Quello che veramente succede in Palestina

29 dicembre 2009 ore 00:06 segnala

"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato." Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua "Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste..." il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. "Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."

A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori.

 

Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner.

Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu.

Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell'ISM, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza.

Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.
Restiamo umani.

 

Fonte: Articolo di Vittorio Arrigoni- "Fionde contro bombe al fosforo bianco"

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"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con...
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ehi amigo tu leggere qui!(antirazzista inside!!!)

22 novembre 2007 ore 22:11 segnala

Caro naziskin, io scrivere te con parole facili facili, così forse tu capire. Io leggo su giornali che tu essere 'bestia' e 'belva', ma io non credere. Io credere tu essere ignorante: e ignoranza è grande problema per tutti, anche per me. Perché persona ignorante è persona debole, e persona debole è persona che ha paura, e persona che ha paura è persona che diventa cattiva e aggressiva, e fa “bonk” con bastone su testa di poveraccio. Vere 'bestie' e 'belve' sono certi giornalisti (molti) e certa televisione (quasi tutta), che dicono stronzate così noi restare tutti ignoranti e potere resta in mano di potenti. Io vuole dire questo: se tu picchia un poveraccio, tu non dimostra tua forza. Tu dimostra tua debolezza e tua stupidità. Perché sua testa rotta non risolve tuo problema. Tuo problema è che tu vivere in periferia di merda, senza lavoro o con lavoro di merda. Tuo problema è che tu essere ultima ruota del carro. Allora tu volere diventare forte, e tu avere ragione. Ma nessuno diventa forte picchiando (quaranta contro due) due persone deboli. Se tu volere diventare forte, tu dovere ribellarti a tua debolezza. Tu dovere pensare. In tua crapa rapata esserci cervello. Tu allora usare cervello, non bastone. Tuo cervello avere bisogno di cibo, come tua pancia. Tu allora provare a parlare, a leggere, a chiederti perché tu vivere vita di merda. Questo essere: cultura. E cultura essere sola grande forza per migliorare uomo.

Io sapere: leggere essere molto faticoso. Pensare essere ancora più faticoso.

Molto più faticoso che gridare “negro di merda”, o “sporco ebreo”: gridare stronzate essere molto facile, basta vedere presidente skinhead Cossiga. Tutti essere capaci di insultare e odiare.

Me non importare niente se tu avere crapa rasata e scarponi: per me, tu potere anche metterti carciofo su testa e tatuare tue chiappe. Me importare che tu rispetta te stesso, tuo cervello e tua dignità, così forse tu impara anche a rispettare altri uomini. Se tu grida “sporco ebreo”, tu dovere almeno sapere cosa essere ebreo. E se tu sapere cosa essere ebreo, tu provare a chiederti come sarebbe bello se bruciassero in forno tua madre, tuo padre, tuoi fratelli, tuoi amici e te. Se tu comincia a fare domande, tu comincia a vincere. Domande essere come chiavi di macchina: basta una domanda per accendere motore e andare lontano.

Io molto preoccupato per te (e anche per testa di quelli che vuoi picchiare). Io preoccupato perché il potere, quando vede persone ignoranti e cattive, può fare due cose: metterti in prigione, e prigione è come immenso “bonk” su tua testa. Oppure servirsi di te come uno schiavo, mandarti a picchiare e torturare e bruciare mentre lui, intanto, vive in bella casa con bella macchina e bella figa. Vuoi essere libero? Tieni tua testa rapata, ma impara ad amare tuo cervello. Forza e potere abitano lì: dentro zucca, non sopra zucca. Ciao.



