Nicodemus

20 luglio 2015 ore 22:22 segnala

Anche se è un’intervista dello scorso anno continua ad essere ancora attuale, perché le sofferenze non sono certo finite. Il Metropolita Nicodemus Daoud Sharaf, della chiesa siriaca ortodossa, non vive più a Mosul come del resto molti cristiani iracheni e siriani (anche se non si possono fare stime certe), che sono dovuti sfollare dalla piana di Ninive per sfuggire dal califfato o stato islamico che dir si voglia, sfollati in altre città come Erbil oppure andati all’estero o morti.
Non è possibile capire se potranno un giorno ritornare nei paesi d’origine, perché tutto è cambiato
“tutte le croci all’esterno delle chiese sono state rimosse. Io so che la mia cattedrale a Mosul è stata trasformata in una moschea e che usano le chiese come negozi, pensionati, magazzini, centri di detenzione”.
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« video » Anche se è un’intervista dello scorso anno continua ad essere ancora attuale, perché le sofferenze non sono certo finite. Il Metropolita Nicodemus Daoud Sharaf, della chiesa siriaca ortodossa, non vive più a Mosul come del resto molti cristiani iracheni e siriani (anche se non si possono...
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Myriam di Qaraqoush

16 luglio 2015 ore 16:39 segnala
Ecco una testimonianza piena di Fede

"In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso" Mc 10,15
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Ecco una testimonianza piena di Fede « video » "In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso" Mc 10,15
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Aiutare 100.000 persone

31 ottobre 2014 ore 04:49 segnala
Oltre 100.000 (sì, centomila, non è un errore di scrittura) sono state costrette a lasciare la piana di Ninive in Iraq, a causa dell’esercito del califfato islamico, lasciando le proprie case ed i propri averi.
La maggior parte sono cristiani che sono fuggiti per evitare di essere uccisi se non si fossero convertiti all'islam o se non avessero accettato di pagare la jiziya, la tassa dei "protetti", come prescrive il Corano (9,29).

"Un esodo, una vera Via Crucis, con i cristiani costretti a marciare a piedi nella torrida estate irachena.... Fra loro vi sono anche malati, anziani, bambini e donne incinte. Hanno bisogno di cibo, acqua e riparo..." (era agosto quando è iniziato l’esodo).

AsiaNews ha deciso agire con una raccolta fondi da destinare a questi fratelli e sorelle derubati del diritto alla vita e alla libertà. Per dare da mangiare a un cristiano di Mosul per un mese occorrono 160 euro; per una settimana ne bastano 40; per un giorno, soltanto 5 euro. AsiaNews invita tutti a contribuire, ad andare oltre l'indignazione e la condanna esprimendo la propria solidarietà al sostentamento dei cristiani iracheni. I fondi raccolti saranno inviati al Patriarcato di Baghdad, che provvederà a distribuirli secondo i bisogni di ogni famiglia.
Le donazioni possono essere inviate in modi diversi. Tutti devono avere la causale "AsiaNews- Adotta un cristiano di Mosul":
- Via Carta di Credito con Paypal
- Via Carta di credito dal sito (v. funzione: "Il tuo contributo- Dona")
- Via cc postale n. 45443009 intestato a Pontificio Istituto Missioni Estere, causale "AsiaNews - Adotta un cristiano di Mosul"
- Via bonifico bancario a AsiaNews - C/C 6152510434/77
Presso Banca Intesa - Filiale 499 Via G. Carini 32/D - 00152 Roma RM
Coord Bancarie: Z 03069 05078 615251043477 Coord. Iban: IT35 Z030 6905 0786 1525 1043 477
Swift Code: BCI TIT MM
causale "AsiaNews - Adotta un cristiano di Mosul"
- Via assegno circolare non trasferibile, indirizzato a
AsiaNews c/o PIME
Via Guerrazzi 11
00152 Roma RM
Italia
Per donazioni che consentono la detrazione/deduzione fiscale:
Bonifico bancario: intestato a
Fondazione PIME Onlus,
Credito Valtellinese S.C. - P.zza San Fedele, 4 - 20121 MILANO -
IBAN IT 11 W 05216 01630 000000005733
Codice identificativo istituto (BIC): BPCVIT2S

