Capharnaüm [1]

28 maggio 2021 ore 23:54 segnala
Eccomi, nuovamente nel guscio.
Devo infrangerlo (nuovamente), o devo continuare a leccarmi le ferite?
Dopo il frangente che ci aveva spogliato del pesante sarcofago di arenaria e inibizione, ce lo siamo rimessi addosso in fretta e furia, come se non avessimo imparato nulla dalla nostra esperienza. Come se tutto il dolore e l'apertura attraverso le crepe fossero stati futili, proviamo di nuovo vergogna nell'ammettere d'aver accettato la nostra nudità latente sotto qualsiasi manto che indossiamo. Rimangono nudità, e traumi.
A volte mi fermo, interrompendo qualsiasi cosa stia facendo.
Sento una mano intangibile che afferra l'essenza dell'essere nel petto, la stringe di prepotenza e ritrae il suo pugno ancora più in fondo.
Ascolto il mio battito cardiaco, sono convinto che stia per fermarsi. L'aria che respiro sprofonda nello stesso baratro, un insignificante dolore dietro la scapola o nell'avambraccio sinistro diventano ragione d'estremo allarme.
Non posso permettermi di rilassarmi, resto teso, o crollo al suolo.
Cerco freneticamente il primo appoggio stabile, e mi obbligo a respirare con lo sterno.
Sono passati pochissimi secondi, sento di avere lo sguardo perso nel vuoto.
Percepisco che il mondo intorno a me continua a fluire, insofferente.
Cerco di riacciuffarlo, e mi fondo nuovamente con esso, sistemando il bottone della collottola.
Dovrei relativizzare, dovrei pensare a chi soffre a centinaia di chilometri da me per ragioni ben più serie del mero atto di esistere.
Hai mai fatto il pieno di benzina senza morti sulla coscienza?
Hai mai pensato che il tuo benessere affondò le sue radici su culture di cui non sentiremo mai la lingua, la voce, tanto tempo fa?
La mia esistenza è intrinsicamente legata a tutto e a tutti, in tutte le direzioni della freccia del tempo. La mia, la tua, quella di chiunque, anche se è più comodo ignorare questo fatto perché molto distante dalla nostra percezione immediata.
Vivo in una carcassa di carne ed ossa pesante da portarsi appresso.
È sana, di cosa ti lamenti?
Puoi farci quello che desideri, può portarti dove vuoi.
No, non posso farci quello che voglio, perché, come già detto, siamo legati, indissolubilmente.
La mia presenza fisica crea memoria in altrui esseri.
La memoria crea sentimenti in altrui esseri.
Io non posso esercitare liberamente il mio diritto di non esistenza senza che questo vada ad urtare altre menti, altri corpi.
Compromessi.
Aspettative.
Ma cosa vi aspettate da me? Io vorrei che la smetteste di attendere e presumere questo o quel comportamento da parte mia. Mi regalereste un'oncia di libertà vera.
Il meglio di me stesso lo regalo quando non ho un copione da seguire.
Eppure penso di capire, o almeno di empatizzare con voi.
Perché nessuno ce ne spiega il senso e certe cose danno un quadro ragionevole nel quale mantenere una compattezza mentale e di spirito.
Perché a volte si è consapevoli di fare del bene.
Abnegarsi.
Vorrei negarmi a tutto, per qualche tempo.
Se capiste anche un pochino come mi sento, mi sentirei meno solo.
Vorrei abbracciare delle anime con la leggerezza degli incontri effimeri, ma anche se camminassi un po' con me, starei bene.
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Eccomi, nuovamente nel guscio. Devo infrangerlo (nuovamente), o devo continuare a leccarmi le ferite? Dopo il frangente che ci aveva spogliato del pesante sarcofago di arenaria e inibizione, ce lo siamo rimessi addosso in fretta e furia, come se non avessimo imparato nulla dalla nostra esperienza....
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28/05/2021 23:54:08
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Commenti

  1. Jojo.990 29 maggio 2021 ore 00:00
    Non so perché ho messo like, forse sì, l'ho messo d'istinto, ho sentito ogni riga, ma mi dispiace molto, un grido così è difficile udirlo.
  2. Moscan.sx 29 maggio 2021 ore 00:47
    Ci sono strati invisibili di dolore,che ci rendono isole,nel mare grande del movimento,della scelta,della necessaria collaborazione. Manteniamo la barra a dritta, ascoltando la mente ma portandoci verso il cuore. Andiamo dove il cuore vuole ed in questo momento,va verso un "non luogo" per riposare. Lasciamolo tranquillo...ciao!

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