Transumanza (2)

26 gennaio 2021 ore 00:30 segnala
(...)

Scendemmo al villaggio grande per festeggiare Samonios, o Halloween, che dir si voglia. Camminando all'imbrunire, tra vitigni che avvizziscono, mandorli spogli, ed un odore di cotogni e di terra bagnata da una pioggia recente, mi stringesti la mano, letteralmente.

Quanto tempo era che non davi la mano ad una persona?

Ricordo quella stretta priva di dita intrecciate, forte ed incerta, tra la prontezza di lasciare la presa al minimo sussulto, ed il desiderio di protezione in attesa di giungere alla nostra destinazione.

Di quel breve tragitto non dimenticherò la fiducia che mi accordasti, del coraggio che richiamasti per osare un semplice contatto fisico, del desiderio di tutelarti dal ripetersi di qualsiasi cosa ti abbia fatto così tanto male.

La vita di tutti i giorni, quella dell'ostello, si svolgeva in un minuto villaggio di poche anime, circondato da colline, alcune delle quali disegnano un piccolo vallone attraversato da un ruscello. Un pastore frequenta alcune di quelle colline, che da lontano risultano spoglie, quasi aride, perché le capre sono molto selettive riguardo alla loro dieta; ed è curioso che non mangino il timo, che nei giorni più caldi d'estate profuma uno di quei monticoli di terra rossa: la collina dell'inferno, così la chiamano i locali.

Fu quella collina, che si impone sul villaggio dal versante opposto del vallone, che scegliesti qualche giorno prima di rimetterti in viaggio per il mondo. Andasti sola, durante una schiarita, una tregua durante la pioggia novembrina.

Dal patio dell'ostello ti sentii: rompesti l'aria con un urlo.

Di quel preciso istante ricordo le lacrime che affiorarono spontanee, ricordo il silenzio dentro, dove trovò spazio tutto ciò che non avresti mai potuto descrivere con vocaboli, improvvisamente spogli di significato.

Ricordo il dolore di chi ha perso il proprio posto nel mondo.

Passarono pochi secondi, e ti risposi nello stesso idioma: volevo dirti che non eri sola, ed uscì una singola vocale rauca spinta da tutto lo sterno e cuore.

I minuti che seguirono furono uno dei frammenti più preziosi del mio vissuto: li passammo ululando a squarciagola, in un dialogo che era nostro soltanto, e devi aver urlato qualche sciocchezza ad un certo punto, perché mi misi a ridere, tra un fraseggio e l'altro.
Eravamo a qualche centinaio di metri di distanza, ma fu un momento di riconoscimento e comunione profondo, che in seguito sigillammo in un abbraccio.

Anche di te mi ricordo per sorridere, Squarciavento, ed accarezzo il pensiero che da quel momento il tuo cammino sia sospinto da una brezza più leggera e favorevole.

(...)


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(...) Scendemmo al villaggio grande per festeggiare Samonios, o Halloween, che dir si voglia. Camminando all'imbrunire, tra vitigni che avvizziscono, mandorli spogli, ed un odore di cotogni e di terra bagnata da una pioggia recente, mi stringesti la mano, letteralmente. Quanto tempo era che non...
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26/01/2021 00:30:16
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Commenti

  1. dria 26 gennaio 2021 ore 00:50
    Grazie, grazie, grazie, ed ancora grazie.

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