Frattali

09 giugno 2021 ore 22:10 segnala
nella mia valigia c'è..
foto di lei, fiori di alpi, un'essenza di sesso.. e tacchi di donna
un tappo di brut con una data segnata, un biglietto da colorare.. e sabbia di mare

come Claudio in Fotografie, foto di lei.. e di quanto resti, mosso su carta, negli occhi verdi, di chi in silenzio guarda
e quanta vita ancora, scorre nel fiato, per ogni scatto, dove resti abbracciato..
ai finestrini di un treno, che ti porta via.. arricci il muso malinconica, disegnando sul vetro, una poesia.. ultimo sguardo, soffi un bacio d’addio.. e conto il tempo.. e conto l’ oblio..
nudi artistici, di straordinaria bellezza, di un rullino vintage, e negativi della mia musa.. di quando i suoi occhi, guardavano in una 6x6.. sguardi sexy.. e positivi alla rinfusa
poster con baci di rossetto vero, vezzo di donna, in tinta di amore vero.. foto di gruppo in rovine di Pompei.. presa in braccio, e sorrisi di lei..
come una ragazzina di 15 anni, boriosa al rombo di una ferrari.. che smanetta, spedala e si diverte un casino.. ma è la marmitta rotta, del mio maggiolino…
spalle spogliate da veli di stoffa, rivestite a nudo da un filo di platino, e capelli imbrigliati raccolti di lato, e un punto luce, appena donato..
nella piazza di Pisa, che fai il verso alla torre.. così inclinata da cascare a terra.. sul prato d’erba che attutisce la botta, ma sbradipi e ti diverti, ridendo da matta…
rose bianche, argenti e candele, una fuga romantica iniziata a cena.. bella da incanto, in macramè nero.. e giorno per giorno, fino all’ultima scena

violette selvatiche nei colori di Dio, fori di alpi colte d’impeto, a bocca aperta.. che ne vorresti la vita piena a ogni passo, da riempirne le strade, di quell’armonia
indaco, giallo, carminio, amaranto.. poesie di colori di grazia adornata
glicine, bianco, viola, cobalto.. contornano quei petali, di una bellezza sconfinata
tocco d’angelo nel farne un mazzetto, intrecciato con cura, annodato a testa in giù.. e bagno di cera per renderlo immortale, con rito alchemico, imparato un Natale
taccuino di strega, formula magica, grimorio di maga, incantesimo di fata.. bellezza evanescente fermata nel tempo.. destino di un fiore, nei ricordi, annuendo

un'essenza di sesso, in uno slip piegato.. alone lungo, sfumato di bianco.. su pizzo nero, esaltato in sgambato..
il solo toccarlo e stenderlo aperto, percuote gli istinti, che anche l’aria è pervasa.. e la mente agitata, ricorda, e ricrea.. affanna in immagini, che rivive, provata
quei tuoi sguardi ad invito, complici di desiderio, che incitano, accendono, che mi toccano tutto.. baciando, mordendo, istigando stupro.. schiavizzando i sensi, in gemiti di sussulto
effusioni lente, armonia su trine, lasciato addosso, senza sfilarlo.. aratro di dita che vangano lembi di carne coperta.. dominando il potere, di impazzire, dimenando
le mie mani che solcano, imprimendo possesso.. disegnando intime carezze, su quella trama intrisa di stille,
e al tatto, più dolce, diviene il tocco, umido di essenze.. in più profondi fremiti, di passioni più spinte
fra labbra socchiuse, movenze di lingua.. immolata da voglie, di spudorata impazienza
bramosia di umori, sete di te.. calice di carne da cui bere essenza.. esalando in gemiti di continuo consenso.. e nel tuo piacere, la mia sentenza

