Lettera del Capo Indiano Seattle

05 aprile 2011 ore 19:51 segnala
Risposta del capo indiano Seattle al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce

Questa è la lettera di risposta che il capo indiano Seathl, della lega Duwanish, inviò al Presìdente americano Franklin Pearce nel 1854, quando venne proposto l'acquisto di tutte le terre indiane, ad eccezione di una riserva.
Dopo tre anni di guerra la resistenza indiana fu definitivamente spezzata.
Questa lettera rappresenta un esempio di grande dignità, di spiritualità e di profondo legame degli uomini con la loro terra, un documento lungimirante sui pericoli e le compromissioni che l'ambiente avrebbe subito, un manifesto ecologista ante litteram.







«Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi considereremo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l'uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo SeathI, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano.
Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell'aría o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi?

Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nell'esperienza dei mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell'uomo rosso

I morti dell'uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare fra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle. Il cervo, il cavallo e l'aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore dei corpo dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò, quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Quindi noi considereremo la vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra.

L'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua, ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita dei mio popolo.
Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli ed anche vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello."......
"Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce i nostri pensieri.
Una porzione della terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e, quando l'ha conquistata, egli si sposta,lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati , come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito dividerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.

Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c'è alcun posto quieto nelle città dell'uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco.
Il rumore delle città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai lì la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o i discorsi delle rane attorno a uno stagno di notte? L'indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie di un lago o l'odore dei vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.


L'aria è preziosa per l'uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro, l'animale, la pianta, l'uomo, tutti partecipano dello stesso respiro.
L'uomo bianco non sembra accorgersi dell'aria che respira e, come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori del prati. Perciò noi considereremo l'offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Ho visto migliaia di bísonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall'uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. lo sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere. Che cosa è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine di spirito. Poiché qualunque cosa capita agli animali, presto capita all'uomo. Tutte le cose sono collegate.


Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa egli faccia alla terra, la fa a se stesso. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilito per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni.

I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta essi passano i giorni nell'ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il nostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l'uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo. Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell'uomo e la sua compassione è uguale per l'uomo rosso come per l'uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore.
Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti. Ma nel vostro sparire brillerete vivídamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra e sull'uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno tutti massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell'odore di molti uomini, la vista delle colline rovinata dal fili del telegrafo.
Dov'è la boscaglia? Sparita. Dov'è l'aquila? Sparita.

................................
Così, se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l'abbiamo amata noi. Abbiatene cura come ne abbiamo avuto cura noi. Conservate in voi la memoria della terra com'essa era quando l'avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per I vostri figli e amatela come Dio ci ama tuttí».



b7978071-817f-4280-a508-8da403506cd3
Risposta del capo indiano Seattle al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce Questa è la lettera di risposta che il capo indiano Seathl, della lega Duwanish, inviò al Presìdente americano Frankl...
Post
05/04/2011 19:51:50
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

La poesia del lunedì, "I ragazzi che si amano"

04 aprile 2011 ore 18:19 segnala
I ragazzi che si amano


I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amor
e



Jacques Prevert




8fd9a1ce-78c6-408b-a55e-7bba39ee791e
I ragazzi che si amano I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la...
Post
04/04/2011 18:19:25
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Ascoltando Beethoven

