Ristagno

12 maggio 2018 ore 00:04 segnala


Osservare i ragazzi indaffarati gli ultimi giorni di scuola, mi gonfia petto e gola di malinconia.
E' guardare attraverso lo specchio deformato della mia vita, nella vana speranza di ritrovare un solo segno, una sola traccia, che mi riconducano a chi ero e quali aspettative e sogni e progetti magnifici albergassero in me, un tempo ormai lontano.
Ma ora il passo si è fatto lento, il respiro corto.
Io, che ero nata pianta da balcone, di voci e colori assetata, son finita all'ombra del sottoscala.
Le poche gocce stagnanti nel sottovaso non mi salveranno.
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« immagine » Osservare i ragazzi indaffarati gli ultimi giorni di scuola, mi gonfia petto e gola di malinconia. E' guardare attraverso lo specchio deformato della mia vita, nella vana speranza di ritrovare un solo segno, una sola traccia, che mi riconducano a chi ero e quali aspettative e sogni ...
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Tre

10 maggio 2018 ore 20:19 segnala


Dal telefono cellulare sul comodino Bittersweet Symphony prese a suonare, dapprima sommessa come per non disturbare, poi sempre più forte ed imperiosa a rivendicare il suo ruolo di suoneria telefonica.
-Sempre, sempre quando sono in bagno devono chiamare!- Pensò.

Corse in camera strofinandosi il viso con l'asciugamano.
Fece il giro intorno al letto sbattendo violentemente il piede sinistro contro la gamba nascosta dalle coperte, mentre tentava di raggiungere il telefono. Lo afferrò, cacciando in gola un grido di dolore condito da maledizioni di vario genere e rispose:

-Sì. Pronto? Ah, sei tu... no, ero in bagno... ma figurati... sì, è andato a scuola... certo... lo so... hai ragione... mi dispiace... no, non me l'aveva detto... certo, se non ci fossi tu... va bene... ok... ok... sì, ciao.-

Chiuse la conversazione. Riversa sul letto, gettò il telefono da un lato e coprendosi gli occhi con il braccio destro, buttò fuori tutta l'aria dai polmoni in un sospiro carico di insopportazione. Certe telefonate di prima mattina avevano il dono di rovinare tutto il corso della giornata. Erano anni che si sorbiva i sermoni dell'ex suocera, i suoi rimproveri ed i suoi consigli della serie:

-Tu fai quello che vuoi, non m'interessa ma te lo dico per il bene dei ragazzi.-

In tutta onestà, pensò di aver sempre fatto quel che doveva, quel che poteva e mai quello che avrebbe voluto.
Si alzò dal letto. Il dito del piede non era più dolorante. Andò in cucina e preparò il caffè. In piedi appoggiata al mobile, la tazza fumante in una mano ed una sigaretta nell'altra, pensò a come organizzare la mattina. Vi erano stati giorni in cui il tempo non bastava mai, sempre troppo poco per tutto quello che c'era da fare. Ora, invece, aveva tempo da vendere.

Il contratto di lavoro a termine era scaduto da più di un mese. Non le era stato rinnovato.
Non era mai stata così a lungo senza un'occupazione e la situazione la gettava in un profondo stato di sconforto. Aveva disseminato curriculum in tutte le agenzie interinali della cittadina dove viveva ed era iscritta al collocamento, ma non aveva ancora trovato niente. I lavoratori compresi tra i quaranta ed i cinquantacinque anni sono i più colpiti dalla crisi economica e lei faceva parte del club.

Si versò dell'altro caffè e sedette al tavolo della cucina, la testa piena di brutti pensieri. Si guardò intorno con lo sguardo di chi cerca una via d'uscita, un passaggio segreto che potesse condurla altrove e lontana nel tempo.
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« video » Dal telefono cellulare sul comodino Bittersweet Symphony prese a suonare, dapprima sommessa come per non disturbare, poi sempre più forte ed imperiosa a rivendicare il suo ruolo di suoneria telefonica. -Sempre, sempre quando sono in bagno devono chiamare!- Pensò. Corse in camera strofi...
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Cateratta

