Lettera di NATALE....!!!!!!

20 dicembre 2009 ore 19:13 segnala

Sarò breve, come al mio solito.
Abbiamo un nome che dalla nascita ci identifica purtroppo non univocamente, viviamo una vita che dovrebbe essere diversa, o meglio, potrebbe esser diversa da quelle dei nostri simili, eppure spesso questo non rispecchia la realtà dei fatti.
Acquistiamo prodotti in serie, che in una qualche maniera ci portano ad assomigliarci tutti, nei gusti, negli usi e costumi quotidiani. Tutto ciò che ci circonda tende inevitabilmente ad accomunarci, a renderci simili, ad uniformarci per ciò che facciamo, indossiamo, possediamo, togliendoci quasi ogni possibilità di mettere in mostra le nostre reali qualità.
In questo mare di mediocrità ed uguaglianza abbiamo praticamente solo noi stessi per distinguerci, il nostro pensiero, il nostro carattere, il nostro modo di ragionare ed affrontare la vita: per quanto poco possa sembrare questo sarebbe sufficiente per renderci unici al mondo, almeno in qualche sfumatura interiore. Eppure anche questo non vien fatto, tant'è vero che guardandomi intorno vedo solo un'enormità di maschere, appariscenti, pacchiane, sbruffone, intelligenti, perspicaci, loquaci... caratteristiche, interessanti, affascinanti, ammalianti, maschere di qualità, maschere.
Una maschera è un modo di apparire, è un io costruito non secondo ciò che siamo ma secondo ciò che gli altri vogliono vedere e che noi per sicurezza personale, per apparire, per farci ben volere, cerchiamo di assecondare, avvicinare, raggiungere. Ma si tratta pur sempre di un io costruito a tavolino, studiato, non rappresentante veritiero di noi stessi, non sempre almeno.
È questo fenomeno della "maschera" che davvero non sopporto. Ci son stati grandi scrittori del passato (uno su tutti il maestro Pirandello nel suo massimo capolavoro "uno nessuno centomila" ) che hanno affrontato la questione dal punto di vista individuale, personale, cercando di rapportarsi in prima persona tramite un personaggio inventato e forse maschera lui pure di noi stessi che tenta di comprendere il mondo che lo circonda, le persone che lo circondano, i loro comportamenti, i loro gesti, i loro pensieri, le loro paure, le loro convinzioni.
Nell'opera massima pirandelliana il protagonista ipotizza l'esistenza di più maschere di se stesso, di più io appartenenti ad ogni persona che lo attornia e che lo vede, giocoforza, secondo le sue idee, i suoi principi, le sue convinzioni. Nel susseguirsi di eventi quotidiani si arriva alla conclusione che ognuno conosce il protagonista secondo quelle che sono le sue idee, arrivando a vedere in lui una persona diversa, una persona che non gli appartiene realmente ma che ai nostri occhi sembra reale. Quando chi lo circonda si accorge che la "maschera" costruita non corrisponde alla realtà, s'inorridisce e da la colpa al protagonista, reo di esser cambiato col tempo: queste persone non si rendono conto che il protagonista non è affatto cambiato, è la loro visione di lui che è crollata sotto i colpi dell'invadente realtà, e per questo motivo percepiscono un senso di tradimento che non li abbandonerà mai.
Traendo spunto da tutto ciò, aggiungo che a mio modo di vedere la maggior parte di noi ha una propria maschera, al giorno d'oggi, atta a compiacere chi ci circonda nel nemmeno troppo velato tentativo di distinguersi per meriti che probabilmente neanche ci appartengono.
Questo aspetto è forse il più triste da constatare perché, diciamolo chiaramente, finché non te ne accorgi vivi bene, probabilmente tu stesso uniformandoti a ciò che gli altri desiderano da te hai una vita apparentemente tranquilla e soddisfacente, ma se e quando dovessi mai accorgerti di avere addosso una maschera che non ti appartiene, che non ti rappresenta e dunque non ti realizza veramente, allora vedrai veramente il buio, il puro e semplice oblio.
Rendersi conto da un momento all'altro (come sempre più spesso accade col passare degli anni e delle esperienze) di essere circondati da persone che non sono realmente loro, e peggio ancora comprendere di esser noi stessi i primi a fingere, è quanto di più deprimente si possa vivere, una sensazione di disagio e di non appartenenza all'ambiente che ci circonda che ti farà sprofondare negli abissi più cupi ed angusti che mente umana sia in grado di generare.
Questo momento di massima difficoltà può però essere anche l'occasione della propria rinascita, dal momento che solo a questo punto avremo forse davvero il coraggio, la forza, la voglia, il desiderio di mostrarci per ciò che saremo e sentirci fieri a prescindere da giudizi, commenti, pensieri: semplicemente perché ci renderemo forse conto che ad esser noi stessi ci sentiremo bene, soddisfatti, realizzati. Alle volte si pensa di dover fare chissà cosa per sentirsi cosi sereni con noi stessi, e non ci rendiamo conto di quanto poco ci voglia... basterebbe aprire gli occhi, accettare l'idea di appartenere ad una società che il più delle volte non ci rispecchia, e perseguire quelli che sono i nostri veri ideali, le nostre vere convinzioni, i nostri veri sogni.Ed allora, trattandosi di commedia umana quella che tutti i giorni viviamo, sarebbe così insensato parlar di maschera teatrale? Una maschera sfruttata per quella vita considerata uno spettacolo nel quale è molto più importante apparire che essere, fingere che esser se stessi, vivere nella finzione ed evitare i problemi piuttosto che vivere nella realtà ed affrontarli?
È puro spettacolo, pura finzione, puro intrattenimento per gli spettatori della nostra vita, che applaudono soddisfatti alla messa in scena tanto attesa, tanto desiderata, tanto agognata.
Non riuscite a comprendere tutto questo?
Non posso certo farvene una colpa. Fate così: Indossate pure la maschera adatta, un nuovo spettacolo stà per cominciare.

