L'economia della felicità

16 dicembre 2014 ore 18:29 segnala


Gli effetti negativi della globalizzazione si toccano ormai con mano tutti i giorni.
Essa favorisce la depressione globale, distruggendo le risorse naturali,pur di far prevalere la cultura consumistica. Non a caso, i cittadini consumano molte piu’ risorse non rinnovabili che i loro parenti che vivono in campagna.
Se solo si verificano i trasporti globali causati da economie così tanto concatenate, si può capire quanta produzione inutile e dannosa di CO2 investe il nostro pianeta. Ecco che in tal modo vengono accelerati i cambiamenti climatici, a volte cosi devastanti.
Ma da cosa dipende questa corsa al consumismo, se non da una spiegazione falsa che riguarda il Pil, il prodotto interno lordo. I paesi industrializzati aspirano eternamente all’aumento del Pil, senza tenere conto che non si può avere crescita infinita in un paese finito.
Piuttosto che favorire tale disarmonia galoppante, sarebbe meglio tornare dunque alla localizzazione economica ed alla economia della campagna. Quella che viene chiamata “Economia della felicità”.

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16/12/2014 18:29:00
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Commenti

  1. stregaxamore.VE 17 dicembre 2014 ore 16:41
    Caro Gaetà c'è chi ci sta tornando alla campagna ,molti giovani studiano agraria proprio per passione dei vecchi lavori a contatto con la natura.
    A me sarebbe piaciuto un lavoro a contatto con gli animali che adoro ma lasciare Venezia per me sarebbe troppo.
  2. dolcecarrie 23 dicembre 2014 ore 15:45
    Buone Feste Gaetano!



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