La paura non dà mai risposte. Fa solo domande.

23 marzo 2016 ore 12:18 segnala


Non facciamoci fermare dal mostro della paura

Se la paura è un mostro che si nutre di buio, la scena del Martedì di Passione che ci resterà impressa nella mente l’ha ripresa un telefonino nelle viscere della metropolitana di Bruxelles. Il treno si è appena fermato in mezzo al tunnel e i passeggeri scendono dai vagoni per incamminarsi lungo le rotaie, verso la stazione più vicina. Nei loro gesti non si respira il panico dell’aeroporto, dove tutti correvano a perdifiato trascinandosi appresso i carrelli. Forse qui sotto non hanno ancora la percezione esatta di cosa è successo. Qui il buio e il silenzio avvolgono ogni azione e ogni emozione. A sporcarli affiorano il bagliore tenue delle luci di emergenza e il pianto isolato di un bambino. Ma gli adulti non piangono e non urlano. Neppure parlano. Si limitano a camminare silenziosi in fila per due, ascoltando il rumore dei propri passi senza rallentare né correre, come durante una processione.

A un certo punto la camera del telefonino inquadra un uomo con un corpetto blu solcato da un’enorme scritta Nike.

Cammina da solo in mezzo alle rotaie e tiene in mano un mazzo di fiori bianchi e rossi. Sembra quasi sollevarli con cura, affinché la polvere che sale dal basso non deturpi troppo la loro innocenza. Chissà a cos’erano destinati: se a battezzare una laurea, il vincitore di una gara sportiva o un appuntamento galante di prima mattina. La scena ha un effetto surreale che trascende nel magico: dopo tanto buio, in fondo al tunnel si comincia a intravedere una luce.

Anche noi vorremmo vedere la luce, sperando non sia quella di un treno in corsa che procede contromano. Dopo la mattanza dei vignettisti di Charlie Hebdo eravamo sconvolti, ma immaginavamo ancora che il terrore colpisse obiettivi mirati. Dopo il Bataclan abbiamo capito che non era così, ma continuavamo a sperare che si trattasse di un attentato sporadico, non di un atto bellico a cui ne sarebbero seguiti molti altri. Finché è arrivata la battaglia di Bruxelles a ricordarci che qualcuno ci ha dichiarato guerra e che qualunque muro eretto tra noi e il nemico è ridicolo perché il nemico è già penetrato nella fortezza Europa. Ci è nato, ha frequentato le sue scuole, usufruito dei suoi servizi, imparato le sue lingue e quanto basta dei suoi costumi per coglierne gli aspetti più vulnerabili. I disperati che scappano dalla guerra e i fanatici che ce la portano in casa sono due problemi enormi, ma molto diversi tra loro, che non verranno mai risolti se affrontati allo stesso modo.

La paura non dà mai risposte. Fa solo domande. La più stringente se la stanno ponendo le persone che avevano prenotato un viaggio all’estero per i giorni di Pasqua. Rinunciare, a costo di rimetterci dei soldi? O sfidare il destino, accettando il rischio di salire su un aereo, ma ormai anche su una metropolitana? E qual è il limite da dare all’espressione «viaggio all’estero», quando il terrore invade la capitale stessa dell’Europa?

L’essere umano opta tendenzialmente per la soluzione che risuona meno pericolosa al suo carattere. Il fatto è che questa soluzione si sta rattrappendo di mese in mese, come il numero di Paesi sulla cartina geografica in cui sia ancora possibile immaginare di trascorrere una vacanza senza infilare troppa angoscia in valigia. E’ il ricatto del terrorismo, lo sappiamo, ma conosce un limite nel nostro desiderio naturale di muoverci, accettando rischi calcolati. I treni e gli aeroporti torneranno a popolarsi, perché nessuno è disposto a rinunciare al piacere di percorrere in libertà almeno la porzione di terra che gli è toccata in sorte. Quell’Europa che, paradossalmente, la tragedia spagnola del pullman dell’Erasmus e gli attentati di Bruxelles ci stanno facendo sentire finalmente nostra.

Restringendo la visuale all’Italia, bisogna riconoscere che la sua prolungata impermeabilità ai sicari del Califfo non è frutto del caso o di un accordo segreto con la mafia, come giurano i dietrologi che tutto sanno, ma dello straordinario lavoro di una tra le Intelligence migliori del mondo. Si dice che l’esercizio sviluppa l’organo e i servizi italiani si sono addestrati attraverso mezzo secolo di lotta al terrorismo politico e alla criminalità organizzata, fino a raggiungere livelli di efficienza e di prestigio che le frange di agenti «deviati» non sono riusciti a macchiare. Forse un giorno verremo a sapere quante Bruxelles sono state risparmiate agli italiani in questi anni, grazie ai controlli e alle intercettazioni che qualche anima candida vorrebbe abolire.

