... Driiiiin ...

17 agosto 2020 ore 14:27 segnala

Ei! Vecchia bicicletta! Sì, dico proprio a te! Oggi è il mio compleanno. Che dici? Mi regali cinque minuti del tuo tempo? Ti va di essere pedalata un po' da me? Non preoccuparti: ricordo ancora come si fa. Giuro, il tempo di arrivare alla punta del molo e poi le nostre strade si divideranno. Di nuovo. Allora, accetti? Bene. Dunque, ora salgo sul tuo sellino, ok? Eccomi, delicatamente, come ho sempre fatto. Appoggio le mani sul tuo manubrio, i sandali sui tuoi pedali. Possiamo partire? Sei pronta? Io sì. Allora, andiamo! Aspetta! Devo sistemarti le marce. Chi è stato a toccartele? Sicuramente qualcuno sbadato che non aveva la minima idea di come farti partire. No! Non ti sto rimproverando. Solo che, forse, sono un po' gelosa di sapere che qualcun altro si è adagiato su di te, ti ha sfiorata, ti ha guidata... Sì, scusa, non importa. Ci rimangono così pochi metri a disposizione che sarebbe meglio se ci concentrassimo solo su di noi. Ti piace questo posto, vero? E' un bel porto. Ci sono barche ovunque, di qualsiasi colore e dimensione. No, bicicletta, non vorrei salire su nessuno di questi yacht lussuosi che mi circondano. Perché? Beh, sono già su di te. Pensi sia poco? Ti sbagli. Se rimaniamo qui, a terra, possiamo immaginare quanto sarebbe bello salire su di un'imbarcazione di quel genere. Possiamo fantasticarci in tutti i modi possibili. Se invece ci salissimo non potremmo più farlo. Invece, così, possiamo divertirci a pensare a tutti i mari che potremmo solcare, a tutti i luoghi più lontani che potremmo raggiungere, compresi quelli che ancora non esistono. Solo rimanendo in una posizione così inferiore è possibile sognare ciò che c'è lassù. Oh, scusa, mi sono fermata senza accorgermene. Ora riparto. Lo sai, quando mi perdo nei miei soliloqui il tempo trascorre senza che io mi accorga di non stargli dietro. Cosa stavamo dicendo? Ah, si. Sono felice su di te. Su di un sellino un po' scucito. Un po' di olio sulla tua catena quando hai intenzione di mettercelo? Se vuoi, io ne ho ancora un po' dentro una boccetta conservata nella borsa. La tengo sempre lì, per abitudine, per ricordo, per nostalgia. Tutta la mia quotidianità è costellata di coperte di Linus. Ma tu sai pure questo, non è così? Lo vedi? Conosci tante cose di me. Nessuna di queste barche sa chi sono. Sì, l'ignoto ha pur sempre il suo fascino, ma vuoi mettere afferrare la mano ... volevo dire, il manubrio ... il manubrio di una person... di una bicicletta di cui ci si è già abituati? A cosa pensi? Immaginavi questo panorama esattamente come te lo descrissi tempo fa? Davvero? E ti sei pure arrampicata su quel famoso muretto di pietra di cui parlo sempre? La vista da lassù è mozzafiato, non credi? Il mare, il cielo, l'Etna all'orizzonte... come si fa a rimanerne indifferenti? Qualsiasi cosa io scriva, potrebbe essere riassunta benissimo con queste tre parole: il mare, il cielo, e l'Etna. Lo sai, non avrei mai immaginato di poter mai essere qui, con te. Stai camminando dove cammino sempre io. Stai guardando ciò che guardo sempre io. E non è più necessario che io ti descriva nulla. Lo vedi benissimo da te. Stiamo quasi per arrivare, vero? No, non sto osservando che con gli occhi della mente. Come potrei tenerli aperti? Pensi davvero che se io aprissi gli occhi tu saresti qui? Come dici? Sei già stata qui? No, non ne avevo idea. Quindi, mi stai dicendo che, aprendo gli occhi, tu non spariresti? Non lo so, non voglio rischiare. E poi, visto che tra poco ci separeremo, non mi va di vedere la tua assenza. E' già abbastanza percepirla. Come dici? Vorresti farmi un regalo? Ma non è già questo un regalo? E cosa vorresti lasciarmi? Cosa vorrei? Vorrei che questo molo non finisse lì. Vorrei che continuasse ancora. Però sì, hai ragione: non ha senso ritardare ulteriormente la partenza. Dove andrai? Ritorni a casa? E non tornerai più qui? No, non dirmelo. Se sapessi che tornassi, pure in un ipotetico futuro lontano, non riuscirei ad allontanarmi da qui nemmeno di un centimetro, per la paura di perdere la coincidenza con te. Se succederà ancora, ci incontreremo per caso. Sarà comunque bello ripercorrere questa pedana pensando: "chissà se, poco fa, la mia bicicletta si trovava esattamente dove sto io ora". Hai visto? Pensavi che fossi io a guidarti. Senza accorgertene, sei stata tu a trasportare me. E non solo ora. Quando ti conobbi eri così timida e insicura. Al di là dell'amore che ti ho dato, che ci siamo dati!, la cosa che più mi rende orgogliosa è la consapevolezza di averti reso più forte di prima. Non sarai una fuoriserie, non sarai velocissima, non sarai lucidissima, ma sei altrettanto bella. Va bene, bicicletta, sento che ti sei fermata e che è ora che io scenda dal tuo sellino. Vorrei chiederti di fare attenzione al mondo, di non permettere a nessuno di bucarti le ruote o di farti stringere troppo il manubrio ... ma, cara bicicletta, ormai ho talmente fiducia in te da non preoccuparmi degli ostacoli che incontrerai nel corso dei tuoi viaggi. E allora, ti accarezzo un'ultima volta e... vai pure! Sei andata via? Ah, sei ancora qui. Mi chiedi se sono felice? E' una domanda difficile, lo sai? Facciamo così. Suona un'ultima volta il tuo campanellino per me. Registrerò il tuo suono nella memoria e ogni volta che verrò qui sarà come se l'eco del tuo scampannellio non mi abbandonasse mai. Mi chiedi di aprire gli occhi? Ancora? Va bene. Tu suona ed io apro gli occhi. Insieme. Al mio tre. Uno. Due. Due e mezzo. Due e tre quarti. (Perchè i secondi devono essere così veloci?). TRE. DRIIIIIIIN. Apro! Non c'è nessuno. Avevo ragione a volerli tenere serrati. E' meglio che me ne vada. Però, aspetta un attimo. Cos'è questo? E' l'orma di una ruota. Allora, era qui davvero. DRIIIIIIN.