09 maggio 2018 ore 00:58 segnala


Potessi
precipitare tutta quanta,
non goccia a goccia,
infinita stagione delle piogge.
Troppo a lungo,
per troppo tempo,
tempo perduto.
Penetrare a forza nel terreno,
non stillicidio.
Cateratta.
Evaporare
tutta in una volta e ricadere,
allora, adagio.
Niente più sprecato,
né linfa
né tempo.
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« immagine » Potessi precipitare tutta quanta, non goccia a goccia, infinita stagione delle piogge. Troppo a lungo, per troppo tempo, tempo perduto. Penetrare a forza nel terreno, non stillicidio. Cateratta. Evaporare tutta in una volta e ricadere, allora, adagio. Niente più sprecato, né linfa...
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Sacro e Profano

08 maggio 2018 ore 01:12 segnala



SACRO e PROFANO
tu che sei lontano
VISIBILE e INVISIBILE
e un tempo irraggiungibile
MATERIA e FORMA
mi chiedo se tu dorma
NOTTE e GIORNO
aspetto il tuo ritorno
AMORE e PSICHE'
e ormai sai perché
PER BACCO e PER CONFUCIO
io brucio


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« immagine » SACRO e PROFANO tu che sei lontano VISIBILE e INVISIBILE e un tempo irraggiungibile MATERIA e FORMA mi chiedo se tu dorma NOTTE e GIORNO aspetto il tuo ritorno AMORE e PSICHE' e ormai sai perché PER BACCO e PER CONFUCIO io brucio « immagine »
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The Show

06 maggio 2018 ore 04:03 segnala


Ho quindici anni ed è domenica pomeriggio. Sono a casa di quella che credo essere la mia migliore amica. Ci raccontiamo delle cose fatte durante la settimana, della scuola ed intanto prendiamo il caffè e fumiamo. Lei è più grande di me di qualche anno. Tutte le mie amiche sono più grandi ed hanno già il ragazzo. I passi sulla ghiaia in cortile annunciano l'arrivo del resto della compagnia. La cucina, con la grande stufa a legna, non è molto capiente, ma è l'unica stanza calda della casa. A poco a poco entrano tutti; le ragazze profumate di lacca per capelli, arrivano per prime e posano, ovunque trovino spazio, le loro grandi borse. Lella prepara altro caffè mentre fanno ingresso i suoi due cugini e gli altri ragazzi. Siamo una decina, non c'è posto a sedere per tutti. A qualcuno viene l'idea di spostare il tavolo rettangolare nell'angolo in fondo alla stanza. Le ragazze vi si siedono sopra, i ragazzi sulle sedie rimaste e non so spiegarmi come, in mezzo a quel trambusto, io mi ritrovi al centro della stanza; è calato il silenzio, persino il giradischi ha smesso di suonare.
Walter, il cugino più giovane, prende una sedia, vi si mette al contrario appoggiando le braccia allo schienale e mi si piazza davanti. So esattamente cosa sta per succedere, sto per diventare l'attrazione principale del circo. Mi fissa intensamente. Nel silenzio riesco a sentire il battito del mio cuore accelerare, le tempie pulsare.
- Ciao. Salutami no? Io ti ho salutata -
- Parli? No? Non hai la lingua per caso? Ehi, non ha la lingua, ci pensate?- (Risa)
- E' muta! Sei muta?- (Altre risa)
- Dimmi almeno come ti chiami, quello lo saprai dire, il tuo nome... - (Ancora risa)
Non riesco a respirare, mi viene da piangere, ma costringo gli occhi a non lacrimare, fisso lo sguardo sulla sua bocca. Ecco, ora riesco a vedere solo una fila di denti bianchissimi che si muovono su e giù. Il resto del volto è sparito. Controllo anche il mio ritmo cardiaco adesso, sono calma ora. La sua voce mi giunge lontana così come l'eco delle risate.
Qualcuno ha messo un disco, lo show è terminato.
Bennato. Non lo sopporto Bennato.
Adesso mi alzo e me ne vado.
Sono fuori. Mi accendo una sigaretta, sono grande, sono forte.
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« immagine » Ho quindici anni ed è domenica pomeriggio. Sono a casa di quella che credo essere la mia migliore amica. Ci raccontiamo delle cose fatte durante la settimana, della scuola ed intanto prendiamo il caffè e fumiamo. Lei è più grande di me di qualche anno. Tutte le mie amiche sono più gr...
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Danza

05 maggio 2018 ore 21:11 segnala


Su di me danza

nella penombra della stanza.

Che il passo sia sciolto

mentre guardi al mio volto.

Che sia moto perfetto

quando giungi al mio petto.

Vola alto nel mentre

accarezzi il mio ventre.