26 marzo 2011 ore 18:06 segnala
Ascoltando Beethoven

Gli orchestrali accordano gli strumenti, entra il direttore tra gli applausi degli spettatori, buio in sala, finalmente il concerto ha inizio.
Sprofondo nella mia poltrona, chiudo gli occhi e mi isolo nel buio per fondermi con la musica; dopo pochi istanti sento che è lei ad entrare in me, siamo un tutt'uno adesso e la mente segue i percorsi che le note le dettano. Il primo movimento della sinfonia è maestoso e potente e mi invade una sensazione di serenità. Le note scorrono, i movimenti si susseguono,vivace, allegretto, presto... la platea è muta, quasi protesa nell'ascolto e la musica compie un'altra volta la sua magia, fa vibrare le corde più profonde del sentimento, comunica emozioni che non so esprimere con parole ma che mi trasportano al di fuori del tempo e dello spazio.
La mia mente si svuota dai pensieri, ed entra la musica. Ed è così che comincio ad immaginare. Sì, con la musica, la mia mente esce fuori dai confini del quotidiano ed esplora mondi sconosciuti, scopro sensazioni annidate nel profondo e risvegliate magicamente dalle note.
E' la musica di Beethoven, eroica e appassionata, solenne ma anche intima, drammatica e gioiosa, profonda e lievissima, capace di toccare tutta la gamma dei sentimenti, come un pianista i tasti del suo pianoforte.
Il quarto tempo è trascinante, pieno di fuoco, la musica diviene via via sempre più rapida, fino a diventare sfrenata, come un fiume che straripa dai suoi argini, gli archi vibrano all'unisono vertiginosamente, accompagnati dai fiati e dal resto dell'orchestra.
Una nota dopo l'altra la musica mi travolge, comunicandomi una grande gioia ed una sensazione di sfrenata libertà.

Echeggiano le ultime note, poi il silenzio, è un attimo, prima che scrosci fragoroso l'applauso.




92a6f5c5-d560-4c25-a9cb-2818583faaff
Ascoltando Beethoven Gli orchestrali accordano gli strumenti, entra il direttore tra gli applausi degli spettatori, buio in sala, finalmente il concerto ha inizio. Sprofondo nella mia poltrona, chiud...
Post
26/03/2011 18:06:14
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    3

La storia di Mayach

21 marzo 2011 ore 00:11 segnala
La storia di Mayach

Un caso su tutti, per meglio comprendere la micidiale pericolosità dell’inquinamento radioattivo, è quello della città di Mayach, negli Urali del sud, in Russia.
Una città invisibile, cancellata dalle cartine geografiche, insieme ai suoi abitanti, tristi fantasmi, simili a morti che camminano.
Mayach fu costruita nel 1945 e dal 1948 in poi divenne operativa nella produzione di plutonio.
La zona di Mayak è ricca di laghi ed è attraversata dal fiume Techa, la sola risorsa idrica per gli oltre centomila abitanti che vivevano nella valle.
Fino al 1951 scorie liquide radioattive vennero rilasciate direttamente nel fiume Techa, contribuendo a contaminare oltre 100.000 abitanti che vivevano sulle sponde dello stesso.
Dopo il 1951, dal momento che il fiume Techa sfociava nell’oceano artico e la contaminazione rischiava di diffondersi in maniera incontrollabile, gli scarichi dell’impianto vennero indirizzati verso il lago Karachai, privo di contatti diretti con l’oceano.
Nel 1957 un’esplosione all’interno degli impianti contaminò una regione grande quanto la Toscana. Si trattò di un disastro di enormi proporzioni, ma la cosa venne tenuta segreta.
Dieci anni dopo, nel 1967, quando a causa di una secca il lago Karachai si ritirò, il vento sollevò grandi quantità di polvere radioattiva, contaminando gravemente un’area di 2000 Kmq.
Oggigiorno il lago Karachai è un mostro radioattivo in grado di uccidere un uomo che sostasse per una sola ora sulle sue sponde, e tale rimarrà nei secoli a venire.
Si è scoperto che quasi 300 mila persone sono state esposte a radiazioni; 125 mila sono state contaminate con isotopi radioattivi ma loro non ne sapevano nulla, un paio di volte all’anno venivano mandati a un controllo medico.
Solo negli anni ’90 la verità venne a galla e si percepì la dimensione del disastro.
La zona di Mayak è oggi considerata la più inquinata al mondo e il villaggio di Muslyumovo è il centro assoluto di questa disgrazia. L’acqua del fiume è radioattiva e non utilizzabile. Le persone che soffrono per la contaminazione non muoiono necessariamente in tempi brevi, però possono trasmettere geni modificati alle generazioni future.
Tra i cittadini di Mayak e delle aree circostanti, negli ultimi 50 anni c'è stato un aumento del 78% degli ammalati di cancro e leucemia, inoltre il 30% dei bambini nasce con difetti e malformazioni genetiche ed
il 50% degli uomini e delle donne risultano sterili.


