Ve lo do io il pranzo, il cenone e lo shopping natalizio

08 dicembre 2020 ore 12:40 segnala


Per una volta Federico Fubini, il vice-direttore ad personam del Corriere della Sera che è contemporaneamente un esperto di finanza e un europeista convinto, ha ragione. L’Unione Europea, nonostante le fanfare europeiste, nonostante i proclami superottimistici del ministro dell’economia Roberto Gualtieri, è ancora una volta bloccata. E purtroppo non è assolutamente detto che il Recovery Fund Europeo da 750 miliardi di euro, altrimenti chiamato Next Generation EU, alla fine sarà realmente realizzato. Gli incidenti di percorso possono essere molti, alcuni già visibili, altri imprevedibili. Il futuro dell’Italia è appeso al filo del Recovery Fund, RF, e ai 209 miliardi che il nostro Paese potrebbe cominciare (forse) a spendere nella seconda metà del prossimo anno per rilanciare un’economia moribonda e una società spossata dalla crisi causata dal Covid-19. Tuttavia, Fubini spiega che potrebbero capitare delle brutte sorprese. Il governo Conte aspetta gli “aiuti” dell’Unione Europea come una manna dal cielo ma non è certo che la manna cadrà davvero. È per questo validissimo motivo che il governo dovrebbe cominciare a svegliarsi per trovare e creare anche autonomamente i soldi indispensabili per combattere la crisi.

Attualmente l’opposizione al Recovery Fund da 750 miliardi viene, come noto, da Polonia e Ungheria, i Paesi amici del sovranista Matteo Salvini, capo supremo della Lega: i due Paesi dell’est Europa bloccano un processo di finanziamento della UE che, forse per la prima volta da quando è nato l’euro, è favorevole al nostro interesse nazionale. Viktor Orban e il governo polacco contestano l’intesa raggiunta tra Consiglio e Parlamento Ue sul nuovo meccanismo del RF che legherà l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto, che invece i due stati dell’est non vogliono osservare. Ma i veri problemi non vengono dai due Paesi ultranazionalisti. Avverte Fubini:"I gruppi tedeschi (come Audi, Opel, Daimler, Bmw, Bosch e Siemens) possono ottenere da Orbán ciò che vogliono, perché l’economia ungherese sono loro”. I governi ungheresi e polacchi sono dipendenti dall’economia tedesca e non potranno opporsi a lungo. Fanno però parte di un gioco più grande di loro

Per Fubini invece gli ostacoli più duri verranno dai Paesi del nord Europa: “I rischi per il Next Generation Eu risiedono più altrove: nelle ratifiche dell’accordo che dovranno passare anche dai Parlamenti di Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia, i cosiddetti «frugali» che dall’inizio si sono opposti al progetto. In Olanda il 17 marzo prossimo ci sono le elezioni politiche, dunque la ratifica slitta (almeno) ad aprile. Danimarca e Svezia sono rette da governi di minoranza che non controllano parlamenti molto sospettosi verso il Recovery Fund. In Finlandia non è molto diverso”.

Nonostante le intese faticosamente siglate qualche mese fa tra i 27 Paesi europei, Fubini avverte che i Parlamenti e i governi di Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia possono ancora respingere gli accordi raggiunti – per i quali l’Italia potrebbe godere di un “aiuto” di 209 miliardi –. Alla fine è possibile che (purtroppo) il complesso processo di approvazione del RF si interrompa e che l’Italia rimanga completamente in panne rovinata dalla più grave crisi sanitaria ed economica della sua storia e da una Unione Europea bloccata dai Paesi dell’Est e dominata dai Paesi del Nord Europa.

Ancora una volta occorre ribadire un’ovvietà. Sarebbe scellerato affidare completamente gli interessi nazionali a istituzioni intergovernative che, come quelle europee, sono formate da Paesi con interessi divergenti e sono dominate dai Paesi più ricchi e potenti, i quali, ovviamente, nel nome dell’Europa unita (??) fanno i loro interessi e non quelli dell’Italia. Ancora una volta bisogna ribattere che è necessario che i governi italiani, a partire dall’attuale governo Conte, trovino soprattutto all’interno del loro Paese la forza e le risorse per uscire dalla crisi.

Siamo avviati su una strada pericolosissima che potrebbe – se non ci saranno svolte – portarci nel baratro finanziario. Mancano le molte decine di miliardi di euro indispensabili per rilanciare l’economia e siamo costretti a chiedere montagne di soldi ai mercati finanziari: il debito pubblico crescerà quest’anno fino al 160% circa del PIL e poi salirà ancora nei prossimi anni. Il debito di stato sta superando i 2.600 miliardi. In questa situazione il governo non può puntare tutto solamente sul Recovery Fund né tanto meno sul famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità - il cosiddetto Fondo Salva (???) Stati, che ha già rovinato la Grecia -.