Michele Serra
(da Cuore del 27 gennaio 1992)

8403773
Caro naziskin, io scrivere te con parole facili facili, così forse tu capire. Io leggo su giornali che tu essere 'bestia' e 'belva', ma io non credere. Io credere tu essere ignorante: e ignoranza è grande problema per tutti, anche per me. Perché persona ignorante è persona debole, e persona debole...
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F-35, CONTRO LE FABBRICHE DI MORTE

03 novembre 2007 ore 10:57 segnala

MANIFESTAZIONE: CONTRO LE FABBRICHE DELLA MORTE DOMENICA 4 NOVEMBRE, NOVARA 

Contro i cacciabombardieri F35 e per la costruzione di un movimento antimilitarista di massa. Gli F35 sono cacciabombardieri di quinta generazione. Sono uno dei gioielli più brillanti della moderna tecnologia militare. Sono perfette macchine d'attacco al suolo. Se è necessario, possono pure trasportare armi nucleari. Gli F35 saranno prodotti “in serie” dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin, alla quale si affiancheranno molte altre imprese per la costruzione delle diverse componenti e per l'assemblaggio finale. La costruzione di questi cacciabombardieri è stata definita da qualcuno come la più grande impresa di ingegneria aeronautica di tutti i tempi. Non si tratta solo di una questione relativa all'innovazione tecnologica. C'è pure di mezzo la gestione di un'organizzazione complessa di una rete di numerose imprese. Per gestire la produzione e la commercializzazione degli F35, gli USA hanno cercato la “collaborazione” di alcuni altri paesi, loro fidi alleati: Regno Unito, Australia, Canada, Danimarca, Italia, Olanda, Norvegia, Turchia.

Gli F35 sono cacciabombardieri multiruolo, che richiedono un solo uomo di equipaggio. Sono aerei stealth, cioè invisibili ai radar, grazie alla conformazione della loro struttura ed alle vernici che li ricoprono. Il progetto per la loro costruzione è stato avviato nel 1996 e completato nel 2004. La prova di volo dei prototipi è cominciata nel dicembre 2006. C'è chi prevede che l'entrata in servizio in USA dei primi esemplari possa verificarsi già dal 2008. I promotori del programma di produzione di questo nuovo cacciabombardiere sono stati US Force, US Navy, US Marine Corps, UK Royal Navy. Gli F35, a quanto si sa per ora, possono essere costruiti in tre varianti: una a decollo ed atterraggio convenzionale (CTOL – conventional take-off and landing), una versione da imbarcare sulle portaerei (CV – carrier variant), una versione a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL – short take-off and vertical landing). L'assemblaggio finale negli USA si svolge presso l'impianto Lockheed Martin di Forth Worth in Texas (dove si prevede la produzione di più di duemila velivoli). In Italia è stato scelto come sito per l'assemblaggio finale (che fornirà la maggior parte degli F35 che saranno venduti in Europa) l'aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara. Qui già si cura la manutenzione di F16 Falcon, Tornado, AM-X, e, da poco, pure degli Eurofighters. E proprio qui verrà costruito, a partire dalla fine del 2008, un nuovo stabilimento che sarà gestito da Lockheed Martin e da Alenia Aeronautica. Ma in Italia questo non sarà il solo luogo coinvolto nel progetto Joint Strike Fighter (così si chiama appunto il progetto di costruzione dei cacciabombardieri F35). Infatti si prevede il coinvolgimento di 40 siti industriali che si trovano in 12 regioni italiane: siti nei quali si costruiranno diverse componenti del nuovo velivolo da guerra. Gli stabilimenti che si trovano sul nostro territorio nazionale coinvolti in tale opera appartengono alle seguenti imprese: Alenia Aeronautica, Avio, Piaggio, Aerea, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, Logic, Selex Communication, Selex-Marconi Sirio Panel, Mecaer, Moog, Oma, OtoMelara, Secondo Mona, Sicamb, S3Log, Aermacchi, Vitrociset. L'aeroporto militare di Cameri come sede dell'assemblaggio finale degli F35 prodotti per l'Europa è stato scelto con oculatezza. L'aeroporto militare di Cameri esiste da quasi cent'anni ed è inserito in una comunità che non ne ha mai messo seriamente in discussione l'esistenza (almeno fino ad oggi). L'aeroporto militare di Cameri ha ospitato, nei tempi in cui era pienamente operativo, F104 e Tornado. Oggi che la sua operatività si è attenuata, contribuisce comunque a diverse imprese militaresche con la manutenzione sopra ricordata e con l'offrire le sue piste, di tanto in tanto, per la partenza di eroici militi italici verso le zone di guerra, per esempio verso l'Afghanistan. Vicinissima all'aeroporto di Cameri, a Bellinzago Novarese, c'è la base guidata dalla Caserma Babini. Si tratta della seconda base terrestre italiana, per estensione di superficie, nella quale si effettuano esercitazioni di diversi tipi. La Caserma Babini offre inoltre i suoi soldati per la gestione della logistica in diverse operazioni militari all'estero ed in appoggio alle truppe di pronto intervento NATO di stanza a Solbiate Olona. Si preparano, in definitiva, mezzi di trasporto e munizionamenti destinati ad alcuni dei teatri di guerra che vedono protagonisti pure i soldati italiani. È in questo contesto di militarizzazione ambientale che si inserisce il progetto di assemblaggio degli F35. Insomma, si è scelto un posticino tranquillo ed accogliente situato nella ricca pianura del Piemonte Orientale. I governi italiani hanno deciso di partecipare al progetto di costruzione dei nuovi cacciabombardieri americani fin dal 1996, quando era ministro della difesa Andreatta e presidente del consiglio Prodi. I passaggi parlamentari che hanno confermato l'impegno si sono verificati nel 1998 (governo D'Alema) e nel 2002 (governo Berlusconi). La firma definitiva dell'accordo è del febbraio 2007, quando il sottosegretario alla difesa Forcieri (diessino) ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England. Si tratta della decisione di partecipare alle diverse fasi di costruzione degli F35. Il governo italiano afferma inoltre che, in futuro, sarà necessario acquistare questi nuovi cacciabombardieri perché bisogna sostituire altri velivoli obsoleti: gli AM-X, i Tornado, gli AV8-B. Ovviamente nessuno dei partiti istituzionali si pone seriamente la domanda se l'Italia debba essere dotata necessariamente di cacciabombardieri ultramoderni. Questo è scontato, dal momento che quasi tutto lo schieramento politico istituzionale sostiene, pur con diverse motivazioni, l'impegno italiano in missioni di guerra, che possono quindi esigere pure l'impiego di aerei come gli F35.