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Ei! Vecchia bicicletta! Sì, dico proprio a te! Oggi è il mio compleanno. Che dici? Mi regali cinque minuti del tuo tempo? Ti va di essere pedalata un po' da me? Non preoccuparti: ricordo ancora come si fa. Giuro, il tempo di arrivare alla punta del molo e poi le nostre strade si divideranno. Di...
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FaNtAsIe PeRiCoLoSe ...

15 agosto 2020 ore 16:44 segnala

Mi siedo su di un'esile sedia di legno, in balcone, davanti ad un tavolino accostato al muro. Da una delle tasche dei miei jeans prendo un elastico per capelli, verde acqua, come il colore del mare che, con la coda dell'occhio, intravvedo alla mia sinistra, dietro una vecchia ringhiera arrugginita. Raccolgo i miei folti capelli scuri in una coda, sfiorando con le mani il mio collo bagnato da tante piccole goccioline di sudore causato da un raggio di sole puntato sulla mia nuca. Appoggio un grosso libro sul tavolo; apro la pagina laddove vi avevo lasciato un segnalibro regalatomi da una mia compagna di liceo di cui ho perso i contatti. Con la matita in una mano e il righello nell'altra mi accingo a leggere e a sottolineare ciò che, da lì a poco, dovrò studiare e ripetere per un esame che si sta avvicinando sempre di più, sebbene io mi stia adagiando, forse, un po' troppo sugli allori. Infilo due auricolari neri nelle orecchie, cercando della musica rilassante che possa aiutarmi a mantenere desta la concentrazione. Trovatala, inizio a leggere. I miei occhi seguono pedissequamente ogni frase della prima pagina, comprese la punteggiatura e, persino, gli spazi bianchi. Avverto una gocciolina sulla fronte che, da lì a poco, so per certo bagnerà la pagina. Percepisco ogni suo minimo movimento sulla mia pelle accaldata. Seguo la sua scia umida con il pensiero. La immagino come una piccola barca a vela che solca la mia fronte, sulla quale sta per scatenarsi un temporale di fantasie. Le mie pupille non riescono più a stare dietro a quelle parole inchiostrate. Ho quasi la sensazione che tutte le lettere si stiano cambiando di posto, mischiandosi tra loro, tanto che non riesco più a comprendere il senso di ciò che tento di leggere. Sento che tutte le goccioline in bilico sul mio viso, sulla punta del naso, sul mento, stiano per riversarsi su quel libro, inondandolo completamente. Sento un venticello leggero soffiarmi sulla schiena e ciò mi offre qualche momento di sollievo. Ma ormai è troppo tardi. Avverto una sempre più opprimente pressione sui fianchi, come se qualcuno o qualcosa di invisibile mi stesse per afferrare e trascinare via dalla mia postazione. Mi aggrappo ai piedi del tavolo, con tutte le forze che ho, lottando come una lumaca che vorrebbe rimanere attaccata allo scoglio da cui sta per essere catturata. So che posso farcela. So che posso resistere alle tentazioni della mia mente. Basta solo che non chiuda gli occhi. Fintanto che li tengo aperti, so che niente potrà rapirmi dalla realtà. La pressione aumenta e, con essa, il sudore causato dalla fatica. Un calore insopportabile si riversa su di me. Come se i raggi del sole si fossero accaniti sulla mia pelle. Non resisto. Un flusso di luce accecante mi colpisce la vista. Sono costretta a chiudere gli occhi. Eccola. La vedo. Sta arrivando. Dal fondo del tunnel sfreccia alla velocità della luce quella che so già essere, da lontano, una di quelle fantasie che tanto odio perchè mi distrae da ciò che devo fare, ma che tanto amo al punto da pormi al centro della galleria, a braccia spalancate, non desiderando altro che di esserne investita. Perchè, a dirla tutta, non mi sono mai eccitata così tanto quanto l'urto con una delle tante fantasie che mi fanno sentire viva. Eccola. Si avvicina sempre di più. Riesco a scorgerne solo due punti riflessi, come due palle di fuoco, simili ai fanali di un'automobile. Mi travolge con tutta la sua forza, ma senza appiattirmi. Il mio corpo, anzi, la accoglie tutta, come un vortice affamato che risucchia l'oggetto di tutti i suoi piaceri carnali e mentali. Dopo averla inghiottita, fino a sentirla scendere verso il mio stomaco, come un grosso serpente che divora per intero la sua preda, mi sento come trasportata in un'altra dimensione, un mondo in cui non esistono altre leggi al di fuori di quelle che solo la mia fantasia può emanare. Rivedo me stessa seduta, davanti a quel tavolino così barcollante. Come un flashback al rallentatore rivivo ogni singolo gesto da me compiuto: l'elastico, la coda, il libro, il collo, la gocciolina di sudore sulla fronte. Assisto, da spettatrice, al preludio di ciò che, nella mia mente, andava prendendo forma, ma che io, risoluta, tentavo invano di bloccare. Giungo al momento della pressione sui fianchi. Solo che, stavolta, spettatrice della mia stessa fantasia, ciò che prima era invisibile ora mi appare in tutta la sua chiarezza. Lui. Il mio desiderio. Predatrice del mio stesso desiderio. Lui. Mi afferra. Mi stringe. Mi strattona. Quale violenta passione potrà mai indurlo a esercitare una tale aggressione su di me? Resisto. No. Perchè mai dovrei resistere? Lascio la presa dalle gambe del tavolo. Ed è lì che lui mi avvolge completamente e mi trascina via. Sono sua. Sono completamente sua. Un turbine di emozioni ci trascina per l'aria, come volatili strattonati tra le pareti dell'inferno dantesco, nella cerchia dei lussuriosi. Sono sua. Sì, sono completamente sua. Ma lui è il mio desiderio. Lui è il mio desiderio. Lui è mio. Completamente mio. Talmente mio che voglio sentirlo totalmente dentro di me. Nel mio corpo. Nella mia mente. Ci strattoniamo come rinchiusi in una gabbia, senza più sentire nulla di ciò che ci circonda. Solo la voglia l'uno dell'altra. Lo sento ansimare. Sento la sua forza disintegrarsi sotto il peso della mia voglia grondante. E' sfinito tanto quanto io sto riprendendomi dalla resistenza che gli ho inizialmente opposto. I suoi occhi si fissano sui miei; le sue vene si gonfiano. Gli affondo le unghie nella schiena. Di che hai paura, desiderio? Della forza con cui possiamo entrarci dentro. A questo punto, allora, non resta altro che... Squilla il cellulare. Spalanco gli occhi di colpo. La notifica di un messaggio mi riporta alla realtà. Davanti a me, una pagina sottolineata a metà. Dietro di me, un desiderio che non aspetta altro che riavermi con sè. Al prossimo giro sarà ancora più aggressivo, per il fatto che io gli sia stata portata via. Di nuovo.
S.




