Soap Bubble

28 ottobre 2020 ore 20:47 segnala

Soundgarden - Fell on Black Days

Quello era uno di quegli anni da dimenticare, trascorso velocemente, ma completamente diverso da tutti quelli già passati. Erano cambiate tantissime cose, dal punto di vista personale, lavorativo, di comunione con gli altri, per tutti.
Il suo era stato sempre un lavoro con ritmi pesanti, decisi, pressanti, ma aveva sempre gestito il tutto al meglio. Non quel giorno, in quel mese, in quell'anno così particolare. Quando udì quelle parole sentì un brivido nella schiena, un tremore lo pervarse, tutto assunse una forma, un odore, un suono diffente.
Apparentemente tranquillo uscì da quel luogo, seguendo il percorso indicato per quel particolare momento. La sua testa cominciò a macinare pensieri, sempre più velocemente. Continuò incessantemente, per 2 interi giorni. Giorni in cui riusciva a mala pena ad avere quei pochi contatti quotidiani, a lavorare, a gestire la sua vita.
Poi, all'improvviso, i suoni cominciarono ad attenuarsi, prima i bassi, poi i medio-bassi, i medi, i medio-acuti, gli acuti, le forme cominciarono a deformarsi, i colori a mutare, tutto cominciò a rallentare fino a raggiungere la calma piatta. Il silenzio ed il buio.
Si ritrovò in una sorta di un micro mondo. Al di fuori ogni cosa trascorreva naturalmente e normalmente, ma all'interno tutto era lento, attenuato, distorto. Era attonito da quanto gli stava accadendo, da un lato sollevato da questo riposo forzato, dall'altro spaventato e turbato. In ogni caso sapeva che anche la più grande e bella bolla di sapone prima o poi finisce per scoppiare. Si preparava a quel momento pur sperando che non arrivasse mai, chiuso dentro a quel mondo a cui si stava pian piano abituando e che già sapeva avrebbe rimpianto.


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28/10/2020 20:47:07
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Il Giorno in cui...

12 novembre 2019 ore 20:55 segnala
Si svegliò molto presto quella mattina, come ogni mattina quando era a casa sua, ma quel giorno era diverso. La luce che entrava da quella finestra priva anche soltanto di una tenda al sorgere del sole lo infastidiva. Si girò verso di lei. Poteva sentire l'odore di alcol nel suo respiro, come ogni volta o quasi che avevano dormito insieme. Dormiva profondamente, in parte arrotolata nelle coperte. La parte scoperta mostrava una gamba sinuosa ed il suo bel sedere. Con lo sguardo lui percorreva quella pelle che sapeva essere morbida salendo poi su, sulle coperte, fino ad arrivare al viso. Non l'aveva mai guardata così, così oggettivamente. Era stato incantato immediatamente dal suo sorriso, ma non aveva notato quegli occhi così duri, quasi cattivi, non da subito. Ora quegli occhi erano chiusi, il sorriso spento. La guardava insistentemente, come a dirle "Svegliati, parlami, fammi spegnere il cervello". Ma il sonno di chi ha bevuto è davvero profondo e nemmeno quell'insistenza le avrebbe fatto aprire gli occhi.



E allora mille ed un pensiero cominciarono ad affollare la sua mente.
Gli aveva dato un abbraccio o un bacio senza aver bevuto 1 o 2 bicchieri di vino piuttosto che 1 o 2 birre? Raramente.
Sapendo che lui era in viaggio aveva mai pensato di aspettarlo al punto d'incontro invece di fare aspettare lui in un luogo a lui sconosciuto? Mai.
Aveva mai cucinato per lui a parte un piatto di basta in bianco? Mai.
Aveva mai dimostrato le parole che ostentava e di cui si riempiva la bocca? Quasi mai.
Quando realmente era in uno stato di bisogno, in una notte di terrore puro, lo aveva abbracciato e rassicurato? No, si era girata dall'altra parte pronunciando parole impastate, quasi incomprensibili.
Si sentiva un estraneo in una prigione fatta di promesse estorte per non litigare.
Le era affezionato, aveva provato delle emozioni con lei, ma era davvero quella la donna con cui voleva stare? La risposta fu chiara all'improvviso.

