Giustizia "virtuale"

08 maggio 2013 ore 00:39 segnala
Evviva, evviva!!! Finalmente il virtuale entra a pieno titolo nella giusrisdizione.
E' dell'altro ieri la notizia che la Cassazione ha confermato la condanna per una donna che aveva divulgato volutamente il numero di telefono della sua ex datrice di lavoro, con la quale era in lite.
L'antefatto: Una datrice di lavoro aveva con una sua dipendente un rapporto amicale fatto, ovviamente, anche di confidenze intime e di notizie personali.
Come talvolta succede, il rapporto amicale si incrina e la datrice di lavoro licenzia la sua dipendente.
Questa, animata da rancore, livorosa verso chi l'aveva messa alla porta, ha pensato bene di vendicarsi sfruttando l'anonimato del web, creandosi un nickname con le iniziali della sua datrice di lavoro, diffondendo in rete le confidenze che quest'ultima le aveva fatto e diffondendo il suo numero di telefono.
La datrice di lavoro si è vista, così, farsi oggetto di telefonate con le quali le chiedevano incontri sessuali, si è vista inviare MMS con immagini pornografiche e si è vista insultare pesantemente. Stanca, si è rivolta alla polizia postale che ha rapidamente individuato l'autrice della spregevole situazione che è stata denunciata e condannata.





Cose di ordinaria, squallida, vendetta umana, dunque. Lascio alla vostra sensibilità l'inevitabile giudizio sul profilo psicologico che possa avere una persona che divulga - in qualsiasi maniera - confidenze ricevute (che per quanto esecrabile, è al momento solo afferente alla dignità -sigh!- di chi compie l'azione) e sposto l'attenzione sull'importanza che questa sentenza avrà sulla regolamentazione dei rapporti virtuali.
La Suprema Corte di Cassazione, con questa sentenza, stabilisce che "non può non rilevarsi al riguardo che il reato di sostituzione di persona ricorre non solo quando si sostituisce illegittimamente la propria all'altrui persona, ma anche quando si attribuisce ad altri un falso nome o un falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, dovendosi intendere per 'nome' non solo il nome di battesimo ma anche tutti i contrassegni di identità"
La Cassazione sottolinea, così, la necessità di dare un'interpretazione estensiva del reato (articolo 494 del Codice penale) imposta dai rivoluzionari cambiamenti dovuti all'evoluzione tecnologica, pena l'impunità delle aggressioni on line.





Io plaudo a questa sentenza poiché una regolamentazione dei rapporti virtuali è assolutamente necessaria e quindi credo che questa sentenza sia importantissima poiché il mondo virtuale sta diventando sempre più importante nella vita di tutti noi visto che sta condizionando, e modificando, i nostri comportamenti e il nostro modo di pensare.
E' un provvedimento che dovrebbe tendere a tutelare il proprio nome, considerato che il nickname sta diventando il nostre nome virtuale, con sempre più indicatori di identificabilità, e la propria dignità, che al nome è inscindibilmente legata.
Un provvedimento che auspico venga esteso a chi si cela dietro a un presunto anonimato, rendendolo sempre meno tale, per falsare il proprio profilo prendendo " a prestito" foto reperite sul web di ignari utenti cercando, in tal maniera , di rendere più credibile il proprio di profilo, spesso profilo fake; che venga esteso anche a chi usa fotografie che sono state inviate loro da chatter - magari ingenuamente, magari pensando di inviarle a persone amiche - e che poi sono inviate , ritoccate, su siti porno.



Dichiaro di possedere tutti i diritti sulle immagini caricate, che il contenuto di questo messaggio non lede alcun diritto di terzi e che non viola alcuna legge vigente; dichiaro inoltre di essere titolare di ogni diritto morale e patrimoniale d'autore e manlevo Chatta da tutte le responsabilità, dai costi e dagli oneri di qualsivoglia natura che dovessero essere sostenuti a causa del contenuto che sto inserendo.
Sono altresì consapevole che l'uso improprio degli strumenti offerti da Chatta potrà portare alla cancellazione del mio account ed essere perseguito civilmente.