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Mi siedo su di un'esile sedia di legno, in balcone, davanti ad un tavolino accostato al muro. Da una delle tasche dei miei jeans prendo un elastico per capelli, verde acqua, come il colore del mare che, con la coda dell'occhio, intravvedo alla mia sinistra, dietro una vecchia ringhiera...
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Oh, DoLcE PiaNoForTe...

21 maggio 2019 ore 20:48 segnala

In un minuscolo angolo della mia mente c'é un piccolo pianoforte che inizia a suonare quando il mio umore incomincia a vacillare. È un pianoforte molto dolce, e sebbene io non abbia mai imparato a suonarlo, perlomeno ho imparato a riconoscerne i tasti. È incredibile come una semplice tastiera possa produrre delle note così belle ed è altrettanto strepitoso come una serie di note possa suscitare così tante emozioni in una persona, da indurla persino a lacrimare per la commozione. Vedete, quando ascolto un pianoforte è come se qualcuno mi stesse accarezzando la testa; una dolce ninna nanna che mi trasporta in una dimensione intermedia tra il sogno e la realtà. Il pianoforte oltrepassa i confini della realtà immanente e valica quelli del sogno.
Oh, dolce pianoforte, con te ho trascorso alcuni dei momenti più tranquilli e sereni della mia esistenza. Quando ti ascolto divento una bambina, gli occhi mi si inumidiscono e diventano lucidi per la sorpresa che mi induci.  A volte sento persino mancarmi il fiato. È come se le tue note mi entrassero dentro al corpo e poi sempre più in profondità, fino a raggiungere l'anima o comunque la parte più intima del mio essere immateriale.
Oh, dolce pianoforte, non mi stuferei mai di darti ascolto. Se potessi impedirti di spegnerti lo farei immediatamente. Come preferire il rumore assordante di un mondo disordinato alle rilassanti note della tua tastiera armonica?
Oh, dolce pianoforte, sí, sto incominciando a sentire qualche nota. Ti stai per caso accendendo? Vuol dire che avverti la mia malinconia? Tranquillo, non è nulla, un po' di tristezza passeggera, ma vedrai che tra pochi minuti starò meglio: inizierò ad ascoltarti e tutti i miei tristi pensieri si perderanno in un buco nero mentre tu mi trasporterai sull'erba di quel bellissimo boschetto attraversato da un fiumicello dentro al quale sguazzano innumerevoli pesci colorati. Mi adageró sul prato, lentamente, i raggi del sole che mi sfiorano il viso, mentre gioco a tirare dei sassolini dentro l'acqua.
Oh, dolce pianoforte, ci sei ancora? A volte ho paura che la musica che sento nella mia testa sia solamente uno scherzo della mia memoria a lungo termine e che tu in realtà non suoni più niente di nuovo per me. È così? Sono solo ricordi quelli che ho dentro?
No, aspetta, questa melodia non me l'hai mai suonata. Allora ci sei ancora, non te ne sei andato! Che bello! Pensavo di averti perso. Scusa, io ho sempre paura di perdere ciò che mi rende felice e non vorrei mai che un giorno nella mia testa non ci fosse più alcuna tua nota. Io non immagino nemmeno quanto possa essere devastante il silenzio.
Oh, dolce pianoforte, continua a cullarmi cosi come stai facendo ora e così come hai sempre fatto. Io chiudo gli occhi, provo a immaginarti, ma non ci riesco: tutto ciò che vedo sono solo delle lucine informi. Forse sei talmente bello che nessuna forma materiale potrebbe mai contenere la tua essenza? Non importa, davvero, a pensarci bene non mi interessa come tu sia... basta che tu non esaurisca le tue note per me.
Oh, mio dolce pianoforte, sì, in questo momento ti sento più mio che mai. Più passa il tempo più cerco di confinarti in uno spazio che sia sempre più al segreto nella mia mente, così che davvero nessuno possa mai innamorarsi delle tue note. Non mi va di essere egoista, però non vorrei mai che tu smettessi di suonare per me e iniziassi a farlo per qualcun altro. Chi potrebbe poi riuscire a farmi sorridere ancora? Una chitarra? Un flauto? Un violino? No! No! No! Per quanto le loro melodie possano essere bellissime, io non rinuncerei mai al mio piccolo pianoforte.
Oh, dolce pianoforte, se un giorno accadesse che qualche tuo tasto si rompesse io non smetterei mai di ascoltarti: i tuoi eventuali stridolii non potrebbero in ogni caso essere peggiori del frastuono che spacca i timpani non appena ti riversi in strada. E poi mi sarei talmente abituata al tuo suono che non ci farei nemmeno caso alle tue imperfezioni. Anzi, forse sarei più felice perché mentre per gli altri saresti ormai un vecchio strumento da raccattare, per me continueresti ad essere lo strumento più dolce di questo mondo.
Oh, dolce pianoforte, dovrebbe essere il contrario, ma sei proprio tu ad accordare me. Mi riassesti in una maniera incredibile. Forse un giorno impareró a suonarti e allora ti sfioreró delicatamente con i polpastrelli così da essere più delicata possibile e non provocarti dolore. Indosseró anche un paio di guanti soffici, così da non sporcare i tuoi lucidi tasti bianchi.
Oh, dolce pianoforte, sento che ti stai piano piano spegnendo. Hai scacciato la mia tristezza e ora vuoi riposarti? Io potrei farti addormentare: non posso suonarti nulla, però posso cantarti la ninna nanna, ti va?
Oh, mio dolce pianoforte, forse prima sono stata un po' troppo egoista con te: io non voglio privare il mondo della tua melodia. Sì, ti vorrei tutto per me, certo, però sei talmente bello che sicuramente potrai fare del bene a tantissime altre persone, potrai allietare chi è triste con le tue note e rendere felici un sacco di persone, oltre a me. Sì, voglio che sia così. Voglio condividerti con l'intero universo.
Però promettimi una cosa, mio dolcissimo pianoforte: promettimi che non ti farai mai nemmeno minimamente sfiorare da gente con le mani pesanti e promettimi anche che non ti dimenticherai mai di me e che avrai sempre anche solo una nota da suonarmi, almeno per farmi addormentare felice.