6dc9c05a-4172-4d50-acb7-e6098af99167
La storia di Mayach Un caso su tutti, per meglio comprendere la micidiale pericolosità dell’inquinamento radioattivo, è quello della città di Mayach, negli Urali del sud, in Russia. Una città invisib...
Post
21/03/2011 00:11:54
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    3

Perchè dire NO al nucleare

20 marzo 2011 ore 23:49 segnala
Perchè dire NO al nucleare

I recenti fatti giapponesi ci hanno scosso un po' tutti sia per la violenza distruttiva dell'evento naturale che per le conseguenze sulla centrale nucleare di Fukushima, i cui sviluppi tengono in ansia il mondo intero e hanno fortunatamente aperto uno spazio di riflessione anche in quei paesi, come l'Italia, dove il governo premeva per la scelta del nucleare.
Sono da sempre contraria al nucleare e vedo con soddisfazione che le convinzioni ferree dei sostenitori stanno incrinandosi, cosa che nemmeno il disastro di Cernobyl era riuscito a provocare.
La società del progresso tecnologico si ritrova in stato di shock, di fronte alla forza di quella natura che pretenderebbe di dominare, una natura tanto più pericolosa in quanto violentata e profondamente minata nei suoi equilibri.

Nel mondo sono attive circa 440 centrali nucleari. La Francia da sola ne possiede 80, la Spagna 9, la Svizzera 5 e la Germania una ventina, solo per citare i paesi a noi più vicini.
Ognuna di esse oltre a rappresentare una grave fonte di radiazioni per il territorio circostante, potrebbe essere causa di una catastrofe , nel caso si verificasse un incidente, un attentato o un intenso movimento tellurico come quello verificatosi in Giappone.
Ognuna di esse produce tonnellate di scorie radioattive che resteranno
attive per un periodo che va dai 20 ai 150 mila anni e la cui gestione risulta oltremodo difficoltosa, sia per la localizzazione dei siti che per il criterio di smaltimento che deve garantire la sicurezza per un numero di anni al di fuori del nostro controllo.
Insomma, una pesante eredità di veleni e di morte, che lasceremo in dono alle generazioni future, simile ad una spada di Damocle, sospesa nei secoli a venire sopra le loro teste.
e7908165-4010-4faa-aa04-279320aabdfa
Perchè dire NO al nucleare I recenti fatti giapponesi ci hanno scosso un po' tutti sia per la violenza distruttiva dell'evento naturale che per le conseguenze sulla centrale nucleare di Fukushima, i ...
Post
20/03/2011 23:49:34
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment

Non ti abbandono

16 marzo 2011 ore 19:13 segnala
Nel territorio devastato dallo tsunami che ha colpito il Giappone, questo cagnolino non ha abbandonato l'altro cane ferito, finchè le squadre di soccorso non l'hanno salvato.
Gli animali hanno molto da insegnare!
050587cd-0bd2-4215-bc99-bc1ba58b9c23
Nel territorio devastato dallo tsunami che ha colpito il Giappone, questo cagnolino non ha abbandonato l'altro cane ferito, finchè le squadre di soccorso non l'hanno salvato. Gli animali hanno molto...
Post
16/03/2011 19:13:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    1

" Il mio paese è l'Italia" , di S. Quasimodo

14 marzo 2011 ore 13:04 segnala
In occasione della festa dei 150 anni dell'unità d'Italia


Il mio paese è¨ l'Italia

Più¹ i giorni s'allontanano dispersi
e più¹ ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana di Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d'Israele,
il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

Salvatore Quasimodo
11940664
« IMMAGINE: "http://blog.chatta.it/images/scoutover/775E4D5B725A5953.jpg » In occasione della festa dei 150 anni dell'unità d'Italia Il mio paese è¨ l'Italia Più¹ i giorni s'allontanano dispersi e p...
Post
14/03/2011 13:04:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    1