IL DONO DEL TEMPO !!!

06 novembre 2009 ore 17:23 segnala
Spesso mi fermo a guardare le vetrine dei negozi e osservo la gente che entra ed esce; un leggero turbinio di persone in cerca di qualcosa di speciale, di qualcosa che gli arricchisca la vita, anche se momentaneamente. M'incuriosisce maggiormente vederli uscire con dei pacchi e pensare e immaginare a quali persone sono dirette, quali oggetti fantastici contengono. Spesso è semplice immaginare che uno di quei bei pacchetti sia destinato a una bimba o un bimbo, spesso invece è qualcosa di più discreto e destinato magari alla propria compagna. È bello ricevere regali, quando questi rappresentano un gesto spontaneo e disinteressato. Mi preoccupo invece quando quei doni rappresentano un tappa buchi, un mettere una pezza o distogliere l'attenzione su di un'assenza o di una mancanza. Padri assenteisti, madri troppo impegnate, compagni troppo presi da se stessi e dalla loro vita. Mi sono sempre chiesto quale sarebbe per me un regalo davvero gradito, cosa vorrei ricevere realmente. Forse per via del mio passato, forse per le esperienze che ho avuto, ma l'unica cosa che vorrei veramente è il Tempo. Vorrei che mi fosse dedicato del tempo, anche in maniera ridotta, ma in forma esclusiva. Vorrei che una volta tanto qualcuno avesse il coraggio di dire "oggi mollo tutto solo per passare del tempo con te" e invece è da anni che questa cosa non accade. Rifletto sulla mia condizione di compagno sempre presente e disponibile e mi chiedo se faccio bene. Se dovrei interessarmi di più alla mia vita, alle mie esigenze cercando di concentrarmi sui miei bisogni e su i miei tempi. Ci rifletto e mi rendo conto che non sono fatto così, che non ci riesco; vorrei ma non ce la faccio. Mi concedo e mi dò sempre con troppa facilità. Metto a disposizione me ed il mio tempo sempre con molto entusiasmo. Alla fine dei conti poi, quando mi trovo nella condizione di attesa, rimango sistematicamente deluso. È una condizione che dura da diversi anni e oramai mi convinco che sia meglio non farsi illusioni e pensare che comunque nella vita esistano delle priorità, e molto spesso le priorità non coincidono con il tuo nome.

QUALIFICA : leggere attentamente le indicazioni..

09 agosto 2009 ore 08:15 segnala

Veniamo  qualificati per quello che siamo o per quello che facciamo?
Più delle volte o la maggior parte delle volte sono i fatti quelli che contano, le azioni alla fine determinano i giudizi degli altri. Con difficoltà si danno le attenuanti e con molta facilità si cancellano le persone.
i comportamenti umani vengono studiati da persone dotte che cercano di entrare nel cervello, si scrivono libri consigli, ci sono manuali sul perché si fanno determinati movimenti anziché altri, una fiumana di parole, ma che alla fine non servono a niente, perché sono i fatti che contano e qualificano il nostro operato se siamo idonei oppure no, se siamo persone fidate, se siamo persone che hanno valori morali forti, se siamo insignificanti, interessanti, ecc...
Ognuno di noi sa cosa ha dentro e forse non lo sa nemmeno magari, perché è troppo complicato saperlo. Sta di fatto che le azioni la dicono lunga sulla psiche della persona, a volte c'è sofferenza, complessi di inferiorità, disagio e tutto questo malessere viene poi manifestato con dei comportamenti assolutamente equivoci e "vai a spiegare che tu non volevi comportarti così", perché sono sempre i fatti che ci qualificano e determinano i giudizi degli altri. Comunque, non si può giudicare nessuno perché in ognuno di noi regna l'imperfezione assoluta e la pazzia, e se crediamo di metterci su un piedistallo pensando di essere meglio degli altri abbiamo già giudicato noi stessi come esseri qualificati per non valere nulla.