Grazie alla generosità di molti lettori e amici di AsiaNews, la campagna "Adotta un cristiano di Mosul" ha finora raccolto quasi 700mila euro. Essi vanno a sostenere le prime necessità dei profughi cristiani e yazidi in Kurdistan, fuggiti davanti alle violenze e crudeltà del califfato islamico.
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Oltre 100.000 (sì, centomila, non è un errore di scrittura) sono state costrette a lasciare la piana di Ninive in Iraq, a causa dell’esercito del califfato islamico, lasciando le proprie case ed i propri averi. La maggior parte sono cristiani che sono fuggiti per evitare di essere uccisi se non si...
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31/10/2014 04:49:41
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Situazione in Iraq 2

22 giugno 2014 ore 17:54 segnala
Dopo le guerre del Golfo, i vuoti istituzionali, il terrorismo, la scarsa tutela, i cristiani in Iraq ne sono usciti decimati (dopo duemila anni di convivenza); ora che i miliziani islamici stanno perdendo terreno in Siria ed il governo siriano sta riconquistando i territori sfuggiti al controllo, i miliziani islamici hanno iniziato ad invadere l’Iraq, con la speranza di trovare un terreno più facile per creare un nuovo stato su base confessionale (l’idea del califfato mai abbandonata).
Così, ancora una volta, i cristiani si sono trovati in mezzo ad una lotta tra fazioni islamiche: curdi sunniti (in maggioranza) ma con una forte identità etnica al nord, arabi sunniti al centro e sciiti al sud; ora con l’invasione delle milizie isis (che sta per “stato islamico dell'Iraq e del levante”) che stanno ricevendo in nome del jihad miliziani da tutto il mondo (anche dall’Australia), il governo incapace di resistere all’avanzata ha cercato (ed ottenuto) l’appoggio delle milizie sciite, perciò quello che sta accadendo è una sorta di guerra civile che porterà probabilmente alla spartizione dell’Iraq in tre parti.
Da questa guerra i cristiani hanno tutto da perdere e già molte famiglie chiedono certificati di battesimo e matrimonio per abbandonare poi la città in cerca di riparo (le persecuzioni, gli omicidi ed i rapimenti degli ultimi anni di cristiani sono un’esperienza terribile e recente), mons. Saad Sirop Hanna, vescovo ausiliare dei caldei di Baghdad afferma “Se divampa una guerra civile per noi cristiani qui in Iraq è la fine”.
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Dopo le guerre del Golfo, i vuoti istituzionali, il terrorismo, la scarsa tutela, i cristiani in Iraq ne sono usciti decimati (dopo duemila anni di convivenza); ora che i miliziani islamici stanno perdendo terreno in Siria ed il governo siriano sta riconquistando i territori sfuggiti al controllo,...
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demolizioni cinesi