Danza sulle mie ossa

che più fuggir io non possa.

Su di me danza

finché ne avrò abbastanza.
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« immagine » Su di me danza nella penombra della stanza. Che il passo sia sciolto mentre guardi al mio volto. Che sia moto perfetto javascript:; quando giungi al mio petto. Vola alto nel mentre accarezzi il mio ventre. Danza sulle mie ossa che più fuggir io non possa. Su di me danza fin...
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Manifesto Naif

04 maggio 2018 ore 16:25 segnala


- E' arrivato? -

- Sì, il Direttore lo sta mettendo al corrente della situazione.-

- Oh, l'ho incrociato prima nel corridoio... Era furioso! -

- Chi, l'Orlando? -

- Ma no, cosa dici! Anzi, Orlando sembra l'unico a non dar peso a questo increscioso incidente, pare quasi che si diverta. No, intendevo il Direttore. -

- Ah...scusa, mi ero distratta. Eccoli. Sono usciti dall'ufficio e stanno venendo verso di noi. -
***
- Professor Erasmo, lasci che le presenti le migliori istitutrici del nostro modesto Circolo, cardini su cui poggiano e ruotano i principi fondamentali de... -

- Signor Direttore, vorrei ricordarle che la questione è spinosa e vorrei occuparmene al più presto. Avremo tempo per le presentazioni. -

- Ehm, certo. Mi segua dunque. E' tutto esposto nell'aula laggiù in fondo. Ugo Orlando, un maestro nel suo campo, ci sta aspettando.-

***
- Prego accomodatevi. Signore e Signori, illustre Professore e Colleghi, passo senza
indugio ad illustrarvi i pannelli che siamo chiamati a giudicare. Bene, come potete vedere, viene qui rappresentato un primo contatto. Osservate: il braccio proteso, come volesse avvicinare a sé l'altra figura, anch'essa di profilo... -

- Sì, sì. Questo lo vedo benissimo Signor Orlando. Direi che il riferimento sia esplicito. Passerei al prossimo, se non le dispiace. -

- Naturalmente no, Esimio Professore, sono qui apposta. Ah, ecco, questo. E' interessante rilevare la scelta della rappresentazione dei soggetti in riferimento all'ambiente. Le figure grandi, in primo piano rispetto all'edificio...l'uso dei colori pastello, il tratto...trovo sia un po' primitivo, oserei dire quasi ingenuo, ma... -

- Suvvia Orlando, non siamo mica ad un'asta televisiva. Non vorrà tediare il nostro illustre ospite con le sue illazioni artistiche. Inoltre, non ci vedo nulla di così ingenuo, io. -

- Il Direttore ha ragione. I soggetti in primo piano sminuiscono ed avviliscono il valore intrinseco dell'edificio religioso, relegato in un angolo, alle loro spalle. -

- Mia cara, al contrario, vi trovo un non so che di idilliaco...i soggetti mano nella mano, il bouquet di fiori...naif ecco. -

- Ma che naif! Cara mia, leggi troppi romanzetti rosa. Lo trovo, lo trovo a dir poco
scandaloso. Il campanile poi, così alto ed imponente rispetto al corpo architettonico. Un esplicito e dichiarato simbolo fallico! -

- Ah ehm, col vostro permesso Signore, vorrei che si proseguisse. Ho una certa fretta. Ho altri casi gravi da esaminare, possibilmente in giornata. Prego, signor Orlando, vada avanti. -

- Grazie Professore. L'ultimo è, a mio parere, il più significativo. Il letto a baldacchino, i veli azzurri che celano l'intimità della coppia. La rotondità esasperata del ventre della figura femminile. Avrei qualche riserva sull'uso della prospettiva, ma lo definirei un piccolo capolavoro nel suo genere. Il messaggio che ne deriva... -

- Il messaggio che ne deriva è oltremodo oltraggioso. Un manifesto lussurioso, ecco cos'è. Ne va del buon nome della nostra scuola. Signor Orlando, l'aspetto più tardi nel mio ufficio! -

- Signor Direttore, credo di aver visto e sentito abbastanza... Lei, dov'è? -

- Perdoni l' intemperanza, Egregio Professore. L'abbiamo mandata a chiamare. -

***
- Da chi è accompagnata, tu l'hai vista? -

- C'è solo la donna. L'uomo pare che avesse altro da fare. Uh, eccola! -

- Il Professore le farà così tante domande. Non vorrei proprio essere al suo posto, povera cara. -
***
- Li hai fatti tu questi disegni? -

