Violenza

19 agosto 2017 ore 21:18 segnala
Odio, violenza, terrorismo, stragi, femminicidi, infanticidi, morti ammazzati di ogni età, cultura, razza e religione. Siamo stanchi, siamo tutti stanchi, la sensazione è di stare su una giostra impazzita da cui nessuno ci permette di scendere. Piccole e grandi violenze si consumano sotto i nostri occhi sbarrati, nelle nostre case, nei nostri condomini o in luoghi lontani e il rischio è di rimanerne assuefatti. Un veleno che, giorno dopo giorno, ci intossica il sangue, ci toglie l’ossigeno, risveglia l’ombra che si annida nel nostro animo e ci fa essere tutti un po’ più morti e un po’ meno vivi.

L’unica valvola di sfogo che sembra rimanerci è quella degli stati sui social, più o meno esagerati, più o meno drammatici, più o meno addolorati, più o meno violenti. Perché in fondo è su quel più o meno che ci muoviamo, in bilico su un burrone, le gambe ormai malferme, disposti a tutto pur di non precipitare.

Forse questo mondo post-moderno è davvero impazzito o forse è solo che la tecnologia e i mezzi di informazione ora viaggiano a livello mondiale, in tempo reale, con il risultato sì di tenerci informati, ma in quello che ormai è un vero e proprio bombardamento mediatico, una bolgia infernale dantesca dalla quale vorremmo solo uscire. Possibile che con tutta la tecnologia non ci sia un tasto play, da pigiare all’occorrenza, per far cessare tutto questo? Nemmeno un tasto pausa, giusto per darci il tempo di respirare? No, non c’è.

Io scrivo libri, una soluzione non ce l’ho, altrimenti farei altro. Mi verrebbe da dire che una soluzione nemmeno c’è, ma una parte di me si rifiuta e forse si rifiuterà sempre anche solo di pensarlo. Però è tutto troppo grande, come si fa a cambiare qualcosa? Da dove si comincia? Come si fa ad arrestare manualmente questa giostra fuori controllo? Non lo so. Ma di una cosa sono certa: su una cosa abbiamo potere, su una sola, forse non basta, ma su di essa possiamo agire e allora dobbiamo cominciare a farlo, se non altro per provare. Noi stessi.

Etichettare come folli quelli che compiono stragi, che ammazzano la ex o i propri figli ci fa continuare a vivere. Da una parte ci inquieta: un folle è una scheggia impazzita, come lo controlli? Dall’altra però ci fa sentire un po’ più normali nella nostra casa normale nella nostra città normale nella nostra vita normale.

È questo il primo errore. Il seme della follia è insito nell’essere umano, in ognuno di noi. Forse non prenderemo mai in mano un fucile per sparare in una scuola o in un centro commerciale, almeno lo spero, ma la violenza, come tutte le cose, ha una scala, si sviluppa su un continuum e il problema non sono gli estremi, ma quello che c’è tra gli estremi. Perché gli estremi sono evidenti, ma tutto il resto no, è sfumato, mascherato dietro maschere di normalità. E, che ci piaccia in noi, la violenza, la malvagità, la crudeltà sono parte dell’essere umano, sono parte di ognuno di noi, una parte pronta a venire a galla quando si presenti la situazione che può fungere da innesco. Può essere un trauma più o meno grande, può essere anche qualcosa di molto banale, ma molto spesso la causa ultima risiede nelle ferite narcisistiche e nelle conseguenze della separazione. Qui la psicologia ci viene in aiuto e, se non può fare nulla per fermare la giostra, può fare qualcosa per noi, nel nostro piccolo. Perché l’odio, la cattiveria, la malvagità sono contagiose e creano onde, come quelle che si allargano dal sasso buttato nell’acqua. L’odio ha una sua precisa frequenza, tutto È una frequenza misurabile e, come ci insegna la fisica, quando una frequenza ne incontra un’altra interferisce con quest’ultima: in maniera costruttiva, distruttiva o annullandola. In fondo è semplice fisica.