21 maggio 2014 ore 17:43 segnala
Oltre 60 chiese cristiane della provincia meridionale del Zhejiang sono state demolite, hanno subito la "decapitazione" delle proprie croci oppure sono state costrette dal governo provinciale a coprire i simboli religiosi. La città di Wenzhou - nota come "la Gerusalemme d'Oriente" per la grande presenza cristiana - è quella più colpita per numero di chiese demolite. La Contea di Yongjia è quella con più croci abbattute, ed è qui che è stata buttata giù la grande chiesa protestante di Sanjiang, costruita con il permesso del governo e costata quasi 5 milioni di dollari. Questo è il risultato della cosiddetta campagna “Tre revisioni e una demolizione", indicando così la percentuale di edifici da distruggere, recuperando terreni da utilizzare per un ricco sviluppo edilizio.
L'ostilità verso i cristiani non è tanto di tipo ideologico, basato ancora sui vecchi schemi marxisti. Essa ha ragioni economiche e di potere: si tolgono terreni ed edifici ai cristiani per nutrire la fame di spazio delle speculazioni edilizie; si riduce la loro visibilità e unità per evitare che essi divengano interlocutori del potere. Sempre più infatti, i cristiani divengono attivisti per i diritti umani, impegnati nella società civile contro la corruzione, i soprusi, le violenze, l'inquinamento.
Ecco la lista delle distruzioni:
1) Il primo gennaio la chiesa del villaggio di Gou - cittadina di Liangzhu, distretto di Yuhang, Hangzhou - è stata costretta dal governo a rimuovere la croce dalla vetta.
2) Il 27 febbraio è toccato alla croce della chiesa cristiana di Huanghu - distretto di Yuhang, Hangzhou.
3-5) Le croci sulle chiese Gulou, Sandun e Xingqiao (Hangzhou) sono nella lista delle "demolizioni entro breve".
6) Il 27 febbraio il governo ha imposto alla chiesa Baiquan - distretto di Dingha, Zhoushan - di demolire la propria croce entro due giorni. Il 4 aprile, più di 100 fra agenti dell'anti-terrorismo e paramilitari hanno circondato la chiesa e hanno buttato giù la croce. Registrata presso il governo, la chiesa è stata costruita 15 anni fa. L'edificio e la sua costruzione erano stati entrambi approvati dal governo e rispettavano tutti i canoni di legge.
7) All'inizio di aprile, le autorità hanno rimosso con la forza la croce della chiesa Gangtou - cittadina Yantou, contea di Yongjia, Wenzhou.
8) Il 4 aprile i poliziotti hanno chiuso la casa di accoglienza della chiesa Jiangjiaqiao - contea di Yuewing, Wenzhou - per demolirla. L'operazione è al momento ancora in stallo grazie alla resistenza dei fedeli.
9) Il 4 aprile il governo ha inviato un avviso di demolizione alla chiesa Guangming - cittadina Rui'an, Wenzhou. Lo stesso giorno le autorità hanno ordinato a tre chiese del distretto industriale di Shibaja, nella stessa zona, di demolire parte dei propri edifici entro il 10 aprile.
10) Il 4 aprile il governo ha abbattuto una parte della chiesa in costruzione di Rui'an.
11) Il 4 aprile, il governo ha inviato le squadre anti-terrorismo nella chiesa cattolica della contea di Pingyang, Wenzhou. I fedeli sono stati picchiati per essersi opposti alla demolizione: uno di loro, coperto di sangue, è caduto a terra ed è stato portato via. La chiesa è stata demolita dai bulldozer.
12) L'8 aprile le autorità hanno inviato un ordine di demolizione per la croce della chiesa Baduzhen - città di Longquan, distretto di Lishui - perché "troppo evidente".
13) Un centro di preghiera cristiano di Rui'an è stato costretto ad abbattere la propria croce e alcune parti della propria struttura.
14) La chiesa Lushan - cittadina di Lingxi, contea di Cangnan, Weizhou - è stata "preallertata" per la prossima demolizione.
15) Il 9 aprile le autorità del distretto Ouhai - Wenzhou - hanno imposto la demolizione del campanile della chiesa Tengqiaodaima "entro il 17 aprile". La struttura era in costruzione.
16) L'11 aprile la chiesa Gaoloudilai - a Rui'an - è stata costretta a demolire la propria croce.
17) L'11 aprile le autorità hanno avvertito della prossima demolizione la chiesa Xiangjiangxindu, sempre a Rui'an, e hanno coperto la sua croce con dei panni neri.
18) Il 12 aprile è stata demolita la croce della chiesa Baihe - contea di Tiantai, Taizhou.
19) Il 15 aprile le autorità del distretto di Yinzhou - a Ningbo - hanno inviato un avviso di demolizione per la croce della chiesa Xiaying. Nel testo, avvertono che se la croce "non cadrà entro il 20 maggio, tutta la chiesa sarà demolita". Il luogo di culto era stato costruito nel 2013.
20) Il 16 aprile la chiesa Baixiang di Yueqing ha ricevuto un ordine di demolizione. Era ancora in costruzione.
21) Il 22 aprile le autorità hanno inviato alla chiesa Chengguan di Wenling un ordine di demolizione. La chiesa ha tutti i documenti in ordine.
22) Il 28 aprile, la chiesa Sanjiang di Yongjia è stata demolita completamente.
23) Il 25 aprile è stata demolita la croce della chiesa Shuiyang, a Linhai. La chiesa è stata costruita 14 anni fa.
24) Il 23 aprile è stata demolita la croce della chiesa De'en di Jiaojiang.
25) Il 29 aprile le autorità hanno distrutto gli edifici parrocchiali delle chiese Xiaanshan, Cheng'an, Linshan e Rendi. Si trovano tutte a Tengqiao, nel distretto di Lucheng a Wenzhou.
26) Il 30 aprile il governo ha imposto alla chiesa evangelica Zengshan di Pingyang di demolire entro il 4 maggio i propri edifici.
27) L'1 maggio i bulldozer hanno buttato giù diverse parti della chiesa cattolica Rendi a Tengqiao, zona di Wenzhou.
28) Il 2 maggio è stata demolita la chiesa Anji di Huzhou.
29) Nel mese di maggio sono stati demoliti i simboli cristiani della chiesa Zhu'en, in Zhenxing Road a Yiwu.
30) Il 4 maggio le autorità hanno demolito la chiesa cattolica Longgangshan, a Liu City, nei pressi di Wenzhou.
31) Il 4 maggio sono stati demoliti gli edifici annessi alla chiesa Feng'ao, nella contea di Cangnan a Wenzhou.
32) Il 5 maggio le autorità hanno convertito la chiesa Getian di Yaze in un "Auditorium culturale per il villaggio Getian".
33) Il 5 maggio le autorità hanno rimosso la croce della chiesa Dingqiao a Haining. La chiesa era stata "avvertita" il 22 aprile.
34) Il 6 maggio è stata abbattuta la chiesa Wu'ai, in costruzione a Cangnan.
35) Il 6 maggio le autorità hanno demolito la croce della chiesa Baixi a Yandang, contea di Yueqing. La costruzione della chiesa era stata approvata dal governo, e i fedeli avevano tutti i documenti in regola. Il governo aveva persino approvato la croce, e la congregazione aveva ridotto di diverse decine di centimetri la sua altezza per essere in regola con le autorità.
36) Il 6 maggio le autorità hanno abbattuto la chiesa Bao'ao, nell'area di Nanxi'ao.
37) Il 7 maggio la croce della chiesa cattolica Taoyuan, a Pingyang, è stata coperta con dei panni.
38) Stesso trattamento, il 6 maggio, per la croce della chiesa Shamen a Ouhai.
39) Il 7 maggio è stata demolita la croce della chiesa Qiaosi, a Hangzhou.
40) L'8 maggio sono state rimosse la croce e le indicazioni per la chiesa cristiana Wuchang, Hangzhou.
41) L'8 maggio è stata demolita la croce della chiesa cattolica della contea di Cangnan.
42) L'8 maggio è stata demolita la croce della chiesa avventista di Lingxi, a Cangnan.
43) L'8 maggio è stata demolita la chiesa Hebing a Longwan, Wenzhou. Sotto la sorveglianza della polizia (armata), l'edificio è crollato in meno di 2 ore.
44) Il 9 maggio è stata la volta della chiesa del villaggio Shangwan, a Longwan.
45) Il 12 maggio le autorità hanno inviato alla chiesa Bethany di Wenzhou un'ordinanza in cui impongono la proibizione di riunioni cristiane.
46) I segnali che indicavano la chiesa Bingwang di Yiwu sono stati rimossi.
47-49) Demolite le croci delle tre chiese di Jiande.
50-52) Verso la metà di maggio sono state demolite la croce della chiesa Shuangheyan e gli edifici annessi alle chiese Huangtian e Fengbu, tutti in costruzione.
53) Il 16 maggio le autorità hanno demolito la croce della chiesa del "Piccolo gregge" di Yangshancang, nella conte di Yongjia a Wenzhou.
54) Il 16 maggio viene demolita la croce della chiesa Heyu a Shanglu, contea di Yongjia.
55) Sempre il 16 maggio crolla anche la croce del "Piccolo gregge" di Zhikou, Yongjia.
56) Stessa sorte per la chiesa Shangang, contea di Yongjia.
57) Demolita la croce della chiesa Zhang'ao, contea di Yongjia.
58) Demolita la croce della chiesa Jiuzhang a Yantou, contea di Yongjia.
59) Il 17 maggio le autorità fanno saltare in aria la croce della chiesa Lutian, contea di Yongjia.
60) Demolita la croce della chiesa di Ruo'ao, contea di Yongjia.
61) Demolita la croce della chiesa Huangun, contea di Yongjia.
62) Le autorità coprono con dei tessuti la croce della chiesa Lishe, distretto di Yinzhou a Ningbo.
63) Il 17 maggio le autorità abbattono la croce della chiesa cattolica Henglan'ao di Wuniu Street a Yueqing.
64) Il 17 maggio viene demolita la croce della chiesa Yantan, contea di Yongjia
fonte Asianews
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Oltre 60 chiese cristiane della provincia meridionale del Zhejiang sono state demolite, hanno subito la "decapitazione" delle proprie croci oppure sono state costrette dal governo provinciale a coprire i simboli religiosi. La città di Wenzhou - nota come "la Gerusalemme d'Oriente" per la grande...
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IL MISTERO DELL’INIQUITÀ – situazione siriana 4

