Effetto Rapa Nui

01 maggio 2013 ore 19:40 segnala


Una ventina di anni fa un film hollywoodiano ha reso popolarmente noto il nome originario dell'Isola di Pasqua. Ma ciò che il film ci ha rivelato è lo strano, assurdo destino toccato in sorte ai suoi abitanti che, giunti su imbarcazioni leggerissime dalla lontanissima Polinesia, son riusciti a distruggere completamente l'equilibrio naturale dell'isola nel giro di un paio di secoli. Se al loro arrivo l'isola si presentava come un'estesa e fitta foresta di palme, ora essa è ridotta a una distesa di erbe e cespugli battuta incessantemente dal vento e priva di alberi ad alto fusto.
La deforestazione selvaggia aveva provocato una rapida desertificazione del territorio, a fronte di una popolazione sempre più estesa. E così la riduzione graduale ma costante delle risorse naturali aveva provocato gravi carestie e lotte intestine tra gli abitanti, in lotta costante per il controllo delle sempre più scarse risorse.

Obsolescenza programmata.
Ma ora veniamo a noi e ai nostri giorni.
In uno stipo della cucina io conservo alcuni piccoli elettrodomestici che utilizzo saltuariamente, ma che hanno età ragguardevoli. Come uno sbattitore elettrico, acquistato 35 anni fa (e forse più) da mia madre e che lei mi cedette 25 anni fa, dopo che ricevette in dono uno sbattitore/frullatore a immersione con vari altri accessori. Bene, sia lo sbattitore 35enne che lo sbatti-frullatore 25enne sono tuttora perfettamente funzionanti e in uso. Al punto che ogni tanto, quando gironzolo per gli ipermercati, mi capita di occhieggiare qualche nuovo sbatti-frulla-tritatore dall'aria più trendy, e penso che potrei comprarne uno nuovo giusto perché son stufa di vedere quello vecchio. Che non muore mai!
E vogliamo parlare del mio vecchio televisore a tubo catodico acquistato di terza mano e scartato a quasi 40 anni? Apparecchio sostituito con un televisore sempre a tubo catodico che dopo due anni, una sera, senza alcun precedente segnale di malessere, con una quasi impercettibile pernacchietta, si spense per non più riaccendersi. 40 anni il primo, due anni il secondo...
Questo fenomeno, che porta i vari apparecchi elettronici o elettrici che abitano le nostre case, a morire rapidamente, si chiama obsolescenza programmata.
È una delle innumerevoli deformazioni della nostra esistenza che il Moloch comunemente chiamato Libero Mercato ha introdotto per poter dapprima fiorire e ormai sopravvivere.
Tu lavori e produci, lavorando guadagni denaro che utilizzerai per acquistare nuovi beni. Ma se a un bene ti affezioni, se non consumi a sufficienza, non si potrà produrre abbastanza da garantirti il lavoro e quindi il denaro... eccetera eccetera eccetera.
È un sistema produttivo basato sul consumo di beni non essenziali. Beni costosi, che richiedono un certo investimento per chi li acquista, e per questo poco adatti a un sistema che sopravvive solo grazie al continuo consumo di nuovi beni. E così, visto che parecchia gente è capatosta e compra solo se costretta, ecco che fior di ingegneri si sono impegnati per decenni a mettere a punto oggetti destinati a morire entro un certo numero di ore. Inoltre, visto che l'assurda mentalità contadina di un tempo portava a riparare gli oggetti piuttosto che a ricomprarli, si fa in modo che una riparazione costi quanto o più dell'acquisto del prodotto nuovo. Che ha una garanzia più o meno equivalente alla durata prevista dell'oggetto.
E quando non è l'oggetto a rompersi, allora sarà qualcos'altro a spingerci a sostituirlo.
Chi ha la mia età ricorda benissimo i dischi in vinile, e poi l'avvento delle mangiacassette, e poi i cd e ora i riproduttori di mp3. Insomma, ogni nuovo sistema di memorizzazione dei suoni esige un nuovo sistema di riproduzione. E se per caso hai un'estesa collezione di musicassette ma il tuo riproduttore si rompe, puoi solo sperare che un anziano rigattiere ne possieda uno funzionante in un angolo del negozio, da venderti a prezzo di un'antichità. Oppure getti tutte le tue musicassette. E questo vale per ogni cosa.

