Caterina

06 settembre 2012 ore 22:04 segnala
Siamo entrati a far parte della famiglia nello stesso anno Caterina ed io. Abbiamo mosso i primi passi assieme, ma di questo io ovviamente non ho ricordo diretto, solo il racconto dei miei genitori quando diventai più grandicello. Non ho mai saputo chi tra noi due arrivò per primo, ma ci siamo fatti compagnia per quattordici anni, pochi o tanti non saprei e abbiamo condiviso giorni, giochi e cibo fino al giorno in cuì sparì. Sì perchè un giorno uscì di casa e non vi fece più ritorno.
Caterina è stato il primo gatto (badate bene maschio a dispetto del nome) a entrare come membro effettivo della mia famiglia. Un mistero quello del nome mai chiarito, ma per lui non fu mai un problema, rispondeva a quel nome femminile, ma si comportò per il resto come un qualsiasi gatto maschio.
Un gatto tigrato grigio, compagno di giochi, ma non succube, ti faceva capire quando era il momento di giocare e quando il gioco doveva avere termine. Non un gatto da appartamento, ma uno spirito libero, che si concedeva tutta l'indipendenza possibile, dispensando affettuosità quando era il momento e gustandosi la libertà quando lo riteneva opportuno.
Non viveva in casa, ma aveva la sua zona notte, nel caso l'avesse desiderato in un magazzino, dove poteva trovar riparo accedendovi da un ingresso che mio padre aveva progettato per lui tagliando l'angolo inferiore della porta di ingresso e fissandolo poi con opportune cerniere in modo che Caterina, spingendo col muso, poteva entrare o uscire a suo piacimento.
Nel corso degli anni diventò un gatto di dimensioni notevoli, abile anche nella caccia e nelle cose d'amore. Affrontava gli altri gatti maschi con fiero cipiglio non tirandosi mai indietro nelle lotte e normalmente ne usciva vincitore, fortunatamente per lui e per gli altri gatti quasi mai erano lotte cruente. Mi accompagnava talvolta anche nel percorso a scuola e non raro era vederlo all'uscita di scuola affiancarsi a me per far ritorno a casa.
Poi un triste giorno si presentò a casa privo della coda, mozzata praticamente per intero, non sapemmo mai se a causa di una trappola, che qualcuno aveva piazzato per difendere polli e conigli dagli attacchi di faine e volpi, o se fu volutamente opera di un vicino come i miei genitori sospettavano.
Non so se per celia o per distrarmi dal pensiero di quell'orrore mio padre mi mandò alla ricerca della coda, convincendomi che nel caso l'avessi trovata l'avremmo riattaccata al nostro micio, fortunatamente la coda non la trovai perchè in quel momento io bambino avevo creduto che quella possibilità esistesse davvero. La ferita fortunatamente cicatrizzò trasformando Caterina in un sosia di un gatto dell'isola di Man; lui non si fece gran cruccio della perdita della coda, ma con orgoglio continuò la sua solita vita. Continuò per anni le sue battaglie d'amore, ma con l'avanzare degli anni dovette far fronte alle nuove generazioni di maschi, non volendo mai cedere il passo.
Le lotte del passato non volgevano più a suo favore e fu così, presumo a causa di un qualche scontro con un suo rivale, che un'altra digrazia si abbattè su Caterina. Oltre che privo della coda si presentò un giorno privo di un occhio, ma stoicamente sopportò anche questo, ma ormai i bei tempi erano per lui finiti e da lì in poi condusse una vita più ritirata, finchè un giorno uscì e non più tornò.
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Siamo entrati a far parte della famiglia nello stesso anno Caterina ed io. Abbiamo mosso i primi passi assieme, ma di questo io ovviamente non ho ricordo diretto, solo il racconto dei miei genitori quando diventai più grandicello. Non ho mai saputo chi tra noi due arrivò per primo, ma ci siamo...
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