Allora qualcosa possiamo fare, ognuno nel nostro piccolo. Cambiare la nostra personale frequenza. Rintracciare le nostre proprie ferite narcisistiche. Lavorare sulle conseguenze che un attaccamento non sicuro (cfr. Bowlby, Ainsworth, ecc.) ha avuto sullo sviluppo della nostra personalità e su quello che, in fase di sviluppo infantile, ha influenzato il corretto passaggio attraverso la posizione schizoparanoide prima e depressiva poi (cfr. Klein). Perché, molto più spesso di quanto pensiamo, lì sono stati piantati i semi della nostra personalità, lì sono gli schemi che in età adulta ci impediscono di crescere e di saper accettare e gestire la separazione dall’altro, che si tratti del/della compagno/a, di un’amicizia o di altro tipo di rapporto. Non sappiamo gestire il distacco, viviamo la perdita ancora come se avessimo pochi mesi e stessimo sviluppando e introiettando il seno buono e il seno cattivo (cfr Klein).

Se da qualche parte bisogna partire, credo sia da qui perché è solo su noi stessi che possiamo agire. Non serve a nulla inorridire per le stragi e le violenze che vediamo scorrere in tv se poi basta un distacco, una separazione, un no a quelle che sono le nostre aspettative su qualcuno perché diventiamo boia e carnefici dell’altro, reo solo di non aver rispettato le nostre esigenze, il nostro bisogno di unità e non distacco dal seno materno. Quanti di noi in questo momento sono in questa fase? Tutti. Ognuno ha il suo proprio personale nemico a cui far pagare qualcosa e, pur di rendere l’angoscia da separazione accettabile, è disposto a tutto per giustificare la punizione inflitta. Perché si ha sempre bisogno di giustificarsi con se stessi, pena la distruzione del nostro fragile equilibrio.

Vogliamo davvero fare qualcosa per cambiare il mondo? Cominciamo da noi stessi. Cominciamo a scovare il nemico che è dentro di noi. Cominciamo a riconoscerlo e ad accettarlo. Cominciamo a smetterla di negare che sia così, sfidiamo noi stessi e rinunciamo a fornirci alibi. Affrontiamo la nostra ombra perché negarla serve solo a renderla più forte. Impegnamoci in questo. Forse solo così possiamo coltivare la speranza di cambiare qualcosa e, se alla fine non sarà servito a contrastare le guerre, le stragi e a rendere questo mondo migliore, almeno sarà servito a rendere migliore ognuno di noi, al di là di ogni illusione e di ogni finto buonismo.

Elisabetta Barbara De Sanctis















Non c'è altro da aggiungere a quanto ha scritto la scrittrice ,

soltanto una preghiera per ogni VIOLENZA subita nel Mondo .
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Odio, violenza, terrorismo, stragi, femminicidi, infanticidi, morti ammazzati di ogni età, cultura, razza e religione. Siamo stanchi, siamo tutti stanchi, la sensazione è di stare su una giostra impazzita da cui nessuno ci permette di scendere. Piccole e grandi violenze si consumano sotto i nostri...
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19/08/2017 21:18:43
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Commenti

  1. Cocisxx 19 agosto 2017 ore 22:17
    :rosa
  2. xspirito.liberox 19 agosto 2017 ore 22:24
    una cosa la possiamo fare educare i nostri figli ....
  3. tecerco 20 agosto 2017 ore 00:11
    Ha messo dentro alcuni eventi di inaudita gravità, l'autrice, e suggerisce a noi anzitutto la crescita interiore. A me è venuto un po' da sorridere, Giulia, poichè quando la gente muore perchè barbaramente uccisa, a me non viene in mente di crescere ulteriormente, io, ed invece rifletto su come fare a fermare la barbarie dilagante. A questo punto di idee me ne vengono tante e tante ed è lì che mi impegno a dare il mio contributo fattivo. Ed anche risolutore...perchè no!
    Buona serata, Giulia.. :rosa
  4. tex.965 20 agosto 2017 ore 05:54
    :rosa
  5. s.hela 20 agosto 2017 ore 08:17
    @Cocisxx
    Grazie ,basta una rosa per non dimenticare mai!
    :bacio
  6. s.hela 20 agosto 2017 ore 08:25
    @xspirito.liberox
    Grazie del tuo giusto pensiero . Leggendo le parole della scrittrice , ho avuto una sorta di tristezza nel profondo , sono pensieri crudi e rivolti ad ognuno di noi. In effetti se letto bene lei ci parla della follia dilagante che purtroppo ogni giorno e' sulle pagine di cronaca , a parte i pazzi che fanno attentati ,li' ci sarebbe da aprire un dialogo infinito e nemmeno e' il caso , parlare di loro , perche' gia' ne stanno parlando anche troppo ... a mio avviso.
    La nostra potenzialità' mentale fa paura , perche' ognuno potrebbe essere un potenziale assassino , quanti casi si leggono o sentono di persone per bene e poi ... uccidono le mogli , le fidanzate , i bambini , i genitori......cose da accapponare la pelle ...ed e' su questo nostro mondo interno che come ne scrivi bene tu bisogna EDUCARE i figli . La radice quando è sana non muore mai, può solo crescere per il bene.

