tutto e........

21 novembre 2008 ore 23:35 segnala

Magari ricevere è come semplificare il proprio dare.Magari è quello che preferiamo dei due,

magari non è niente di tutto questo...o tutto questo è il niente.

Magari non esiste il niente perchè tutto è esistere e in esso....diveniamo echi

del presente.

 

                                                                                                Scint.

Il racconto perfetto

17 dicembre 2007 ore 15:39 segnala

Alla ricerca del racconto perfetto...quello che sembra non aver fede nel proprio esistere, quello che sopisce la sua ombra dopo averne contornato i chiaroscuri...è come librarsi di fronte al Sacro Graal, assorbendone l'indice che porta alle origini. Dimora e redime nascosto alle mentite spoglie con le quali ci muoviamo, ma al tempo stesso risplende talmente in bellezza, che nascondendosi ai più, sovrasta l'emozione di qualsiasi pensiero .Sospirate maggiormente e nel divino accostatevi alla sua maestosità ,che è sicuramente nell'attimo in cui si dice che non può essere, il momento più alto, per poterlo creare e rimpiangere di nuovo.

 

                                                        Scint.

perchè tutto deve avere un titolo???

09 dicembre 2007 ore 10:54 segnala
Pensi sempre di giocare ma è tutto vero, solo quando alzi la testa t’accorgi che il cielo precipita in continuazione, galleggiando sul silicio che ricopre tutte le pozze del tuo mondo, una New York colma, con i vuoti cuciti di ramo in ramo fino all’altro capo della città e oltre, una New York dove la notte si annida sotto false spoglie mortali nella figura di un nero animale  pronto a balzarti addosso appena accenni ad abbassare la guardia, è per questo che passeggi tenendo d’occhio i lampioni, affinché improvvisamente non rimuovano il loro status quo d’eterne sentinelle. Essi si ergono come impenetrabili bastioni fra te e ciò che scorre oltre, perché lo senti, lo percepisci, niente di conosciuto può muoversi così fluidamente al di là della luce. Ti sei sempre chiesto se poteva avere un’intelligenza, oppure se semplicemente vivesse come un parassita del destino attaccato alle sue casuali idee, poi sei arrivato ad una conclusione: l’ombra ti conosce, sa benissimo chi sei, ciò che sei , quel che fai e dove abiti e tutto questo costituisce un’intollerabile minaccia per lei. Quante volte mentre scrivevi nella tua stanza, ti è parso di udire un rumore di troppo? Forse non ti è convenuto aver socchiuso gli occhi Sam e aver messo a fuoco ciò che ti circondava, che la cura per un simile male non esiste, anzi, una volta credevi che niente avesse avuto la forza di portarti via dai tuoi pensieri, ma oggi sai benissimo che il pericolo più grande, è quello che essi stessi un giorno spontaneamente non decidono di portare via te…ma non importa…..davvero! Sei in buona compagnia, non crederai mica di poterti togliere da tutto questo?. Guardati…quel che ti vantavi d’essere, adesso, si differenzia da te solamente per via di quel ultima sigaretta, che ti spinge all’interno della tua giacca a rimanere intrappolato, perciò…..ti conviene andare prima che il fumo che si sprigiona dalla supposizione d’averla veramente fumata, un giorno ti faccia perdere per sempre in quella nebbia che via via si è formata, pensare che non avevi mai acceso nulla di così intenso prima, o è tutto solo frutto di una fantasia e del viverci così intensamente ad occhi aperti?.                                              ps: Non analizzatemi per favore :-), lo scritto è solo un'incipit di un racconto.                                                                                                                                                             Scint.

Scint.

25 novembre 2007 ore 10:24 segnala

Ad oggi, nel silenzio permangono solo pochi fantasmi a disputarsi la gravità dell'amore, essa attrae a sé figure disperate che impegnano il loro tempo nei frammenti che gli si presentano davanti con occhi bui e pensierosi. Non è possibile addolcire, ma solo alterare, lenire, rompere con il velo che separa ringhiando il vertice d’ogni esperienza, inarcandosi con sempre più perseveranza verso altre questioni. No, non voglio conoscerle, non voglio sapere se sono io oppure loro ciò che le tue lacrime inseguono con così parsimoniosa cura a protezione di un modo di vivere che ancora non viene svelato, ma il giorno che è in me, conquisterà anche questa parte di cuore inerte al destino, fiero in questo tempo anche se solamente accarezzato per il suo, meravigliosamente sussistere, con poca simbolica tenacia oltre qualche istante della mia vita.

                                                                        Scint.

