BUONA PASQUA

07 aprile 2012 ore 00:07 segnala
Carissimi tutti, manco da un po' nel blog, ma, sapete com'è, qualche volta si attraversano dei periodi "no" e si ha poca voglia di comunicare, soprattutto attraverso la tastiera di un computer ad una platea così distante.
Ma adesso è Pasqua e non potevo non rientrare per fare a voi tutti, amici e casuali passanti,un mondo di auguri affinché questi pochi giorni di festa siano veramente sereni e soprattutto in pace nel cuore e nella mente.Cerchiamo di abbandonare almeno per un po' i cattivi pensieri, le preoccupazioni e i problemi e lasciamoci andare; tra l'altro ormai è primavera e anche la natura coi suoi colori ci invita a rifiorire.
Io cercherò di mettere in pratica questi buoni propositi anche perché andrò fuori per qualche giorno e così, detto tra noi, non avrò nemmeno la preoccupazione di preparare pranzi e imbandire tavole. Se il tempo sarà bello, come mi auguro, me ne starò spaparanzata al sole sui bordi di una piscina o andrò sulla spiaggia e cercherò di non pensare a niente


Allora BUONA PASQUA a tutti e a presto


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Carissimi tutti, manco da un po' nel blog, ma, sapete com'è, qualche volta si attraversano dei periodi "no" e si ha poca voglia di comunicare, soprattutto attraverso la tastiera di un computer ad una platea così distante. Ma adesso è Pasqua e non potevo non rientrare per fare a voi tutti, amici e...
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Da donna a donna

09 marzo 2012 ore 00:24 segnala



A te,
bambina, a cui guerre e miseria hanno rubato le fiabe dell'infanzia,
che passi i tuoi giorni ad intrecciare fili di lana con le tue piccole dita;

A te,
che sorreggi i tuoi figli nei loro passi incerti
nascondendo le lacrime, per regalare loro un sorriso;

A te
che hai smarrito i tuoi sogni per strada
e, nel freddo di una stazione,
passi insonni le notti, chiedendoti dov'è stato l'errore;

A te,
che nascondi nell'anima le ferite di un amore malato,
incapace di urlare al mondo umiliazioni e violenze;

A te,
che ogni mattina,riflessa nel finestrino di un treno
attraversi l'aurora di corsa,verso un nuovo giorno di duro lavoro;

A te,
che, stretto il tuo piccolo al seno,sfidi il mare e l'ignoto
in cerca di pane e di un futuro migliore per lui;

A voi,
donne dai mille volti della sofferenza,
dai diritti negati,indifese e violate,

a voi dedico oggi il mio pensiero,
a voi un fiore in dono per ogni lacrima versata,
per ogni infanzia tradita,
per ogni donna umiliata











http://lacasadicalimera.blogspot.com/
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« immagine » A te, bambina, a cui guerre e miseria hanno rubato le fiabe dell'infanzia, che passi i tuoi giorni ad intrecciare fili di lana con le tue piccole dita; A te, che sorreggi i tuoi figli nei loro passi incerti nascondendo le lacrime, per regalare loro un sorriso; A te che hai smarrit...
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Addio Lucio

03 marzo 2012 ore 01:32 segnala
Il grande Lucio se ne è andato; mica puoi pensare che uno come lui può morirti così, da un momento all’altro. Pensi che magari è uno scherzo.Lui, con quell'ironia e quella schiettezza e vivacità romagnola che trapelava anche dai suoi testi.Forse avrebbe voluto morire davanti al mare che tanto amava e che ritornava spesso nelle sue canzoni, piuttosto che tra le montagne della Svizzera.
Ogni sua canzone era una sorpresa,a cominciare da quella "4 marzo 1943" che ancora ricordo quando la presentò la prima volta al festival,diversa da tutte le solite canzoni d'amore eppure così ricca d'amore.Ogni canzone era un pezzo unico e lui la rendeva tale con la sua interpretazione inconfondibile, con quelle intonazioni che erano soltanto sue. E' stato il cantore di storie plebee e popolari, di varia umanità, sconfitta, ai margini, ma decorosa e dignitosa,come quella di "Piazza Grande" e di pezzi memorabili e struggenti come "Caruso".
Addio Lucio, addio anche a quei tuoi ridicoli parrucchini dai colori eccessivi, la tua musica mi mancherà.