IL cammin di nostra VITA.....!!!!!

18 luglio 2009 ore 18:44 segnala

Molte persone si svegliano la mattina, e incominciano a pensare ai problemi che dovranno affrontare durante la giornata. Molte altre pensano anche alle disgrazie che hanno vissuto, e vedono il loro futuro solo fatto di sofferenze. Forse queste persone dovrebbero capire che, continuando a fare ciò che hanno sempre fatto,
nella loro vita non cambierà mai nulla. Esistono le soluzioni, ma bisogna avere la forza di ascoltare i consigli,
questo è il primo ostacolo da superare, bisogna avere la forza di sognare un futuro migliore, questo è il secondo ostacolo, bisogna rimuovere le immagini negative che ci assillano, questo è il terzo ostacolo, bisogna avere la forza di rialzarsi, questo è il quarto ostacolo, bisogna ricordarsi che non siamo mai soli, questo è il quinto ostacolo, bisogna avere un desiderio così grande, da aiutarci a superare tutti gli ostacoli.
Quindi se immaginiamo la vita come una lunga sfida, ed il nostro sogno, come la scalata di una montagna,
ed immaginiamo i nostri problemi come uno zaino pieno di sassi, e la nostra meta, come se fosse in cima alla montagna, allora se vogliamo ottenere dei risultati, dobbiamo semplicemente agire!
Incominciando dal primo passo, comprando dei libri che ci aiutino a superare gli ostacoli della vita,
ascoltando le persone che incontriamo lungo il nostro cammino. Dobbiamo incominciare, ed ostacolo dopo ostacolo, soffermarci, ogni tanto, per svuotare i sassi inutili che qualcuno ci ha infilato nello zaino, perché non ci sono di certo d'aiuto, e quando siamo stanchi, voltarci e guardare l'orizzonte!
Dobbiamo sempre alimentare il nostro desiderio, di arrivare sulla cima, e raggiungere la nostra meta,
ed ogni tanto correggere la rotta, che molto spesso ci porta altrove, e spesso fuori strada.
E quando ci sentiamo soli, alzare semplicemente gli occhi al cielo! Presto finiranno le tempeste, presto arriverà il sole, presto arriverà il sorriso, e non meravigliatevi se guardandovi intorno, vedrete sempre più persone che si uniranno a voi in questo splendido cammino che è la vita!

S.O.S....Sms.

17 luglio 2009 ore 11:09 segnala

Una volta era un'impresa, scrivere,si preferiva dedicare una canzone e dentro le note lasciarsi vivere.
Al giorno d'oggi non si va più pianino il sesso va di moda più del cuore i ragazzi han tutti il cellulare e il motorino
e un sms diventa un'optional d'amore. A scuola, in strada, sull'autobus o al mercato con le dita più veloci di una mente tutto appare sul display, scritto o figurato a consumar euro di parole.Ma se è un ragazzo del sessantotto
a maneggiare quello stesso coso di colpo quel "ti voglio bene" che appare sul display diventa si, verde... ma pericoloso! Così, si corre al passo con i tempi duri ci si innamora senza età, senza finzione ma attenti a scriver " ti voglio bene" se non si è sicuri anche se la chiamiamo comunicazione! :cens

IO e le mie PAROLE !!!

06 luglio 2009 ore 19:38 segnala
Certe parole andrebbero dette. Sempre e comunque. Tenerle dentro di noi non servono a nulla. Sono solo un peso. Piccoli sassolini che portiamo in tasca e che pesano come macigni. Se le usiamo, invece, ci lasceranno solo un bel ricordo. Niente pesi, niente rimpianti. Le parole devono volare nell’aria, devono essere regalate alle persone che amiamo, devono essere lasciate libere di fluttuare nell’aria per essere raccolte da altri. Non dire ciò che si pensa è una forma di egoismo che lascia ferite e cicatrici. Le parole sono come figli, si vorrebbe proteggerle, tenerle vicino a noi per paura di vederle sconfitte dalla vita, dagli avvenimenti, ma è un errore. Chiuse dentro al nostro cuore finiscono con il marcire. Sono da buttare. Ma certe frasi, certe parole, non devono sfiorire, perché sono colme di sentimenti troppo nobili per farli morire così.Io son fatto per essere schietto.parlo poco osservo molto nn faccio uso improprio delle parole per nn generare nuovi rumori....:cens

MESSAGGIO PER GLI INTERNAUTI DI CHATTA !!!