La storia di Mario

22 novembre 2007 ore 09:13 segnala
Avevo una volta un amico che si chiamava Mario. Tanto per descrivervi il tipo che era, potrei dirvi che era nato in una famiglia  borghese sul finire del 1800. Suo padre era un commerciante di spezie e sua madre, piccola donna minuta e con i capelli bruni, proveniva da un passato che vantava diversi antenati aristocratici. Mario del canto suo era un giovane alto con due ampie spalle da far invidia ad un fabbro e tutti in paese dicevano che era tale e quale a suo padre, ma tutto questo non è che conta molto al fine della nostra storia, quel che conta è che un brutto giorno, precisamente nel giugno del 1917, la guerra arrivò anche nel paese di Mario e lui, ragazzo di sani principi morali, decise di arruolarsi e seguire le idee in cui credeva. Circa due mesi dopo passato un lungo e durissimo addestramento, finalmente venne convocato al fronte e fu con grande entusiasmo che, imbracciato il suo fucile appena lucidato, si recò sul campo di battaglia. Subito il comandante gli disse: "Giù! Stai giù se non vuoi beccarti una pallottola in fronte” e lo tirò dentro la trincea. Mario ubbidì, aveva altre idee in testa che non morire in un così stupido modo. Tutto ad un tratto, l'uragano di pallottole che fino ad un attimo prima imperversava tutto intorno a loro, si acquietò."Si stanno preparando ad attaccare" disse il comandante, "tutti pronti! Li anticiperemo. All'attacco!" Gridò il comandante. Tutti balzarono fuori dalla trincea come fossero un sol uomo. Anche Mario saltò fuori e correva, correva come se fosse il vento e come il vento si sentiva immortale, niente l'avrebbe fermato, nessuna pallottola l'avrebbe colpito, corse con tutto il fiato che aveva in corpo il mio amico Mario e quando arrivò di fronte al nemico, (un ragazzo come lui ) spostò di lato il fucile e si fece colpire al petto. "Perché?" Sussurrava singhiozzando il ragazzo/nemico tenendo la testa di Mario fra le braccia, "perché non ti sei difeso stupido soldato?" e Mario con un fil di voce: (prima di morire) "perché oggi tu potessi capire che non si può uccidere se stessi". Questo era il mio amico Mario e questa era la sua storia e di come riuscì a trasformare una sicura sconfitta, nella più bella ed eterna, delle vittorie.

 

                                                                            Scint.

Il mare in tempesta oltre l’orizzonte

19 novembre 2007 ore 17:43 segnala
Il mare è la mente del cielo, i cherubini sono gli occhi del mare, l’etereo non pensa agisce e solo il fluido senso dell’acqua assegna invisibili neuroni al potere delle forge di pietra. Fosco silente, allegro turchese, unisce con veloci scariche elettriche maestosi e profondi pensieri, solcato da navi cariche di destini fantasma dove solo nelle scintillanti foreste d’acqua i loro occupanti possono dirsi finalmente a casa. Il mare è la mente del cielo, i cherubini sono gli occhi del mare…ogni ramo nato su questa terra, è frutto del sogno di un’onda… ormai scomparsa.

                                                    Scint.

Del mondo e dei suoi infiniti futuri

19 novembre 2007 ore 17:30 segnala

Sette topini ciechi…due guidatori, due visionari, un saccente, l’invisibile…

Vi prego non venitemi a dire che ne ho dimenticato uno!!

                                                                         Scint.

L'ora del non ritorno

18 novembre 2007 ore 11:42 segnala
Quando tutto il resto non correrà più intorno al pericolo, quando la soglia e la cresta ordineranno entrambi dallo stesso piatto e di contro ti sfiorerà solo il ricordo dell’imponderabile, allora e solo allora, il senso del vero non esibirà più le sue splendide piume dorate e filerai trame lievi e trasparenti e formerai ineluttabili parole di puro, semplice stupore.

                                                                    Scint.

Passaggio in est

18 novembre 2007 ore 11:32 segnala
E' come se il gran carro, posato lassù fra le stelle, si svegliasse una notte, oltre tutti i misteri, i rumori e i segreti.

                                                                              Scint.

                                            

Lo scalatore di foglie

18 novembre 2007 ore 11:09 segnala

Tracciato lo stampo visivo su cui il verde poteva dominare gli altri colori, lo scalatore sollevò la picca al cielo e sbaragliando i propri pensieri, l’abbatté con forza sul bersaglio discostandosi appena in tempo, quando l’energia che l’aveva spinto fin lassù, tagliò come un laser alcuni appigli, disconnettendoli dall’originalità della loro versione e facendo si che un attimo dopo, potesse aggrapparcisi prima che divenissero altro. Intanto il sole, che proprio in quel momento dominava incontrastato sull’approccio puntiglioso che una foglia aveva sulla realtà, avanzava nella “sua” mente, strizzando l’occhio alla confusione e rendendolo partecipe della verità in cui quel “sua”, stava anche a significare: appartenuta a… e appartenente ad un eventuale dove. Quindi ben saldo di propositi, adesso poté fluire verso la sommità avvinghiato all’immagine che lo voleva contemporaneamente mèta e vittoria. Se solo adesso, si fosse ricordato ( nella sua strana manifestazione ) chi era in quel momento…ciò che “illuminava”, o colui che veniva “illuminato”? Forse non aveva molta importanza, forse in fondo, nel libero arbitrio e schema della ragione, era entrambe le cose.