Non poteva scappare perciò affrontò quelle ore che lo separavano dalla partenza cercando di sembrare il meno infastidito possibile. Cucinò, lavò i piatti, si preparò, uscirono, fecero una passeggiata, si salutarono. Sperò fino all'ultimo in un gesto che segnasse un cambiamento. Ma nemmeno fino ad un secondo prima di salire in macchina nulla accadde. Non sarebbe mai accaduto.

Quello fu il giorno in cui decise che avrebbe lasciato il certo per l'incerto.
Quello fu il giorno in cui capì che tutto ciò che desiderava non era lì.
Quello fu il giorno in cui, nel viaggio di ritorno a casa, si disse che non sarebbe mai più tornato da lei.
E infine quello fu il giorno in cui capì che "casa" non è un posto fatto di mura, ma il posto in cui risiede il cuore. Ed il suo cuore era a centinaia di chilometri da lì.



Of Mice & Men - Another You
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Si svegliò molto presto quella mattina, come ogni mattina quando era a casa sua, ma quel giorno era diverso. La luce che entrava da quella finestra priva anche soltanto di una tenda al sorgere del sole lo infastidiva. Si girò verso di lei. Poteva sentire l'odore di alcol nel suo respiro, come ogni...
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Come una Dannata Fenice

19 agosto 2019 ore 21:41 segnala
E ancora una volta risorgi dalle tue ceneri, più forte, meno dolorante e più incazzato di prima.
Chi calpesta i brandelli di cuore che ti rimangono, man mano li disperde nella fuliggine.
E tu ogni volta rinasci, senza provare più tutto al 100%, con qualche pezzo di anima in meno, con qualche cicatrice in più.
Come una dannata fenice risorgi, come un drago a tre teste divori tutto ciò che ti capita a tiro.


"Non tutto quel ch'è oro brilla.
Né gli erranti sono perduti.
Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza.
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco.
L'ombra sprigionerà una scintilla.
Nuova sarà la lama ora rotta.
E re quel ch'è senza corona."



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E ancora una volta risorgi dalle tue ceneri, più forte, meno dolorante e più incazzato di prima. Chi calpesta i brandelli di cuore che ti rimangono, man mano li disperde nella fuliggine. E tu ogni volta rinasci, senza provare più tutto al 100%, con qualche pezzo di anima in meno, con qualche...
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For You

13 maggio 2018 ore 20:49 segnala
E' da tanto tempo che non parliamo. Anche un giorno solo è sempre stato troppo e contribuisce a far diventare più profondo il vuoto che hai lasciato andandotene.
Chissà se saresti ancora orgogliosa di me per quello che sto facendo ed ottenendo in questo periodo. Chissà se saresti ancora pronta a difendermi davanti a tutti, ad appoggiare ogni mia mossa, a consigliarmi e ad ascoltarmi in silenzio, ma con attenzione.
E' da un po' che non sento la tua voce, spero di non dimenticarne il suono, cerco di tenerlo sempre a mente, ma inevitabilmente si affievolisce il ricordo. Avrei tanto voluto registrare tutti i nostri discorsi, le nostre risate, i tuoi rimproveri, le piccole discussioni. Non l'ho fatto perchè, come si dice, "la più bella foto è quella che non hai avuto tempo di scattare perchè eri troppo felice" o, aggiungo io, troppo triste.
Mi manchi ogni giorno tantissimo e cerco di andare avanti, di trovare una nuova stella polare che mi guidi nell'oscurità come tu sapevi fare. Ma certe assenze non sono sostituibili, certi vuoti incolmabili. Vorrei tanto trascorrere ancora le mie giornate con te, a raccontarti cosa mi accade, ad ascoltare ciò che accade a te, i tuoi racconti, i tuoi ricordi, i tuoi insegnamenti.
Dicono "è la vita"...Bella stronzata!
Oggi voglio esternare il mio ricordo di te, oggi che la voragine che ho nel cuore si fa sentire ancora di più, oggi che è anche la tua festa.



Queen - Bohemian Rhapsody
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E' da tanto tempo che non parliamo. Anche un giorno solo è sempre stato troppo e contribuisce a far diventare più profondo il vuoto che hai lasciato andandotene. Chissà se saresti ancora orgogliosa di me per quello che sto facendo ed ottenendo in questo periodo. Chissà se saresti ancora pronta a...
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Rumori e Silenzi

17 aprile 2018 ore 20:48 segnala
Bruce Springsteen - Sad Eyes
21 gennaio 2008 ore 18:31


Gocce di Pioggia, Soffio di Vento,
Tristezza, Paura, Sgomento...