Ci sono alternative?
Se penso all'infanzia di mia madre, vissuta tra stalle e notti rischiarate da lanterne a petrolio, o lampadine a 30 candele, se penso all'incredibile velocità dei cambiamenti tecnologici a cui assistiamo e che invadono la nostra vita in ogni ambito del quotidiano, se penso a quante cose oggi irrinunciabili fossero inimmaginabili anche solo 15 anni fa, mi rendo conto di quanto sia difficile fermare la giostra, o scenderne senza rompersi le ossa. La corsa è così rapida da rendere difficile anche solo pensare a un'alternativa per modificare l'andazzo, e mi chiedo se anche gli abitanti di Rapa Nui si fossero resi conto della direzione suicida presa dalla loro società e se, nonostante ciò, non fossero stati in grado di fermare quella corsa folle.
Loro distrussero l'ambiente in cui vivevano sfruttando senza freno le risorse limitate dell'isola, e noi? Come gli abitanti di Rapa Nui stiamo rosicchiando senza requie e senza badare alla capacità di ripresa naturale del pianeta le nostre risorse. E se loro lo fecero in nome delle loro divinità, i Moai, noi lo facciamo in nome delle nostre divinità: il Libero Mercato e il Denaro.
Il nostro pianeta è come un'isola che fluttua nell'universo, le sue risorse sono limitate, e noi stiamo correndo come folli verso l'esaurimento delle risorse. Abbiamo permesso al Libero Mercato di depredare le popolazioni più povere, quelle che non comprano ma a cui si possono sottrarre le risorse, e di succhiare sangue ed energia a quel 20% della popolazione mondiale che ha la fortuna di comprare senza freno, possedere cose, desiderare, nutrendo così il Moloch del consumismo.
"Nel 2008, l’overshoot day, il giorno del sorpasso, è caduto il 23 settembre. Quel giorno la nostra voracità ha superato la capacità di rigenerazione della Terra. Finiti i frutti, abbiamo chiuso l’anno a spese del “capitale naturale”: invece che vitelli abbiamo cominciato ad abbattere mucche, invece che pesci figli, abbiamo mangiato pesci madre, invece che raccolti agricoli, abbiamo consumato i semi". (cit. da http://www.cnms.it/sites/default/files/altravia.pdf).
Il cambiamento è possibile? Che può fare il singolo individuo di fronte a un andamento globale?
Come al solito la risposta non è univoca: è necessaria un'azione collettiva ma basata sulla coscienza e la costanza individuale. Dipende da noi, sia continuare la corsa che cercare di fermarla, ma anche dagli altri.
Dipende da tutti, ma ognuno deve agire nel piccolo della propria quotidianità. Se vogliamo rallentare questa corsa dobbiamo agire individualmente e pensare collettivamente, e sempre secondo coscienza.
"Bisogna che al bene-avere di pochi si sostituisca il bene-essere e il bene-vivere di tutti, umanità e ambiente." Francesco Gesualdi, uno dei fondatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (http://www.cnms.it)
Buona lettura!



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01/05/2013 19:40:13
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Commenti

  1. whitetip 01 maggio 2013 ore 20:23
    "La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, decido di non partecipare a questa mistificazione? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio." Cit. Trainspotting - I. Welsh
  2. rigalizius 01 maggio 2013 ore 21:25
    Ai miei tempi "girava" la storiella dei lemming,l'effetto lemming,una variante, se vogliamo alla tua dell'isola di pasqua.
    Poco da eccepire a quanto scritto,e' li' da vedere,innegabile,lampante a chi non si benda gli occhi, e forse gli accadimenti ultimi sono il sintomo del tumore sottostante che cresce.