05 luglio 2009 ore 19:36 segnala
Il rapporto umano è difficile: siamo diversi per idee, aspirazioni, idealità, presunzioni. L'umiltà potrebbe dare una mano, alla comprensione! Si può dire che umiltà ed onestà viaggiano a braccetto, perché molta gente è più
disposta a credere il falso che ad ammettere i propri errori.:cens

......nn voglio il PARADISO.....!!!!

14 giugno 2009 ore 20:42 segnala
No, non voglio il paradiso. Non sono disposto a spendere un solo centesimo per averlo.
Non voglio andare neppure all'inferno, si intende. Voglio vivere la mia vita, voglio imparare e imparare. Conoscere e crescere, capire e costruire.
Non voglio fare niente per guadagnarmi un posto in paradiso, né in piedi né su di un comodo trono.
Gratis, il paradiso deve essere gratis. Non può essere altrimenti.
Il paradiso è come l'amore, se devi pagarlo in natura o in moneta è prostituzione. L'Amore è gratis, non richiede compensi né prestazioni di nessun genere.
Niente paradiso se deve essere comprato e troppe volte a carissimo prezzo in sofferenza, sacrificio e dolore.
Voglio che il mio Creatore mi mandi dove c'è Amore, solo Amore. E se mi ama davvero mi manderà senza che io neppure lo chieda, senza che faccia nulla per guadagnarmelo. Forse che un figlio deve guadagnarsi l'amore della propria madre!?
Allora ci hanno preso in giro, da millenni ci prendono in giro per tenerci al guinzaglio come cani ammaestrati.
Così troppi hanno ucciso, umiliato, disprezzato, punito, torturato in nome e per un angolo di paradiso.
Gli islamici uccidono ferocemente per guadagnarsi quel giardino dove scorre latte e miele e una marea di vergini a disposizione.
Alla dolcissima e martire Eluana una marea di gente lotta per imporre la vita, ma per chi lo fa: per lei o per loro? Per chi è il paradiso: per se stessi o per quella poveretta? Che vergogna, che umiliazione deve subire la vita.
Se loro vogliono andare in paradiso che ci vadano pure, lascio loro il mio posto.
Io cerco un posto, uno stato dove regni sovrano l'amore e quell'amore che lasciata la persona amata libera di apprendere dai propri errori, libera di essere se stessa, la sola concessione che mi offro è quella di difendermi se mai ella vorrà colpirmi.

Attenzione ad eseguire un "UPLOAD"...!!!!

06 giugno 2009 ore 07:02 segnala

- Papi, ma io come sono nato?
E il papà gli risponde:
- E va bene, tanto prima o poi ne avremmo dovuto parlare, di questa cosa. Allora, fai attenzione: il papà ha conosciuto la mamma in una chat. Più tardi la mamma e il papà si sono incontrati in un cyber cafè, e nel bagno la mamma voleva fare un paio di download dal joystick del papà. Quando poi il papà era pronto per l'upload, ci siamo accorti improvvisamente che non avevamo installato nessun firewall, purtroppo era già tardi per premere cancel o escape e la finestra "vuoi veramente eseguire l'upload" l'avevamo già disattivata all'inizio sotto opzioni e proprietà. L'antivirus di mamma da tempo non faceva più l'update, e non ha riconosciuto il blaster worm del papà. Così abbiamo premuto il tasto enter e alla mamma si è aperta una finestra con la comunicazione "tempo previsto per il download: 9 mesi"!
Il linguaggio delle parole oggi è molto importante,sempre, che ci sia un'orecchio attento ad ascoltare.In tutto questo i bambini, si rendomo protagonisti, formulando domande nell'esigere risposte concrete ricche e variegate.Attenti a nn lenire la fantasia degli stessi fornendo loro risposte succinte vuote scarne di insegnamento.Il linguaggio telematico è di fatto entrato nel ns lessico grammaticale...e se la mia breve parodia è ricca di fantasia nn Sforzatevi nell'uso di un linguaggio ricercato, evoluto rischieremo tutti di essere bannati....

PILLOLE DI VELATA IRONIA !!!!!

05 giugno 2009 ore 09:03 segnala

Lo sai che cosa è un matrimonio? E' una addizione di due esseri, una sottrazione di divertimento, una moltiplicazione di guai e un eventuale divisione