Stelle Cadenti, Foglie Danzanti,
Dolci Melodie, Musica, Canti...

Brivido Caldo, Cuore Pulsante,
Amore Latente, Passione, Sole Cocente...

Pensieri, Parole, Baci Rubati,
Sogni, Promesse, Cieli Stellati...

Sentieri Bui, Strade Ghiacciate,
Nebbia Fitta, Acque Gelate...

Anima Sola, Sorriso Forzato,
Tristezza, Buio, Silenzio Pacato...

Tempo che Fugge, Ricordi Lontani,
Passato, Presente, Niente Domani...
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« video » Bruce Springsteen - Sad Eyes 21 gennaio 2008 ore 18:31 Gocce di Pioggia, Soffio di Vento, Tristezza, Paura, Sgomento... Stelle Cadenti, Foglie Danzanti, Dolci Melodie, Musica, Canti... Brivido Caldo, Cuore Pulsante, Amore Latente, Passione, Sole Cocente... Pensieri, Parole, Baci Rubat...
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Lettera da un'Amica

17 aprile 2018 ore 20:46 segnala

Sono rinchiusa qui da tanti anni, non ricordo nemmeno quanti...Vorrei tornare a vedere prati fioriti incontrarsi all'orizzonte con un cielo blu e sentire gioia, vorrei sentire il rumore delle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e sentire tranquillità, vorrei ballare sotto la pioggia, vorrei cantare guardando il sole del mattino, vorrei poter esprimere ciò che sono e sentire di essere libera...Già, la libertà...L'ho sognata per tanto tempo, per tanti anni. Quando sembravo averla raggiunta mi sono ritrovata qui, in questa piccola stanza, rannicchiata sul pavimento, spaventata da ciò che mi stava accadendo, travolta dal fato. Ho passato molto tempo in un angolo, con la testa sulle ginocchia, le braccia a stringerle come a proteggermi dall'esterno...Mi sono fatta piccola piccola, cercando di nascondermi anche se immersa dal buio.. Un giorno mi sono decisa a reagire, pensavo di essere diventata abbastanza forte da affrontare l'esterno, ho urlato e battuto forte i pugni contro queste pareti, mi sono ferita cercando di farmi sentire, ma nulla...solo silenzio. Di tanto in tanto ho visto uno spiraglio di luce che illuminava delicatamente le mie ferite, che mi riscaldava. Cercando di seguire quel debole bagliore ripiombavo in questa stanza, nel buio che mi avvolge nuovamente.
So che cosa provi, so che cosa vuoi, ma sai che non è possibile! Cerca di accettare la tua vita così com'è, non pretendere di più, cerca di trovare un pizzico di felicità nelle cose piccole che essa ti offre, cerca di sorridere godendo degli attimi...Non nascondermi più al mondo, mostrami...Non avere paura di ciò che pensa la gente, non mostrare loro soltanto il tuo primo strato, fa vedere a tutti ciò che c'è sotto...Non c'è più bisogno di proteggermi, ormai ho così tante ferite che se ancora venissi colpita non sentirei più dolore...
E' da tanto che volevo parlare con te...ma ogni volta che ci ho provato non ho mai ottenuto risposte, tu sei il mio carceriere e solo tu puoi farmi uscire di qui...Possiamo essere ancora buoni amici, fidati di me...
La Tua Anima
03 maggio 2008 ore 16:11
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« immagine » Sono rinchiusa qui da tanti anni, non ricordo nemmeno quanti...Vorrei tornare a vedere prati fioriti incontrarsi all'orizzonte con un cielo blu e sentire gioia, vorrei sentire il rumore delle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e sentire tranquillità, vorrei ballare sotto l...
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Rinascita (Parte 2)