- Sì.-

- E dimmi, quanti anni hai? -

- Ne ho fatti cinque a febbraio. Ecco vedi? Cinque, così! -


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« immagine » - E' arrivato? - - Sì, il Direttore lo sta mettendo al corrente della situazione.- - Oh, l'ho incrociato prima nel corridoio... Era furioso! - - Chi, l'Orlando? - - M no, cosa dici! Anzi, Orlando sembra l'unico a non dar peso a questo increscioso incidente, pare quasi che si dive...
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04/05/2018 16:25:51
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A germinare

03 maggio 2018 ore 07:43 segnala


Innamorarsi
di nero pensiero di parole al sangue,
che tramite han fatto
dallo spirito alla carne.
Riconoscerne la parentela
da raccoglierne il grido,
urlato sottovoce.

Gettarsi
senza salvagente,
con le scarpe,
in lago di piombo di immagini a zavorra.

Riemergere
aggrappata alle tue mani
che, generose, mi rigettano.

E restare
a lungo sospesa,
lasciata ad oscillare come insaccato di vita.
Finché
l'odore della tua paura si è disperso nel mio alito,

a germinare.
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« immagine » Innamorarsi di nero pensiero di parole al sangue, che tramite han fatto dallo spirito alla carne. Riconoscerne la parentela da raccoglierne il grido, urlato sottovoce. Gettarsi senza salvagente, con le scarpe, in lago di piombo di immagini a zavorra. Riemergere aggrappata alle t...
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Polvere

02 maggio 2018 ore 01:39 segnala


C'era una volta un libro impolverato su uno scaffale di libri impolverati. Sporgeva quel tanto da non essere allineato con gli altri, quasi volesse attirare l'attenzione su di sé. E così fu un bel giorno. Una mano lo tirò giù dal ripiano e lo posò sulla scrivania. Delicatamente, ma con decisione, rimosse la coltre di polvere dalla copertina e lo aprì. Occhi segnati dalle rughe del tempo e dalle molte vite si calarono nella lettura. Allora le parole saltarono fuori dalle pagine e le figure si animarono accendendosi dei colori dell'arcobaleno, grate.

*****


"Thank you for the voice, the eyes and the memories shine
Thank you for the pictures of living in the beautiful black and the white
Some say we'll be together for a very long time
Some say that our first impressions never will lie…"
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« immagine » C'era una volta un libro impolverato su uno scaffale di libri impolverati. Sporgeva quel tanto da non essere allineato con gli altri, quasi volesse attirare l'attenzione su di sé. E così fu un bel giorno. Una mano lo tirò giù dal ripiano e lo posò sulla scrivania. Delicatamente, ma c...
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02/05/2018 01:39:28
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Io, tu e lui

30 aprile 2018 ore 18:48 segnala


Entri di fretta nel salone, due o tre passi davanti a me, mi tendi la mano e mi inviti a seguirti.
Docile e quasi in soggezione ti raggiungo, mettendomi al tuo fianco. Nella sala poche altre persone quasi non fan rumore; entrano ed escono ma tu sembri non accorgertene. Stai lì, fermo come una statua di fronte a lui, sostieni lo sguardo ed io, pur comprendendo perfettamente il tuo stato d'animo, mi sento improvvisamente di troppo. Mi guardo intorno: le poltroncine al centro del locale sono libere e mi siedo. Frugo nella borsetta, prendo una caramella all'arancia, due. Le ficco in bocca avida, una dopo l'altra e mi piacerebbe offrirtene una prima che finiscano, ma... Non voglio disturbarti; tanto preso dai tuoi pensieri da non accorgerti che son seduta qui da sola, da una buona mezz'ora! Ancora una caramella, ai frutti di bosco questa volta, mentre vi osservo dal basso della mia poltroncina foderata in vellutino rosso. E poi sorrido, teneramente, al pensiero che sguardi così intensi e penetranti a me non li riservi mai.


(Io, tu e Caravaggio)
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« immagine » Entri di fretta nel salone, due o tre passi davanti a me, mi tendi la mano e mi inviti a seguirti. Docile e quasi in soggezione ti raggiungo, mettendomi al tuo fianco. Nella sala poche altre persone quasi non fan rumore; entrano ed escono ma tu sembri non accorgertene. Stai lì, fer...
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