La bicicletta rossa

01 dicembre 2009 ore 19:47 segnala

Io non è che nacqui povera... di più... :-)  Mamma e papà erano contadini salariati, il più delle volte il salario consisteva nei cosiddetti beni di consumo (grano per far farina per fare il pane, latte, prodotti della terra) e pochi soldi, giusto per acquistare le cose che non si riusciva a produrre in masseria.

 

Nella mia 'povertà', ero felice. Solitaria, ma felice. Avevo spazi immensi per correre e perdermi nei miei giochi, avevo animali di tutti i tipi che obbligavo a farne parte, avevo molti piccoli giocattoli costruiti dal babbo o dal nonno e avevo lei :love ... la mia BICI!

 

Era una vecchia bicicletta di piccola misura, una volta proprietà dei figli del padrone. Mio babbo l'aveva ridipinta almeno 4 o 5 volte perchè prima che mia era stata di mio fratello più grande. Quando venne consegnata cerimoniosamente nelle mie mani era di un indefinito verde, tra il sottobosco stantio e l'oliva malmatura, avanzo dell'opera di risanamento dei mezzi agricoli.... ma era MIA.

 

Ci facevo corse chilometriche e senza tempo, sulle sterrate del fondo... ogni tanto bucavo, ma avevo imparato dal nonno a riparare la camera d'aria e dopo poco ripartivo. Credo di aver passato almeno due dei tre mesi estivi sempre in sella, dal mattino all'ora di pranzo... dal dopo pranzo a cena...  Un giorno scoprii persino "la cartolina" (per sussiegosa 'soffiata' di mio fratello) e non ci fu più verso di farmela togliere. Mi sentivo un semi-dio (... si potrà dire semi-dea?.... ) su quella bici!!!

 

Una domenica venne in visita al padrone la sorella, quella che abitava in città e non si vedeva mai. Era una signora alta e molto magra, elegantissima (almeno a mio parere) e anche gentile (cosa piuttosto rara in quella famiglia). L'unico difetto che aveva ai miei occhi era suo figlio.

Non ci eravamo mai sopportati, malgrado avessimo più o meno la stessa età. Lui troppo autoritario (o prepotente?), io troppo insofferente.

 

Quella domenica dalla grossa auto grigia della mamma, venne scaricata la SUA bici....  Era qualcosa di mai visto... Nuova, rossa fiammante, con le manopole di plastica rigata e il campanello lustro.

Credo di averla guardata con la bocca aperta per almeno mezz'ora... almeno fino a quando Piercarlo (il nipote del padrone) mi gridò:

"Ti piace eh? vero che ti piace??? E la vorresti provare eh?? Vero che vorresti???"

 

Non fu la domanda ad infastidirmi... fu il tono.  Gli urlai di rimando:

 

"NOOOOOOOOOO.... mi fa davvero schifo quel ciclino da femminucce!" e corsi via, con la cartolina tra i raggi che faceva il suo rombo da calabrone stanco.

 

Quella fu una delle poche volte in cui mi riuscì di mentire così bene da sembrare vero.

 

 

 

 

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Io non è che nacqui povera... di più... :-)  Mamma e papà erano contadini salariati, il più delle volte il salario consisteva nei cosiddetti beni di consumo (grano per far farina per fare il pane, latte, prodotti della terra) e pochi soldi, giusto per acquistare le cose che non si riusciva a...
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01/12/2009 19:47:59
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Commenti

  1. mogul 04 dicembre 2009 ore 17:27

     

    bel ricordo e ben descritto,

    solo la definizione:

    rombo da calabrone stanco"

    vale la lettura del brano,

    complimenti ancora,

                                Mog

  2. Crayon.Bleu 09 dicembre 2009 ore 10:52
    ...negli occhi l'immagine di te che pedali a più non posso abbassata sul manubrio col vento fra i capelli, inseguita da una nuvola di polvere che non riesce ad acchiapparti... :-)))

    Ciao Sangria cara... che bello ritornare qui, nel tuo angolino, dopo giorni che non ci mettevo piede... rimango un po' ad ascoltare la tua musichetta... posso? :-)
  3. FreeGoRiffHero 10 dicembre 2009 ore 12:53

    Ho letto tutto d'un fiato e son rimasta senza fiato...quanto mi

    assomiglia il tuo vissuto.

    Ho passato gli anni più belli e felici proprio a casa dei miei nonni

    che avevano una grande casa appena fuori città ma a quei tempi

    le periferie delle città erano aperta campagna.

    Stessi giochi, stesse emozioni...grazie di averle condivise e di

    avermi riportato indietro coi ricordi.

    p.s.: la cartolina nei raggi della bicicletta e le pedalate folli per

    sentire quel suono...è un'emozione che non ha prezzo

  4. Shangri.Lah 11 dicembre 2009 ore 12:57

    ... grazie :-)  Sento che anche tu conosci il fremito, intenso e lieve, di quel rumore...

     

    :flower

     

  5. Shangri.Lah 11 dicembre 2009 ore 13:00

    ...puoi restare quanto vuoi :-)   ... In piedi, però!

     

    Non c'è parete, non c'è soffitto. non c'è porta e nemmeno vasino....e tanto meno sedie o sofà... :-(  (ma prometto che prima o poi passo dal robivecchi e arredo un po'... promesso promesso!!!)

     

    :-)

     

  6. Shangri.Lah 11 dicembre 2009 ore 13:01

    ...e benvenuta qui :-)   (so' pure poetica, ogni tanto :-))) )

     

    Mi fa piacere il tuo commento e soprattutto una delle parole che hai usato:

    "condivisione"

     

    :-)  :ciao

     

     

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