tacchi di donna.. quelli da letto, che pulsano i timpani, che ti prendono per petto
nero di pece, lucida passione.. che nei passi lenti, ti slanciano senza pudore
boutique erotica, atelier di emozioni.. di spilli che esaltano, l’erotismo, in quei suoni….
magnetismo sensuale, identità di donna, che nei riflessi di sguardi, travolge di pulsioni.. palpitando tuoni di sistole nel fiato, in tonfi sordi, di accentuazioni
intrigo mentale nell’immagine del poi.. inebriando i sensi, fra vista ed essenze.. in movenze calde da silfide semispoglia, che tumulta in piaceri, fra epiteti di voglia…
e bruciati dal desiderio, che vive in ogni gesto.. arsi da sete, sublima in amplesso…

tappo di brut.. dell’impossibile avverato.. per la nostra casa a Vietri, da sogni sperati
le bollicine più grandi, di ogni nostra scommessa, in tintinnio armonico, di flutes ghiacciati,
dove crescere insieme, ed impararci ad amare.. dando forza ai nostri poi.. con quei tramonti sul mare
incontenibile gioia, da non averne parole e frasi, per descriverne quanto, per descriverne il tanto
e disegni a mani aperte, in stanze vuote da imbastire.. e ad ogni idea del bello, un foglio nuovo, da riempire
maioliche, legno, ceramiche, fiori.. non si capiva, dove finisse il dentro.. non si vedeva, dove iniziasse il fuori
ci guardavamo stupiti.. miracolati come pochi, che con preghiera ringraziano, ai piedi di un Santo… da chiederci se era vero, se era reale tutto quello… se era davvero tutto nostro, quell’indescrivibile incanto..
una data segnata.. per metà settembre, da far festa di campane, fra gli auguri della gente.. prossimo venturo nel dilemma di quale anno, di due come noi, scritturati dal destino, e che lo confidano a dei tappi di sughero, che ancora, non lo sanno
all’altezza del cuore.. è così, quella casa, che la chiamammo

passaporti impilati e un biglietto da colorare..
Francia del sud, aeroporto del mare.. gente in deriva e treno che arriva..
“Gare de Cannes Mesdames et Messieurs.. Gare de Cannes, s’il vous plait“
e due francesini, vispi, monelli.. di quelli svegli, di quelli belli.. che scoprivano il mondo con gli occhi dei grandi, e a domanda, risposta, dei genitori garanti
ricambiavano ai tuoi sorrisi, un po' da dama, un po' da tata.. strizzando l’occhietto con un amore mai visto.. diverso dal resto, diverso dal nostro.. di chi della voglia di essere mamma, oltre ogni modo, ne è innamorata
e prendendomi per mano, sconfinasti dal mondo, e con amore insolito, interrogasti il destino.. ne voglio due.. forse 3.. ne voglio tanti.. dimmi di si… facciamo un bambino..?
raccogliesti il mio sorriso.. un bacio sulla mano.. il mio sguardo stupito.. e una carezza in viso
come disdegnare, un invito della mia donna.. perché tradirla, in gelida rovina.. come dirtelo che sei la mamma che vorrei.. volevo chiedertelo.. ma hai fatto prima