    Scusa la lunghezza della mia risposta , ancora grazie per il tuo pensiero .
    Buona Domenica :rosa
  7. s.hela 20 agosto 2017 ore 08:27
    @tex965
    Grazie del pensiero . :rosa
    Un fiore seppur virtuale , unito alla preghiera fa sentire più' vicini tutti.
  8. s.hela 20 agosto 2017 ore 08:43
    @tecerco

    Ciao caro T.C. , ho letto con attenzione il tuo pensiero , per alcuni versi concordo con te , per la gravita' ( quella che parla del genere umano malato) con cui soprattutto conclude questo a mio avviso uno scritto splendido.
    Lei ci mette in evidenza la parte peggiore dell'umanità' , quella che ognuno di noi , non vorrebbe ma a volte non vuole vedere . Ci parla di fatti che accadono ogni giorno non solo quelli tristemente tragici degli attentati ....che li' noi non potremmo mai essere in grado di capire il perche' dietro a questo ci sia un Odio pazzesco . Penso che il crescere dentro noi stessi , come esseri umani , sia riferito al modo in cui (come ho scritto sopra a spirito.libero) ognuno di noi può dentro se fare qualcosa , ma sempre in generale ovvio. Io , tu , noi che siamo qui' a parlarci in sintonia e rispetto , abbiamo radici solide , e mai e poi mai avremmo pensato che tantissime persone anche intorno a noi , impazzissero al punto di dover uccidere , moglie, figli, genitori , amici ... Penso poi magari mi sbaglierò' , lei abbia evidenziato la potenzialità' del cervello di ognuno , quanto sia immensa , ma anche quanto sia pericolosa , si perche' e' vero (dai libri di psicologia) che ognuno di noi e' un potenziale incredibilmente alto nella costruzione del male ... purtroppo. Il bene e' il pensiero dominante che e' insito nella nostra Anima , ed e' proprio quello che se alimentato fin dall'infanzia , servirà' a costruire un mondo migliore,soprattutto per gli attuali bambini.
    Ci sarebbe da discuterne per molto , e nemmeno ne troveremo un vero senso a tutto
    quello che accade nel mondo ed intorno a noi e dentro noi .

    Grazie del pensiero T.C. , sempre molto interessante il tuo scrivere .
    Buona Domenica :bacio
  9. tecerco 20 agosto 2017 ore 09:48
    Hai chiosato bene, amica mia,"ci sarebbe da discuterne per molto...". Nel frattempo ciascuno di noi ha un suo approccio al problema, che si pone, della violenza. I bambini. Giustamente si dovrebbe iniziare ad educare loro via via al rispetto degli altri, all'onestà. Ma quando ti rendi conto che nei testi rivolti all'infanzia, argomenti come la corruzione non vengono neppure citati (e tu sai bene che il marcio proviene dall'alto, e con il marcio viene anche trasmessa la perdita dei valori morali, che porta poi tanta gente ad usare la violenza, che magari rimane quasi impunita a causa di una giustizia buonista e prodiga di permessi carcerari...)...l'approccio al problema violenza, ti dicevo. Mi fermo qui, Giulia, ringraziandoti di cuore per quanto di spiritualmente bello tu ci trasmetti. E ne faccio tesoro.
    Buona domenica! :bacio
  10. s.hela 20 agosto 2017 ore 14:10
    @tecerco
    Caro T.c. ne hai fatta una sintesi perfetta, e con tutto quello che succede
    intorno a noi e si lo so bene , che chi sta in alto e potrebbe fare molto ,
    e dare il buon esempio facendo in modo che la giustizia funzioni bene ,sta
    a "guardare".... ci sarebbero pagine su pagine da scrivere al riguardo.
    Ma questa non e' nemmeno la sede piu' approppriata , abbiamo detto molto ,
    ognuno nel proprio piccolo può fare la sua parte .

    Sono io che ringrazio Te di :cuore Amico caro per i tuoi pensieri.

    Un :bacio

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