03 maggio 2014 ore 19:29 segnala
Era settembre 2013 quando le milizie islamiche delle brigate al-nousra assieme al cosiddetto free syrian army (che fanno parte della coalizione dei ribelli anti-Assad) occupavano il villaggio di Maaloula, che si trova a circa 60 chilometri a nord di Damasco, abitato dalla minoranza cristiana che ancora parla un dialetto aramaico, come quello usato ai tempi di Gesù. Le prime testimonianze rivelavano di corpi di cristiani uccisi ed abbandonati sul ciglio delle strade, abitazioni e chiese distrutte e depredate, nel classico stile anti-cristiano.
Già dopo pochi giorni, in una lettera, gli abitanti denunciavano pubblicamente "I guerriglieri dell'Esercito libero siriano, i terroristi di al-Nusra e gli assassini dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante hanno attaccato l'area alle quattro del mattino. In poche ore hanno distrutto case, monasteri e chiese. Hanno strappato tutte le immagini sacre sul loro cammino, ordinando alla popolazione di abbandonare la loro religione e di convertirsi all'islam per aver salva la vita".
In aprile 2014, dopo che l’esercito regolare siriano è riuscito a riprendere la zona, il patriarca dei greco-melchiti cattolici Gregorio III Laham assieme al patriarca greco-ortodosso Youhanna Yazigi e con i rappresentanti del patriarcato siriaco-ortodosso, armeno-ortodosso e siriaco-cattolico, ha potuto visitare lo storico villaggio cristiano e vedere di persona la devastazione di questi ultimi mesi (raccontata da Asianews): “Ci si è presentato uno spettacolo apocalittico. Altre chiese sono state distrutte in Siria, ma io non ho mai visto cose così. Ho pianto e ho cercato inutilmente un momento di solitudine per pregare. Sono affranto. Non c'è alcuna giustificazione militare al vandalismo che c'è stato. Si ha l'impressione che fosse un vandalismo comandato" e “perché aver fatto delle nostre chiese delle posizioni trincerate?”. Gregorio III denuncia "l'indifferenza criminale con la quale il mondo occidentale, col falso pretesto della difesa della democrazia, continua ad assistere a questo spettacolo di distruzione. Bisogna assolutamente impedire che il virus dell'odio si diffonda".
Oltre alle distruzioni, fare un elenco dei rapimenti, ricatti ed uccisioni è difficile, si conoscono solo alcuni episodi, come quello dei ragazzi cristiani a Maaloula che sono stati crocifissi per non aver voluto recitare la shahada (la professione di fede musulmana): “allora voi volete morire come il vostro maestro nel quale voi credete? A voi la scelta: o recitate l'abiura, oppure sarete crocefissi".
Questo episodio di violenza, raccontato in aprile, non è isolato (c’è un’intervista in francese “Soeur Raghida témoigne de la souffrance syrienne” su Radio Vaticana, dove più dettagliatamente è raccontata la vita nelle zone occupate dai jihadisti).

