04- All' Hotel Supramonte

28 maggio 2020 ore 21:34 segnala


Hotel Supramonte - 20 aprile 2010 h.21.39
"Finalmente comincio a capire e distinguere quali sono le cose importanti nella vita e come posso gestire questa situazione.
Qui ho tanti amici, ma anche fuori...

Dovrò stare qui almeno una settimana, ma la prendo come una vacanza, dalla quale non avrò alcun danno."


Ogni volta che prendo in mano questa cartellina torno con la memoria a quell' albergo scalcinato nel quale ero arrivato il giorno prima.
Quando scrissi queste parole avevo dormito a lungo, mangiato e avevo appena finito di fare le mie rimostranze alla direzione per l' accoglienza che lasciava alquanto a desiderare.
A cominciare dalla reception.

L' uomo davanti a me fumava seduto, nella stanza campeggiava un cartello enorme "VIETATO FUMARE".
Era la prima stanza non blu che vedevo dal mio arrivo.
Era tutto così paradossalmente surreale che a stento trattenni una risata mentre mi accomodavo.
Di fronte a me c' era lo stesso uomo che un attimo prima, nel corridoio blu oltremare, non aveva fatto assolutamente nulla per salutarmi o sorridermi.
Lo stesso uomo che, il giorno prima, solo con un cenno del capo aveva deciso che meritavo anch' io una suite all' Hotel Supramonte.

Volevo solo un bicchiere d' acqua.

Mi ascoltava.
Ma io non potevo fare a meno di osservarlo fumare e usare la stessa espressione che si usa con i bambini quando vuoi fargli credere che li stai ascoltando con vivo interesse…

"Perchè lei si trova qui?"
"Perchè lo ha deciso lei"


Lo odiavo con tutto me stesso, ma avevo avuto tutto il tempo di prepararmi con calma... masticando in silenzio durante la cena fuori orario nella sala da pranzo tutta per me.
E in fondo il mio cameriere personale era simpatico.
Nessuno mi aveva spiegato niente e non conoscevo la lingua del luogo, ma il tempo scorre diversamente all' Hotel Supramonte e in breve un modo per capirsi lo si trova.
E poi lo avevo visto... avevo visto il ponte sul fiume e delle persone grandi come formiche camminarci sopra.
C'era una strada per lasciare l' Hotel Supramonte.

Forse pensavo tutto questo quando scattò in me la scintilla che mi fece per un attimo abbandonare il sorriso accondiscendente e fissare negli occhi l' uomo di fronte a me.

"Perchè penso che lei sia un arrogante? Perchè mi sta fumando in faccia in una stanza dove è vietato fumare, perchè ha fatto finta di non vedermi mentre aspettavo fuori da questa porta e lei entrava davanti a me e perchè ci ha messo meno di 30 secondi a decidere che avevo intenzione di fermarmi nel vostro albergo. Ah, io mi chiamo Marco... proprio come lei"

Alle mie spalle sentii una ragazza che tratteneva a stento lo scoppio di una risatina e una penna scattare più volte, quasi a ricomporsi, quando l' uomo spostò lo sguardo dai miei occhi a un punto imprecisato dietro di me.

Ma io non spostai il mio... e quando i suoi occhi tornarono nei miei vidi la sua espressione cambiare, la mano armeggiava con una sigaretta troppo lunga per essere finita... cercò di offrirmene una... rifiutai... goffamente spense male la sua... colpetto di tosse.
Alla fine abbassò lo sguardo.
Tornai a sorridere, lo dovevo a me stesso.

Le parole non furono esattamente queste e forse il posto non si chiamava nemmeno Hotel Supramonte... forse non era nemmeno un albergo e quello non era il direttore, ma un semplice uomo.
Proprio come me. Ma non se lo ricordava.
Alla fine del nostro colloquio, mentre fumavo dove potevo farlo e conoscevo qualcuno degli ospiti... cominciai a scrivere.
E anche se a volte ricordare fa male, l' Hotel Supramonte sarà per sempre un ricordo agrodolce per me.
E ci sono notti in cui torno a dormirci.

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« immagine » Hotel Supramonte - 20 aprile 2010 h.21.39 "Finalmente comincio a capire e distinguere quali sono le cose importanti nella vita e come posso gestire questa situazione. Qui ho tanti amici, ma anche fuori... Dovrò stare qui almeno una settimana, ma la prendo come una vacanza, dalla q...
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28/05/2020 21:34:53
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03- Canzone senza data

03 marzo 2019 ore 14:20 segnala


Pareti di metallo,
un corridoio nella mente
un ballo rischiara il buio
Mani strette intorno al vuoto
un sorriso, forse follia
La nebbia nasconde la strada
ma confonde le differenze
Un giorno d' inverno
solo una notte più chiara
Camminerò ancora per queste strade
ripercorrendo gli stessi errori
Aprirò le braccia per volare di nuovo e forse un giorno ci riuscirò
Stringi la mia mano, non aver paura.
Gabbie di cristallo
pensieri rinchiusi
oro e corallo sogni delusi
Mi ami per quello che sono o per quello che non sarò mai ?