17 aprile 2018 ore 20:27 segnala
Ci risiamo, punto e a capo. Sono passati gli anni, ma non imparo mai. Si dice "ciò che non ti uccide ti stronzifica" eppure non è stato così. Forse perchè una parte di me è morta davvero. Ci ho messo un po' a capire che dovevo lasciar andare questa volta, che era inutile incaponirmi e cercare di trattenere cose e persone che non sono mai state mie nè hanno mai voluto esserlo davvero.
E quindi rieccoci qui, a riprovarci ancora, dopo essere morti di nuovo.
Ma non sarò una cazzo di fenice? No, credo di no.
Sarebbe molto molto più semplice riuscire a guardare il mondo da lontano, non avvicinarsi troppo a niente e nessuno e vivere tutto marginalmente. Sarebbe semplice se certe anime non toccassero la mia, mai. Purtroppo però ci sono persone che riescono ad entrarti dentro e non se ne vanno più via, nonostante tutto. Già, il famoso "nonostante tutto" mi ha sempre fregato!
Vedremo questa volta la Signora dei Demoni che altro brutto scherzo vorrà giocarmi.

Rinascere, dopo essere morti, non rimane che fare questo. Oppure accettare di essere un non-morto.


Best Relaxing Piano Cover Love Songs 2018 - Love Song Piano Music - Rain On Window & Cafe Ambiance
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Ci risiamo, punto e a capo. Sono passati gli anni, ma non imparo mai. Si dice "ciò che non ti uccide ti stronzifica" eppure non è stato così. Forse perchè una parte di me è morta davvero. Ci ho messo un po' a capire che dovevo lasciar andare questa volta, che era inutile incaponirmi e cercare di...
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So Cold Here

10 marzo 2018 ore 20:46 segnala
Gotthard - Let It Rain

Era una sera qualunque, di un Gennaio qualunque. Da pochi giorni era passata la notte di San Silvestro e la notte successiva sarebbe stata l'Epifania. Viaggiavano sull'auto di lui, stavano andando, vestiti di tutto punto, ad una cena di gala. Lei indossava un abito nero, scollato e sensuale. Si era truccata e pettinata con cura. Lui indossava uno smoking nero, camicia bianca e papillon. Si era rasato accuratamente e aveva messo il gel tra i capelli. La radio accesa rilasciava musica di sottofondo.
Quando udì le note di una canzone che entrambi amavano lui alzò il volume e cominciò a cantare, guardando lei, sorridendole come per incitarla a fare lo stesso. Lei era silenziosa, troppo. Guardava fuori dal finestrino distratta. Abbassò il volume e le sfiorò una mano. Lei sussultò, come se si fosse svegliata improvvisamente.
"Tesoro, cosa c'è? Qualcosa non va?" le disse.
"E' così difficile" rispose lei con un filo di voce e dopo un lungo sospiro.
"Cosa è successo? Dimmi amore" la incalzò lui.
"Ascolta, io...devo dirti una cosa"
"Cosa? Lo sai che puoi dirmi tutto"
"Io...ho una relazione con un altro uomo. Non è colpa tua, tu sei meraviglioso. Ma non mi fai provare quel brivido, quell'emozione di cui ho bisogno. Sei un porto sicuro sempre, una certezza continua. So che mi ami, lo sento, ma io non amo te!" disse tutto d'un fiato.
Era rimasto impietrito alle parole "un altro uomo". Tutto il resto era passato in secondo piano. Sentiva il cuore lacerarsi velocemente nel petto. Guardava la strada, ma non era più concentrato alla guida. Un bagliore forte. Un suono stridente.

"Signore! Signore! Mi sente?"
Aprì gli occhi e fu accecato da una luce forte. "E' cosciente! Signore sa dove si trova?". Non capiva cosa stesse succedendo, chi era quell'uomo che gli parlava, che cosa fosse quella luce accecante. Dopo un attimo di smarrimento riuscì a riprendere coscienza di sè. "Signore, ricorda il suo nome?". Lo pronunciò con un filo di voce.
Comprese di essere disteso su un lettino del Pronto Soccorso, che intorno a lui le persone che parlavano e si muovevano freneticamente erano medici ed infermieri. "Lei dov'è?" domandò. "Non si preoccupi, è in buone mani". Buio.