"E' il mistero dell'iniquità che si vede all'opera"

OPERATORI PASTORALI UCCISI NEL 2013

05 febbraio 2014 ore 23:04 segnala
Rispetto lo scorso anno il numero di operatori pastorali uccisi è purtroppo aumentato, arrivando a 22. Nuovamente il continente che ha visto il maggior numero di morti è stato quello americano (quinto anno consecutivo), sono morti in modo violento 19 sacerdoti, 1 religiosa, 2 laici.
Il panorama complessivo per continenti e Paesi è
Africa: 3 (1 Tanzania, 1 Madagascar, 1 Nigeria)
America: 15 (7 Colombia, 4 Messico, 1 Brasile, 1 Venezuela, 1 Panama, 1 Haiti)
Asia: 3 (1 India, 1 Filippine, 1 Siria)
Europa: 1 (1 Italia)
Molte di queste morti sono dovute a seguito di furti o rapine, poiché spesso l’attività che avevano svolto era fatta in ambienti difficili o degradati.
In alcuni Paesi le notizie sono difficili da far pervenire, come la Siria, dove da tempo non si hanno più notizie del gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, dei due Vescovi metropoliti di Aleppo (il greco ortodosso Boulos al-Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim) e delle suore ortodosse del monastero di Santa Tecla. Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, infatti deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede.
(Agenzia Fides 3/1/2014)
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Rispetto lo scorso anno il numero di operatori pastorali uccisi è purtroppo aumentato, arrivando a 22. Nuovamente il continente che ha visto il maggior numero di morti è stato quello americano (quinto anno consecutivo), sono morti in modo violento 19 sacerdoti, 1 religiosa, 2 laici. Il panorama...
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05/02/2014 23:04:49
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situazione egiziana 3