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In un minuscolo angolo della mia mente c'é un piccolo pianoforte che inizia a suonare quando il mio umore incomincia a vacillare. È un pianoforte molto dolce, e sebbene io non abbia mai imparato a suonarlo, perlomeno ho imparato a riconoscerne i tasti. È incredibile come una semplice tastiera...
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In Un UnIvErSo PaRaLLeLo...

13 agosto 2018 ore 23:37 segnala

Caro amico mio,
è da tanto che non ti scrivo. Non so esattamente quanto tempo sia passato dall'ultima volta in cui l'ho fatto, ma so per certo che di tempo ne è trascorso molto. Avrei voglia di raccontarti tutto ciò che mi è successo in tutti questi anni, ma non è né il momento né il luogo adatto per farlo. Però, a dirla tutta, ripensandoci, non occorre nemmeno che io te lo narri, perché ogni volta che ho vissuto un'esperienza bella o brutta che fosse, ti ho quasi sempre pensato, dunque è come se in un certo qual modo ti avessi reso partecipe della mia vita. Insomma, fisicamente non eri accanto a me, ma mentalmente probabilmente si. O almeno è così che voglio pensare che sia.
Stasera ti scrivo perché mi manchi (sí, lo so, non è una novità) e perché mi sei venuto in mente mentre ero seduta sul balcone, spalle a muro, per terra, osservando un meraviglioso e immenso cielo stellato. Il cielo, la luna, le stelle e l'universo in generale sono stati quasi sempre al centro delle nostre chiacchierate-riflessioni notturni. Ricordo come se fosse ieri i tuoi occhi scintillanti mentre erano intenti ad ammirare la luna. Tu la guardavi direttamente, io la guardavo attraverso i riflessi dei tuoi occhi. Ricordo con meno nitidezza l'immagine del mio sguardo - così come me lo descrivevi tu e così come appariva nelle fotografie - perché da quando siamo lontani penso proprio che i miei occhi non siano più gli stessi rispetto a quando c'eri tu con me. Ammetto che non è stato facile - e non lo è tutt'ora - stare senza di te, tuttavia in qualche modo bisogna pur andare avanti, anche se da una parte si vorrebbe sempre rimanere ancorati al passato, soprattutto a quei momenti in cui si vorrebbe avere il potere di fermare il tempo così da godersi per un lasso di tempo indefinito quegli attimi che ti fanno commuovere non appena ci ripensi.
Non appena ne ho l'occasione ti scrivo. Lo faccio perché mi fa stare meglio, anche se preferirei di gran lunga poterti dire tutto ciò a voce, viso a viso, anche se prima di parlare penso proprio che starei per ore tra le tue braccia, recuperando tutti quelli abbracci mancati, di cui avrei così tanta voglia e necessità.
Quanto vorrei che venissi da me, bussassi alla porta, e non appena ti aprissi mi afferrassi la mano, mi trasportassi con te senza dire una parola, rimanendo indifferente al mio stupore, e mi trascinassi in un luogo deserto - una vasta distesa erbosa, una piccola spiaggetta - per poi farmi sdraiare accanto a te, farmi puntare lo sguardo in alto, mentre la tua mano scivola sotto la mia, stringendola forte, rimanendo così immobili a fissare il cielo stellato, in silenzio, un silenzio fatto però di mille discorsi, tutti quei discorsi che non abbiamo potuto fare per tutti questi anni.
Non so cosa darei per far sì che questo mio desiderio si avverasse e non fosse destinato a rimanere solamente e unicamente un sogno nel cassetto irrealizzabile.
È vero, ormai i miei occhi non ti vedono più, le mie orecchie non ti sentono più, la mia pelle non entra più a contatto con la tua, il mio naso non sente più il tuo odore, la mia bocca non sfiora più le tue guance... è vero, tuttavia la mia mente nemmeno per un attimo ti cestina nell'oblio.
Spesso chiudo gli occhi, provo a immaginarti qui con me, tento alla cieca di toccarti, accarezzarti, di afferarti la mano, di sfiorarti: a volte ho quasi l'impressione di sentire sui polpastrelli i folti peli del tuo braccio. Ogni volta è una faticaccia doverli riaprire, sapendo per certo che riaprendo gli occhi non ti troverò davanti a me, ne tantomeno alle spalle, o nella stessa casa, nella stessa via, quartiere, paese, città, regione, nazione, continente, pianeta, via lattea, universo. Ci sono volte che ti penso così distante da me che ho quasi la sensazione che tu nemmeno esista più.
Non voglio che questa lettera diventi triste perché so quanto tu ci tenevi a vedermi felice e sorridente. Non ti posso assicurare che sono felice ne tantomeno prometterti che lo sarò presto, però posso assicurarti che sto sorridendo e che lo faccio ogni volta che ti penso perché lo abbiamo sempre fatto - sorridere insieme - anche quando ci trovavamo di fronte a periodi meno belli. A nostro modo cercavamo di renderci la vita meno pesante semplicemente essendoci l'uno per l'altra. E lo so che in qualche universo parallelo le cose vanno ancora così. In un universo parallelo a quest'ora staremo parlando, con un bel cono gelato in mano, io stracciatella e fragola, tu cioccolato e panna; a quest'ora saremo a piedi nudi sul bagnasciuga, l'acqua del mare che ci bagna le gambe, le zanzare che ci pungono come se non ci fosse un domani. Tutto ciò ha qualcosa di profondamente poetico, lo so, ma lo sai che sono fatta così. E so anche che ti piace.
Sai, quando ho iniziato a scrivere questa lettera ero un po'triste, ma ora sto decisamente meglio. Probabilmente è l'effetto placebo: è come se ciò che scrivessi tu lo leggessi, o meglio,è come se ciò che scrivessi ti arrivasse nella testa senza bisogno che questo pezzo di carta faccia da mediatore. Insomma, non so spiegarlo con esattezza, ma questo è quanto. Lo so che non leggerai mai queste righe, però so che immagini che io possa scrivere qualcosa di simile. Non importa che tu ne sappia con esattezza il contenuto, ma importa soltanto che più o meno immagini ciò che io potrei scriverti. Sai che ho sempre avuto la passione per la scrittura e sai anche quante lettere ti ho scritto perché sono sempre state il mio cavallo di battaglia, dunque non dovrebbe essere difficile per te immaginare queste righe. E a me basta questo.
Vorrei continuare a scriverti per tutta la notte, ma ora voglio solo chiudere gli occhi e continuare questo lungo monologo nella mia testa, immaginando di recitare questa lettera di fronte ad un'immensa platea il cui unico spettatore sei tu.
Intanto, caro amico mio, ti mando una dolce buonanotte accompagnata da un abbraccio, ovunque tu possa trovarti in questo momento.
-S.






