Credere.

12 dicembre 2020 ore 23:04 segnala
"Dopo una settimana o poco più, ti hanno messo a dormire."

"Non dormo mai veramente finché voi siete svegli e parlate con me."

"Mi ha sempre fatto molto male vederti soffrire. Mi ricordo le notti in cui il dolore alle mani ti teneva sveglio, giravi per casa, senza poter riposare. Non ti sei mai fermato per prendere cura del tuo corpo, pur di provvedere a noi. Anche se avevamo già lasciato casa. Le mie sorelline hanno sempre avuto verdure a bizzeffe da portare via ad ogni loro visita.
Il dolore è strano, sia quello fisico che quello emotivo hanno la capacità di affievolirsi considerevolmente, come se una soffice nevicata ne soffocasse le grida, quando si porta avanti un compito importante."

"Stavamo guardando non so più quale western, quando uno degli attori esordì dicendo: bisogna pur credere in qualcosa. Ho guardato fuori dalla finestra, ti ho ripetuto la frase, ma non ti ho mai detto in cosa credo io, e nemmeno tu. Però stai per dirmi cosa pensi che io creda, vero?"

"Io penso che tu abbia sempre creduto in noi. Credi così tanto in noi che hai dimenticato di credere in te stesso.
Ed ora penso che sia arrivato il momento di accettare un'inversione di tendenza. Vorremmo che credessi in te stesso, ma soprattutto, che imparassi a ricevere nella stessa misura in cui hai dato."

"Da qualche parte in te eri già in lutto, in quel momento."

"Non ho mai detestato così tanto il telefono, ogni giorno era angoscioso, ogni giorno la situazione precipitava un po' di più, l'attesa di quel momento che deve arrivare e nessuna lancetta che si metta a girare in senso antiorario.
Avrei accettato che ti arrendessi, se non avessi più sopportato la sofferenza.
Ho desiderato morire per tanto tempo, prima di trovare quell'ostello in Spagna. La sola cosa che mi ha trattenuto qui siete tu, la mamma e le mie sorelline, mai e poi mai infliggerei questo dolore a voi.
Non sapevo ancora che dormissi, quando ho mandato gli ultimi video al tablet del reparto. Mi hanno detto che te li hanno fatti ascoltare. Tutti coloro con cui abbiamo parlato e che ti hanno trattato hanno detto che vedono in te una forza potente, una resilienza imperitura. Chissà quando mi dirai da dove nasce."

"Vuoi credere che nasca dal mio amore per voi."

"Si, papà."

"Sai perché?"

"Perché per noi è la stessa cosa."

Il tizzone della speranza si affievolisce, così tanto da non riuscire ad alimentare sé stesso. A noi tocca il gravoso compito di soffiare amore per farlo scintillare.
Finché la fiamma si riaccenda, o il buio ci ammanti.
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"Dopo una settimana o poco più, ti hanno messo a dormire." "Non dormo mai veramente finché voi siete svegli e parlate con me." "Mi ha sempre fatto molto male vederti soffrire. Mi ricordo le notti in cui il dolore alle mani ti teneva sveglio, giravi per casa, senza poter riposare. Non ti sei mai...
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12/12/2020 23:04:51
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Commenti

  1. Moscan.sx 20 dicembre 2020 ore 14:10
    Scrivo con difficoltà,per la bellezza delle parole,per lo splendido e coraggioso messaggio di speranza. Nonnostante tutto,nonostante mi debba rendere conto ancora della forza,sicura e potente,dell'invisibile.Non ti conosco ma,in fondo,hai spiegato bene cosa si l'amor perun Papà. Ti sono vicino. Lo reincontrerai. :rosa

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