Quando riprese conoscenza si rese conto di essere in un letto di ospedale. Sentiva un forte dolore al petto, un bip costante, qualcosa sul viso. Si muoveva in quella stanza soltanto con gli occhi, ancora un po' annebbiati. Dopo poco gli si avvicinò un'infermiera. "Buongiorno, come si sente?". Cercò di rispondere, ma non riusciva a parlare.
Con fatica portò una mano sullo sterno, dov'era il dolore e sentì una sorta di cerotto. "E' stato operato al cuore, è andato tutto bene, stia tranquillo".
Non riusciva a muoversi, ma la sua mente invece galoppava alla velocità di sempre.
Dov'era lei? Stava bene? Era mal ridotta quanto lui?

I giorni trascorrevano l'uno dietro l'altro senza che potesse parlare o alzarsi. Non sapeva quanto tempo era trascorso da quella notte, ma nella sua testa continuavano a rimbombare quelle ultime parole di lei e avrebbe voluto fare chiarezza non appena si fosse rimesso, sperando che anche lei stesse bene.
Finalmente, dopo un po' di tempo, i medici gli permisero di alzarsi. Si sentiva ancora debole, ma come prima cosa chiese di essere accompagnato a farle visita.

Quando la sedia a rotelle entrò nella stanza lei aprì gli occhi. Lo vide e gli sorrise. Quel sorriso aveva sempre lo stesso effetto, gli scaldava il cuore, era un raggio di sole. Appena in prossimità del letto le prese la mano e la baciò. "Tesoro mio, come stai?" "Dai, ora sto bene, nonostante questo" disse mostrandogli la gamba ingessata. "E tu?"
"Ora sto meglio anche io". Parlarono per ore, come avevano sempre fatto, come se nulla fosse successo. Lui si faceva accompagnare appena poteva a trovarla e le stava accanto per tutto il tempo che poteva. Vegliava il suo sonno guardandola e accarezzandola con amore ed estrema delicatezza.
Non appena fu in grado di camminare senza l'ausilio della sedia a rotelle, tornò a trovarla anche durante la notte, portandosi dietro il piantone della flebo e facendosi riprendere dal personale sanitario.
Tra sè e sè pensava che forse quella tragedia le aveva fatto capire quanto fossero importanti l'uno per l'altra, quanto in fondo si amassero. Sperava che una volta tornati a casa avrebbero ripreso la loro vita insieme, ricordandosi appena di quell'episodio.

Una mattina scese di buon mattino al chiosco dell'ospedale e le comprò una rosa rossa. Tornò nel reparto in cui era ricoverata, entrò nella stanza con la rosa dietro la schiena e con il suo solito piantone nell'altra mano. Il letto era rifatto ed in ordine. Lei non c'era. Cercò immediatamente un'infermiera per chiedere notizie.
"La signora è stata dimessa poco fa, è appena andata via col marito". Strabuzzò gli occhi urlando nella mente "il marito???". Non sarebbe mai riuscito ad arrivare all'ingresso in quelle condizioni, non poteva ancora fare sforzi, perciò aprì la finestra e guardò giù. La vide, tutta imbacuccata ed avvolta dal suo cappotto nero. Accanto a lei un uomo sui 45 anni, alto, brizzolato. Vide che le cingeva le spalle e che lei poggiava la testa sulla spalla di lui.
Voleva chiamarla, ma non sarebbe riuscito a gridare forte il suo nome. E poi, a che sarebbe servito?

Piano piano raggiunse il piano terra della struttura, dove c'erano il chiosco in cui aveva comprato la rosa, il giornalaio, il bar. Si diresse verso una delle uscite di emergenza che davano sul parco dell'ospedale. Appena fuori si strappò la flebo dal braccio facendo una smorfia quando l'ago fuoriuscì dalla vena. Strinse forte il gambo della rosa tanto da ferirsi con le spine. Si diresse verso il parco. Era inverno, la neve copriva ogni singolo filo d'erba, albero, cespuglio e panchina. C'era un silenzio ovattato che nella sua testa era assordante.
Aveva il fiato corto e sentiva freddo vestito solo del camice che gli avevano infilato dopo l'operazione. Non gli importava, da lì a poco sarebbe finito tutto. Si sedette su una panchina dopo essersi allontanato a sufficienza.
Dal braccio un rigolo di sangue scendeva verso la mano destra. La mano sinistra era piena di spine. Si toccò il petto, all'altezza del cuore. Spostò il camice e strappò via il cerotto. Vide la ferita ancora fresca a sinistra. Distese la rosa sulla neve, accanto a sè, lungo la panchina. Si poggiò con le spalle allo schienale e con le mani alla seduta. Chiuse gli occhi con la testa rivolta al cielo che sembrava sentire il suo dolore. "Addio Claire" disse sottovoce. Un fiocco di neve si poggiò sul suo zigomo e scese insieme ad una lacrima sul suo mento.
Lo trovarono dopo ore. Morì solo, in quell'assordante silenzio, dapprima nell'anima e poi nel corpo.