Baia del Conte, sabbia di mare.. un fantastico noi, in quell’inaspettata fuga, di un giorno feriale..
Vedermi in ufficio fra un esulto da spiazzo, stupore in viso e sorriso smarrito.. borderò da lavoro, in tailleur antracite.. mentre io, da pirata, bermuda e infradito
ti sapevo al lavoro.. ma che ci fai qui amore..? non ho tempo architetto, ma ti rapisco e andiamo.. che il mio progetto, fra tutti, è decisamente il migliore..
sei un folle, sei un matto.. ma ti amo anche per questo.. solo il tempo di un “siii” in un bellissimo abbraccio, e lasciammo il cemento, i “devo”, le carte, per rinchiuderci felici, in tutt’altro villaggio
conoscevo quel posto fin da piccino, ci si arrivava a piedi, fra gradini e scale.. grinta da alpini e stupore del bello, in quella meraviglia, tutta da amare..
giocammo divertiti a disegnare nella sabbia, fra mille conchigliette e resti verdi, di gusci di riccio.. dedicando frasi e riscrivendo amori, nel gioco muto di sorrisi e sguardi.. quello del tu, scrivi.. ed io, cuori..
in rilievi, smorfie, e ali di gabbiano, mettevi da parte pietrine colorate.. di vetro, di marmo, di parti di un immenso.. levigato in risacca, navigato da lontano..
e ti chiesi di raccoglierne, di quell’infinto per noi, per farne un dono, ai colori del tempo.. ed ora è tutto, in una sola boccetta.. nella conca aperta, di una sola mano..
pensavi amorevole, fosse il tempo di un ricordo.. da confinare in una clessidra a forma di cuore.. da li a poco, con il vissuto di quel giorno, avresti scoperto poi, essere altro.. un unico tempo, per ogni colore... un unico, intenso, atto d’amore..
portai con me un solo foglio di omertà, nella segreta complicità di chi mi aveva aiutato a trafugare.. un fiume di lacrime, quando lo leggesti.. gemiti inesprimibili, perché non ci potevi restare…
volevo dedicarti l'attimo di un giorno, alitando nell’anima, una frase speciale.. sigillato nei testimoni dei nostri elementi più amati.. il sole, il cielo, la grandezza del mare..
eri tu, la donna che amavo, che scelsi per il futuro, del nostro cammino.. eri incinta, aspettavamo un figlio… e saresti diventata mamma, del nostro bambino

aspettammo abbracciati il tramonto, come epilogo dolce, della nostra dottrina.. che ambrava il dove, il quando, il senso.. nel crescere insieme, di un amore più intenso
e quel biglietto comprato a Cannes, divenne poi rosa, da colorare.. di nomi e frasi da mettere in vetrina.. per i nostri giorni, le nostre ore.. se è un bambino.. se è una bambina..
un' emozione forte, che non conoscevo, in quell’acronimo netto, risarcimento di una condanna.. vivere te, nel ruolo di donna.. e per un nuovo amore, divenire mamma..

nella mia valigia c’è…
il disordine di tante cose.. nell’ordine di quel che resta, di noi, di te..
e in quanto ancora forte, sopravviva al tempo..
L'Amore, nella sua prigione.. nella sua dimensione, nella sua unica ragione..
l'unico, in essere, che può spiegarne, il perché
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nella mia valigia c'è.. foto di lei, fiori di alpi, un'essenza di sesso.. e tacchi di donna un tappo di brut con una data segnata, un biglietto da colorare.. e sabbia di mare come Claudio in Fotografie, foto di lei.. e di quanto resti, mosso su carta, negli occhi verdi, di chi ini silenzio...
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09/06/2021 22:10:40
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Commenti

  1. Vehla 09 giugno 2021 ore 22:38
    Mamma mia , quanta bellezza in questa cavalcata nei ricordi. E quanto amore espresso attraverso cose semplici ed istanti fermati in tanti fotogrammi che il tempo non ha sbiadito e che riempiono la tua anima, il tuo cuore. Ancora vivo e pulsante l'Amore.

    Traspare l'emozione, persino la commozione. Ricordi, un Tesoro vero, incancellabile e puro. Grazie per questo condividere. Grazie per avermi riempito di meraviglia la testa, il cuore e...tutto. :rosa
  2. teraera 11 giugno 2021 ore 15:23
    :-* grazie..
    sai.. quando lessi e commentai quel tuo post, che descriveva di cosa restasse nel poi di ognuno.. e di quanta forza ha la ragione tutta sua dell'amore, unica, che non patteggia con quella della mente.. beh, fù l'epilogo di un momento..
    stavo ultimando Frattali, ed il senso, in conclusione di quanto hai scritto, è sintetizzato proprio nella sua parte finale..
    Non potevo non rendertene partecipe, volevo lo leggessi, per completare in qualche modo, il senso di quel post, che mi ha spinto ad ultimarla..
    Spiacente, di averci messo un attimo in più per risponderti.. ma quello che lasci nel tempo, nello stesso, lo ritrovo.. e in queste righe, il mio grazie per quanto abbia restituito in me, leggerti..
    un sorriso.. un abbraccio... :rosa

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