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11 giugno 2012 ore 23:58 segnala
Per trecento chilometri ho riempito la macchina di urla e lacrime. E' stato il mio modo di entrare sino in fondo nella realtà. Però in quel momento ho capito che non avrei vissuto con un continuo pianto senza lacrime, con una smorfia o con un ghigno. Davanti a questa prova della vita avrei imparato a sorridere: l'avrei affrontata con fatica, ma anche con responsabilità, con intenzione. Con positività. Non sarei rimasto lì a inghiottire vicoli ciechi in salsa di palude.


La maestrina mi chiede cos'ha esattamente Andrea. Ascolta molto colpita. Mi dice che il buon io ci mette alla prova.
"Come se dio fosse un ingegnere dei materiali? Per capire se abbiamo dei difetti nascosti o un punto di rottura?"
Annuisce.
Capisco che ognuno di noi, per navigare nel flusso della vita, si costruisce come può dei remi e l'unica cosa davvero importante sarebbe non sbatterci quei remi sulla testa l'un con l'altro.
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Per trecento chilometri ho riempito la macchina di urla e lacrime. E' stato il mio modo di entrare sino in fondo nella realtà. Però in quel momento ho capito che non avrei vissuto con un continuo pianto senza lacrime, con una smorfia o con un ghigno. Davanti a questa prova della vita avrei imparato...
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11/06/2012 23:58:10
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