    Devo dire pero',che l'umano cambia,in genere,solo quando costretto,quando non puo' piu' farne a meno,siamo cosi',capoccioni,miopi,anche nell'inevitabile che ci grava addosso speriamo fino all'ultimo nel miracolo nella soluzione facile senza dolori, il panorama ai nostri occhi e'limitato al circostante,pensiamo riguardino i nostri pronipoti questi problemi: " si, succedera',ma poi,piu' in la',in un remoto futuro",oppure,(peggio secondo me) "che mi frega,io saro' gia' morto" se la vedranno i posteri,o anche "io vado a vivere sulla montagna cibandomi di radici". Continuiamo a suonare come l'orchestra sul Titanic.

    Temo che le soluzioni siano estremamente difficili,tali da coinvolgere,morale,etica,liberta',modi di concepire la vita, e forse altre cose. Difficili e ampie,connesse le une alle altre come shangai,modifichi una cosa da una parte e trac provochi una slavina dall'altra,negli anni 50 la popolazione era meno della meta',non solo,il benessere era ancor piu' ridotto,cosi' i consumi,la terra poteva farcela a sopportarci,ora le cose sono molto cambiate.
    Modificare questo stato di cose mi sembra piu' difficile che tentare di rifondarle ex novo,una mia ipotesi personale neh! Ma naturalmente io non ho l'intelligenza necessaria ad ideare come fare,cosa fare,tanto che le soluzioni a cui penso io,mostrano lacune,mostrano idee che crollano ad una piu' severa analisi.

    Ci si potrebbe scrivere un trattato su questo post,ha tanti di quei lobi,tante di quelle sfaccettature. Un bel post,complimenti.
    Buona serata
  3. dealma 02 maggio 2013 ore 08:54
    @white: con "trainspotting" ho un contenzioso aperto! in buona sostanza il film contesta la vacuità del modello di vita moderno offrendo però come unica alternativa l'autodistruzione vissuta dal protagonista. Ciò che contesto è che il film non parla della terza opzione: trovare la propria strada, costruttivamente, con coraggio e fantasia. Non è necessario marcire su un divano ma nemmeno utilizzare droghe, in una parvenza di ribellione che altro non è se non massima resa... Te l'ho detto: ho un contenzioso aperto con quel film!!! :-)))
    @riga: mia madre dice sempre: "intanto che il dottore pensa, il malato crepa". Inutile cercare di prefigurarsi soluzioni, chiedersi se la nostra azione avrà o meno un peso. La soluzione è agire e basta, e se non funzionerà, pace. Almeno ci si è provato. Ma se non si agisce c'è una sola certezza: che nulla cambierà.
    Sul fatto che l'umanità cambia solo se costretta, non condivido: non tutta l'umanità. Ce n'è una buona parte che agisce, cambia modelli, nel piccolo, e resiste, e fa la differenza, se non altro definendo un altro modello di vita. Che poi diventerà norma.
  4. rigalizius 02 maggio 2013 ore 12:51
    Non voglio iniziare una discussione con te,poi ti arrabbi,forse hai sempre avuto ragione,allargo troppo le cose e viene difficile stabilire il punto. Da parte mia ho la convinzione che tutto sia interconnesso e che una valutazione,uno studio, il piu' approfondito possibile sia necessario almeno per stabilire le basi su cui costruire(I malati muoiono anche per grossolani errori diagnostici)
    Che dire,se quella parte di umanita' c'e',i risultati che ha raggiunto mi lasciano piuttosto perplesso,sono abbastanza "vaporosi" :-)))
    Ciao
  5. whitetip 02 maggio 2013 ore 13:12
    @dealma:sei indubbiamente Starbuck!
