Eutanasia, una difficile scelta di civiltà

22 maggio 2013 ore 01:20 segnala
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“Ho rischiato girando un film non provocatorio. Il mio film non è contro la politica o contro le leggi: ma penso che sia giusto gestire il proprio corpo e la propria vita”. Valeria Golino parla di Miele, il suo primo film da regista, uscito in sala il 1° maggio. Il film, liberamente ispirato al romanzo ‘A nome tuo’ di Mauro Covacich, racconta la storia di una ragazza che opera suicidi assistiti su malati terminali. “Miele si pone delle domande, esattamente come facciamo noi, non dà delle risposte. Credo però che la mia posizione sia piuttosto chiara: io credo che gli esseri umani debbano poter decidere della propria sorte. Nel caso in cui soffrano è ancora più evidente per me: quel dolore fa diventare la vita impossibile. Non l'ho girato per piacere a tutti, io volevo seguire la mia natura. Non sono contro la chiesa, non volevo farne una bega. L'argomento contiene abbastanza dolore, mistero, il nostro senso di inadeguatezza. Non volevo essere maestra di opinione”.




In questi giorni, al Festival di Cannes, è in programmazione “Miele”, il film che vede come regista al suo esordio Valeria Golino. Il film era uscito nelle sale italiane il primo maggio scorso e si è inserito benissimo nel dibattito che da tempo anima la società italiana anche grazie alle Associazioni Luca Coscioni, Uaar, Exit, Amici di Eleonora che da tempo si battono, insieme ai Radicali per legalizzare l'eutanasia e che hanno presentato ufficialmente il 4 Maggio scorso la petizione d’iniziativa popolare che chiede la legalizzazione dell’eutanasia e il riconoscimento del testamento biologico.




Ma perché in alcuni Paesi è possibile ed in Italia no, generando quel penoso fenomeno che è chiamato “turismo dell’eutanasia” e chi si va sempre più affermando? La risposta è quasi ovvia: la mancanza di una legislazione che consenta il suicidio assistito e in generale il testamento biologico, il NO della Chiesa cattolica e un generale tabù nell’affrontare la questione in Italia. Solo che così facendo, anche questo cosiddetto ‘turismo’ resta un privilegio per fasce sociali “forti”, sia in denaro che in strumenti mentali, mentre la gran parte della popolazione ne resta esclusa.
Avete presente la situazione di coloro che, a seguito di un incidente, una malattia, sono ridotti a tronchi vegetanti? Oppure sono ridotti ad una situazione senza speranza,con la sola certezza di un progressivo degrado,una progressiva dipendenza in tutto e per tutto dagli altri, una sempre maggiore sofferenza oltre a quella fisica? Può capitare a chiunque. Ciascuno dovrebbe essere libero di decidere, per sé, se, in tali condizioni, vorrebbe porre fine ad uno stato che considera non dignitoso oppure restare, anche se in una condizione di assoluta mancanza di possibilità di relazioni umane.
Oggi questa scelta ci è negata, il testamento biologico non esiste.
Come diceva la Golino nel brano di intervista riportato, avere la libertà di poter scegliere non è una azione contro la Chiesa Cattolica (chi non ricorda il caso Welby, cattolicissimo, cui furono negati i funerali religiosi quando decise di far staccare le macchine che lo tenevano in vita) , è solo un rivendicare una scelta, il poterla fare quando si è possibilmente in salute, fisica e psichica. Perché caricare di un così pesante fardello , se ci dovesse succedere qualcosa che ci impedisca di poter decidere, parenti che non saprebbero cosa fare e, soprattutto, che dovrebbe decidere al nostro posto?
Dal quattro maggio, dunque, è possibile fare qualcosa di concreto.
Giovedì 23 maggio è giornata nazionale per raccogliere firme sull'Eutanasia legale negli uffici comunali di tutti gli oltre 8.000 Comuni e Municipi (o "Zone" delle grandi città) d'Italia. Basterebbero 7 firme per ogni Comune a raggiungere l'obiettivo delle 50.000 firme!
Personalmente sono a favore dell’eutanasia legale, ho vissuto indirettamente le indicibili sofferenze cui era costretta una mia zia malata di Alzheimer allo stadio terminale, una situazione che non vorrei per me nella malaugurata ipotesi potesse capitarmi qualcosa di simile. Inoltre ho seguito la vicenda, con i forti interrogativi che ha posto, del caso che è stato sotto gli occhi di tutti: Papa Giovanni Paolo II°. Nessuno lo dice a gran voce ma Karol Wojtyla, il papa polacco, alla fine chiese di “staccare le macchine”.
Mi piacerebbe leggere le vostre opinioni, confrontarmi con voi.
Intanto vi segnalo tre siti per saperne di più, qualora lo vogliate, basta cliccarci sopra.

