Mani di Bandito

23 aprile 2010 ore 20:01 segnala

A chi ha saputo esserci anche quando non volevo, non voleva, non sapevo, non sapeva. A chi, prima per gioco e poi per davvero, ha disegnato con me un pezzo di vita, colorandola ogni giorno di sfumature diverse. A chi, malgrado sè e malgrado me, non mi riesce di lasciare andare....

 


Scrivere, a te, non so... ma, in fondo, non mi importa.
Non mi importa di quel che riesco a sapere e di quello che, invece, non saprò mai. Stare con me significa esserci, non doverci essere. E stare con te significa appartenerti, senza averti, né essere tua.

Sei il maestrale che soffia impetuoso e poi tace. Per ritornare sempre, sempre, sempre. A tormentare alberi maestri frustati da canapi sofferenti. A scorticare pelli nude. A cambiare il volto a paesaggi vicini.
Sei un maestrale. Lo sei tu, così come lo sono io.

Mi scalda il cuore ogni tua singola parola, che anticipa lunghi silenzi. Quasi a voler esser certi che ancora respiro, che sono viva. Che ci sono. E qui, io sono; proprio dove dovrei essere e dove non sono stata mai.

Mi puoi trovare dove vuoi.
Tu sai tutto di me: ogni nome, ogni fantasia, ogni nuovo vestito, tagliato in fretta per sembrare diversa. Per parermi diversa.
Sai che ho il cuore caldo. D’un affetto che, ormai [lo so] non muterà più. Che è così, con o senza il desiderio che tu lo rinfocoli, lo attizzi, lo sfridi, fino a farlo scintillare. E’ mio, solo mio. E nessuno lo può toccare, piccolo e prezioso [com’è davvero, forse] ma forte come ben poco può esserlo in vita.

Capita raramente di trovare uno specchio fedele. Di quelli che non feriscono, infieriscono ed ingannano. A me, è successo.

"Io sono te". Era un po’ di tempo fa, quando me lo dicesti. Forse mesi, forse qualche ora.
Ancora ed ancora so che ci sei. Qualunque cosa accada, o possa accadere. Bello, non trovi?

Oddio... sembra sia la tristezza, la carta di questa lettera...
No. Non è così.
E’ la tenerezza che fa da trama alle parole. Densa di quella dolcezza che andiamo cercando da secoli, io e te.

E sai cosa penso?
Che in quel groviglio di rabbia, passione e ingenuità che ci ostiniamo a chiamare amore, ci sia la nostra voglia di imparare a conoscere ed accettare.
Che nelle tue mani [mani bambine che possono sbagliare, certo... ma che fanno tutto e sempre e solo per amore] ci sia il segreto semplice dell’abbandono e dell’affido.

Tu, ladro di emozioni.
Tu, mani di bandito.
Tu, mani sicure e forti, per chi merita il loro amore.

Non devi ricordare nient’altro. Tranne me.

 

(sublimando il mio pensiero nelle tue parole)

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A chi ha saputo esserci anche quando non volevo, non voleva, non sapevo, non sapeva. A chi, prima per gioco e poi per davvero, ha disegnato con me un pezzo di vita, colorandola ogni giorno di sfumature diverse. A chi, malgrado sè e malgrado me, non mi riesce di lasciare andare....   Scrivere,...
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23/04/2010 20:01:59
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