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Il grande Lucio se ne è andato; mica puoi pensare che uno come lui può morirti così, da un momento all’altro. Pensi che magari è uno scherzo.Lui, con quell'ironia e quella schiettezza e vivacità romagnola che trapelava anche dai suoi testi.Forse avrebbe voluto morire davanti al mare che tanto amava...
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QUASI UN MIO RITRATTO

01 marzo 2012 ore 01:57 segnala



Ho ritrovato in queste parole di Isabel Allende quasi un mio ritratto; mi guardo indietro e non ritrovo più quella che ero o che credevo di essere o che sarei diventata. Lotto ancora contro i mulini a vento, ma si è impigrito il mio spirito ribelle, il bianco e il nero non sono più così netti ai miei occhi ed il muro della realtà ha infranto parte dei miei ideali e dei miei sogni.


IL piano infinito

Adesso che ho superato già
tanti dolori e posso
leggere il mio destino come
una mappa piena di errori,
quando non sento nessuna compassione
di me stesso e posso
passare in rassegna
la mia esistenza senza sentimentalismi,
perché ho trovato una relativa pace,
lamento solo la
perdita dell'innocenza.
Mi manca l'idealismo della gioventù,
del tempo in cui esisteva ancora per me
una chiara linea divisoria
tra il bene e il male
e credevo che fosse possibile agire
sempre in accordo con
principi inamovibili.

Isabel Allende
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« immagine » Ho ritrovato in queste parole di Isabel Allende quasi un mio ritratto; mi guardo indietro e non ritrovo più quella che ero o che credevo di essere o che sarei diventata. Lotto ancora contro i mulini a vento, ma si è impigrito il mio spirito ribelle, il bianco e il nero non sono più ...
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Quasi quasi rivaluto San Valentino

13 febbraio 2012 ore 23:59 segnala


Io me ne fotto del mondo intero
Quando l'amore inonda le mie mattine

Je me fous du monde entier
Tant qu'l'amour inond'ra mes matins
Ihymne a l'amour - Edith Piaf



Siamo nel pieno dell'inverno, sotto nevicate come mai da anni si verificavano, il soffio della primavera ci pare ancora così lontano, ma ecco che cominciano a spuntare cuoricini rossi un po' dappertutto; l'altro giorno mi accorgo che nella mia palestra una ragazza stava gonfiando palloncini a forma di cuore per attaccarli alle pareti. Ma che sta facendo?-ho pensato- poi ecco la folgorazione: ma certo, stiamo avvicinandoci a San Valentino, col solito spreco di bigliettini mielosi, regali improbabili di completini intimi, naturalmente rossi, locali con cenette a tema e via di seguito.
Lo ammetto, me ne sono sempre infischiata di questa pseudo festa, forse sono poco romantica, ma, quando io ero ragazza, San Valentino come festa degli innamorati non era ancora in voga, per cui non ci ho mai fatto l'abitudine.
Mi ci hanno fatto abituare i miei alunni quando, ogni 14 febbraio si assentavano in massa e la scuola rimaneva deserta. Allora ho iniziato a rifletterci un po' su: se non lo facevano loro a quindici ,sedici anni, ma chi lo doveva fare?
La scuola, ai miei tempi, chissà perchè , pareva ignorare che un adolescente potesse innamorarsi, avere una simpatia, eppure quasi tutti, tra i banchi di scuola, ci siamo innamorati, presi le prime cotte, ma guai a farsi vedere da un professore mano nella mano con il proprio filarino, l'amore entrava solo di soppiatto tra le pareti scolastiche.

L'Amore! Da quando esiste il mondo esiste l'Amore, che saremmo noi senza di esso?
Solo ragione e istinto, ma con quali occhi guarderemmo il mondo?
Penso ad una vecchiaia senza il ricordo di un amore che ci abbia scaldato il cuore, senza il ricordo di quei battiti accelerati che tolgono il respiro.....si può vivere anche di ricordi, meglio ricordi che rimpianti.
Gli amori possono finire, ma i momenti in cui abbiamo sentito palpitare il cuore rimarranno sempre dentro di noi e riemergeranno, forse, nei nostri momenti di solitudine facendoci ricordare che anche noi abbiamo amato ed è stato proprio allora che ci siamo sentiti vivi.