17 agosto 2013 ore 17:23 segnala
Da quando il 14 luglio l'esercito egiziano ha iniziato a sgombrare i sit-in dei sostenitori dell'ex Presidente, almeno 58 chiese, scuole, istituzioni, case e negozi di cristiani sono stati attaccati, saccheggiati e bruciati negli ultimi tre giorni dai Fratelli musulmani e dai sostenitori di Mohamed Morsi.
I rappresentanti delle Chiese cristiane hanno stilato un lista che pubblichiamo di seguito. La lista è stata consegnata ad AsiaNews dall'Ufficio stampa della Chiesa cattolica in Egitto:
Chiese cattoliche e conventi
•1. Chiesa francescana e scuola (strada 23) - Bruciata (Suez)
•2. Monastero del Santo Pastore e ospedale - Bruciati (Suez)
•3. Chiesa del Buon pastore; monastero del Buon Pastore - Molotov e attacco (Asuit)
•4. Chiesa copta cattolica di san Giorgio - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•5. Chiesa dei gesuiti - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•6. Basilica di Fatima - Attacco - Heliopolis
•7. Chiesa copto-cattolica di san Marco - Bruciata (Minya - Alto Egitto)
•8. Convento francescano (suore del Cuore immacolato di Maria) - Bruciato (Beni Suef, Alto Egitto)
•9. Chiesa di santa Teresa - Bruciata (Asuit, Alto Egitto)
•10. Chiesa francescana e scuola - Bruciati (Asuit, Alto Egitto)
•11. Convento di san Giuseppe e scuola - Bruciati (Minya, Alto Egitto)
•12. Chiesa del Sacro Cuore dei copti cattolici - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•13. Convento delle suore di santa Maria - Attacco (Il Cairo)
•14. Scuola del Santo Pastore - Attacco (Minya, Alto Egitto)
Chiese ortodosse ed evangeliche
•1. Chiesa anglicana di san Salvatore - Bruciata (Suez)
•2. Chiesa evangelica di St Michael - Circondata e saccheggiata (Asuit, Alto Egitto)
•3. Chiesa copto-ortodossa di san Giorgio - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•4. Chiesa di Al-Esla - Bruciata (Asuit, Alto Egitto)
•5. Chiesa avventista - Bruciata; il pastore e sua moglie rapiti (Asuit, Alto Egitto)
•6. Chiesa degli Apostoli - Bruciata (Asuit, Alto Egitto)
•7. Chiesa del Santo rinnovamento - Bruciata (Asuit, Alto Egitto)
•8. Centro diocesano copto ortodosso di Qusiya - Bruciato (Asuit, Alto Egitto)
•9. Chiesa di san Giorgio - Bruciata (Arish, Nord Egitto)
•10. Chiesa di san Giorgio ad al-Wasta - Bruciata (Beni Suef, Alto Egitto)
•11. Chiesa della Vergine Maria - Attacco (Maadi, Il Cairo)
•12. Chiesa della Vergine Maria - Attacco (Mostorod, Il Cairo)
•13. Chiesa copto-ortodossa di san Giorgio - Attacco (Helwan, Il Cairo)
•14. Chiea di santa Maria di El Naziah - Bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•15. Chiesa di santa Damiana - Saccheggiata e bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•16. Chiesa di san Teodoro - Bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•17. Chiesa evangelica di al-Zorby - Saccheggiata e distrutta (Fayoum, Alto Egitto)
•18. Chiesa di san Giuseppe - Bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•19. Scuola francescana - Bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•20. Centro diocesano copto-ortodosso di san Paolo - Bruciato (Gharbiya, Delta)
•21. Chiesa copto-ortodossa di sant'Antonio - Bruciata (Giza)
•22. Chiesa copta di san Giorgio - Bruciata (Atfeeh, Giza)
•23. Chiesa della Vergine Maria e del padre Abramo - Bruciata (Delga, Deir Mawas, Minya, Alto Egitto)
•24. Chiesa di san Mina di Abu Hilal Kebly - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•25. Chiesa battista di Beni Mazar - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•26. Chiesa di Amir Tawadros - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•27. Chiesa evangelica - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•28. Chiesa di Anba Moussa al-Aswad- Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•29. Chiesa degli Apostoli - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•30. Chiesa di santa Maria - Tentativo di incendio (Qena, Alto Egitto)
•31. Chiesa copta di san Giorgio - Bruciata (Sohag, Alto Egitto)
•32. Chiesa di santa Damiana - Attaccata e bruciata (Sohag, Alto Egitto)
•33. Chiesa della Vergine Maria - Bruciata (Sohag, Alto Egitto)
•34. Chiesa di san Marco e centro comunitario - Bruciati (Sohag, Alto Egitto)
•35. Chiesa di Anba Abram - Distrutta e bruciata (Sohag, Alto Egitto)
Istituzioni cristiane
•1. Casa del p. Angelos (pastore della chiesa della Vergine Maria e del padre Abramo) - Bruciata (Minya, Alto Egitto)
•2. Proprietà e negozi di cristiani - Bruciati (Arish, Nord Egitto)
•3. 17 case cristiane attaccate e saccheggiate (Minya, Alto Egitto)
•4. Case cristiane - Attaccate (Asuit, Alto Egitto)
•5. Uffici della Fondazione evangelica - Bruciati (Minya, Alto Egitto)
•6. Negozi, farmacie, hotel di proprietà di cristiani - Attaccati e saccheggiati (Luxor, Alto Egitto)
•7. Libreria della Bible Society - Bruciata (Il Cairo)
•8. Bible Society - Bruciata (Fayoum, Alto Egitto)
•9. Bible Society -Bruciata (Asuit, Nord Egitto).
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Da quando il 14 luglio l'esercito egiziano ha iniziato a sgombrare i sit-in dei sostenitori dell'ex Presidente, almeno 58 chiese, scuole, istituzioni, case e negozi di cristiani sono stati attaccati, saccheggiati e bruciati negli ultimi tre giorni dai Fratelli musulmani e dai sostenitori di Mohamed...
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aggressione a Torino