Firma: ClarissaDalloway
6952d832-2366-46b8-baba-0e6246a70d86
Evviva, evviva!!! Finalmente il virtuale entra a pieno titolo nella giusrisdizione. E' dell'altro ieri la notizia che la Cassazione ha confermato la condanna per una donna che aveva divulgato volutamente il numero di telefono della sua ex datrice di lavoro, con la quale era in lite. L'antefatto:...
Post
08/05/2013 00:39:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    12

Commenti

  1. Eleanor.Peacock 08 maggio 2013 ore 07:33
    Ti suggerisco di ignorare . La realtà non la può modifica il loro livore. Le parole possono ferire, ma se non sono vere, sono armi spuntate. Ignorali e si stancheranno. Tutti facciamo errori di valutazione, basta ravvedersi e andare oltre.
  2. dealma 08 maggio 2013 ore 23:06
    E' sicuramente una questione spinosa.
    Parliamo di mondo virtuale, e la giustizia si occupa di fatti reali. E le conseguenze dell'uno e degli altri sono il punto di intersezione in cui si deve collocare, in difficile equilibrio, la legge.
    Certo è che le azioni nel mondo virtuale hanno conseguenze anche gravi nella vita reale. Penso a quell'adolescente che, avendo annunciato i l'intenzione di suicidarsi, ha ricevuto numerosi "mi piace" e commenti di istigazione a compiere il gesto. L'intenzione era quella di perseguire i commentatori per aver spinto l'adolescente in questione a mettere poi realmente in atto il suicidio.
    La realtà virtuale rischia di essere un filtro tra noi e l'altro, tra noi e la nostra umanità. E' fondamentale che questo filtro venga eliminato affinché la gente torni ad essere consapevole che al di là dello schermo c'è una persona.
    Bel post.
  3. jesuis.Arlequin 09 maggio 2013 ore 10:19
    Post molto interessante.
    Come in modi diversi hanno detto i pimi due commenti, qui il tema, da dirimere sia giuridicamente sia moralmente, è sempre quello dell'ipotesi di danno portato da una persona ad un'altra, anche attraverso il mezzo virtuale. Tuttavia questo mezzo assume caratteristiche proprie in virtù dell'anonimato che fornisce ed è questo che lo fa sfuggire alla comune pratica giuridica e anche morale. Un modo semplice sarebbe costringere gli utenti ad una registrazione della propria identità anche per i nick con responsabilità a carico dell'operatore informatico in caso di omissione. Esattaente come per i telefoni. Sono consapevole che questo porterebbe uno sconvolgimento nel mondo del web ma il FarWest dovrà pure essere gestito. In mancanza di migliori idee, credo sia bene che tutti possano essere messi di fronte alle proprie responsabilità per le azioni reali o virtuali che compiono.
  4. rigalizius 09 maggio 2013 ore 21:55
    Mah,non so che dire,solo che esistono i cretini e tutti pagano il prezzo.
    In un mondo ideale si potrebbe vivere senza leggi fatte da terzi,un anarchia stimolante,liberatoria,godibile,ognuno potrebbe regolamentarsi da se,con buon senso,con una propria morale interna,con un educazione che dovrebbe essere la norma,(e'chiaro che non sto parlando di scaramucce neh! Quelle sono...ehm folclore...quelle devono esistere,colorano le cose :-) ).
    Purtroppo non si riesce a creare un mondo ideale,nemmeno nel virtuale,anzi in molti casi quello che esce e' il peggio.
    E allora vengano le leggi,le norme,i codici.
    Ciao :-)
  5. ombromanto05 10 maggio 2013 ore 14:05
    Come ha giustamente detto Dealma più su, la tematica è interessante ma allo stesso tempo estremamente spinosa.

    L'art 1 del Codice Civile definisce la capacità giuridica l'attitudine di un soggetto ad essere titolare di diritti e doveri o più in generale di situazioni giuridiche soggettive (obbligazioni, diritti reali, diritti successori...)
    La capacità giuridica spetta ad ogni soggetto fin dalla nascita, a differenza della capacità di agire che, salvo casi particolari (come i minori emancipati), si acquista solo con il compimento del 18° anno di età (24 per il senato della Repubblica)

    Chi è quindi, nel nostro ordinamento, titolare della capacità giuridica???
    Il soggetto di diritto, che, in basse alla fattispecie trattata, potrà avere diritti o obblighi giuridici verso gli altri membri della comunità in cui risiede.