Lascio la parola ad uno dei più grandi poeti che, nelle sue opere, ci ha lasciato versi memorabili sull'amore, William Shakespeare



Sonetto 116

Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
 

W Shakespeare


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« immagine » Io me ne fotto del mondo intero Quando l'amore inonda le mie mattine Je me fous du monde entier Tant qu'l'amour inond'ra mes matins Ihymne a l'amour - Edith Piaf Siamo nel pieno dell'inverno, sotto nevicate come mai da anni si verificavano, il soffio della primavera ci pare ancora...
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A MIO PADRE

05 febbraio 2012 ore 23:09 segnala




A mio padre


Ero troppo piccola allora, quando ci lasciasti, in quel freddo 5 febbraio di tanti e tanti anni fa. Troppo piccola per capire la differenza tra la vita e la morte, troppo piccola per provare il dolore struggente di una perpetua assenza e per piangere le lacrime della disperazione.
Non c'eri più, ecco, semplicemente questo!
Non più le tue braccia tese verso di me in quel festoso abbraccio, quando rientravi a casa; non più le tue ginocchia su cui salivo orgogliosamente, convinta di essere la tua preferita, la tua Ninin, come mi chiamavi; non più la tua calda ascella in cui mi annidavo, quando la sera, a letto, mi raccontavi le tue storie o mi leggevi “Il Corrierino dei piccoli”.
Ben presto compresi che non saresti mai più stato accanto a me, mai avrei potuto mostrarti i miei primi quaderni di scuola, come invece facevano tutte le altre, mai nemmeno i tuoi rimproveri o le tue lodi.
Questo fu il mio lutto di bimba, che forse non ho mai elaborato del tutto, questo il mio vuoto che mi sono portata dietro per tutta la vita.
Nelle tappe più importanti della mia vita tu non c'eri mai, crescevo senza poter chiedere i tuoi consigli e neppure contestarli. Avremmo discusso molto noi due, polemici entrambi ed entrambi amanti della conversazione. Ricordo che, anche da piccolina, ti ascoltavo affascinata, come chi ti era a fianco, orgogliosa che Tu fossi il mio papà. Meraviglioso affabulatore, incantavi con le tue storie in cui realtà, invenzione ed umorismo si intrecciavano.
Ne è passato di tempo, ma ancora i tratti del tuo volto e del tuo corpo vigoroso mi sono presenti nella memoria, non sei mai diventato vecchio, la vita non te l'ha concesso. Mi piace immaginarti come ti rivedo in alcune vecchie foto in bianco e nero, vestito da montagna per le lunghe passeggiate che ci facevi fare, lì sulle Dolomiti, quelle montagne che tanto ti erano state care, oppure col tuo bocchino d'avorio tra le dita ingiallite dal fumo.
Di te mi restano solo pochi oggetti, quel bocchino, la tua stilografica Parker, una vecchia cartella di cuoio, portadocumenti, che mi ha accompagnato dalle medie fino alle superiori ed un album di pelle verde con le foto tue e di famiglia, che ti eri impegnato a riordinare senza mai riuscire a completare.
Non faccio dir messe in tua memoria, sai che non credo in queste cose, non fiori sulla tua lapide, da cui molti chilometri mi separano, ahimè, ma ho tante domande su come sarebbe stata la mia vita, la nostra vita, con te accanto; ho cercato risposte ai miei perchè, e sono stati molti nel corso di tutta la mia vita, ma non ho trovato risposte consolatorie.
Ci ritroveremo un giorno? Chissà, e forse allora cammineremo mano nella mano ed io potrò, finalmente, posare la mia testa sulla tua spalla, come avrei sempre voluto fare e dirti “Ti voglio bene, papà”.



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« immagine » A mio padre Ero troppo piccola allora, quando ci lasciasti, in quel freddo 5 febbraio di tanti e tanti anni fa. Troppo piccola per capire la differenza tra la vita e la morte, troppo piccola per provare il dolore struggente di una perpetua assenza e per piangere le lacrime della...
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Sola cammino....

30 gennaio 2012 ore 20:04 segnala



SOLA CAMMINO


Sola cammino
sul bagnasciuga
Dispettosa, l'onda,
le mie orme
cancella.
Vano è voltarsi all'indietro.
Di me
non resterà più
alcuna traccia



Scout, 30/01/2012
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« immagine » SOLA CAMMINO Sola cammino sul bagnasciuga Dispettosa, l'onda, le mie orme cancella. Vano è voltarsi all'indietro. Di me non resterà più alcuna traccia Scout, 30/01/2012
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Quel treno del Sud

29 gennaio 2012 ore 19:58 segnala
Per decenni i loro nomi evocativi sono stati un simbolo dell'Italia unita e dell'emigrazione: Treno del sole, Trinacria, Treno dell'Etna. Un simbolo che adesso finirà nei ricordi: quei treni, che per decine d'anni unirono l'Italia da nord a sud e scrissero una pagina importante della storia del nostro paese, quella del lavoro, dell'emigrazione , della trasformazione sociale, quei treni qualche mese fa sono stati aboliti, così, da un giorno all'altro, obbedendo alla logica asettica della produttività.