  6. Kappa72 02 maggio 2013 ore 20:49
    Bel post Dealma, mi fa venire in mente alcune cose:
    1. La guerra per il Coltan in Congo (quindi nelle risorse bisognerà contare anche qualche vita :-( )
    2. Mio padre che anni fa collaudava lavatrici affinché si rompessero dopo un determinato numero di ore in centrifuga (ma chissà come mai, a me ne procurò una che è quasi maggiorenne :-))) )
    3. Produci, consuma e crepa. Anche solo questo pensiero, al di là dello scempio delle risorse del pianeta, dovrebbe spingerci a svegliarci dall'ipnosi e, ognuno nel nostro piccolo, realizzare che uno sbattitore nuovo non ci serve. :bye
  7. dealma 02 maggio 2013 ore 23:53
    @riga: son più i malati che muoiono perché senza diagnosi di quelli morti per errata diagnosi. Di quale altra approfondita analisi abbiamo bisogno? Di informazioni ce n'è a bizzeffe: tocca scegliere e agire! Come diceva Confucio: se chiudi le porte a tutti gli errori, anche la verità resterà fuori.
    @white: nel bene e nel male!!!!
    @Kappa: sapessi quante cose ogni giorno non compro, con un senso di esaltazione difficilmente immaginabile. C'è chi fa shopping per tirarsi su di morale. Io faccio anti-shopping! Come stamattina al mercato: passeggiatona e spesa totale di euro due (per incensi da regalare a mamma). E almeno una decina di abiti, scarpe, oggetti non comprati! Che meraviglia!!!!
  8. rigalizius 03 maggio 2013 ore 00:06
    Faccio l'ultimo commento,il post e' interessante,suggerisce come migliorare il mondo, e anche, pur adeguandosi alle leggi termodinamiche, a come, perlomeno, farlo durare di piu'.
    Conosco mille aneddoti oltre a quello famosissimo di Henry Ford su come gli oggetti debbano avere una vita limitata,la sig.ina Kappa 72 ne ha esposto una sua versione,tu hai parlato di "macinini" e televisori,mi soffermo sui televisori che conosco bene,ne ho riparati un buon numero nel passato.
    Dunque,un televisore di 40 anni fa' consumava in termini di energia come sette otto odierni,questo significa che moltiplicando il numero dei pezzi adeguandoli alla popolazione attuale, una piccola centrale elettrica dovrebbe essere messa in opera solo per quello,senza contare, naturalmente, tutti gli altri apparecchi elettrici ed elettronici che hanno subito un evoluzione,o anche le auto ecc... Un esempio forse stupido il mio,solo un esempio,ma la bilancia dovrebbe avere anche questo su un piatto,come si dice,tutta la filiera deve essere presa in considerazione per operare un cambiamento atto a migliorare le cose e non a peggiorarle ulteriormente.
    Deve,dovrebbe,essere preso il buono da entrambe le parti per formare un terzo che contenga qualita' positive, questa una delle difficolta'.
    Logicamente mi astengo per scarsa competenza e intelligenza nel fare previsioni su cosa possa significare per una societa' complessa come la nostra un calo dei consumi a livelli estremi.
    Secondo me, e qui mi tiro addosso anatemi globali,le cose,certi oggetti,non tutti ma buona parte,costano troppo poco,dovrebbero costare molto di piu',dovrebbero avere il valore che negli anni hanno perso. Gia' solo questo fatto avrebbe un impatto notevole sugli sprechi e forse non cosi' deleterio sul mondo del lavoro,costretto a produrre sempre di piu',sempre a meno.
    Ciao,scusa se mi sono dilungato :-)
  9. dealma 03 maggio 2013 ore 10:00
    @riga: non sei andato affatto fuori tema. Hai solo aperto un nuovo fronte del calderone che ho appena appena scoperchiato. Parli dei prezzi, che sono calati troppo. Ma a costo di cosa? dello sfruttamento dei lavoratori di quella parte del mondo che non può permettersi di acquistarli. (tema accennato da Kappa nel parlare del Coltan in Congo e delle vite umane sacrificate in nome del "progresso" di pochi).
    Sul fatto che le tv del passato consumavano molto di più, non credo che questo sia un vantaggio, visto che le tv ora si sono centuplicate! :-))
    Insomma, di vantaggi ne vedo pochi: il consumismo non perdona! Mai.
    Sull'aumento dei prezzi son d'accordo con te: meno consumismo e paghe più eque per tutti!