06 agosto 2013 ore 15:24 segnala
Il 18 luglio scorso, Sherif Azer, torinese, cristiano copto, cittadino italiano, è stato aggredito da una decina di islamici che lo hanno colpito alla testa con una catena perché poco prima lui aveva “osato” dire che non osservava il Ramadan perché è cristiano, come del resto testimoniato dalla croce che porta al collo (sembra anche che gli abbiano intimato di ripetere una formula rituale attestante l'appartenenza all'islam). Da questa terribile e gravissima dichiarazione, ecco scattare la spedizione punitiva. I vigliacchi agiscono sempre in tanti contro un uomo solo. Prima gli inquisitori, e già sono quattro: ottenuta la risposta, ecco che intervengono i punitori: in dieci contro uno, e colpiscono alla testa Sherif Azer con una catena. Questi fa l’unica cosa sensata che possa fare un uomo solo aggredito da una massa di belve: scappa. “Noi ti ammazziamo, cristiano di m….” gridano i delinquenti. Azer salva la pelle e al pronto soccorso viene medicato per le lesioni subite. L’intervento della Polizia purtroppo non porta all’arresto di nessuno degli aggressori (fonte ioamol’italia).
Il 24 luglio poi, incrociando uno dei suoi aggressori ha tentato di fermarlo. L’uomo però è riuscito a divincolarsi ed è stato subito appoggiato da altre tre persone (dopo aver urlato che Azer avrebbe oltraggiato il profeta Maometto) che hanno aggredito Azer. Lui è fuggito riuscendo a rifugiarsi in un taxi e chiamando la polizia che ha identificato e fermato due degli aggressori. Secondo l’aggredito “Se non fossero intervenuti mi avrebbero ammazzato”.
Durante la seduta di lunedì 22 luglio, il presidente Giovanni Maria Ferraris ha espresso la solidarietà del Consiglio comunale a Sherif Azer, presidente della Comunità Copta di Torino e vicepresidente dell’Associazione Salviamo i cristiani, aggredito il 18 luglio scorso nella zona di Porta Palazzo: “Ribadisco la nostra ferma condanna ed assoluta contrarietà ad ogni forma di violenza ed intolleranza dettate da differenze di credo religioso”.
Il 24 luglio si è svolta una manifestazione di solidarietà a Azer, contro la violenza islamica, per il riscatto della sovranità e il ripristino della legalità a Porta Palazzo a cui hanno partecipato diverse personalità ed esponenti politici. L’Associazione “Salviamo i cristiani” tramite il suo Presidente, Silvana De Mari, ha sollecitato il ministro Alfano “ad assicurare un’adeguata protezione ad Azer per dissuadere gli estremisti islamici dal ripetere le loro aggressioni di stampo terroristico. Sarebbe assai grave che dopo due attentati in una settimana da cui si è miracolosamente salvato, non si assumessero dei provvedimenti atti a porre fine a un comportamento inequivocabilmente illegale e che minaccia il diritto alla vita di un cittadino italiano.
Il messaggio della manifestazione ha voluto essere innanzitutto la solidarietà a Sherif Azer, cittadino italiano e cristiano esemplare che ha il coraggio di dialogare con i musulmani, nell'assoluto rispetto delle persone, per far conoscere civilmente la realtà dell'islam e del cristianesimo; la condanna della duplice vile aggressione a un rappresentante della Comunità Cristiana Copta di Torino; la richiesta alle autorità dello Stato e delle Istituzioni locali ad assumere tutti i provvedimenti politici e amministrativi atti a prevenire il ripetersi di simili attentati di stampo terroristico e, nel caso specifico, a restituire alla legalità e all'italianità Porta Palazzo che è stata trasformata in una zona extraterritoriale dove imperversano l'arbitrio e la sharia, la legge islamica, ai danni dell'interesse e della sicurezza dei residenti italiani e degli stranieri che vivono nella condivisione della civile convivenza.”