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Caro amico mio, è da tanto che non ti scrivo. Non so esattamente quanto tempo sia passato dall'ultima volta in cui l'ho fatto, ma so per certo che di tempo ne è trascorso molto. Avrei voglia di raccontarti tutto ciò che mi è successo in tutti questi anni, ma non è né il momento né il luogo adatto...
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13/08/2018 23:37:36
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Un MeSSaGGio In MaRe...

31 marzo 2018 ore 16:17 segnala

Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero.
In quei pochi minuti in cui ho osservato la bottiglia allontanarsi dalla riva, trasportata dalle forti correnti marine, ho pensato al luogo in cui sarebbe giunta prima o poi (se mai fosse approdata mai da qualche parte) e alla fine che avrebbe fatto. Si sarebbe schiantata contro un enorme scoglio, riducendosi a infiniti cocci di vetro, e la lettera al suo interno sarebbe affondata fino a raggiungere il fondo marino per poi disintegrarsi lentamente, mentre l'inchiosto piano piano sarebbe sbiadito? oppure sarebbe approdata su qualche isololetta e lì, sulla sabbia, nessuno l'avrebbe mai trovata? oppure un marinaio l'avrebbe trovata, afferrata, anche solo perchè spinto dalla curiosità di sapere cosa mai ci fosse mai scritto? oppure, per un puro caso del destino, un giorno o l'altro sarebbe mai giunta tra le tue mani? Beh, quest'ulitma possibilità, nonché forse la più improbabile tra le tutte, è quella che più mi ha spinto a scrivere quella lettera.
Ormai di tempo ne è passato un bel po' da quando ho visto la mia bottiglietta diventare un punto microscopico all'orizzonte, nel momento in cui il sole stava per tramontare, con quelli effetti di luce sfumati che hanno reso il tutto più magico, per poi sparire completamente dalla mia vista.
Bottiglietta, spero di averti conferito una forza tale da resistere a qualsiasi tipo di intemperie, tempeste, pioggia, grandine, maremoti, affinchè tu possa continuare il tuo viaggio. E se tu non dovessi per qualsiasi motivo raggiungere la meta da me tanto auspicata, allora ti prego di continuare a viaggiare senza sosta, perchè prima o poi quasi certamente arriverai da qualche parte, qualsiasi essa sia.
Ti penso spesso tra le onde del mare, in tutta la tua fragile forza: in un certo senso mi ricordi molto me, non tra le onde del mare, ma tra gli ostacoli che spesso e volentieri la vita suole porre in mezzo al cammino della gente. Quando mi trovo di fronte a una difficoltà a prima vista insormontabile penso a te e allora dentro di me trovo la forza di arrancare e di rialzarmi ogni volta che qualcuno mi fa uno sgambetto: così come tu hai il compito di non arrestarti mai di fronte a nulla, allo stesso modo anche io devo sempre trovare il modo di cavarmela da qualsiasi situazione più o meno ostica in cui mi vengo a trovare.
Carissima bottiglietta, sappi che al tuo interno trasporti un misero pezzetto di carta straccia così debole da potersi addirittura distruggere qualora al tuo interno entrasse anche solo una minuscola goccia d'acqua. Fai attenzione lungo tutto il tuo tragitto e pensa che senza quel foglietto persino la tua esistenza diventerebbe futile. Prenditene cura come fosse la cosa più preziosa che esista a questo mondo. E' vero, all'esterno può apprire solo come cartaccia, ma ciò che importa è il suo contenuto.
Ci sarà mai qualcuno che leggerà ciò che ho scritto? E' una domanda che probabilmente non troverà mai risposta. Il tutto è reso più impossibile dal fatto che alla fine della mia letterina non ho messo alcuna firma di riconoscimento. Una lettera anonima - potreste aver modo di pensare - ma in realtà non è proprio così.
Ci sono voluti mesi e mesi per scrivere quella lettera. Ogni volta che incominciavo a scrivere c'era sempre un motivo che mi costringeva a rimettere giù la penna: o un magone improvviso, o un'improvvisa ispirazione poi scomparsa altrettanto improvvisamente, o la sensazione di star scrivendo una serie infinita di baggianate inutili che tanto mai nessuno avrebbe mai letto.
Il mio intento era quello di scrivere una lettera brevissima. Poche parole, ma giuste. Non è stata un'impresa molto semplice, dal momento in cui di parole da dire io ne avrei non dico infinite ma giù di lì (il concetto di infinito ben si adatta ai pensieri, alle sensazioni, alle emozioni presenti proprio qui, dentro di me, nella mia interiorità più profonda).
E allora come fare per trovare poche parole giuste da dire? Non si rischia di dire troppo poco? Non si rischia di non essere compresi? Ecco, tutte queste domande hanno fatto sì che io scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi centinaia di migliaia di lettere.
