La Cura (Racconto)

12 aprile 2012 ore 17:51 segnala




Come avrebbe affrontato Chiara? Questo si chiedeva mentre, le mani affondate nelle tasche, si avviava stancamente verso casa. Sino a quel momento era riuscito a nascondere il tutto abbastanza bene, anzi, si era stupito della facilità con cui l'aveva ingannata. Chiara era perdutamente innamorata, non avrebbe mai potuto dubitare di lui. Pendeva letteralmente dalle sue labbra, accettava senza troppe domande ciò che lui le propinava. Eppure i segnali c'erano stati. Sposati da sette anni, avevano deciso di aspettarne almeno un paio prima di avere figli, erano giovani, ci sarebbe stato tempo. Le stagioni passavano, nel frattempo, avevano abbandonato qualsiasi tipo di precauzione e facevano l'amore quasi tutte le sere. Ma Chiara non rimaneva incinta e questo lo fece decidere. Senza dire nulla a sua moglie si era sottoposto ad alcuni esami. Se fosse risultato completamente sano avrebbe convinto anche lei a farli, sicuro che non avrebbe fatto obiezioni. Era una gelida mattina di febbraio quando si recò allo studio medico per ritirare il referto. Fabio era un andrologo molto conosciuto in città, ma era anche suo amico da una vita. Dopo aver varcato la soglia capì immediatamente che qualcosa non andava. Il medico lo fece accomodare e parlò chiaro da subito. Non avrebbe potuto avere figli. La notizia lo sconvolse a tal punto che le successive parole dell'amico gli risultarono incomprensibili. Quando si scosse riuscì a captare solo la fine del discorso. - … ma è una cura costosa, molto costosa. - Fabio gli aveva ripetuto pazientemente in cosa consisteva il trattamento. Si trattava di una cura innovativa e senza garanzie di successo, per il momento. Nessuna traccia di compassione nella sua voce, solo la realtà dei fatti. Uscito dallo studio si era fatto due conti, non ce l'avrebbe mai fatta. Avevano già un mutuo e la rata dell'auto sulle spalle, nessuna banca gli avrebbe concesso un prestito, nemmeno quella per cui lavorava. Nel breve tragitto verso casa era giunto a due conclusioni. La prima era che non avrebbe detto nulla a Chiara, almeno per il momento. La seconda lo aveva spaventato già dal momento in cui aveva concepito l'idea ma, con suo grande stupore, aveva iniziato ad attuarla già dal mattino dopo, sino a due ore prima, quando il direttore l'aveva convocato nel suo ufficio. Senza tanti preamboli l' aveva accusato di essersi appropriato dei soldi della banca, piccole cifre che, giornalmente, sottraeva dai versamenti dei clienti. Come aveva potuto fare una cosa simile? Come aveva solo pensato di farla franca? Era rimasto in silenzio e con il capo chino per tutta la durata del colloquio, incapace di difendersi. Difendersi da cosa poi, sapeva benissimo che avrebbero potuto scoprirlo, era stato un pazzo a pensare di far passare inosservate le operazioni illecite compiute sui conti dei clienti. Il direttore gli aveva messo un foglio davanti, erano le sue dimissioni. Aveva preso meccanicamente una penna e aveva firmato subito. Solo allora aveva trovato la forza di alzare la testa fissando il direttore. - Bianchi... - aveva proseguito questi in tono più indulgente. - Suo padre morirebbe per questo, se ne rende conto vero? - egli aveva annuito e l'altro aveva continuato. - Solo l'amicizia che mi legava a lui mi impedisce di denunciarla immediatamente, ha una settimana di tempo per restituire ciò che ha preso...






- Aveva lasciato la frase in sospeso, ma il significato era sin troppo chiaro, sarebbe andato in galera se non l'avesse fatto. Tutto ciò che aveva “prelevato” sino a quel momento si trovava sul conto corrente del medico che aveva iniziato la cura. Fabio aveva infatti convinto il suo socio, il dottor Petrelli, anche lui una persona di cuore, a dilazionare il pagamento e l'aveva ringraziato per questo. E ora avrebbe dovuto affrontare Chiara. Era ormai giunto dinanzi alla villetta in cui abitavano. Non vide l'auto e quasi se ne rallegrò, come se il poter rimandare il confronto gli potesse esser d'aiuto. Era entrato in salotto e si era lasciato cadere sul divano. Aveva preso il cellulare dalla tasca e chiamato il medico che stava cercando di aiutarlo a diventare padre. Un paio di giorni prima aveva rifatto gli esami, stava chiamando per conoscerne l'esito: una delusione. Dopo tre mesi di cura gli spermatozoi risultavano sempre deboli, doveva portare pazienza gli disse l'altro. Gli aveva ricordato altresì che le probabilità erano scarse, che era stato avvisato sin dall'inizio. Aveva chiuso gli occhi per un momento, come per riuscire a sopportare tutti quei fallimenti, mentre Fabio ancora parlava senza che lo ascoltasse, come se non si trovasse più all'altro capo del telefono. Si era ripreso per un attimo, aveva ringraziato nervosamente e chiuso la conversazione. Tutto era stato inutile, sarebbe andato in prigione per niente. Il rumore dell'auto che entrava nel vialetto lo distolse da quei pensieri. Quando Chiara entrò in casa lo trovò seduto in cucina. Sul tavolo, davanti a sè, un bicchiere di vino con accanto la bottiglia mezza vuota. Lo guardò stupita e allarmata. Gli chiese il perché di quella sorpresa, come mai non si trovasse al lavoro. - Chiara, ti devo parlare... - cominciò, ma lei lo zittì ponendogli l'indice sulle labbra. - No amore, qualsiasi cosa tu debba dirmi non potrà mai essere più importante di ciò che ti devo dire io...- Lo prese per mano e lo trascinò in salotto, sul divano.- Mi odierai per questo lo so, ma te lo devo dire... - Un campanello d'allarme squillò prepotentemente nella testa. Che avesse scoperto tutto? Forse che il direttore l'avesse informata dei fatti? Scoprì di avere le mani sudate, le gambe martellavano violentemente il pavimento, era tesissimo. - Tesoro... - continuò lei... - Ho fatto alcune visite, purtroppo non potremo avere dei figli... - gli gettò le braccia al collo e scoppiò in un pianto dirotto. Lui rimase come impietrito, gli venne da ridere e piangere al tempo stesso. - Lo so... - continuò lei tra i singhiozzi. - Avrei dovuto dirtelo, parlartene. Ma avevo paura di perderti, conosco il tuo desiderio di avere un figlio... perdonami. - Le accarezzò i capelli e quando l'attirò a sè stava tremando. - A meno che... - proseguì lei. - … a meno che non segua una cura, è molto costosa e non ci sono garanzie, ma sarebbe l'unica strada...
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