FESTA DELLA DONNA

08 marzo 2011 ore 19:04 segnala
Oggi,8 marzo,GIORNATA INTERNAZIONALE della DONNA

Quest'anno la ricorrenza compie i cent'anni.
 Gettando uno sguardo al passato certamente ci accorgiamo che tanta strada è stata fatta nel lungo cammino per la conquista dei principali diritti e nel processo di eguaglianza, soprattutto in Europa e nei paesi occidentali, ma questa giornata ci serva come momento di riflessione per ricordarci che molto è ancora da fare soprattutto in altri paesi e continenti in cui la donna vive in condizioni di estrema sudditanza.
Ricordiamoci  soprattutto di quelle donne che ancora non hanno diritti nei loro paesi, di quelle che devono sottostare ai matrimoni decisi dalle famiglie, di quelle che sono sfigurate con l'acido dagli uomini del clan, se osano ribellarsi,ricordiamoci di quelle donne che devono subire la morte perchè accusate di adulterio, di quelle che devono subire l'atrocità dell'infibulazione, di quelle a cui è impedito il voto e perfino di guidare, di quelle a cui è negata la parità nelle società in cui vivono.
Ricordiamoci delle tante donne che, anche nel nostro paese, sono vittime della violenza dei loro uomini, fisica e psicologica, a volte fino alla morte.
A tutte voi, amiche donne, che passerete da qui, gli auguri più cari



11934991
Oggi,8 marzo,GIORNATA INTERNAZIONALE della DONNA Quest'anno la ricorrenza compie i cent'anni. Gettando uno sguardo al passato certamente ci accorgiamo che tanta strada è stata fatta nel lungo cammino per la conquista dei principali diritti e nel processo di eguaglianza, soprattutto in Europa e nei... (continua)
Post
08/03/2011 19:04:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment

GIORNATE NO

03 marzo 2011 ore 18:27 segnala
                      Giornate No

  In francese si dice “avoir le cafard” (avere lo scarafaggio). Da noi, nel linguaggio colloquiale, si chiama “gnagnera”: espressioni colorite per descrivere quel particolare stato d’animo che, ogni tanto, capita a tutti: quello della giornata nera. Ci alziamo al mattino di cattivo umore e, durante il giorno, tutto sembra andare storto: l’ascensore non arriva più, il treno è in ritardo, per la strada un traffico bestiale ci fa arrivare tardi al lavoro, magari ci si strappa anche il vestito nuovo. . Gli eventi negativi si inanellano in un catena che si fa sempre più pesante e che ci conferma che il mondo, oggi, è contro di noi. E noi vediamo sempre più nero. Ma “la natura ama le trasformazioni: dopo il sereno viene la pioggia. E dopo la pioggia (anzi, grazie alla pioggia), il sole brilla nel cielo ancora più luminoso”, spiega serafica Consuelo Casula, psicoterapeuta a Milano Ecco alcuni dei “ preziosissimi” consigli che la suddetta esperta ci propina

Accettare la realtà
Che sia dovuta a qualcosa che vi è accaduto, o che avete fatto, o che semplicemente vi siate svegliati con un mood negativo, il primo passo è comunque accettare questa condizione nella consapevolezza che è transitoria. Per farlo, potete immaginare un tramonto nei minimi dettagli: il sole che cala progressivamente, i fiori che si chiudono per prepararsi alla notte.Un cambiamento necessario prima che, l’indomani, ritorni la luce.


Distrarsi
Invece di rimuginare, staccate, impegnatevi in qualcosa che v
i dia soddisfazione immediata, che sia a portata di mano e che, per una volta, non costituisca una sfida. Tornati a casa, per esempio, fate un bagno caldo con candele e incensi, cucinatevi una prelibatezza o occupatevi delle piante. In queste giornate, bisogna dare importanza alle piccole cose, senza attendersi niente di importante. Per questo, bisogna aspettare domani.