Ma i problemi non sono mica finiti qui. Per chi scrivere la lettera? A chi inviarla? Chi il destinatario? La meta, come già si sa, non può essere decisa da me, dal momento in cui persino un vento leggero potrebbe spingere la mia bottiglietta in una direzione piuttosto che in un'altra. Ma il destinatario invece sì. Beh, facile, molto facile: io voglio che sia tu a ricevere la mia lettera. Ma chi è questo "tu"? Non rimanete troppo sorpresi quando leggerete da me che non lo so nemmeno io chi sia questo "tu". Una persona che amo? Il mio migliore amico? Un amico immaginario? Forse uno di questi tre, forse nessuno di essi o forse tutti e tre insieme. Non lo so. Di certezze nella mia vita me ne sono rimaste poche.
L'unica cosa che posso dire con certezza è che questo "tu" è un tu bello, bellissimo, pieno di sogni e di desideri. Perlomeno è così che io me lo immaginavo... o me lo immagino... devo usare l'imperfetto o il presente? Se usassi il primo dovrei implicitamente ammettere che questo tu ormai non esiste più; se invece usassi il secondo ne affermerei sì l'esistenza ma allo stesso tempo questa stessa esistenza la metterei in dubbio. Beh, lasciamo entrambe le opzioni, dal momento in cui probabilmente sono entrambe corrette. Questo "tu" potrebbe essere (o essere stato) benissimo solamente e "semplicemente" un prodotto della mia mente o una infantile idealizzazione che ad un certo punto è andata a sbattere contro un muro indistruttibile.
Insomma, come vedete la faccenda del destinatario è più complessa di quanto si possa minimamente immaginare. Solo il mio cuore sa a chi realmente è rivolta quella lettera, e dopo di lui solo tu puoi esserne a conoscenza, ammettendo che qualcosa di te esista ancora. Vi basti sapere che un destinatario fisico esiste e volendo semplificare il tutto potrei dire che sia proprio lui il mio tu. La mia paura è che - dal momento in cui le persone sono soggette a profondi cambiamenti nel corso del tempo - tu non riesca più a riconoscermi. Sarebbe un peccato. Se tu disegnassi un puntino su un foglio, e altre miliardi di persone facessero la stessa cosa, ed io dovessi riconoscere il tuo tra i tanti puntini disegnati, penso che ci riuscirei al primo colpo. Credimi, non è una presunzione azzardata ed eccessivamente esagerata. Ti ho studiato tanto nel corso degli anni: ho conosciuto le tue mani, le tue braccia, il tuo respiro... mi fermo qui con la lista, sennò dovrei continuare fino a quando non sia arrivata a descrivere l'ultimo poro della tua pelle che ho imparato a riconoscere.
Se un giorno la mia lettera arrivasse a te per puro caso o per destino (non so esattamente quale possa essere la differenza tra i due) spero solo che tu faccia un sorriso e possa pensare che ci sono stati giorni in cui un sorriso simile al tuo era stampato sul mio volto fisso sul tuo sguardo. Non ho apportato alcuna firma alla fine del foglio, perchè se anche tu - come me- ricordi il modo in cui scrivo (o perlomeno la mia calligrafia) allora non servirà un riferimento esplicito del mittente, ma già il tuo cuore saprà identificarlo all'istante. Nel caso in cui tu non mi riconoscessi o non sorridessi leggendo il contenuto di quella lettera - ma anche nel caso in cui il tuo cuore non tremasse al mio pensiero - allora ti prego di non distruggere quel pezzo di carta nè la bottiglietta in cui è stato custodito: rimetti tutto al suo posto, e rigetta la bottiglia in mare, facendole continuare il suo viaggio verso ignote mete. Fai tutto ciò che vuoi, ma non arrestare la sua corsa. Se invece ti scendesse una lacrima (anche invisibile) dopo averlo letto, allora rimetti il bigliettino dentro la bottiglia, nascondi la bottiglietta nella parte interna del tuo giubbiotto, torna a casa, e nascondila nel primo cassetto della tua scrivania, non dico per sempre (il "per sempre" ci ha sempre fregati) ma perlomeno fino a quando starai bene pensando che dentro quel cassetto, alla fin fine, c'è un pezzettino del mio cuore.
Adesso immagino che tutti vogliano sapere cosa ci sia scritto in quella lettera-bigliettino. Sono proprio tentata a dirvelo, ma credo proprio che non lo farò, solo per il semplice fatto che vi rovinerei la sorpresa nel caso in cui foste proprio voi a trovarla. In ogni caso non è nulla di così inimmaginabile, solo dodici lettere. Dodici lettere che possono cambiarti la vita. Che possono cambiare la vita a tutti noi se qualcuno ce le dicesse e le pensasse realmente.
P.S. Non dimenticate di ributtare la bottiglietta in mare così da far continuare la sua navigazione e permetterle di raggiungere un posto caldo in una scrivania, o in alternativa l'Oceano.
S.