  10. rigalizius 03 maggio 2013 ore 13:36
    Beh..avevo detto che era l'ultimo commento,ma temo di aver mentito :-)Eh mi stuzzichi!
    Che dire,siamo dove siamo proprio perche' altri hanno agito e noi li abbiamo seguiti,giusto o no? :-)
    Rimedi considerati panacee si sono rivelati cancri terribili,c'e' un esempio anche in un post precedente che parla di un inceneritore se non erro.
    Ascolta, Dealma: Ti muoveresti se fossi bendata sull'orlo di un precipizio?

    Guardiamoci sul "muso" come si dice dalle mie parti e spiattelliamoci le cose in faccia senza nasconderle,le cose non spariscono solo perche' non le guardiamo...mmm credo.
    Sette miliardi di persone,che mangiano,pisciano e cagano,dieci miliardi nel 2050,una piccola parte che gode di un benessere precluso alla maggioranza e che anela al nostro stile di vita e noi sappiamo benissimo che cosi',come viviamo noi, al massimo la terra ne puo' sopportare una frazione,lo sappiamo e guardiamo altrove con ipocrisia,perche' noi,come vivono loro non abbiamo nessuna intenzione di ritornare.Lo faremo solo se costretti.

    L'agricoltura che coltiva su terreni quasi sterili,tenuti "in vita" da concimi di sintesi,chilometri di coste depauperate di risorse,duemila km di mangrovie sradicate in Cina solo per "produrre" gamberetti destinati ai nostri ristoranti.
    Fiumi che traboccano veleni,acqua che in certi posti e' ormai emergenza nazionale,inquinamento atmosferico di sub particelle velenose,riscaldamento globale con calotte artiche che si sciolgono a vista d'occhio,mari sempre piu' poveri,foreste intere che spariscono giornalmente,cementificazione allo spasimo che toglie terreno a colture alimentari,che devasta territori. Insomma l'uomo dove mette le mani,in genere,rovina e distrugge,calpesta con una miopia che ha dell'incredibile.
    Le risorse terrestri sono risorse finite,alcune non si rigenerano piu,vedi gas naturali,vedi petrolio,altre ci mettono secoli per riformarsi se lasciate stare pero'! altrimenti finiranno anche loro prima o poi,non e' pessimismo e' realta'.
    L'imbuto si sta' stringendo.e lo scenario e' sconfortante,quali i rimedi? Smettere di consumare? Va bene sono d'accordo,ma non posso tagliare la testa insieme ai capelli,devo trovare un sistema che permetta di ricollocare le persone che inevitabilmente si troveranno per strada e sto parlando di un globale non dell'Italia o di qualche piccola isola nei mari del sud.
    Dici di "agire nel nostro piccolo nella quotidianita' Cioe' facendo cosa? Non comprando? Credi basti questo? Credi non abbia un effetto deleterio ormai a cose cosi'avviate,non pensi sia necessario riformulare uno stile di vita partendo da basi che penalizzeranno tutti e in alcuni casi in modo quasi inaccettabile?
    Chi se ne assumera' l'onere? Chi passera' per despota implacabile?

    Le redini del mondo sono in mano a relativamente poche persone,oscure e misteriose,che, tra l'altro, hanno tutto l'interesse che le cose continuino cosi',almeno per ora. Noi,nel nostro piccolo non abbiamo il potere di fare proprio un bel nulla,parliamo,parliamo e forse e' meglio cosi', quello che facciamo si rivolta contro di noi,serve un piano,una strategia,qualcosa di studiato,qualcosa valutato da equipe intere di esperti nelle piu diverse discipline,serve un governo globale,lungimirante, che imponga leggi contropopuliste con coraggio e forse con la forza ahime'!
    Hai scoperto un vaso di pandora Dealma,ripeto,non e' possibile considerare una cosa senza tenere d'occhio le altre secondo me,non credere che mi bei di questo essere inermi,vorrei,davvero,vorrei,ti giuro,vorrei avere il potere di cambiare le cose.
    Non ce l'ho,punto,questa e' la verita'. Se noi potessimo farlo,forse,le cose le avremmo gia' cambiate.