Una scelta di civiltà.
http://www.eutanasialegale.it/

La crescita del sostegno all’eutanasia legale
http://www.uaar.it/news/2013/05/06/crescita-sostegno-eutanasia-legale/

Eutanasia: lasciatemi libera di scegliere. Una testimonianza.
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2013/05/19/news/eutanasia-lasciatemi-libera-di-scegliere-1.7088239


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... “Ho rischiato girando un film non provocatorio. Il mio film non è contro la politica o contro le leggi: ma penso che sia giusto gestire il proprio corpo e la propria vita”. Valeria Golino parla di Miele, il suo primo film da regista, uscito in sala il 1° maggio. Il film, liberamente ispirato al...
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22/05/2013 01:20:08
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Commenti

  1. dealma 22 maggio 2013 ore 10:53
    il tuo post dà da pensare.
    Non tanto sulla civiltà e la necessità (o meno) della scelta che propone, quanto sulle tante e diverse sfumature che si celano dietro il termine "eutanasia".
    A mio parere un conto è lo "staccare le macchine", ovvero interrompere i trattamenti medici atti a mantenere in vita un organismo ormai esausto e incapace di restare vivo con le sole proprie risorse; altro è concedere la possibilità di suicidarsi a chi, materialmente, non lo può fare da solo.
    Altro, infine, il dare la morte a persone ormai ridotte a esseri incapaci di intendere e volere eppure profondamente sofferenti.
    Qui i gradi di "libera scelta" sono molto diversi.
    Wojtila semplicemente chiese di interrompere l'accanimento terapeutico e, interrotta l'alimentazione forzata, il suo organismo ormai esaurito in pochi giorni si spense. L'uso del verbo "chiese" implica che in lui c'era ancora la capacità di decidere.
    Lo stesso vale per Welby, che poteva decidere, ma non darsi da solo la morte. O per lo meno doveva venire supportato nell'approntare un sistema di autosoppressione in cui il suo intervento potesse essere minimo (ad esempio, sbattere le palpebre, o quel poco che ancora poteva fare autonomamente).
    Eluana Englaro, intorno a cui venne imbastito il peggior caso di manipolazione dell'informazione di cui io abbia memoria, non poteva decidere (il padre afferma che aveva precedentemente all'incidente chiesto di non essere tenuta in vita da macchine). E questa è proprio, a mio parere la grande vergogna, il trattenere in "vita" (vita?!?!?) per 17 anni un corpo. Non ci hanno mai fatto vedere Eluana, non per come era diventata in quel letto, ma chi ha avuto a che fare con persone allettate per anni e ridotte all'immobilità sa che Eluana aveva il cranio deformato dalla perenne pressione sul cuscino, gli arti ridotti a bastoncini di ossa (fragilissime) e pelle senza consistenza. E c'è stato anche chi, vergognosamente, è arrivato a dire che lei poteva procreare e quindi era viva!!!! Frasi ad effetto che non tengono conto del dolore e un'informazione mediatica che trasmetteva sempre e solo fotografie di una bellissima e sana ragazza nel pieno degli anni. Anche in quel caso si trattò di interrompere solamente l'alimentazione forzata (ovvero a lasciare che la natura seguisse il suo corso).
    Ecco, a mio parere questo è un discrimine fondamentale che si situa tra il "lasciar morire" (ovvero lasciare che la natura segua il suo corso) chi non ha più speranza di ripresa e si trova intrappolato in una condizione vegetativa, e il procurare la morte attraverso azioni specifiche come l'iniezione di sostanze.
    Il secondo caso mi pare difficile da attuare se non in casi ultraestremi (come la somministrazione di un fortissimo analgesico a un moribondo, che ha solo poche ore di vita, straziato da dolori terribili... chi ci è passato sa di cosa parlo).
    Il primo invece andrebbe regolamentato attraverso il testamento biologico, che permetterebbe di definire se il soggetto desidera sopravvivere a tutti i costi o se preferisce che la natura segua il suo corso.
    O vogliamo mettere sotto processo la Natura e la sua legge che prevede, prima o poi, la morte di ogni essere vivente????
  2. dealma 22 maggio 2013 ore 10:54
    Chiedo scusa per la lunghezza del commento... non me ne sono resa conto, scrivendolo.
  3. antioco1 22 maggio 2013 ore 11:00
    credo che finche in italia ci sara il vaticano , e l diozia dei nostri politici saremo sempre punto e a capo ciao
  4. ClarissaDalloway 22 maggio 2013 ore 11:52
    Grazie, Dealma, per questo tuo commento ricco e articolato che mi permette di puntualizzare alcuni punti.
    L'articolo da me scritto èsintetico per forza di cose, l'argomento è vastissimo e ho preferito solo accennare ad alcuni risvolti dell'argomento; così è per il testamento biologico.
    Il testamento biologico è la prima tappa, il primo obiettivo da raggiungere Il testamento biologico è lo strumento che consente a una persona in grado di intendere e volere di decidere il suo futuro, anche per quando potrebbe non essere in grado di farlo.
    Tempo fa sottoscrissi in rete un documento in cui dichiaravo in pieno possesso delle mie facoltà fisiche e psichiche, che se un giorno fossi stata in una condizione di non autosufficienza psichica avrei voluto che la natura seguisse il suo corso e nessuna macchina che mi tenesse in vita artificialmente. Quel documento, fatto autenticare, è carta straccia perchè, per legge, non gli è stato dato alcun valore legale.
    Immaginatevi se Eliana Englaro avesse potuto produrre un documento quando era quella bella ragazza delle foto che tu citi. Immaginatevi se questo documento avesse avuto valore legale... sarebbe rimasta 17 anni in quello stato??? Non credo.
    In Usa, un caso analogo, quello di Terry Schiavo, divise l'opinione pubblica poichè i genitori di Terry- ferventi religiosi - si opponevano all'arresto delle macchine affermando che la figlia avrebbe potuto risvegliarsi un giorno. Affermavano addirittura che la donna, ogni tanto avesse dei segni di coscienza. Il marito, grazie alle leggi vigenti in USA , riuscì a far staccare le macchine e autorizzò l'autopsia della donna da cui risultò che il tessuto cerebrale della donna era inesistente, oramai. Che mai e poi mai avrebbe potuto nn solo tornare a una vita normale, quanto solo lo svegliarsi dal coma.
    Perchè in Italia non è possibile???
    Perchè una persona, pur se credente, come lo era Welby, deve essere costretto a questa indicibile sofferenza tra fede e realtà??
    Perchè persone come Welby, o come il Papa, hanno potuto decidere poichè le loro facoltà mentali erano intatte, e chi invece viene colpito da infermità mentale in qualche modo, deve subire trattamenti che magari non vorrebbe???
    Forse più che di civiltà, hai ragione, avrei dovuto scrivere di libertà.
    Libertà di potersi ritenere un essere umano anche quando la mente non consente di poterlo affermare, decidere.