    Ma chi sono i soggetti di diritto nel nostro ordinamento???
    Fondamentalmente, si dividono in due grandi categorie.
    -persone giuridiche (enti, società e tutto ciò che ha una legale rappresentanza).
    -persone fisiche, che hanno cioè una corporeità.
    Le persone fisiche, poi, possono essere unilaterali (Tizio), bilaterali (Tizio, Caio) e plurilaterali (Tizio, Caio, Sempronio...)

    Tirando le somme, una persona fisica ha, nel nostro ordinamento, la capacità giuridica in quanto venuta al mondo, e la capacità di agire se compiuti i 18 anni (salvo, come detto, rare eccezioni).
    Questo è, quindi, il contesto base in cui ci muoviamo.

    Ma da questo contesto, analizzando al problematica, emergono due grossi problemi.
    Primo
    L'assoluta indefinitezza della posizione di "persona virtuale" che, al momento, non ho riscontri in alcun testo legislativo di sorta.
    Si potrebbe, volendo, estendere un nickname quale tratto distintivo dell'identità fisica di una persona, ma sarebbe sbagliato, perchè la scelta di un nome virtuale è libera, arbitraria e suscettibile di qualsiasi cambiamento, mentre il nome ed il cognome che abbiamo risulta, dal momento della nascita, nel registro delle persone fisiche che ogni comune ha.
    La "persona virtuale" non può quindi essere assimilata, giuridicamente parlando, alla persona fisica, nè è, ovviamente, una persona giuridica, non essendoci alcun tipo di rappresentanza in nome di altri.

    E', in sostanza, ed al momento, un ibrido, che si colloca in un limbo, in uno spazio vuoto.
    Un pò. con le dovute differenze, come quella del feto, o del nascituro, che tecnicamente, non essendo ancora venuto al mondo, non ha capacità giuridica, ma si ritiene sia cmq titolare di alcuni diritti inalienabili come il diritto alla vita (da qui, le grandi problematiche, ancora non sopite, legate alla legittimità dell'aborto).
    E noi sappiamo tutti, che quando il Legislatore si trova a dover operare e legiferare in un terreno ombroso, senza appigli testuali, le contraddizioni son sempre dietro l'angolo, perchè il tutto, al di là della nostra comune morale, in termini giuridici si risolve in mera interpretazione, che può essere di tanti tipi ma sempre soggettiva.
    Ecco perchè l'intervento di chi di dovere volto a colmare questo vuoto legislativo è non solo auspicabile, ma quanto mai opportuno, in questa come in altre tematiche, altrimenti si rischia di avere un diritto obsoleto Vs una società in continua evoluzione. (cosa che già sta succedendo...)

    Secondo Problema
    E' già implicitamente contenuto nel primo.
    Il pericolo che il vuoto legislativo può portare.
    Senza sottovalutare il ruolo della dottrina, dei giuristi, degli autori che, credetemi perchè l'ho sempre sotto gli occhi, al momento di esplicare un qualsiasi testo o di scrivere un libro, son capaci di trasformare il senso di una frase nel suo contrario, attraverso ragionamenti ineccepibili e di cui, a fine percorso, vi può davvero non essere nulla da obbiettare.
    Ed una dottrina che legifera al posto di di chi di dovere creerebbe solo altra, pesante, confusione (nella tematica dell'aborto, lo scontro tra dottrina e giurisprudenza, tra diritto alla vita del feto ed alla salute della madre è ancora prepotentemente in atto).

    Per questo motivo dico...
    Bene la sentenza, è un primo passo di adeguamento doveroso ad una realtà che cambia giorno dopo giorno.
    Ma il cammino è lungo, lunghissimo, e siamo solo e soltanto all'inizio.

    Non scambiamo una palma ed una noce di cocco nel deserto come il giardino pensile dell'ultimo piano dell'Hilton Hotel di Dubai...
    Faremmo un grandissimo errore...
  6. Speakers.Corner 10 maggio 2013 ore 16:55
    Nel momento in cui la molestia oltrepassa i confini del virtuale, arrecando un danno reale, di qualsiasi tipo esso sia, è sacrosanto che la giustizia intervenga.
    Quoto l'ipotesi di Arlequin che propone di applicare la già esistente normativa vigente per la telefonia, anche al web.
    Sì, bel post.
    Speaker Malena :-)
  7. rigalizius 11 maggio 2013 ore 00:29
    Sicuramente e' sacrosanto che la giustizia intervenga in quei casi,mettere in pratica la cosa e' un altro paio di maniche.
    Vediamo solo alcune difficolta'.
    Quando compro una sim telefonica mi reco di persona e mostro un documento di identita'(certo potrebbe essere falso,ma non complichiamo le cose)il documento che presento ha valore legale,il comune dove risiedo attesta che io sono io.Ora ,se mi registro su Chatta (per dire), Chatta dovrebbe fidarsi delle mie dichiarazioni arbitrarie,fatte di parole,io divento il garante di me stesso,io posso dichiarare di essere Pinco Pallino,nato in via dei matti numero zero e non cambierebbe proprio nulla rispetto ad ora,inoltre qualsiasi altra persona potrebbe dichiarare di essere me...
    Dovrebbe allora esistere una specie di firma elettronica,dovrebbe essere creato un codice personale,registrato presso archivi pubblici consultabili con richiesta motivata alle forze dell'ordine o ad appositi funzionari. Un codice univoco e difficilmente riproducibile(una contraffazione avrebbe effetti a dir poco spiacevoli) un pin che mi identifichi senza possibilita' di errore da presentare al momento della richiesta.
    Certo esistono numeri ip,e altri sistemi che permettono di risalire all'utente,la polizia scientifica sa farlo,e anche molti Hacker sono convinto lo possono fare con facilita',(naturalmente se il molestatore\delinquente non e' un hacker anch'esso :-) )una cosa del genere pero' renderebbe piu' difficile la navigazione anonima...con pregi e difetti che ne conseguirebbero eh!
    Buona fine settimana :-)
  8. ClarissaDalloway 11 maggio 2013 ore 13:58
    Grazie per il tuo commento, Eleanor


    Grazie, Dealma.
    Concordo con il tuo pensiero, in particolare dove scrivi "La realtà virtuale rischia di essere un filtro tra noi e l'altro, tra noi e la nostra umanità. E' fondamentale che questo filtro venga eliminato affinché la gente torni ad essere consapevole che al di là dello schermo c'è una persona".
    Credo anche io che debba essere così altrimenti si rischia la spersonalizzazione; è così vero che la società si sta attrezzando sempre più per far fronte a un fenomeno che sta assumendo contorni allarmanti ovvero quello della dipendenza dal web. C'è tantissima gente che oramai vive il web ( ed in particolare le chat e i social network) come la sola realtà, come la sola quotidianità arrivando a confondere il virtuale con il reale. Sulle cause di questo forse sarebbe opportuno dedicargli un post.



    Grazie, Arlequin.
    Come non condividere quel che scrivi, Arlequin??? Hai centrato una questione fondamentale: l'anonimato.
    Tu scrivi "Tuttavia questo mezzo assume caratteristiche proprie in virtù dell'anonimato che fornisce ed è questo che lo fa sfuggire alla comune pratica giuridica e anche morale. Un modo semplice sarebbe costringere gli utenti ad una registrazione della propria identità anche per i nick con responsabilità a carico dell'operatore informatico in caso di omissione".
    Il Web ha avuto questo enorme e rapido sviluppo anche grazie all'anonimato: è basato su questo, ma anche su questo sta la sua stortura.
    La registrazione della propria identità è già una realtà per taluni siti. Vogliono un numero di telefono sul quale possono raggiungerti, e anche verificare la tua identità, aggiungo. Quindi la tua idea è già attuata, solo che non è ancora così diffusa.
  9. ClarissaDalloway 11 maggio 2013 ore 13:58
    Le scaramucce, Rigalizius, i piccoli litigi, le gelosie , le invidie etc etc, fanno parte dell'uomo che se le porta appresso ovunque sia, ovunque vada. In fin dei conti il Web è solo un mezzo che assume caratteristiche diverse a seconda di chi sta dietro al mezzo... e tutto sommato sono anche aspetti "accettabili". Quel che non è accettabile è la molestia, lo stalking, la diffamazione.. a questo va posto un limite, visto che chi agisce la diffamazione, la molestia, lo stalking troppo spesso è una persona con forti sofferenze psichiche. E' per questi ultimi che ben vengano le leggi, le norme, i codici... anche se parte della libertà di tutti va a farsi friggere!
    Grazie, Riga