La BCE sta comprando il nostro deficit pubblico, ma non possiamo sperare che ci appoggerà per sempre. Già oggi la BCE comincia velatamente a dettare condizioni per l’acquisto del debito italiano. Secondo voci ufficiose raccolte dalla Reuters, la BCE di Christine Lagarde ha cominciato a invitare l’Italia a chiedere soldi al MES, al Fondo Ammazza Stati. Un fondo a guida tedesca il cui preambolo (Punto 5B e art. 3 comma 1), come ha illustrato Giampaolo Galli, alla Camera dei Deputati,, recita “il MES attua le proprie analisi e valutazione dal punto di vista di chi eroga prestiti”. Ovviamente, questo è solo il punto di vista di chi ha il coltello dalla parte del manico, non di chi ha bisogno di finanziare la sanità e l’economia.

Ci sono molti nel nord Europa che aspettano la crisi dell’Italia per commissariare lo stato italiano e liquidare le ricchezze del nostro Paese a loro favore. Occorre sempre ricordare che, nonostante gli ideali e gli afflati europeistici, il capitalismo non è un pranzo di gala ma è fondato sulla competizione e sulla subordinazione dei più forti ai più deboli.

Il governo italiano, invece di puntare solo sul Recovery Fund, dovrebbe sperimentare un’altra strada assai più efficace: può infatti emettere titoli-moneta complementari all’euro nel pieno rispetto delle regole dell’eurozona. Peccato che questa proposta sia messa all’angolo dal governo attuale, e che invece paradossalmente siano avanzati progetti analoghi dalla parte sovranista e di destra dello schieramento politico - come l’ala sovranista dei 5 Stelle vicini alla Lega e ovviamente la Lega di Claudio Borghi -. C’è una parte dello schieramento politico che vorrebbe introdurre una moneta nazionale alternativa all’euro (come per esempio la cosiddetta “moneta fiscale”) non solo per uscire dalla UE ma soprattutto per abbattere la democrazia parlamentare e instaurare un presidenzialismo alla Donald Trump.

Tuttavia, a parte le strumentalizzazioni politiche sovraniste, è interesse della nazione e dei politici e dei governi progressisti introdurre dei titoli fiscali che funzionino come moneta complementare (e non alternativa) all’euro per superare l’attuale drammatica crisi senza attendere gli “aiuti” europei. Il sovranismo è contro la democrazia: ma è comunque indispensabile recuperare la sovranità democratica nazionale senza aspettare Berlino, Parigi o Amsterdam.

Se il RF verrà bloccato, l’Italia sarà nuda di fronte alla più grave economica della sua storia. La povertà dilaga con milioni di nuovi poveri, migliaia di piccole e medie aziende chiudono perché non trovano finanziamenti e credito sufficienti, la disoccupazione salirà alle stelle quando ad aprile scadrà il blocco dei licenziamenti. Si rischia l’esplosione sociale.

Il debito continua a crescere e quando il Covid smetterà di colpire, forse nella seconda metà del 2021, i mercati e gli stati forti della UE ci presenteranno il conto. Potremo resistere fino a quando la BCE coprirà i debiti degli stati dell’eurozona comprando gran parte dei titoli pubblici e abbassando i tassi di interesse. Ma poi il debito pubblico nazionale diventerà ingestibile. Saremo in balia dei mercati e dei Paesi più forti della UE, e saremo completamente dipendenti dalla BCE a guida francese. Il governo deve allora prevedere fin da ora soluzioni efficaci e di emergenza per reperire autonomamente le risorse monetarie necessarie per sfuggire dalla crisi, tamponare la disoccupazione dilagante e rilanciare la domanda e gli investimenti, a partire dagli investimenti pubblici.


Enrico Grazzini
( estratto di un articolo pubblicato su Micro Mega)
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08/12/2020 12:40:59
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Commenti

  1. chissadoveequando 08 dicembre 2020 ore 14:38
    Molto interessante, grazie!
  2. s.hakespeare 08 dicembre 2020 ore 14:57
    Giro il ringraziamemto all'autore dell'articolo, mentre io ringrazio te per essere passata di qui.
  3. EtruscanLady 09 dicembre 2020 ore 08:29
    Sempre pungente ma in questo caso anche giusto nelle tue deduzioni. Bentornato mio caro.
  4. s.hakespeare 09 dicembre 2020 ore 09:18
    Ben trovata, donna etrusca, immancabile presenza è ormai pilastro di questo sito. Quanto al contenuto del post, che non è mio ma del quale ho apprezzato la chiarezza e l’incisività (specialmente quando parla dei paesi ricchi - io da tempo ne ho avvertito la spregiudicatezza), sono seriamente preoccupato per l’Italia.
  5. EtruscanLady 09 dicembre 2020 ore 16:03
    La tua preoccupazione è pienamente condivisa, almeno da me. Ormai credo sia chiara a tutti la situazione dell'Italia rispetto ad altri Paesi.

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