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« immagine » Pareti di metallo, un corridoio nella mente un ballo rischiara il buio Mani strette intorno al vuoto un sorriso, forse follia La nebbia nasconde la strada ma confonde le differenze Un giorno d' inverno solo una notte più chiara Camminerò ancora per queste strade ripercorrendo gli ste...
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03/03/2019 14:20:53
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02- Luglio.2018. Amore, ultime scorie

03 marzo 2019 ore 14:14 segnala


Svegliarsi ogni mattina e rivolgere a te il primo pensiero della giornata è diventata quasi una consuetudine.
Un po' come accorgersi come secondo pensiero di essermi di nuovo addormentato nudo sperando di avere meno caldo per fare la doccia o buttato su quella specie di sdraio-poltrona scomodissima che baratterei volentieri per una poltrona vera.
Ormai sono tre mesi da quando , nonostante tutto, ci sentivamo ogni giorno.
Mi è rimasta una pala da neve e una data o un modo da scegliere per fartela avere.
So che tu vorresti tenessi io tutto, perchè tu fai così.
Sei ancora lì in attesa che io ti venga a cercare anche stavolta.
E invece stavolta non lo farò più... ti vedrò sempre più piccola in lontananza sparire trai tuoi pensieri.
Forse proprio laggiù dove il fiume fa una curva e sparisce nella foresta ti volterai un attimo e volgerai lo sguardo quassù dove mi hai lasciato continuare a salire da solo.
A quel punto io sorriderò e ti farò un cenno con la mano, un saluto a dirti che va bene così e che in fondo ti ho sempre perdonata per essere rimasta ferma.
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« immagine » Svegliarsi ogni mattina e rivolgere a te il primo pensiero della giornata è diventata quasi una consuetudine. Un po' come accorgersi come secondo pensiero di essermi di nuovo addormentato nudo sperando di avere meno caldo per fare la doccia o buttato su quella specie di sdraio-poltr...
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01- Domande per quando è tardi - Anima(l)

03 marzo 2019 ore 14:05 segnala



Ho trovato delle parole scritte su un foglio di carta, ma non erano parole.
Erano graffi.
Come quelli che i gatti lasciano sui mobili stiracchiandosi compiaciuti.
Puoi spiegarglielo in mille modi che non devono farlo, ma i gatti continueranno a graffiare dove capita se il tiragraffi che hai comprato, magari spendendo un capitale, non è di loro gradimento.
E così sono io.
Come un gatto che graffia la carta e l' anima dove capita e quando capita.
Quando nessuno vede. Di notte molto spesso.
Mentre gli umani dormono o vanno in qualche posto e gli ubriachi schiamazzano in strada.

“Amore mio, quando leggerai queste parole io sarò altrove... “

Sorridendo amaro mi chiedo se ci siano mai stati momenti in cui io non fossi stato altrove. Presente e altrove, faticando il doppio.
Mi chiedo anche come si sorrida amaro e che sapore abbiano i sorrisi degli umani.
Certo, umano lo sono anch' io, almeno così dicono.
Ma quando mi sorridono e i loro occhi dicono che vorrebbero essere a un milione di chilometri da me e le loro labbra pronunciano parole vuote, che sapore hanno i loro sorrisi?
Il sapore metallico dei loro sorrisi mi riempie la bocca mentre mi chiedo:

“ Come posso farti capire che non so cosa dirti ma ti sorriderò lo stesso, ti parlerò e ti saluterò come mi hanno insegnato a fare?”.

Quando vivevo in mezzo ai cani non dovevo sorridere a comando, perchè no, i cani non sorridono e nemmeno i gatti.
Si lo so, quando i gatti socchiudono gli occhi... sciocchezze.
I gatti non sorridono. Sono le persone che vogliono a tutti i costi umanizzare qualsiasi cosa perchè non la comprendono.
Così come io per tanto tempo non ho compreso cosa fosse l' amore.
In effetti che cos'è l' amore?
E cosa voleva dire il vicino di casa dicendo che per vivere a lungo bisogna trovarsi una donna?
E perchè rimango deluso ogni volta che non trovo una pallina di cotone nell' ombelico?
Quando è notte mi domando tutto questo e molto altro.
E a volte, come stanotte, sento i graffi nella carne e nell' anima.
Graffi nella notte.
Ho cominciato presto a sentirli.
Quando ero bambino mi tagliavo delicatamente, di nascosto. Usavo la lametta del temperino e mi lasciavo dei tagli che sembravano graffi sui polpastrelli e nell' anima. Stando ben attento che nessuno potesse vederli.
Di giorno li nascondevo dietro un bellissimo sorriso blu.
Blu, come il colore della mia anima secondo un' amica.
Che poi dove sarà l' anima?
Dicono che gli occhi siano lo specchio dell' anima e quando ero bambino mi chiamavano occhi di cristallo.
Stando alla logica dovrei avere un' anima di cristallo.
E invece ho l' anima di un gatto che miagola nella notte o si aggira furtivo a riprendersi il mondo che di giorno è degli umani.

“Amore mio, quando leggerai queste parole io sarò altrove... “

E poi?
E poi non c' è scritto più niente, nessun' altra parola, soltanto i graffi che un gatto mi ha lasciato.
Se non riconoscessi la scrittura potrei mentire e dire che quel gatto non sono io.
Ma è notte e non c' è nessuno a cui dover sorridere.

Che senso avrebbe ?

Che senso ha?

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« immagine » Ho trovato delle parole scritte su un foglio di carta, ma non erano parole. Erano graffi. Come quelli che i gatti lasciano sui mobili stiracchiandosi compiaciuti. Puoi spiegarglielo in mille modi che non devono farlo, ma i gatti continueranno a graffiare dove capita se il tiragra...
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03/03/2019 14:05:00
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