Quel treno del Sud

29 gennaio 2012 ore 19:58 segnala
Per decenni i loro nomi evocativi sono stati un simbolo dell'Italia unita e dell'emigrazione: Treno del sole, Trinacria, Treno dell'Etna. Un simbolo che adesso finirà nei ricordi: quei treni, che per decine d'anni unirono l'Italia da nord a sud e scrissero una pagina importante della storia del nostro paese, quella del lavoro, dell'emigrazione , della trasformazione sociale, quei treni qualche mese fa sono stati aboliti, così, da un giorno all'altro, obbedendo alla logica asettica della produttività.





Quel treno del sud

Avevo 16 o 17 anni quando presi quel treno per la prima volta, io insieme a mia sorella di dieci anni maggiore di me, in un vagone cuccette di 2 classe. Era il nostro primo viaggio al sud, destinazione Sicilia, isola a lungo vagheggiata nelle mie fantasie adolescenziali, come terra di miti lontani, di mari turchesi e natura rigogliosa, di templi e giganti di pietra, di mosaici d'oro in cattedrali maestose.
Era lungo, quel treno, decine di vagoni che si snodavano lungo il marciapiedi della stazione di Padova, e noi colle nostre ingombranti valigie dovemmo fare una bella corsa alla ricerca della nostra carrozza. Era fine luglio, O forse agosto, non ricordo più bene, ma quelle carrozze., che provenivano da ancora più lontano, erano piene zeppe all'inverosimile, perfino i corridoi erano stipati di persone che avrebbero passato lì tutta la notte, sedute per terra o, al massimo sugli strapuntini di similpelle marrone.
I nostri posti erano occupati e quando, finalmente, in quella bolgia si presentò il controllore, cercammo di far valere il nostro diritto. Era un ometto piccolo, dalla parlata meridionale e in malo modo ci negò qualsiasi possibilità di riappropriarci dei nostri posti. Non capimmo mai il perchè, certo che il destino di rimanere in piedi per una ventina di ore sarebbe toccato anche a noi, nonostante le nostre giuste proteste.
Era la prima volta che affrontavo un viaggio tanto lungo, quasi un giorno intero, il treno attraversava tutta l'Italia ed io ero felice, ma anche incuriosita dalla varia umanità che popolava quegli scompartimenti. C'erano famiglie intere, comprese di nonne e nipoti, che venivano dalla Germania o dalla Svizzera e già erano in viaggio da molte ore ; non si sentiva che parlare un dialetto strettissimo, forse calabro o siculo, di cui mi colpivano le finali in “u”e in “i”e gli strani suoni; donne vestite di nero, e bambini piagnucolosi o troppo vivaci per stare negli spazi ristretti di uno scompartimento. Sui portapacchi le classiche valigie di cartone o di finta pelle marrone e poi pacchi legati con robusti spaghi, cesti di vimini ed ogni altro genere di bagaglio.
Una donna, magra ed anziana aveva allungato le gambe ed i piedi, scalzi, e non propriamente profumati, sul sedile di fronte ed io, allora, pur vedendo la scena dal corridoio, ne rimasi inorridita.
Quando calò la sera le mogli cominciarono a tirare giù i vari pacchi e ad aprirli e gli uomini, coi loro coltellini a serramanico, quelli che si usano in campagna, ad affettare le pagnotte per la cena. C'era odore di cotolette fritte; “ A favorire?” mi disse la donna più anziana, tendendomi il panino.
Per un attimo rimasi lì lì, senza capire, poi compresi che mi stava offrendo di condividere la sua cena. Insisteva, ma io rifiutai accampando qualche scusa, temendo di offenderla.
Finalmente la lunga notte lasciò il passo all'alba, eravamo in Calabria, ed il treno costeggiava spiagge e calette bianche su di un mare colore del vino, proprio come scriveva Sciascia in uno dei suoi racconti. Abituata alla monotonia ed al colore grigio-azzurro dell'Adriatico, ero affascinata da quei paesaggi, da quelle spiagge ancora selvagge e deserte, da quella luce che si faceva via via più intensa e penetrante colorando di blu il mare placido ed invitante.


Le fermate nelle varie stazioni davano la misura di quanta strada avessimo percorso: le grida dei venditori di bibite e panini assumevano inflessioni sempre diverse, mi stavo sempre più allontanando dalla mia terra ed ero finalmente entrata nel Sud, in quello che, dalle mie parti allora veniva chiamato “la bassa Italia” non solo per posizione geografica , ma anche con un vago senso dispregiativo.
Le granite di limone a Villa san Giovanni e gli arancini sul traghetto per Messina , furono quelli i riti obbligatori che ci aprirono le porte della Sicilia.



Da allora ho preso ancora molte altre volte quel treno, in una direzione o nell'altra, ho incrociato decine e decine di identità diverse, dall'immigrato che tornava in vacanza nel suo paese, al professore meridionale che insegnava in qualche lontana provincia settentrionale, dal militare in licenza al paziente che andava al nord per qualche visita medica. Nessun altro, però, ebbe più il fascino e l'entusiasmo di quel primo viaggio che mi aprì, per la prima volta, le porte di un mondo sconosciuto.

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Per decenni i loro nomi evocativi sono stati un simbolo dell'Italia unita e dell'emigrazione: Treno del sole, Trinacria, Treno dell'Etna. Un simbolo che adesso finirà nei ricordi: quei treni, che per decine d'anni unirono l'Italia da nord a sud e scrissero una pagina importante della storia del...
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29/01/2012 19:58:45
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Commenti

  1. Rugiadablu55 29 gennaio 2012 ore 23:04
    mi hai riportato indietro..primo viaggio dala Puglia verso Modena...famiglie intere,vagoni stipati,valigie di cartone,io nel corridoio con i miei,odori vari..cibo..persone..valigie....che tempi,ma c'era una umanità verso l'altro incredibile :-)
  2. wildwood 30 gennaio 2012 ore 00:09
    Mi piacciono questi ricordi.. :-)
    Spero sia gradita ed in tema la canzone..

    http://youtu.be/zy4M6su9oNY
  3. scoutover 30 gennaio 2012 ore 11:10
    WILDWOOD

    Graditissima la canzone di Rino, questa non la conoscevo, un pezzetto della storia d'Italia, vista dal popolo.
    Grazie e buona giornata
  4. tecerco 01 febbraio 2012 ore 17:59
    Ho ricordi vivi di quei viaggi in treno anche io. Ero piccolino e partivo con fratelli e genitori verso la Calabria,terra d'origine dei miei. Facevamo la notte in treno da Roma e il rumore delle fessure tra rotaia e rotaia accompagnava i miei sogni di bimbo dormiente tra le braccia dei miei. Al mattino, ricordo il risveglio nei pressi di Scilla con le gallerie arcate vista mare...un divertimento per noi bimbi protratto fino alla meta... :bye

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