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Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero. In quei pochi minuti in cui ho osservato...
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31/03/2018 16:17:50
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PeNsiErI NaTaLiZi...

19 dicembre 2017 ore 21:09 segnala
Conto alla rovescia. Meno sei giorni a Natale e meno tredici giorni a Capodanno.
Come ogni anno, da qualche tempo, sono solita ritornare in questo posto assai particolare per fare un resoconto di tutto ciò che mi è successo in questi ben 364 giorni.
Beh, da dove cominciare? Mi pongo questa domanda ben sapendo, però, che non è così tanto difficile ripercorrere con la mente tutti i mesi passati di quest'anno.
Lasciatomi alle spalle un 2016 iniziato da Dio e finito malissimo - non dico di starci quasi per lasciarci le penne, ma quasi - il 2017 è iniziato allo stesso modo di tutti gli anni precedenti, se non peggio, a causa di qualche delusione che mi sono caricata sulle spalle come ricordo - pronta a voltare pagina non appena mi fossi un pochino rialzata da qualche caduta qua e là durante l'intricato percorso della mia vita - perciò i primi cinque/sei mesi, sono trascorsi senza nemmeno che ne me accorgessi, dal momento in cui ho mantenuto per tutto quel tempo una routine che non ha portato nulla di nuovo alle mie giornate.
In questa prima metà dell'anno non ho fatto nulla degno di essere ricordato e non ho nemmeno conosciuto alcuna persona degna di essere annotata tra queste pagine.
Un po' annoiata dai mesi precedenti, il periodo estivo ha invece portato in me un sentimento nuovo: innanzitutto una volontà strana di cambiamento, di novità, un qualcosa che mi trasportasse fuori dalla mia routine abitudinaria - e che mi avrebbe portata, di lì a poco, a iscrivermi nuovamente all'università a settembre - e poi una voglia matta di spensieratezza, libertà, serenità, insomma tutto ciò che ha fatto si che io, per la prima volta dopo tanto tempo, mi svegliassi la mattina felice di iniziare una nuova giornata piena di sorprese, sole, mare, l'affetto dei parenti, le uscite con gli amici, le passeggiate al porto, i gelati, le arrostite in montagna. E' stata una bellissima estate. Anche se non sono mancati certamente dei momenti un po' tristi, soprattutto di notte, quando sul balcone, seduta sulla mia bellissima sedia a sdraio, davanti ad una Luna splendida e delle costellazioni fantastiche che mai smetterò di contemplare, sul cielo appariva un volto in grado di farmi sognare e, allo stesso tempo, tremare. Proprio in quei momenti nella mia mente hanno iniziato a prendere forma dei versi che - solamente a distanza di un paio di mesi - sarei riuscita a mettere nero su bianco, dando vita a delle poesie in grado di descrivere, in quattro strofe o poco più, tutti i miei sentimenti e le mie emozioni.
Arrivato settembre, pronta per iniziare una nuova avventura che sicuramente avrebbe stravolto completamente la mia vita, mi sono iscritta all'università e devo dire che, nonostante tutta la fatica di riprendere a studiare, ad alzarmi presto la mattina per raggiungere a piedi la stazione che dista venti minuti dalla mia casa, per poi trascorrere quaranta minuti sul treno, insomma, nonostante queste piccole grandi fatiche, non mi sono nemmeno per un secondo pentita della mia scelta: ho conosciuto nuove persone stupende con cui mi sono subito trovata. C'è da dire che - e qui ho preso consapevolezza di aver raggiunto un obiettivo importantissimo che da tempo mi ero prefissata - lo studio e l'università hanno talmente occupato le mie giornate che non mi sono nemmeno accorta dei mesi che passavano. La testa vagava altrove, per la prima volta ad una distanza più accettabile dai problemi, dalle delusioni e da tutti quegli eventi negativi che hanno segnato buona metà dei miei vent'anni, ma che hanno avuto inizio già un bel po' di anni prima.
Non posso dire di essere totalmente guarita da quella sorta di malinconia che è stata mia compagna per tanto tempo, però posso certamente andare fiera del fatto che ho iniziato a prendere un po' più le redini della mia vita, smettendo semplicemente di subire gli eventi così come si accanivano su di me, ma assumendo un ruolo attivo, cercando io stessa di costruire qualcosa con le mie mani e per mia volontà. Non posso ancora dire di esserci riuscita - essendo passati soltanto pochi mesi - ma ciò che è certo è che mi sono messa sulla carreggiata verso una meta ancora da definire, misteriosa, incerta, che spero si faccia un po' più nitida col passare del tempo.
Leggendo questi avvenimenti tutto si potrà credere tranne che siano cose assolutamente grandiose. Sono cose normali, semplici, nulla di fantasmagorico: per me, però, sono stati un'assoluta novità, un qualcosa di fenomenale, in grado di ridarmi quell'entusiasmo, quella grinta, quella forza di volontà che andavo sempre di più perdendo lungo il tragitto. Una volta che mi sono resa cosciente di ciò, ho subito voluto correre ai ripari - e come si suol dire, "carpe diem"- e ho subito colto l'occasione non dico per cambiare pagina - perchè, volendo essere sincera, c'è ancora un segnalibro molto testardo che si è quasi incollato su determinate pagine e non mi permette, per così dire, di archiviarle; ma lavorerò anche su questo fatto, non appena mi riuscirà meno doloroso spostare il segnalibro perchè, purtroppo si, sono io la prima che non tenta nemmeno di spostarlo verso pagine nuove- dicevo, ho subito colto l'occasione non dico per cambiare pagina, ma per scrivere nuove parole su quella pagina ingiallita, così da rivitalizzarla un po'.