    Ha ragione Antioco, finchè in Italia il Vaticano occuperà posti di così forte pregnanza in seno alla politica ( basta guardare il governo Letta, di cui ben quattro ministri e il premier stesso provengono dalle fila di CL) la soluzione è lungi dal risolversi per via politica, appunto.
    Successe anche con il divorzio e l'aborto, in anni passati. Ora solo un referendum potrà farci allineare ai Paesi europei più avanzati verso la tutela della propria libertà, che poi - in definitiva, significa tutela della CIVILTA'
  5. dealma 22 maggio 2013 ore 13:48
    Cla, condivido tutto. La libertà non intesa come il poter fare ciò che si vuole, quasi fosse un capriccio, ma libertà intesa come tutela del diritto di veder riconosciuta e garantita la propria dignità!
    Bellissimo post, davvero
  6. Odirke 22 maggio 2013 ore 23:01
    Post interessante e scritto meravigliosamente come al solito.
    Non abbiamo scelta nel nascere.
    Ma la scelta di morire e non soffrire dovrebbe essere sacra e inviolabile. Le ipocrisie politiche, religiose e farmaceutiche non possono e non devono limitare la liberta' di ogni singolo essere umano per cio' che riguarda la propria esistenza.

    Semper Fidelis
  7. rigalizius 23 maggio 2013 ore 23:24
    Sono d'accordo su tutto quanto e' stato detto,da te e da chi ha commentato,una sola considerazione: Testamento biologico o meno,quando non si ha la possibilita' di darsi la morte da soli,bisogna confidare sulla generosita' altrui.
    Mi unisco ai complimenti per il tuo post
    Ciao :-)
  8. ClarissaDalloway 24 maggio 2013 ore 10:02
    Grazie Dealma :rosa