Darsi tempo
Quando non vi sentite in forma fisicamente, non solo non avete voglia di fare molto, ma rischiate di farlo male e di peggiorare il vostro stato di salute. Quando siete giù è la stessa cosa. Rimandate quindi le decisioni importanti a domani, quando potrete contare sulle vostre risorse al completo. Adottate, insomma, la strategia del gatto che se ne sta in disparte a recuperare energie per tornare, con un balzo repentino, nel flusso della vita.

Allora: io mi alzo “con lo scarafaggio almeno tre giorni su sette , ieri per colmo della s... mi arriva pure un arretrato di tasse da pagare risalenti a una decina di anni fa (una doccia fredda), giorni fa ho pagato una bollettona di luce da infarto più il telefono, il canone Rai, il gas e non so che altro e quindi, appunto, ieri mi sono dedicata alla cucina per rilassarmi: chiacchiere fritte in abbondanza, visto che siamo a Carnevale. Risultato: me le sono scofanate quasi tutte io con conseguenti terribili sensi di colpa, che ancora mi perseguitano, ed una vaga pesantezza di stomaco. Vi assicuro che il tramonto nei minimi dettagli era l'ultima delle mie preoccupazioni, anche perchè pioveva. Al bagno caldo con candele e incensi ci ho rinunciato subito, a parte che le candele le uso solo quando va via la luce e gli incensi li considero cose da fachiri, chi avrebbe dovuto poi pulire il bagno? Occuparmi delle piante non è il mio forte, non si può proprio dire che io abbia il pollice verde. Il tempo me lo do, eccome! ho rimandato, rimandato tutto, tanto che non sono nemmeno andata alla mia lezione di inglese e me ne sto rintanata a casa a ......rimuginare sulle mie giornate no e sulle mie rotondità da troppi zuccheri. Domani appuntamento col mio psicoterapeuta, almeno lo farò contento raccontandogli che sto raccogliendo le energie, come il gatto, per gettarmi, con balzo repentino nel flusso della vita.

11929759
Giornate No In francese si dice “avoir le cafard” (avere lo scarafaggio). Da noi, nel linguaggio colloquiale, si chiama “gnagnera”: espressioni colorite per descrivere quel particolare stato d’animo che, ogni tanto, capita a tutti: quello della giornata nera. Ci alziamo al mattino di cattivo umore ... (continua)
Post
03/03/2011 18:27:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    1

LA POESIA DEL LUNEDI' , "UN VECCHIO"

28 febbraio 2011 ore 16:47 segnala
                             UN VECCHIO
 
 Interno di caffè. Frastuono. A un tavolino
 siede appartato un vecchio. È tutto chino,
 con un giornale avanti a sé, nessuna compagnia.
 E pensa, nella triste vecchiezza avvilita,
 a quanto poco egli godé la vita
 quando aveva bellezza, facondia, e vigoria.
 Sa ch'è invecchiato molto: lo sente, lo vede.
 Ma il tempo ch'era giovane lo crede
 quasi ieri. Che spazio breve, che spazio breve.
 Riflette. A come la Saggezza l 'ha beffato.
 Se n'era in tutto (che pazzia!) fidato:
 «Domani. Hai tanto tempo» -l a bugiarda diceva.
 Gioie sacrificate... ogni slancio represso...
 Ricorda. Ogni occasione persa, adesso
 suona come uno scherno al suo senno demente.
 Fra tante riflessioni, in tutta quella pioggia
 di memorie, è stordito il vecchio. Appoggia
 il capo al tavolino del caffè... s'addormenta.


(Costantino Kavafis)

11926651
UN VECCHIO Interno di caffè. Frastuono. A un tavolino siede appartato un vecchio. È tutto chino, con un giornale avanti a sé, nessuna compagnia. E pensa, nella triste vecchiezza avvilita, a quanto poco egli godé la vita quando aveva bellezza, facondia, e vigoria. Sa ch'è invecchiato molto: lo sente... (continua)
Post
28/02/2011 16:47:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment