Piccoli Killer crescono

05 maggio 2013 ore 16:47 segnala


Caroline Starks, due anni appena, è morta per una ferita da arma da fuoco.
Ad ucciderla, il fratellino di cinque anni.
L’arma del delitto è un lungo fucile calibro 22 della Crickett progettato apposta per i bambini; un fucile vero, munito di proiettili letali, con cui il bimbo giocava regolarmente .
Gli inquirenti hanno stabilito di non procedere contro la madre del bambino, perché non è emersa alcuna negligenza da parte sua.
Insomma, una tragica fatalità, lastricata di buone intenzioni, esattamente come le vie che conducono all’inferno?
Oppure una strategia mirata a creare eserciti di giovani assassini?



L'azienda che produce il fucile che ha colpito a morte la bimba, è la Keystone Sporting Arms, che si trova a Milton, in Pennsylvania.
Produce circa 60,000 armi di quel tipo destinate ai bambini, con l’ottima intenzione, secondo loro, di insegnare la sicurezza nel maneggiare armi, incoraggiandoli ad aver rispetto per ogni attività che necessiti del loro uso.
A tale scopo nasce "My first rifle", "Il mio primo fucile" pubblicizzato in una sezione apposita del sito della Keystone denominata "L'angolo del bambino", con numerose foto di ragazzini intenti a colpire bersagli di vario genere sotto gli occhi orgogliosi dei genitori.
Una volta compiuto il primo passo necessario, se il bimbo così ben svezzato sarà sopravvissuto alle sparatorie con i coetanei, nella preadolescenza, potrà proseguire la sua educazione guerresca usufruendo del servizio delle Lobbies, che a tale scopo spendono milioni di dollari.
Uno studio condotto nel 2012 dalla National Shooting Sports Foundation e dallo Hunting Heritage Trust, afferma che sebbene la legge proibisca la vendita di armi vere ai minori di 18 anni, le industrie sfruttano immagini di adolescenti che le imbracciano, diventandone di fatto testimonial per fare proseliti tra gli amichetti.
In ogni dove proliferano le scuole di tiro ed i siti che incoraggiano i giovani shooters a provare gratuitamente modelli di armi rese famose dai massacri che hanno provocato.
Nel 2009 è nata la Scholastic Steel Challenge, versione per i bambini della Steel Challenge, la più importante gara di tiro al bersaglio che si tiene ogni anno negli Usa, a Piru, in California: in palio ci sono 60 pistole semiautomatiche calibro 9 gentilmente offerte dalla Nssf, Smith&Wesson e Glock focalizzando l’attenzione sull’uso sicuro delle armi da fuoco.
L’altro fronte è quello della legge: ogni anno milioni di dollari vengono investiti in attività di lobbying per abbassare l’età minima in cui si può cominciare a sparare nei poligoni. In molti Stati i risultati sono arrivati: in Michigan, l’età è scesa da 12 a 10 anni e in Wisconsin non c’è più limite d’età quando il ragazzino è accompagnato da un genitore.
Se a questo aggiungiamo l’iperattività dei costruttori ( sul proprio sito Bushmaster offre uno sconto di 350 dollari sull’AR-15, il fucile usato a Newtown), ci rendiamo conto del perché Il Presidente Obama abbia perduto la propria battaglia al Congresso.
All’interesse economico, infatti, si unisce il mai sopito spirito pionieristico americano, convinto per DNA di non dover derogare a nessuno la tutela di sé, della propria casa, dei propri figli.
Poi, certo, alcuni di questi figli uccidono le sorelline per gioco, o, appena più grandi, entrano in una scuola facendo di chi incontrano carne da macello.
E l’America si stupisce e piange…



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« immagine » Caroline Starks, due anni appena, è morta per una ferita da arma da fuoco. Ad ucciderla, il fratellino di cinque anni. L’arma del delitto è un lungo fucile calibro 22 della Crickett progettato apposta per i bambini; un fucile vero, munito di proiettili letali, con cui il bimbo gioca...
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05/05/2013 16:47:02
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Commenti

  1. rigalizius 05 maggio 2013 ore 20:37
    In genere i costruttori si "difendono" dicendo che non e' l'arma in se stessa ad essere buona o cattiva,dipende dall'uso che se ne fa'.
    Certo e' che un arma non ha molti altri usi se non quello di nuocere a persone o animali...o di allenare a nuocere.
    Parlano del diritto inalienabile alla difesa...... :idea2 difesa da altre armi,sempre costruite da loro :-)))

    ciao
  2. malenaRM 05 maggio 2013 ore 22:49
    Quel che più mi ha sconvolto, Gal, è stato leggere come le leggi tendano a favorire la diminuzione dell'età utile a maneggiare un'arma.
    Abbiamo un limite di battute da rispettare, per cui ho dovuto limitare gli esempi, ma ho un mare di testimonianze di siti che invogliano i giovanissimi ad imbracciare armi usate dai cosiddetti "killer dei licei", o tornei che mettono in palio le armi donandole ai piccoli vincitori, aggirando così la legge che ne vieta la vendita.
    Allucinante...
  3. tina67 06 maggio 2013 ore 10:08
    spaventoso.

    ciao

    Annette
  4. ombromanto05 07 maggio 2013 ore 22:22
    Scusa il ritardo Mt, ma ci tenevo molto a passare e commentare questo tuo bel post.
    Post che, tra l'altro, affronta una tematica dai nervi scoperti e sempre d'attualità...e che purtroppo, a cadenza periodica, si ripropone fatalmente, con il suo carico di inquietanti domande e riflessioni.

    Tutti, penso, abbiamo ormai chiaro che in America, quella che alcuni chiamano la cultura del far-west, che parte dai bimbi per proseguire fin alle generazioni più antiche, è cosa antica, ampia e diffusa...ma ciò non vuol dire sia giusta.
    Il II Emendamento, che legittima l'uso e la detenzione di armi per il singolo (bimbi compresi, perchè non vi è limite d'età per l'acquisto di armi) si riferiva originariamente al diritto dei cittadini dei neo-nati Stati Uniti D'America (in seguito alla Rivoluzione guidata da G.Washington) di difendersi dai eventuali attentatori inglesi della madrepatria, che mal vedevano le loro 13 colonie ormai indipendenti, federate ed autonome.
    Da lì, da quel momento, il principio sancito nella Costituzione di Benjamin Franklin è diventato, per consuetudine, di più ampio raggio, fino ad arrivare oggi, al ruolo di vero contenitore senza regole e senza filtri, dando così a chiunque la possibilità di imbracciare fucili automatici ed andare per strada e nelle scuole a fare stragi.
    Gli esempi si susseguono, purtroppo, senza sosta...

    Per questo il provvedimento dell'amministrazione Obama di qualche settimana fa era importante e, se vogliamo, rivoluzionario.
    Metteva un limite, stabiliva dei paletti, fissava un controllo più stretto per al vendita ed il porto delle armi, il che significava colpire in primis le lobby che questa cultura delle armi hanno creato e nutrono quotidianamente.

    Andava a cambiare, cioè, prima che un emendamento della Costituzione, un caposaldo della società.

    Ma si sa, quando si toccano interessi ampi e contingenti, spesso se ne paga lo scotto.
    Vero...in America vi è una grossa pubblicità, finanziata dalle lobby delle armi, che bombarda la cittadinanza, facendo passare un fucile automatico come un fucile ad acqua, una 44 magnum come una crystal-ball, e così via...
    Ma non penso che questo abbia così tanta influenza sul comun sentire...o meglio...
    Ha influenza su chi si fa influenzare (e quindi sui bimbi non seguiiti a dovere dai genitori o chi per loro), su chi crede nel potere degli spot, su chi non ha capacità decisionale, su chi ritiene che ciò che fa la maggioranza è giusto e per questo bisogna imitarla.
    Su costoro si, la pubblicità certamente avrà effetto.

    Ma sugli altri, lì è una questione di mentalità.
    Un pò come la pena di morte.
    Se un qualche candidato deputato e senatore in campagna elettorale proponesse l'abolizione della pena di morte, certamente ciò gli creerebbe, da parte di buona parte della società americana, se non astio cmq difficoltà.
    Perchè la cessazione della vita fa parte di quella cultura ed è anch'essa, in certi stati, legalizzata.

    ma siam sempre lì.
    Cambiare le legge e cambiare la società.
    Cambiare la società e cambiare la legge.
    L'una specchio della'latra.
    Da noi come negli States.
    In qualsiasi comunità.

    E la battaglia di Obama, all'indomani di Boston, era importante per questo.
    Far capire al popolo americano che non perchè un pazzo prende una pistola e spara in una scuola, o due bimbi uccidono i genitori, o due ragazzi creano rudimentali esplosivi incutendo terrore ad una manifestazione sportiva, si ha il diritto di detenere qualsiasi arma senza regole e senza controllo: perchè così facendo è come se, in un certo senso, ponessi le basi per attentare alla vita di qualche altro innocente.
    Certo, alla detenzione legittima di armi contribuiscono le maniere "forti" delle forze dell'ordine negli States contro eventuali sospetti, perchè non hanno idea di cosa possano trovarsi innanzi.

    Ma questo, secondo me, è un problema di cultura di società che, evidentemente manca.
    Una società violenta determina (ma non legittima nè giustifica, Machiavelli mi perdoni...) atteggiamenti violenti e provvedimenti consequenziali violenti.
    una vera reazione a catena.

    Bisogna entrare in una mentalità radicata e pian piano cambiarla (pensiamo al provvedimento di Holland sui matrimoni gay e sulle proteste cui sta andando incontro).
    Un percorso lungo e tortuoso, ma indispensabile.
    E per questo Obama, fortunatamente, non demorderà.

    Ripeto, e qui chiudo, è una tematica ed una problematica interessantissima e che merita attenzione e riflessione. :-))
  5. dealma 08 maggio 2013 ore 23:10
    Ha ragione Ombromanto: si tratta di revisionare e riplasmare le menti. E la cosa è particolarmente complessa in un Paese in cui la stessa Costituzione garantisce come un diritto inalienabile quello di possedere armi.
  6. malenaRM 08 maggio 2013 ore 23:36
    tina: anche più che spaventoso.
    Ombro: in senso generale, affermare "Cambiare le legge e cambiare la società.
    Cambiare la società e cambiare la legge. L'una specchio dell'altra." non può non essere condivisibile.
    Ma se la società attuale da un lato cresce bambini nel segno del coltello tra i denti e la bomba in una mano; se le leggi che si cambiano abbassano l'età per poter maneggiare un'arma e il Congresso ad Obama dice un NO forte e chiaro, io vedo il cambio di mentalità, di società e di legge veramente di là da venire.
  7. malenaRM 08 maggio 2013 ore 23:38
    Dea, anche qui: è giustissimo come slogan e come concetto. Ma in soldoni, come si plasmano le menti? Qual è l'indicazione da seguire e soprattutto, quali sono i tempi che ci dobbiamo aspettare prima che le cose cambino?
  8. ombromanto05 10 maggio 2013 ore 12:47
    Però bisogna pur sempre avere la forza ed il coraggio di provare, di nizaire questo cambiamento...
    Se va male, pazienza...si ritenterà...l'importante è non demordere...
    del resto, la storia, che è una grande maestra, ci dice che proprio in quel continente il presidente Lincoln ha lottato contro lobby, ostacoli e mentalità regretta e chiusa per arrivare all'abolizione della Schiavitù...
    Una battaglia durata anni andata avanti a colpi di dinieghi del senato.
    Ed ha pagato, anche per questo, con la vita...allorquando voleva proporre il diritto di voto ai neri...

    Le battaglie, anche dure, si possono vincere...
    Ma bisogna volerlo...
  9. ClarissaDalloway 20 maggio 2013 ore 20:02
    Concordo. Il cambiamento della mentalità su questo argomento, è lontano da venire. Anche se, per fortuna, un numero crescente di statunitensi sta prendendo consapevolezza del problema e presta meno ascolto alla pubblicità martellante delle lobby... Lo spirito pioneristico, come lo chiami tu, suggellato dalla costituzione americana, avrebbe avuto vita breve senza l'azione pervasiva e invasiva delel potenti lobby delle armi.
    Bel post!
  10. malenaRM 21 maggio 2013 ore 16:01
    Grazie, Clarissa.
    E' proprio questa unione trina che fa la forza: diritto costituzionale, tradizione e lobbies.
    Così come può essere cambiata la mentalità?
    Forse per mancanza di protagonisti, tutti defunti in vari ed eventuali conflitti a fuoco?...

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