    E ora che dire,scusa la prolissita' ecco.
    Ciao
  11. rigalizius 03 maggio 2013 ore 23:17
    Voglio precisare che l'ultimo mio commento e' stato fatto senza aver letto la tua risposta,(non era ancora apparsa)risposta sulla quale ho poche,pochissime obiezioni.
    Volevo precisare anche,che sono contento esistano persone che cercano,che provano,che non si arrendono mai,e insistano nonostante me :-) che provano,che sanno sognare un futuro accettabile per tutti.
    Il fatto e' che io non sono capace nemmeno in linea di principio di pensare ad una societa' ideale,questo un mio grande limite che riconosco,in definitiva io non so immaginare il paradiso.
    Ciao
  12. malenaRM 04 maggio 2013 ore 00:05
    Temo di aprire un'altra faglia asserendo che la desertificazione non riguarda solo i territori, ma anche l'indole di chi la attua o non fa nulla perché non venga attuata. Lo sfruttamento delle risorse, umane e/o naturali che siano, è inversamente proporzionale al bisogno ossessivo di guadagno e possesso che caratterizza l'uomo moderno, che così, senza rendersene nemmeno conto, programma la propria obsolescenza.
    E' un circolo vizioso devastante e dissennato, che tutti indistintamente dovremmo cercare di spezzare.
    Ognuno e tutti insieme.
  13. rigalizius 04 maggio 2013 ore 22:26
    Leggevo Zygmunt Bauman "La ricchezza di pochi avvantaggia tutti,Falso "
    "... Complessivamente,il patrimonio combinato delle cento persone piu' ricche del mondo e' quasi due volte quello dei 2,5 miliardi di persone piu' povere.." Continua dicendo che la loro ricchezza in questi anni di crisi e' ulteriormente aumentata in modo quasi esponenziale,insomma noi piu' poveri e loro piu' ricchi,una cosa veramente disgustosa.
    Ora pero' obbietto a lui (eh si lo faccio con tutti sono davvero incorreggibile),cosa succederebbe se questa ricchezza fosse distribuita?
    Come ho detto prima,(d'altronde e' lapalissiano),le risorse della terra sono risorse finite,il denaro non si mangia,quindi posso supporre che la ricchezza in termini monetari distribuita,non porti in realta' alcun vantaggio,(cento persone per quanto si impegnino non mangiano dome due miliardi e mezzo),suppongo anzi che dal punto di vista di Gaia sarebbe una catastrofe.
    Perche' dico questo,perche' si nota come le cose non siano poi cosi' scontate,il bene di tutti non e' facile da raggiungere.
    Son queste cose che mi tormentano,e' pensare sia una cosa irraggiungibile il benessere generale,impedita da fatti oggettivi,non solo da mancanza di volonta'.
    Bisogna che al bene avere di pochi,si sostituisca il bene vivere di tutti,umanita' e ambiente.
    Si,ma come?
  14. Alexander.Nevsky 05 maggio 2013 ore 09:57
    Un giorno nel Sahel Tunisino un mattone caduto da un camion mi sfondò il vetro della vecchia Renault 4 su cui viaggiavo. L'immancabile aggiustatutto del primo villaggio osservò il danno con aria professorale, prese un metro, misurò il vetro tra la mia ilarità e sparì in bicicletta. Dopo venti minuti riapparve con un vecchio cristallo scovato chissà dove, e con un sistema di guarnizioni a spago, mai visto in vita mia, lo mise in opera perfettamente. Poi nel suo sgabuzzino tra una quantità indescrivibile di rottami e vecchie minuterie metalliche mi fece la fatture, e pretese l'iva, naturalmente. Insomma qualche euro in tutto e via.