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« video » Gotthard - Let It Rain Era una sera qualunque, di un Gennaio qualunque. Da pochi giorni era passata la notte di San Silvestro e la notte successiva sarebbe stata l'Epifania. Viaggiavano sull'auto di lui, stavano andando, vestiti di tutto punto, ad una cena di gala. Lei indossava un abito ...
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10/03/2018 20:46:57
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Pure Illusion From a Dream

05 novembre 2017 ore 15:24 segnala
Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia.




Scelse con cura gli accessori da abbinare: orologio, anelli, scarpe. Era un uomo che amava vestire classico quando l'occasione lo richiedeva, ma anche un'anima oscura con note rock.
Uscì di casa, salì in macchina e si diresse verso l'ufficio. Le ore scorrevano una appresso all'altra tutte uguali. I suoi pensieri erano rimasti a quei giorni, a quei momenti e da lì non riusciva a schiodarli.
Rientrò nel tardo pomeriggio, aprì la porta di casa, quel silenzio lo avvolse come mai aveva fatto prima. Posò le chiavi nell'ingresso, allentò la cravatta e sbottonò la camicia. Tolse la giacca mentre entrava in cucina. Si versò da bere. Stava calando la sera, ma non accese alcuna luce. Si sedette sulla sua poltrona appoggiando il vino sul tavolino di vetro. Si accese una sigaretta. Con gli occhi chiusi cercava di scacciare quel ricordo, fumando e bevendo.


Bussarono alla porta. Non voleva aprire, voleva rimanere solo, ma si sforzò di andare a vedere chi ci fosse. Aprì la porta. Davanti a lui c'era lei, in un vestito elegante sotto il cappotto di panno nero, tacchi, capelli raccolti e uno sguardo dolcissimo nei suoi profondi occhi scuri. Non voleva darle la soddisfazione di mostrarle quanto fosse contento di quella visita. Mantenne un'espressione sobria, si spostò dalla porta e le fece cenno, con la mano, di accomodarsi.
"Permesso?"
"Prego"
"Come mai sei al buio?" gli chiese schiacciando l'interruttore per illuminare la stanza. Sapeva bene dove si trovasse.
"Mi andava così"
Si tolse il cappotto e lo poggiò sul divano. Camminava lentamente, ma si percepiva la sua agitazione. Andò nella cucina open space, vide la bottiglia di vino e guardò lui come per chiedergli il permesso di berne un po'. Si appoggiò con le natiche al ripiano dove c'era la bevanda. Lui si avvicinò a lei, poggiando le mani sullo stesso ripiano e guardandola negli occhi.
Percepiva l'imbarazzo di lei e sperava che lei non percepisse il suo cuore battere all'impazzata. Allungò una mano e prese un bicchiere, senza scostarsi di un millimetro da lei. Poi prese il vino. Lo versò e glielo porse.
"Ecco..."
Lo sorseggiò agitata.
"Senti..." cominciò "...sono qui perchè....".
"Si, dimmi, perchè sei qui?" risposte lui sotto voce accanto al suo orecchio.
"Ecco...mi...mancavi" disse a stento lei.
Prese il suo viso tra le mani e la baciò con tutta la passione di cui era capace, al diavolo il rimanere impassibile. Era bella, era così dolce nel suo imbarazzo, era tornata. Nulla importava.
La sollevò di peso mettendole le mani ovunque.



All'improvviso lei lo spinse via. La guardò dubbioso. Gli sfilò la cravatta e gliela porse ammiccando. Gli sbottonò la camicia. Lui le accarezzò le coscie salendo su, sotto la gonna e non si stupì di sentire che non indossava nulla sotto. In pochi istanti erano in camera da letto, quasi completamente nudi. Tra baci, carezze e passione, non smettevano di desiderarsi.
Non usò alcuna delicatezza nel sbatterla sul materasso.