Quel treno del sud

Avevo 16 o 17 anni quando presi quel treno per la prima volta, io insieme a mia sorella di dieci anni maggiore di me, in un vagone cuccette di 2 classe. Era il nostro primo viaggio al sud, destinazione Sicilia, isola a lungo vagheggiata nelle mie fantasie adolescenziali, come terra di miti lontani, di mari turchesi e natura rigogliosa, di templi e giganti di pietra, di mosaici d'oro in cattedrali maestose.
Era lungo, quel treno, decine di vagoni che si snodavano lungo il marciapiedi della stazione di Padova, e noi colle nostre ingombranti valigie dovemmo fare una bella corsa alla ricerca della nostra carrozza. Era fine luglio, O forse agosto, non ricordo più bene, ma quelle carrozze., che provenivano da ancora più lontano, erano piene zeppe all'inverosimile, perfino i corridoi erano stipati di persone che avrebbero passato lì tutta la notte, sedute per terra o, al massimo sugli strapuntini di similpelle marrone.
I nostri posti erano occupati e quando, finalmente, in quella bolgia si presentò il controllore, cercammo di far valere il nostro diritto. Era un ometto piccolo, dalla parlata meridionale e in malo modo ci negò qualsiasi possibilità di riappropriarci dei nostri posti. Non capimmo mai il perchè, certo che il destino di rimanere in piedi per una ventina di ore sarebbe toccato anche a noi, nonostante le nostre giuste proteste.
Era la prima volta che affrontavo un viaggio tanto lungo, quasi un giorno intero, il treno attraversava tutta l'Italia ed io ero felice, ma anche incuriosita dalla varia umanità che popolava quegli scompartimenti. C'erano famiglie intere, comprese di nonne e nipoti, che venivano dalla Germania o dalla Svizzera e già erano in viaggio da molte ore ; non si sentiva che parlare un dialetto strettissimo, forse calabro o siculo, di cui mi colpivano le finali in “u”e in “i”e gli strani suoni; donne vestite di nero, e bambini piagnucolosi o troppo vivaci per stare negli spazi ristretti di uno scompartimento. Sui portapacchi le classiche valigie di cartone o di finta pelle marrone e poi pacchi legati con robusti spaghi, cesti di vimini ed ogni altro genere di bagaglio.
Una donna, magra ed anziana aveva allungato le gambe ed i piedi, scalzi, e non propriamente profumati, sul sedile di fronte ed io, allora, pur vedendo la scena dal corridoio, ne rimasi inorridita.
Quando calò la sera le mogli cominciarono a tirare giù i vari pacchi e ad aprirli e gli uomini, coi loro coltellini a serramanico, quelli che si usano in campagna, ad affettare le pagnotte per la cena. C'era odore di cotolette fritte; “ A favorire?” mi disse la donna più anziana, tendendomi il panino.
Per un attimo rimasi lì lì, senza capire, poi compresi che mi stava offrendo di condividere la sua cena. Insisteva, ma io rifiutai accampando qualche scusa, temendo di offenderla.
Finalmente la lunga notte lasciò il passo all'alba, eravamo in Calabria, ed il treno costeggiava spiagge e calette bianche su di un mare colore del vino, proprio come scriveva Sciascia in uno dei suoi racconti. Abituata alla monotonia ed al colore grigio-azzurro dell'Adriatico, ero affascinata da quei paesaggi, da quelle spiagge ancora selvagge e deserte, da quella luce che si faceva via via più intensa e penetrante colorando di blu il mare placido ed invitante.


Le fermate nelle varie stazioni davano la misura di quanta strada avessimo percorso: le grida dei venditori di bibite e panini assumevano inflessioni sempre diverse, mi stavo sempre più allontanando dalla mia terra ed ero finalmente entrata nel Sud, in quello che, dalle mie parti allora veniva chiamato “la bassa Italia” non solo per posizione geografica , ma anche con un vago senso dispregiativo.
Le granite di limone a Villa san Giovanni e gli arancini sul traghetto per Messina , furono quelli i riti obbligatori che ci aprirono le porte della Sicilia.



Da allora ho preso ancora molte altre volte quel treno, in una direzione o nell'altra, ho incrociato decine e decine di identità diverse, dall'immigrato che tornava in vacanza nel suo paese, al professore meridionale che insegnava in qualche lontana provincia settentrionale, dal militare in licenza al paziente che andava al nord per qualche visita medica. Nessun altro, però, ebbe più il fascino e l'entusiasmo di quel primo viaggio che mi aprì, per la prima volta, le porte di un mondo sconosciuto.