Fino ad oggi l'impegno finanziario italiano per lo sviluppo del progetto è stato di 1028 milioni di dollari. Tra breve (e per altri anni che verranno) saranno impegnati altri 903 milioni di dollari. Tutti soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti, ovviamente. In queste cifre appena indicate non sono comprese le spese per l'acquisto dei velivoli. Secondo quanto riferito dal sottosegretario Forcieri, ogni F35 costerà tra 45 e 55 milioni di euro. Secondo altre fonti si potrà arrivare, tenendo conto di aggiornamenti di prezzi e di allestimenti di armamenti probabili, anche oltre i 100 milioni di euro ciascuno. Anche se la decisione definitiva di acquisto per l'Italia dovrà essere presa solo a partire dal 2013 (anno dell'uscita dalla fabbrica di Cameri dei primi F35), si ritiene già che il nostro paese acquisterà circa cento velivoli. I conti sono presto fatti: un carico per i contribuenti di almeno dieci miliardi di euro.

Tutti soldi che saranno sottratti ad altri impieghi sicuramente preferibili: investimenti industriali sostenibili, innovazioni nel campo energetico, spesa sociale, ricerca per la protezione dell'ambiente. Ma di cose del genere poco ci si cura, di fronte all'opportunità di partecipare all'ennesima impresa militarista. Né si fa troppo caso al fatto che l'aeroporto di Cameri confina con il parco regionale del Ticino, un sito che ha già subito, negli ultimi anni, attacchi d'ogni genere. Non è difficile immaginare che cosa potrebbe significare, quanto ad impatto ambientale, il volo di centinaia di aerei che partiranno da Cameri per i collaudi ed i primi voli di prova. Ogni inconveniente derivante dalla produzione bellica viene fatto digerire alle popolazioni dei territori dove si vogliono installare gli stabilimenti per la produzione di armi promettendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Anche in quest'occasione si è recitata la solita tiritera, prospettando, in un primo momento, addirittura diecimila nuovi posti di lavoro, presto ridottisi ad un migliaio scarsi (duecento per la produzione degli F35, ottocento nell'indotto). Si tratta del solito ricatto occupazionale: come se solo le fabbriche di armi possano generare nuova occupazione. In realtà, restando pure all'interno di una logica produttivistica, con lo stesso capitale fisso che viene impiegato per la produzione di cacciabombardieri come gli F35 si potrebbero creare molti più posti di lavoro di quel misero migliaio al quale si fa riferimento ultimamente. L'impiego di nuove tecnologie in campo civile, la distribuzione di finanziamenti e sostegni alle piccole imprese, la stessa vecchia politica keynesiana di sostegno alla domanda interna, le ipotesi di istituzione di un reddito sociale minimo, veri investimenti nei servizi sociali (sanità, asili nido, assistenza per gli anziani, eccetera) potrebbero generare, a parità di investimenti, molto di più di un migliaio di posti di lavoro. Per non menzionare quanto sarebbe auspicabile la strutturazione di una capitale sociale arricchito in tal modo ed utile, di conseguenza, per una migliore efficienza del nostro sistema economico nazionale. Ma le nostre considerazioni non si soffermano affatto su ragionamenti utilitaristici del genere di quello appena sopra enunciato. La nostra opposizione alla costruzione degli F35 (a Cameri come pure in ogni altro luogo) è politica e morale. Non è accettabile che i lavoratori vengano resi complici di una politica militarista di aggressione e