    Condivido il tuo pensiero, Dirke. Aggiungerei un qualcosa che potrebbe sembrare ovvio, ma che va detto: le ipocrisie che tu citi sono indotte dai forti interessi economici.
    Grazie :rosa
  9. ClarissaDalloway 24 maggio 2013 ore 19:23
    Riga mi scuso per la non risposta immediata, ma quando ho commentato, il tuo, di commento , non era stato sbloccato.
    Alla tua saggia osservazione vorrei rispondere con una precisazione.
    Se il testamento biologico dovesse diventare legale, in caso di incapacità di intendere e volere, vale la volontà ivi espressa. Quindi non solo generosità altrui, ma volontà di legge da rispettare.
    Grazie per i complimenti :rosa
  10. rigalizius 24 maggio 2013 ore 20:52
    Figurati,rispondi quando vuoi e se vuoi :-)

    La legge,in tempo di pace,non puo' obbligare nessuno a togliere una vita,(pur con tutte le considerazioni che si possono fare su cosa sia,o non sia,vita)
    In certi casi non si tratta di staccare una spina,come giustamente e' stato detto,ma un gesto che ha comunque l'aspetto di una esecuzione.
    Chi si presta,lo deve fare volontariamente,vuoi per sue convinzioni personali,vuoi per pieta',amore....o,magari, denaro.
    E' interessante notare che proprio le persone che ci amano di piu',in certi casi sono inutili,e inconsapevolmente crudeli. E' interessante notare che si ringraziera' un estraneo nel momento ,ultimo,della nostra vita.
    Ciao
  11. ombromanto05 25 maggio 2013 ore 11:03
    E' già stato detto tanto...e tutto ampiamente condivisibile...
    La tematica è ampia e vasta, e con tantissime implicazioni..perchè si scontrano, da un lato, il diritto, assoluto ed irrinunciabile, alla vita, dall'altro quello all'autodeterminazione come persona.
    Punti di vista che spesso, sullo sfondo di un inevitabile conflitto tra laico ed ecclesiastico, son venuti in conflitto (vedi aborto e divorzio) e che ancora, certamente lo faranno, perchè trattasi di due anime fondamentalmente, se non antitetiche, cmq in forte opposizione.
    Io qui mi limito solo a dire, come corollario di tutto ciò, che sono favorevolissimo alla legalizzazione di una pratica che, è bene che tutti lo sappiano, viene praticata, quasi quotidianamente, in strutture pubbliche e private ed all'insaputa di tutti...
  12. ipazia.ga 25 maggio 2013 ore 21:58
    Noto con piacere che ti piace usare il termine che inserivo costantemente nei miei post: tronco vegetante. Rende bene l'idea.
    Consentimi alcune puntualizzazioni: i parenti, oggi, non possono decidere nulla, almeno legalmente ed alla luce del sole; poi, tanti, allungano una banconota all'infermiere, non sempre spinti da pietà e, nell'ipocrisia cattolica imperante, nessuno si accorge di nulla. Ma non si tratta di libera scelta dell'interessato, si tratta, a volte anche di violenza, sempre di comportamento illegale. Anche quando il soggetto esprime la sua inequivoca volontà, come nel casodi Welby, se non si usa la maschera dell'ipocrisia cattolica, si viene, legalmente, perseguitati. Vedi i processi cui è stato sottoposto Mario Riccio, l'anestesista di Cremona che l'aveva assistito, nel suo " opportuno" approdo. Oltre all'anatema scagliato contro di lui da Cossiga, che avrebbe potuto anche spingere qualche fanatico ad eseguire la sua condanna amorte in difesa della vita, chiaro. Comunque alla fine è stato prosciolto perché i riscontri tanatologici dimostrarono che i dosaggi da lui praticati avevano avuto solo efficacia analgesica e non potevano in alcun modo mettere in pericolo la vita del malato. Ed è dovere del medico alleviare la sofferenza del paziente che ha in cura, dovere deontologico, almeno nei paesi civili.
    Quanto a Wojtyla è morto di fame. L'alzheimer ad un certo punto porta, per incoordinazione motoria, all'impossibilità di deglutire, quindi di nutrirsi. Le sue immagini degli ultimi mesi, mostrano un costante, progressivo, dimagrimento. A pochi giorni dalla morte gli venne posizionato un sondino naso-gastrico che consentiva di immettere nutrienti nello stomaco. Ma era troppo tardi. L'inedia porta ad un utilizzo dei tessuti corporei per ricavarne calorie sinché non si raggiunge un punto di non ritorno, superato il quale il catabolismo diviene irreversibile, qualunque provvedimento si attui. Come gatto Silvestro che continua alcuni passi felpati sul ramo...dopo che questi è finito. Poi guarda i suoi piedi...e precipita. Per quello che sappiamo Wojtyla si oppose al suo ennesimo ricovero al Gemelli, motivando con "...lasciatemi tornare alla casa del Padre". A differenza di Welby però, il suo corpo venne fatto entrare in chiesa per la cerimonia liturgica delle esequie.
    Libertà di scelta, come preferirei chiamare questa proposta di Legge di iniziativa popolare, comporta responsabilizzazione. Rappresenta quindi uno stimolo perché l'individuo rifletta, si interroghi, nel silenzio del suo cuore, su ciò che vorrebbe realmente per lui, se si verificasse....Ne conseguirebbe che, non potendo nascondersi deresponsabilizzato da decisioni altrui...i grandi che sanno e decidono, dovrebbe pensare. Alla fine potrebbe riscoprire che l'uomo ha dignità e si accorgerebbe che la vita è ancora più bella se vissuta con dignità. Il potere correrebbe il rischio di avere uno schiavo inconsapevole in meno, per questo si oppone, sinora con successo. Se non condividiamo il suo successo, potremmo impegnarci per farlo cessare.
    Bel post, complimenti. giuseppe armando
  13. malenaRM 25 maggio 2013 ore 23:10
    Intanto ho firmato :-)
    Poi spero, Cla.
    Spero che nel nostro povero paese il diritto di scelta non venga precluso a chi, essendogli negata la possibilità di vivere, vorrebbe almeno la libertà di poter morire con dignità quando e come crede.
    E i cattolici praticanti, sapendo che la vita eterna è altrove e non in un letto di ospedale, dovrebbero dar segno di quella pietà cristiana di cui Gesù era tanto munito, a differenza dei suoi eredi in abito talare...
    Bellissimo post, Clarissa :rosa
  14. ClarissaDalloway 26 maggio 2013 ore 11:14
    Come al solito i commenti che arrivano sempre più ricchi e più belli del mio post. E questo è una gran bella cosa, per me significa che vi è partecipazione attiva al confronto, al dibattito :-)