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Per decenni i loro nomi evocativi sono stati un simbolo dell'Italia unita e dell'emigrazione: Treno del sole, Trinacria, Treno dell'Etna. Un simbolo che adesso finirà nei ricordi: quei treni, che per decine d'anni unirono l'Italia da nord a sud e scrissero una pagina importante della storia del...
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C'è un paio di scarpette rosse

27 gennaio 2012 ore 16:48 segnala





C'E' UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c'è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c'è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l'eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono
c'è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole...

(Joyce Lussu)


Oggi quei bimbi sarebbero uomini e donne, avrebbero consumato centinaia di scarpe nel cammino naturale della loro vita, invece la follia umana li sterminò nel fiore dell'infanzia.
27 gennaio, Giorno della Memoria
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« immagine » C'E' UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE C'è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica Schulze Monaco c'è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di scarpe...
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E' ORA DI DIRE BASTA

21 gennaio 2012 ore 03:21 segnala



Mercoledì pomeriggio, nel rientrare a casa mi sono accorta di un ingorgo di traffico del tutto anormale nella mia zona, poi mi rendo conto che è causato da una coda enorme dinanzi ad un distributore di benzina. Dopo averlo faticosamente superato,ben presto noto che tutti i distributori sono presi d'assalto; oddio, penso, vuoi vedere che i benzinai stanno per fare sciopero? ed intanto il mio serbatoio è quasi in riserva.
Impossibile fermarsi a qualunque pompa, le code sono lunghissime.
Finalmente a casa scopro l'arcano: la Sicilia già da qualche giorno è bloccata dalla protesta dei trasportatori, riuniti sotto la sigla Forza D'urto, che da lunedì, organizzando posti di blocco in vari luoghi strategici, impediscono i rifornimenti nell'isola. Alla loro protesta si è unita quella dei sedicenti Forconi, che riunisce varie categorie di lavoratori, contadini, pescatori e perfino studenti.
I distributori in città sono ormai vuoti e nei supermercati la merce scarseggia.

La mia prima reazione è quella di rabbia contro queste proteste selvagge, che mettono in ginocchio non solo i cittadini, ma anche molte attività commerciali in un momento già così critico, ma poi penso che forse era ora che i siciliani si ribellassero e finalmente facessero esplodere tutta la loro indignazione contro una situazione generale divenuta insostenibile. Mi ero sempre chiesta come mai si continuasse a subire un abbandono che dura da anni, come mai soprattutto i giovani, non si ribellassero contro una disoccupazione e una sottoccupazione umiliante, frutto non solo di contingenze economiche ma anche dell’assoluta inerzia e incompetenza della classe politica siciliana, spesso serva di interessi nazionali che nulla hanno a che fare con i nostri interessi. Quello che sta accadendo in Sicilia non è la semplice protesta di una o più categorie professionali, ma il modo di avanzare le giuste rivendicazioni di un popolo che è stato fin troppe volte tradito, sin troppe volte mortificato.
In Sicilia il movimento dei forconi ha cominciato a protestare dopo l'ennesimo suicidio di un signore che si è lanciato dalla sua terrazza con una corda legata al collo.
In 3 anni, su 200 mila aziende agricole, 50 mila sono state sequestrate, messe all'asta; gente che da generazioni coltivava quelle terre, era scomparsa dall'oggi al domani in silenzio per pudore...tragedie vissute nel silenzio, all'interno delle famiglie.
Eppure i giornali non parlano mai di tutto ciò, hanno trascurato fino all'ultimo anche la notizia della protesta perchè se il Sud non è mafia, non è camorra, non è notizia.
La classe politica che ci ha governato e che ancora ci governa, non è migliorata nel tempo, non ha mai colto le istanze dell'elettorato ma è stata dedita soltanto a raccattare consenso attraverso le più stridenti forme di clientelismo, a danno dei veri diritti dei cittadini.
Mentre i nostri onorevoli distribuivano posti in regione, comune, municipalizzate in cambio di voti, facendo della Sicilia la regione con il maggior numero di dipendenti pubblici, la nostra agricoltura languiva sempre più e così dicasi la pesca per non parlare dell'immobilismo negli altri settori.
Forse il tutto si risolverà con le solite promesse, con lo scaricabarile tra il governo regionale e quello nazionale, ma almeno si potrà dire che i Siciliani ci hanno provato ad alzare la testa e a dire basta.
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« immagine » Mercoledì pomeriggio, nel rientrare a casa mi sono accorta di un ingorgo di traffico del tutto anormale nella mia zona, poi mi rendo conto che è causato da una coda enorme dinanzi ad un distributore di benzina. Dopo averlo faticosame...
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