La paura è un sentimento reazionario che spinge verso scelte reazionarie. Storicamente trascina i popoli alla dittatura, nell’illusione che sospendere le garanzie democratiche possa proteggere meglio dal terrore. In realtà il populismo porta all’isolamento e l’isolamento non fa che aumentare il pericolo. Ma se avere paura è un diritto, e in certa misura un dovere, anche non perdere la testa lo è. Si brancola al buio come nel tunnel di Bruxelles, eppure si comincia a intravedere una luce. L’interruttore lo hanno in mano i leader europei. Cercheranno l’applauso facile delle opinioni pubbliche, sollevando ponti levatoi nel cuore dell’Europa, oppure useranno l’emergenza per accelerare il processo di integrazione tra le polizie continentali? Forse il terrorismo, come la paura, non si combatte alzando muri, ma gettando reti.

23/03/2016
Massimo Gramellini

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23/03/2016 12:18:22
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Commenti

  1. demonio 23 marzo 2016 ore 12:36
    La risposta è che ovviamente cercheranno l'applauso facile e si continueranno a ripetere gli stessi errori.Tanto i potenti non viaggiano in metro o in treno e non fanno file ai check-in.Se solo gli idioti che si fanno saltare in aria capissero che stanno combattendo il nemico sbagliato tutto cambierebbe ma il problema è che noi stessi continuiamo a difendere quegli stessi potenti dandogli sempre più potere.
  2. lazagara 23 marzo 2016 ore 13:03
    Siamo alla follia ed è di una tristezza disarmante.
  3. lazagara 23 marzo 2016 ore 13:03
    Siamo alla follia ed è di una tristezza disarmante.
  4. sunrise.65 23 marzo 2016 ore 14:14
    @demonio
    Concordo con te, quegli idioti e sopratutto assassini non avrebbero lo stesso successo and scalpore se al posto di vittime innocenti avessero colpito un potente o pure 10.
    Vogliono terrorizzarci , i potenti indtendo, e putroppo nella maggior parte dei casi ci anche sono riusciti.
    Grazie e ben lieta di averti nel mio blog , a presto
  5. sunrise.65 23 marzo 2016 ore 14:15
    @lazagara
    si , ammesso paingere ma mai mollare :rosa
  6. gianvargian 23 marzo 2016 ore 15:29
    Tutto condivisibile, sopratutto il finale. Sui nostri servizi di intelligence forse sarebbe meglio riflettere un pò, noi siamo l'italia di Sigonella, siamo l'italia di Enrico Mattei. il terrorismo nostrano, a parte le stragi fasciste ed il breve periodo mafioso corleonese, quello di totò riina, per intendersi, è un terrorismo di vittime individuali, di gruppi da cantina, nazionali. Qui siamo di fronte ad un terrorismo internazionale, non ti fai le ossa ad una scalata, facendo ginnastica artistica. Al momento, come è stato per il Belgio fino all'arresto di Salah, siamo un paese che ha lasciato vivere e che è stato lasciato vivere, se dovessimo diventare più protagonisti, in Siria, come in Iraq, forse le cose cambierebbero. Credo che alla base di tutto ci sia un problema di "deghettizzazione" di chi entra in europa, le cellule dormienti, si alimentano con la xenofobia ed il razzismo e noi europei, di razzismo ne siamo stati, spesso, silenti portatori.
  7. sunrise.65 23 marzo 2016 ore 16:15
    @gianvargian
    "Credo che alla base di tutto ci sia un problema di "deghettizzazione" di chi entra in europa, le cellule dormienti, si alimentano con la xenofobia ed il razzismo e noi europei, di razzismo ne siamo stati, spesso, silenti portatori."
    Si putroppo si .
    La manipolazione delle persone attraverso l'uso della religione è la bassezza piu' vecchia del mondo , da sempre l'alibi per nascondere altro.
    Grazie per il commento.
  8. demonio 24 marzo 2016 ore 12:43
    Si, sono d'accordo con te, ci sono riusciti.
  9. carmenlina 24 marzo 2016 ore 13:09
    :rosa :bacio
  10. sunrise.65 24 marzo 2016 ore 14:13
    @carmenlina :bacio :fiore
  11. antioco1 24 marzo 2016 ore 15:11
    sono d'accordo con tutto quello che avete scritto, solo una riflessione , primo non si deve uccidere nessuno , seconda un po più politica , ma per quanti anni li abbiamo foraggiati anche noi stai europei io la penso cosi scusatemi grazie a tutti SAF Ale
  12. sunrise.65 24 marzo 2016 ore 16:18
    @antioco1,
    Ale come scusarti? sai bene che siamo d'accordo..bacioni

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