situazione egiziana 2

16 luglio 2013 ore 08:39 segnala
Oltre 100 famiglie cristiane sono fuggite da El Arish, nel Sinai per le minacce di uccisione lanciate da gruppi islamisti dopo la caduta di Mohamed Morsi. Il 6 luglio scorso un sacerdote, p. Mina Abboud Haroan, 39 anni, è stato ucciso; l'11 luglio il corpo di un altro cristiano, un commerciante copto di Sheikh Zowayd, è stato ritrovato con la testa decapitata. Era stato rapito alcuni giorni prima. Attualmente tutte le chiese copte del Nord Sinai hanno cancellato tutte le funzioni e gli incontri, meno la messa del venerdì.
Ormai a Rafah e a Sheikh Zowayd non vi sono più cristiani.
Il 5 luglio scorso, il gruppo jihadista "Ansar al-Shari'a nella terra di Kinaanah" (cioè l' Egitto), ha diffuso una dichiarazione promettendo di rispondere alla "guerra contro l'Islam in Egitto", portata avanti da "laicisti, atei, fedeli di Mubarak, cristiani, forze di sicurezza e leader delle Forze armate". Nella dichiarazione si afferma che la democrazia è "blasfema".
La minoranza copta rischia di essere presa di mira come un capro espiatorio a cui far pagare la caduta del presidente Morsi e la perdita di potere della Fratellanza.
Fonti cristiane in Egitto, confidano ad AsiaNews che "la tensione è molto alta" anche perché la Fratellanza, aiutata da jihadisti infiltrati, si sta lanciando in una serie di attacchi anticristiani, dal sapore terrorista.
Tre giorni fa, il villaggio cristiano di Dabaaya è stato attaccato da un gruppo di armati che hanno incendiato 23 case e ucciso quattro cristiani. Uno di loro, Emile Nessim, si era prodigato per raccogliere le firme dei Tamarod (i ribelli), che hanno portato alla caduta di Morsi.
Il 9 luglio, la chiesa di Mar Mina a Porto Said è stata crivellata di colpi da un gruppo di ignoti.
Nei giorni scorsi a Minya (250 km a sud del Cairo), un gruppo di islamisti ha disegnato delle croci su alcuni negozi di copti egiziani. La gente teme che questo gesto - "di sapore nazista", affermano - sia il preludio a un attacco terrorista per bruciare gli edifici segnati.
Il Cairo (AsiaNews) 15/7/2013