Alla ricerca

20 maggio 2011 ore 20:24 segnala
Cerco.
Cerco di capire come mai sia così difficile amarmi. Non lo so fare, ancora no.
Nella ricerca, ogni tanto, si accendono lampi di un momento. Su quell'infanzia che, dopo tutti questi anni, ad uno sguardo veloce sembra persino felice.

La nonna e lo specchio.

Nonna non era di quelle vecchine dallo sguardo sereno ed il viso gentile.
Era un donnone tutto energia, che camminava dondolando sulle gambe sempre più gonfie. E' stata lei, in fondo, ad allevarmi.... mamma sempre fuori al lavoro, papà non parliamone.
Mi svegliava alla mattina, sempre molto presto, fin da piccolina.
Versava l'acqua nel catino e mi metteva in mano il sapone, poi mi intimava di vestirmi presto (che 'n sa gira mia cui mudant ....non si deve girare in mutande). L'operazione peggiore era il pettine.
Esigeva di essere lei a pettinarmi, memore delle lotte da lei sostenute con i suoi sette figli, contro i pidocchi. Districare la massa assurda di riccioli che avevo, doveva darle un piacere sottile, quasi sadico, mentre affondava il pettine e tirava con la delicatezza di un fabbro.
Urlavo spesso, per le tirate che mi dava.... (per abbellire bisogna soffrire, diceva, inalberando un italiano perfetto,in quell'unica frase). Abbellire.... già... come se io fossi bella.
Volevo lo specchio, per guardare cosa stesse facendo, ma non me lo dava mai.
Solo quando aveva finito e per breve tempo, perchè, diceva, se mi fossi guardata troppo allo specchio, mi sarebbero venuti i 'vermi'.

Un altro terrore di quei tempi in cui la medicina spicciola non era alla portata di tutti. Mi chiedo, ora, quale immagine poteva essersi creata nella mente di una bimba di tre o quattro anni:

Il mio guardare me stessa, e magari compiacermene, avrebbe dato vita a una massa di vermiciattoli in movimento dentro la mia pancia.

Terribile. Come quell'incubo ricorrente che avevo....di cadere nella scatola del 'tiramolla' pubblicitario e la scatola era piena di serpenti, che mi si avvinghiavano addosso.

Chissà come, allora, elaboravo queste cognizioni che mi regalavano?

Con timore, questo lo ricordo bene. Timore che, probabilmente, si ingigantì notevolmente con le convinzioni di Suor Ermelinda (convinta che il diavolo mi possedesse, solo perchè un maschietto mi aveva sfidato a far pipì in piedi, io la feci e lei ci vide).
Forse fu questo a farmi prendere poca coscienza di me, come persona. Ero una cosa immonda, caspita!!
Piena di vermi e di diavoli.
Se due più due fa quattro, avrebbero dovuto pur uscire prima o poi!!!
E l'immagine che mi si presentava, dei miei orifizi biologici colmi di vermi e creature schifose, era terrificante.


Credo che, come ogni bambino senza soluzioni, io abbia accantonato queste cose... cercando di respingerne il pensiero... senza capire che, invece, erano dentro.

E lì sono rimaste, per lungo tempo.
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20/05/2011 20:24:06
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