
accarezzerò ogni mio sogno

Mi perderò...se lo vuoi nel tuo cuore
mi disseterò alla fonte dei tuoi respiri
aliti che dipingono le mie labbra
nella dolce sensazione d'istanti mai perduti
...tu saprai amarmi anche nel lampo d'un orgasmo
a me non sfuggiranno i tuoi occhi
e bacerò le tue mani
mi scioglierò quando dirai d'amarmi

Qui mi perderò...per vivere con te
solo per darti amore
come l'alba nasce dal bagliore incessante
fino a vederci nel buio
...tu saprai almeno consolare il mio respiro
...il tuo espiro
e bacerò ancor la tua pelle
avvinto tra le gocce di sudore dei tuoi seni
ti bacerò mentre il vento mi rotola
e m'incrocia col tuo amore

amore corrisposto

15 settembre 2008 ore 10:19 segnala
UN AMORE CORRISPOSTO Un amore corrisposto

Io sono un amante della montagna, di questa parte della montagna
Dolomitica dell’Alta Val Punteria e sono ricambiato.
Il nostro sentimento è stato reciproco ed è un rapporto durevole nel tempo(siamo vicini alle nozze d’oro).
Ci siamo frequentati per tanti anni. Mi sono innamorato di queste cime quando io , uomo di “pianura”, ero poco più che un ragazzo, mentre “loro” le montagne, non avevano un tempo anagrafico preciso ma le ho viste sempre giovani! Credo fossero molto più attempate di me… però erano tante belle!.
Certe rugosità le ho sempre notate in loro ma mi sembravano vezzose aggraziate “ fossette”, come quelle che increspano il viso di certe ragazze e ne abbelliscono il sorriso. Erano si più vecchie di me, quando me ne innamorai, ma si sono conservate bene negli anni, molto meglio di me! Se guardo le mie foto di adesso e le confronto con quelle di decine e decine di anni fa, mi rendo conto di come sono invecchiato, loro, invece no! Le foto di allora sono identiche a quelle di oggi! Le mie curve anatomiche si sono accentuate, perdendo molto in estetica quasi mi vergogno, perché loro hanno saputo mantenere forme snelle, agili,slanciate,svettanti verso il cielo, nella elegante sottigliezza di un tempo!
Quelle cime, quelle guglie, quei pinnacoli piramidali, millenari gotici della natura, che partono dalle cengie e si stagliano contro l’azzurro del cielo, hanno l’aspetto di un provocante corpo giovanile.
Loro sanno di essere molto belle a me è bastato dichiararlo una volta sola in quel lontano 1978 ma… il diavolo glielo ha ripetuto dieci volte al giorno! Si ! Sono vanitose , gradiscono i complimenti, gli apprezzamenti.Le guardo ammirate, anche quest’anno nel manto invernale del 2007 sono molto eleganti. Sono avvolte in candide stole di visone, il sole batte sui ghiacciai e questi riflettono la luce come fossero gioielli incastonati nel loro elegante abito.
Io ammiro questa bellezza ed eterna giovinezza e, per supplire alla mia vecchiaia, cerco di essere premuroso e gentile, carino e delicato con loro. Ogni volta che vengo a trovarle in estate e in inverno, le scrivo lettere d’amore! Si lo faccio con un certo pudore, con un certo ritegno, ma lo faccio.
Comunque queste mie frasi contengono un codice che solo noi riusciamo a comprendere le parole nascondono un cifrario affettuoso che loro sanno interpretare! E cosi la nostra bella Storia d’amore continua .