di asservimento. I nuovi cacciabombardieri verranno adoperati, prima o poi, in qualche teatro di guerra, così da sostenere le spinte imperiali degli USA e dei paesi europei che, in una singolare mistura di collaborazione e di concorrenza, operano insieme agli stessi Stati Uniti d'America allo scopo di assicurarsi il dominio di interi territori ed il controllo di risorse energetiche e naturali di vario genere. In questo quadro si comprende agevolmente la politica generale di rinnovo degli armamenti in atto pure in Italia. Tanto per restare al campo aeronautico, si può comprendere in tal senso la copresenza del progetto Joint Strike Fighter (gli F35, appunto) e del progetto di costruzione e di acquisto degli Eurofighter, i cacciabombardieri di concezione e di fabbricazione europea. In definitiva si tratta di costituire una forza aeronautica polivalente ed adatta al controllo dei cieli ed all'attacco dall'alto di obiettivi situati in territori “nemici”. Bombardare da più di cinquemila metri di quota, con velivoli invisibili ai radar e con una copertura formidabile fornita da un sistema tecnologico integrato, è la degna fine di ogni concetto di onore militare. Uccidere senza quasi correre il rischio di una reazione efficace del nemico, bombardare dall'alto popolazioni quasi inermi o malamente armate con strumenti arcaici ed inefficaci: questo è il vero onore militare che pervade l'azione delle forze armate ipertecnologiche di cui si servono i paesi imperialisti dei nostri tempi. Ma noi non possiamo restare in silenzio di fronte a queste politiche di dominio e di morte. Opporsi alla costruzione di strumenti di sterminio di massa come gli F35 è dunque un dovere assoluto. Non si tratta di un sogno vissuto da anime belle. Si tratta dell'unica reazione razionale possibile. Si tratta di aver chiara la natura dei rapporti di forza esistenti e di agire di conseguenza, costruendo le condizioni di una lotta efficace che abbia come scopo una vera trasformazione sociale. La lotta contro gli F35, contro i loro gemellini (gli Eurofighter) e contro tutti gli armamenti, è l'espressione compiuta del nostro antimilitarismo. Il successo della manifestazione contro gli F35 e contro tutte le guerre, che si è svolta a Novara il 19 maggio, dimostra la praticabilità di un'opzione radicale e netta. Nonostante la blindatura della città ed il terrorismo mediatico dei giorni che hanno preceduto il corteo, molto più di un migliaio di persone ha sfilato pacificamente per le vie del centro cittadino per rendere pubblico il dissenso contro ogni politica di riarmo e contro tutte le guerre alle quali il nostro paese partecipa. Ma la lotta ovviamente non si ferma qui. A molti piacerebbe forse che tutto si concludesse con lo spettacolo offerto ai novaresi nel corso della manifestazione del 19 maggio. Piacerebbe soprattutto ai governi di centro-sinistra nazionale, della regione Piemonte, della provincia di Novara e del comune di Cameri, che sostengono a spada tratta il progetto di assemblaggio degli F35. Pure ai partiti della cosiddetta sinistra radicale forse piacerebbe che la lotta si esaurisse senza ulteriori iniziative.
Il PRC e il PdCI hanno da far dimenticare le loro contraddizioni: da un lato si dichiarano contrari al progetto di costruzione e di acquisto dei nuovi cacciabombardieri, dall'altro lato nulla fanno di concreto nelle istituzioni di cui fanno parte per operare davvero nella direzione di un ripensamento riguardo al progetto in questione.