La desiderava come mai aveva fatto prima. Usò la cravatta per legarle i polsi, sulla testa e alla testiera del letto.
Si insinuò tra le sue gambe, come un uragano. L'eccitazione di entrambi era al massimo, si volevano, si erano sempre voluti. Le dava baci carichi di fuoco, si spingeva dentro di lei con la forza di una bestia feroce, la mordeva e si lasciava mordere da lei. Come due animali si appartenevano, ancora.
La sua pelle, il suo odore, la sua passionalità, la sua sensualità, la sua femminilità....gli mancavano da morire anche quando viveva lì con lui, nella sua piccola mansarda e gli riempiva le giornate di sole e le nottate di fuoco. La girò con sicurezza, la sculacciò urlandole che era la giusta punizione per ciò che gli aveva fatto. E lei rispose "Si, mio Signore" girandosi per come poteva a guardarlo con un sorriso colmo di malizia. La fece sua ancora, senza mai slegarla, ma facendola gridare dal piacere. Dopo qualche ora, la slegò e si lasciò andare disteso accanto a lei che, sfinita, si distese supina.
Non aveva mai rispettato quello che era l'accordo tra di loro e sapeva che da lì a poco avrebbe iniziato la sua cavalcata. Infatti, poco dopo, stava salendo a cavalcioni su di lui. Si alzò dal letto disarcionandola e rimproverandola "Rispetto bambina, rispetto!". Uscì dalla stanza e si infilò sotto la doccia. L'acqua calda gli scorreva su tutto il corpo, si stava rilassando e pensava a quanto fosse felice del ritorno della sua gattina, ma mai glielo avrebbe detto. La porta della doccia si aprì e lei vi entrò, quasi in punta di piedi. Lo abbracciò da dietro, appoggiando la testa sulla sua schiena. Lui si girò e prese a baciarla. Si amarono in modo delicato, ma passionale, con l'acqua calda che si mescolava ai loro fluidi, al loro piacere.



Quando uscirono lui l'asciugò con cura, avvolgendola nel suo accappatoio e cingendosi con un asciugamani. La sollevò e la prese in braccio, sfiorando appena le sue labbra carnose. La adagiò sul letto, con estrema delicatezza, guardandola come se fosse magia, con amore, con desiderio. I suoi occhi lo avrebbero tradito anche se i suoi gesti e le sue parole avrebbero detto altro. Adorava quella donna un po' bambina, ma non avrebbe potuto dirglielo mai. Lei si accoccolò tra le coperte, ma poi si allungò e prese la camicia di lui dal pavimento. Quella camicia bianca che tanto le piaceva. La indossò, lo guardò assonnata "Non vieni a letto daddy?". Non riuscì ad attendere la risposta che si addormentò immediatamente. La guardava e provava un'infinita tenerezza. Decise di tornare al buio, sulla sua poltrona, lasciandola riposare. Riprese il bicchiere che aveva lasciato sul tavolino diverse ore prima. Bevve un sorso, si accese una sigaretta, immerso nei suoi pensieri. Si stava assopendo quando la vide spuntare, in punta di piedi, rannicchiata in quella camicia.
Lo raggiunse e gli si mise a cavalcioni. Sapeva che lui non amava affatto che lo facesse, ma era selvaggiamente disobbediente. Lo baciò, con dolcezza. Le mani di lui salirono sulla sua pelle nuda, lungo la schiena. Sapeva come coinvolgerlo, in fondo possedeva la sua mente e lo sapeva benissimo. Si amarono, ancora, come calamite si attraevano l'uno all'altra e non riuscivano a smettere di cercarsi, di volersi. Gli graffiò la schiena con le unghie e poi baciò quelle ferite. La strinse fortissimo a sè, le morse i seni turgidi, il collo, prendendola per i capelli e tirandola all'indietro.
Continuarono fino a che non furono esausti. Lei si accoccolò al petto di lui. Lui l'avvolse in un abbraccio, come a proteggerla. Si addormentarono.