    Riga, non posso far altro che concordare con te. "Chi si presta,lo deve fare volontariamente,vuoi per sue convinzioni personali,vuoi per pieta',amore....o,magari, denaro." E' una triste realtà, ne avete parlato in due, una realtà che è all'impronta dell'ipocrisia che impera e che da sempre ha permeato la società italiana, anche se nn è peculiarmente italiana.
    Grazie :rosa

    Vero Ombro, anche nel caso dei referendum sull'aborto e sul divorzio vi fu una forte contrapposizione. Solo che allora la classe politica aveva sottovalutato la forza del referendum e non era riuscita a neutralizzarlo, come invece ha fatto con gli ultimi referendum. Vero è che è una classe politica diversa, più cinica, con meno scrupoli e zero ideali (genericamente parlando, ovviamente)
    Grazie :rosa

    Giuseppe, che sorpresa stamani, leggerti :-)
    Innanzitutto benvenuto! :rosa
    Grazie per le precisazioni puntuali ed accurate, alle quali non posso aggiungere nulla poiché esaustive e complete.
    Beh, sì, io mutuo spesso da te, dai tuoi pensieri :-) te lo avevo evidenziato ... se questo mio mutuare ha prodotto la tua presenza qui, beh, mutuerò più spesso in futuro!! Quando la comunicazione tra esseri umani funziona, assolve al suo compito: quello di veicolare la Conoscenza.
    Tu scrivi: "Comunque alla fine è stato prosciolto perché i riscontri tanatologici dimostrarono che i dosaggi da lui praticati avevano avuto solo efficacia analgesica e non potevano in alcun modo mettere in pericolo la vita del malato. Ed è dovere del medico alleviare la sofferenza del paziente che ha in cura, dovere deontologico, almeno nei paesi civili."..... beh, io conosco medici che si trincerano dietro falsi moralismi, dietro obiezioni di coscienza che ripugnano, che feriscono la sensibilità.
    Il tuo brano finale, la chiusura di questo bellissimo commento, sarebbe da incorniciare.
    Grazie:rosa

    Malena, :-) spero anche io che si raggiungano le firme necessarie (ma ne sono certa!) e soprattutto che poi venga data piena attuazione al provvedimento. Che non venga insabbiato come successo negli ultimi anni.
    Sottoscrivo e concordo con la tua affermazione "E i cattolici praticanti, sapendo che la vita eterna è altrove e non in un letto di ospedale, dovrebbero dar segno di quella pietà cristiana di cui Gesù era tanto munito, a differenza dei suoi eredi in abito talare..."
    Grazie :rosa

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