    Ombro, non essendo io un avvocato non posso ribattere con l'accuratezza e precisione delle tue parole.
    Quel che posso solo puntualizzare è quel che a me, profana della materia, risulta evidente dalla sentenza di cui parlo nel post.
    Se è vero che l'articolo 494 del Codice penale punisce con un anno di reclusione chi " sostituisce illegittimamente la propria all'altrui persona o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici", ritengo ottima cosa l'estensione di tale provvedimento al virtuale, riconoscendo nell'attribuzione del nickname le caratteristiche del nome proprio.
    Di certo questo è un campo tutto in divenire, tutto da delimitare e chiarire, quindi ritengo che tali provvedimenti si moltiplicheranno nel tempo finchè non potremo giungere a una giurisprudenza apposita. Intanto so per certo, perchè li ho consultati io personalmente, che esistono avvocati che si stanno specializzando proprio in reati legati al web.
    Grazie, Giù

    Ed io quoto te, Malena Speaker :-) Grazie
  10. ClarissaDalloway 11 maggio 2013 ore 14:04
    Riga, non avevo visto il tuo secondo commento :-)

    E' vero quanto scrivi
    Dovrebbe allora esistere una specie di firma elettronica,dovrebbe essere creato un codice personale,registrato presso archivi pubblici consultabili con richiesta motivata alle forze dell'ordine o ad appositi funzionari. Un codice univoco e difficilmente riproducibile(una contraffazione avrebbe effetti a dir poco spiacevoli) un pin che mi identifichi senza possibilita' di errore da presentare al momento della richiesta.
    Certo esistono numeri ip,e altri sistemi che permettono di risalire all'utente,la polizia scientifica sa farlo,e anche molti Hacker sono convinto lo possono fare con facilita',(naturalmente se il molestatore\delinquente non e' un hacker anch'esso )una cosa del genere pero' renderebbe piu' difficile la navigazione anonima...con pregi e difetti che ne conseguirebbero eh!


    ma come ho risposto ad Arlequin, alcuni siti (che ritengo seri) vogliono un numero di telefono per farti registrare.
    E' già un deterrente, anche se minimo. Non puoi dare un numero di telefono a caso perchè per poterti registrare loro ti chiamano... quindi...
    Solo che come giustamente sottolinei l'anonimato su cui si basa il web diventa un non-anonimato....

    Buon fine settimana anche a te :-)
  11. jesuis.Arlequin 13 maggio 2013 ore 15:58
    La storia della registrazione con numero telefonico si applica in alcuni siti che, oltre ad essere più seri di altri, seguono un modello di business meno di "massa".
    Il qui presente sito Chatta, ad esempio, che vive di inserzioni pubblicitarie valutate proporzionalmente al numero di accessi, non ha alcun interesse a creare il minimo ostacolo all'accesso di uetnti qualunque. Prova ne è che le recenti polemiche sull'applicazione di regole restrittive è nata a seguito del trasferimento "sul campo" delle richieste degli inserzionisti.
    In generale quindi il sito conta più di 2 milioni di iscritti, al lordo dei nick multipli, dei quali non più di 6000 per volta, come picco giornaliero, sono online. Di questi alcune centinaia "praticano" il blogging con frequenze variabili.
    E' possibile che con regole di registrazione che non consentano l'anonimato, questi numeri scendano significativamente. A beneficio magari degli utenti ma non del sito. :-)

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.