    Un'altra volta su una vecchia auto d'epoca a Cuba, sotto un diluvio universale l'impianto elettrico fece cilecca, il taxista, sotto un'acqua tropicale, lavorava sdraiato sull'asfalto passando fili e verificando contatti, fino a quando il vecchio arnese si rianimò. Mi raccontò che i vetri erano stati adeguati da un vecchio camion russo, la carrozzeria in parte rifatta a mano. Il motore rattoppato Dio sa come, eppure la vettura manteneva assolutamente l'incanto della Chevrolet anni 50 che era stata. Tralascio le considerazioni generali di questo post, vi lascio solo i due aneddoti. Brava Dealma, molto, molto bello.
  15. dealma 05 maggio 2013 ore 10:28
    @malena: sì, serve impegno per cambiare le cose. Come diceva Einstein (sempre che la citazione sia corretta): pazzo è colui che fa sempre le stesse cose, sperando di ottenere un risultato diverso.
    @Alex: giusto. Poche parole e più fatti. E quelli che tu porti ad esempio sono fatti. Fatti quotidiani, che si possono osservare ad ogni angolo di strada se si va in certi Paesi. Faticoso tornare a quel modello di vita? Forse, ma è anche una sfida stimolante e fonte di una continua sorpresa.
  16. dealma 05 maggio 2013 ore 10:31
    @riga: continuare a discutere serve a poco. Chiedi "come" si può fare. Come si può fare io l'ho visto milioni di volte, l'ho vissuto, so che esiste (come ben racconta Nevsky). Ma non posso certo spiegarlo con le parole. Si deve fare, e solo dopo averlo vissuto puoi capire come funziona.
  17. antioco1 05 maggio 2013 ore 13:59
    Alex molto completa la tu ricostruzione , p sempre un piacere leggerti SAF ciao a leggerti presto
  18. rigalizius 05 maggio 2013 ore 21:08
    Ok,se discutere serve a poco,credo che non discutero' piu'.
    Ciao :-)
  19. ClarissaDalloway 20 maggio 2013 ore 20:18
    La soluzione è nel nostro piccolo.
    Pochissimo tempo fa sono stata ospite di amici romani. Il padrone di casa mi ha impartito una forte lezione su quel che potrebbe essere la consapevolezza delle risorse e quel che è possibile fare.
    A cominciare dall'acqua. Aveva sistemato una bacinella nel lavandino, cosicchè quando ci si va a lavare le mani ci si accorge che solo questo semplice gesto fa riempire quasi una bacinella d'acqua... allora nn la sprechi, la versi nel WC w risparmi i 20 litri d'acqua dello sciacquone.
    Mi è venuto quasi spontaneo, quando mi son fatta la doccia, chiudere l'acqua tra l'insaponatura e il risciacquo... cosa che a casa mia non avevo mai fatto prima, lo confesso.
    La seconda lezione impartitami: si doveva mettere sottovuoto un prodotto... allora tira fuori la macchinetta del sottovuoto che, però con le bustine attuali nn funziona bene. Scopro che la macchinetta era del 1983 (forse un prototipo!) e che era perfettamente funzionante. Discorso perfettamente in linea con quel che tu hai esposto nel post.
    E vi risparmio altri esempi , quale l'utilizzo d'acqua che era servita per lavare la verdura , per innaffiare le piante, oppure il controllo sistematico dell'energia autoprodotta, oppure il ricliclaggio degli avanzi per alimentare animaletti da cortile... Insomma , il senso del discorso è: ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa di concreto, basta volerlo davvero e nn trincerarsi dietro grandi discorsi generalizzati aspettando che siano gli altri a cominciare!!!
    Davvero un gran bel post, Dealma! :-)
  20. dealma 21 maggio 2013 ore 00:12
    @Cla: eh già, quello che sfugge è che il problema è enorme, ma anche che è creato da noi, per quanti siamo! E così, proprio perché siam tanti, se ognuno facesse il suo qualcosa sicuramente cambierebbe. Non è la catinella di acqua, ma i milioni di catinelle di acqua a fare la differenza.
    Anni fa un'amica che viveva all'estero, ospite in casa mia, si lamentò della raccolta differenziata che si stava diffondendo in Italia dicendo "meno male me ne sono andata, qui han fatto diventare una burocrazia pure gettare la spazzatura". Inutile dire che rimasi basita per l'inopportuno paragone!

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