UNA STORIA VERA

26 luglio 2008 ore 21:51 segnala
Era il 1985. Mi trovavo in Friuli in una sperduta caserma in mezzo alla campagna dove svolgevo il servizio militare con il grado di caporal maggiore.

Il reparto era composto da circa 100 militari effettivi, una decina di sottufficiali, due sottotenenti di leva e al comando un giovane capitano non ancora trentenne.

Era “cresciuto” all’accademia militare di Modena ed era il classico maniaco perfezionista: ordine, pulizia e intransigente severità con la truppa e con i sottufficiali, ma servilismo smisurato nei confronti di un qualsiasi superiore che avrebbe potuto favorirlo nella sua unica ambizione: la carriera militare.

Capitò che durante il mese di luglio fu pianificata la visita di un importante generale che avrebbe dovuto visitare l’intero reparto comandato dal nostro capitano e probabilmente esprimere un giudizio importante per il futuro del capitano e del reparto stesso.

Naturalmente un mese prima già tutti sapevano di questa visita e i preparativi furono frenetici e incessanti.

La caserma, le camerate e tutti i locali furono rimessi a nuovo dai militari del “minuto mantenimento” che stuccarono e ridipinsero le pareti e aggiustarono qua e là pavimenti e infissi.

L’erba circostante la caserma fu accuratamente tagliata dai soldati, le aree esterne furono accuratamente pulite e risistemate. Nulla fu lasciato al caso. Il comandante organizzò addirittura una specie di piccola dimostrazione-spettacolo dove lui, dall’alto di un pulpito davanti a un microfono, avrebbe presentato al famigerato generale i compiti dei vari reparti con tanto di parata-comica dei sottufficiali che a segnali convenuti dovevano correre simulando un’azione di guerra.

Tutto sembrava andare per il meglio e così arrivammo alla fatidica sera prima della visita.

L’arrivo del generale era previsto per le 9,30 del giorno dopo. Quando improvvisamente il nostro capitano fu assalito da un pensiero inquietante. Alcuni militari di leva della caserma avevano ahimè alcuni problemini: c’erano quelli fuori di testa che ogni tanto inscenavano crisi isteriche, quelli un po’ ritardati che non si sa per quale motivo qualche medico incompetente di qualche distretto militare aveva ugualmente arruolato e poi c’erano i brutti ! Piccoli, magri, grassi, sdentati, purulenti, spelacchiati….Cosa fare se al generale fosse mai venuto in mente di farsi un giro per le camerate e interrogare uno di questi che avrebbe magari preso a testate il muro, o si sarebbe lasciato andare ad una crisi di nervi invocando la ragazza che lo aveva tradito? E cosa dire dell’immagine della caserma di fronte a quei brutti musi con gli occhi storti e il naso adunco ?

E qui il genio venne fuori.

Chiamò a rapporto uno dei suoi autisti (il più brutto naturalmente!) e gli disse: “Domani mattina alle 6,30 si presenti sul piazzale con l’autobus di servizio”.

Poi compilò meticolosamente una lista con i nominativi dei poveri suddetti militari indesiderati e diede l’ordine al sottufficiale di servizio di radunare questa armata brancaleone alle 6,30 sul piazzale.

Fu così che il mattino dopo i malcapitati furono fatti salire sull’autobus, furono dati loro al seguito vettovaglie e bottiglie di acqua minerale e all’autista venne dato un percorso circolare lontano dalla caserma con l’ordine di percorrerlo tutto il giorno con il divieto assoluto di rientrare in caserma durante la visita del generale.

Il nostro capitano aveva inventato “l’autobus dei brutti” e con esso l’unico sistema per evitare che il generale potesse imbattersi in questi “figli di un dio minore”.

Finalmente il generale arrivò, non diede molta considerazione al giovane capitano, si mise a scherzare amichevolmente con un vecchio maresciallo che aveva conosciuto trent’anni prima e a un certo punto della stupida parata (o comica finale) scazzato e annoiato chiamò il suo autista e andò  via senza tanti complimenti.

Alla sera finalmente, i poveri derelitti dell’autobus poterono rientrare nelle camerate, stanchi, accaldati e umiliati….

 

9702539
Era il 1985. Mi trovavo in Friuli in una sperduta caserma in mezzo alla campagna dove svolgevo il servizio militare con il grado di caporal maggiore. Il reparto era composto da circa 100 militari effettivi, una decina di sottufficiali, due sottotenenti di leva e al comando un giovane capitano non...
Post
26/07/2008 21:51:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote

Commenti

  1. luce2619 31 luglio 2008 ore 14:04

    garzie per le belle parole..

    un abbraccio infinito

    Luce

    :angel

  2. fillynu 05 dicembre 2008 ore 09:31
    kiss nuccia...

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.