Ma noi non ci fermiamo e restiamo ben convinti della necessità di una vera indipendenza da ogni quadro istituzionale.
 

Partnership Italiana

I governi italiani hanno deciso di partecipare al progetto di costruzione dei nuovi cacciabombardieri americani fin dal 1996, quando era ministro della difesa Andreatta e presidente del consiglio Prodi.

I passaggi parlamentari che hanno confermato l'impegno si sono verificati nel 1998 (governo D'Alema) e nel 2002 (governo Berlusconi). La firma definitiva dell'accordo è del febbraio 2007, quando il sottosegretario alla difesa Forcieri ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England.

Si tratta della decisione di partecipare alle diverse fasi di costruzione degli F-35.
Fino ad oggi l'impegno finanziario italiano per lo sviluppo del progetto è stato di 1028 milioni di dollari. Tra breve (e per altri anni che verranno) saranno impegnati altri 903 milioni di dollari.

Secondo quanto riferito dal sottosegretario Forcieri ( si tratta di prezzi riferiti dal sottosegretario in occasione della riunione della commissione difesa della camera dei deputati dei 19 gennaio 2007 ), ogni F-35 costerà tra 45 e 55 milioni di euro. Secondo altre fonti si potrà arrivare, tenendo conto di aggiornamenti di prezzi e di allestimenti di armamenti probabili, anche oltre i 100 milioni di euro ciascuno.
In Italia è stato scelto come sito per l'assemblaggio finale (che fornirà la maggior parte degli F-35 che saranno venduti in Europa) l'aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara. Qui già si cura la manutenzione di F-16 Falcon, Tornado, AM-X, e, da poco, pure degli Eurofighters. E proprio qui verrà costruito, a partire dalla fine del 2008, un nuovo stabilimento che sarà gestito da Lockheed Martin e da Alenia Aeronautica. Ma in Italia questo non sarà il solo luogo coinvolto nel progetto Joint Strike Fighter (così si chiama appunto il progetto di costruzione dei cacciabombardieri F-35). Infatti si prevede il coinvolgimento di 40 siti industriali che si trovano in 12 regioni italiane: siti nei quali si costruiranno diverse componenti del nuovo velivolo da guerra.
Gli stabilimenti che si trovano sul nostro territorio nazionale coinvolti in tale opera appartengono alle seguenti imprese: Alenia Aeronautica, Avio, Piaggio, Aerea, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, Logic, Selex Communications, Selex-Marconi Sirio Panel, Mecaer, Moog, Oma, OtoMelara, Secondo Mona, Sicamb, S3Log, Aermacchi, Vitrociset. www.nof35.org