Albeggiava quando riaprì gli occhi, aveva ancora indosso i vestiti del giorno prima. Il suo vino era sul tavolino, la sigaretta consumata nel posacenere. Lei non era lì con lui. Si alzò dalla poltrona un po' assonnato, si guardò in giro. La casa era esattamente come l'aveva trovata tornando dal lavoro. Non c'era traccia di lei o del suo passaggio.
Si rese conto immediatamente che tutto ciò che aveva desiderato accadesse, che gli era frullato in testa, che non l'aveva lasciato dormire notti intere....era soltanto un'illusione creata dalla sua mente per poter rivivere e sentire ancora una volta, allo stesso modo, la sua bambina. Una lacrima rigò il suo viso. Lei se n'era andata mesi prima ed era ora che lui se ne facesse una ragione.

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Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia. « immagine » «...
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05/11/2017 15:24:57
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Respect

19 settembre 2017 ore 21:12 segnala
Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento.
Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando abitualmente si fanno certi pensieri, ma lui era una persona per nulla comune.
Negli ultimi anni aveva avuto modo di frequentare diverse donne. Con alcune aveva condiviso molto della sua vita e parte della sua oscurità.
Tutte in qualche modo avevano saputo entrare nei meandri della sua mente. Chi con estrema dolcezza, chi con sensualità, chi poco a poco con pazienza, chi con intelligenza, chi con ironia, chi con astuzia, chi con arguzia. Tutte caratteristiche che aveva sempre cercato senza trovarle in un'unica persona.
Ripensava a colei che lo aveva sedotto con intelligenza, arguzia e dolcezza, che era riuscita anche ad arrivare al suo cuore di pietra e che l'aveva deluso nel profondo, dimostrandosi alla fine un'ottima bugiarda traditrice. Dopo qualche tempo era venuto in contatto con colei che tra dolcezza ed ironia l'aveva conquistato, concedendosi più volte, attirata dalla sua passionalità. Ottenuto ciò che desiderava e non aveva più da tempo, aveva mostrato la sua vera acida essenza, facendo addirittura la puritana che si scandalizza con certi doppi sensi che prima erano motivo di gioco ed ilarità tra loro.
Un'altra si era avvicinata con molto tatto, in punta di piedi, con una pazienza degna di una santa. Nonostante avesse assaggiato la sua oscurità non era fuggita, ma anzi, l'aveva condivisa con lui. Peccato avesse dimostrato che aprirsi a quel modo era cosa comune al mondo, non solo dedicata a loro due.
Poco prima del suo compleanno il caso aveva voluto che tornasse ad incrociare il cammino della persona più sensuale e sexy che avesse mai conosciuto. Acida, ironica, dolce, arguta al punto giusto. Inizialmente le aveva nascosto la sua identità, le aveva fatto capire così che aveva dato un giudizio affrettato molti anni prima. Tra loro c'era un feeling pazzesco, si capivano al volo e bastava che si guardassero negli occhi per accendere un desiderio profondo. Fuoco allo stato puro. Nonostante la loro intesa profonda aveva dovuto lasciarla andare quando la sua incoerenza l'aveva portata ad un allontanamento.
Non era trascorso nemmeno 1 mese da quell'evento quando aveva incontrato quella che lui definiva "la sua follia". Lo faceva impazzire letteralmente e lo attirava come il miele attira gli orsi. Purtroppo non era in grado di dimostrargli il suo affetto (se mai lo avesse provato) nè l'eventuale appartenenza a quello che definiva "il suo uomo".
Pensava e ripercorreva, con un cinico sorriso sulle labbra, quelle storie, quegli istanti, ricordava quelle voci, quelle risate, quei respiri e quei sospiri vissuti con tanto ardore.
Non bastava parlare la stessa lingua oppure avere le stesse note dentro per essere in sintonia. Una cosa avevano in comune quelle persone: non erano in grado di dare rispetto a colui con cui condividevano la loro intimità. Ci sarebbero stati altri incontri, altri sorrisi, altre intese...Non era sufficiente però avere tutte le caratteristiche intellettuali e fisiche che lui desiderasse. Solo colei che fosse stata in grado di dimostrargli lo stesso riguardo che lui era avvezzo dare alla propria donna (o a colei che considerava tale) avrebbe potuto avere la sua stima ed il suo amore eterno.



Aretha Franklin - Respect (Original Version)
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Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento. Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando...
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19/09/2017 21:12:39
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