E niente, così è iniziato e si è concluso il mio 2017, anche se, a dirla tutta, in questi tredici giorni potrebbero esserci delle novità quando meno me lo aspetti.
Buoni propositi per il nuovo anno? A dirla tutta, non ho mai stilato dei buoni propositi per l'anno nuovo, anche se quest'anno mi sa che lo faccio, così tanto per provare, anche se, in genere, non mi piace pianificare anticipatamente azioni future, conscia di quanto la vita sia imprevedibile. Evito qui di elencare tutti i buoni propositi che mi balenano per la mente, non perchè io non voglia, ma semplicemente perchè ho paura che non si avverino. A volerne proprio dire uno generico, sicuramente cercherò di essere più serena dal punto di vista psicologico (l'università mi metterà a dura prova) per non rischiare che la mia testa imploda.
Emozionata e intimorita al tempo stesso per l'anno che "ha a venire", non dimentico certamente il periodo natalizio che, per me, ha sempre singificato molto. Sin da bambina, il Natale per me è la festa più bella, più gioiosa, più viva e al tempo stesso più malinconica. Sembrerà un controsenso, a tratti una contraddizione, ma in realtà non è così. Per spiegare meglio ciò che intendo dire, riporto una situazione che mi capita spesso durante il periodo natalizio - non solo a me, ma a tutti - che è quella di ritrovarsi nel centro della propria città, imbacuccati dalla testa ai piedi - cappello con il pon pon, guanti, stivaletti, giubbotto imbottito - con lo sguardo attratto dalle mille luci dei negozi, dei cartelli, degli alberi di Natale che ognuno posiziona o davanti alla porta di casa o sul balcone o dentro casa, ma i cui giochi di luci traspaiono dalle finestre, con il cuore a mille, in mezzo ad una folla intenta a comprare regali, passeggiare, chiacchierare, i clacson delle auto di sottofondo, qualche cantante che suona o canta per strada chiedendo l'elemosina, i bambini vogliosi di andare ad abbracciare Babbo Natale ricevendo in dono da lui dolci e caramelle. Tutto ciò in un clima festoso, gaio, divertente, sereno e... dolcemente malinconico. Chi può cogliere il Natale meglio dei bambini? Chi non vorrebbe, anche solo per pochissimi giorni, ritornare bambino? Chi non vorrebbe sentirsi protetto dalle braccia affettuose dei propri genitori e parenti? Chi non vorrebbe svegliarsi al mattino curioso di andare a vedere cosa Babbo Natale abbia lasciato come regalo sotto l'albero? E poi, chi non vorrebbe trascorrere questi giorni con la persona che ama? Il Natale non è una festa solo per i bambini, ma anche per gli adulti, proprio quegli adulti che hanno la testa piena di problemi, ma che trovano nell'affetto della famiglia una cura, un drink energetico in grado di dar loro la forza di faticare affrontando un ennesimo anno oscuro e misterioso.
Starei ore e ore a scrivere del modo in cui i miei sensi percepiscono il Natale, dei pensieri che mi balenano in testa quando sono sdraiata sul divano di fronte al mio bell'albero, di tutto ciò che provo quando entro nelle librerie che già sono belle di loro ma che diventano ancora più attraenti sotto le feste... Avrei un mondo di cose da dire solo riferito a questo periodo. Ne sono profondamente innamorata, così come sono innamorata del mio Babbo Natale personale.
Chi è il mio Babbo Natale personale? Beh, anche qui per spiegare bene chi sia dovrei iniziare la stesura di un poema epico. La sua identità è un mistero per tutti. Nessuno sa della sua esistenza perchè ne sono tremendamente gelosa. Il mio Babbo Natale personale è una persona che, volendone fare una descrizione, ha una barba stupenda, degli occhi fantastici, un viso dolcissimo, una voce sensuale e... niente, non riesco ad essere oggettiva nella sua descrizione. Ai miei occhi il suo volto, il suo fisico, assumono una forma differente da come viene percepita dal resto del mondo. E ne vado fierissima. E poi non voglio darne troppi dettagli, non vorrei mica rischiare che si riuscisse a capire chi sia. Dal punto di vista caratteriale è impossibile darne una descrizione, nè soggettiva nè oggettiva: burlone, divertente, "cazzaro" si può dire?, dolce, tenero, tormentato, insoddisfatto, sognatore, incompreso, stupido, intelligente... insomma, è allo stesso tempo un aggettivo e il suo opposto, una qualità e la qualità contraria, una virtù e il relativo vizio.
L'affetto che provo per questa persona è indescrivibile. Se non ci fosse lui sentirei un vuoto dentro incolmabile. Non è un mio amico, non è un mio parente, non è nemmeno un mio fidanzato. Il nostro legame affettivo è qualcosa che trascende il significato di tutte queste categorie affettive. Ho più volte parlato di lui - in realtà ho sempre parlato di lui - e in ogni frase che scrivo riecheggia il sentimento che provo nei suoi confronti, perchè se penso a qualcosa di bello la sua immagine automaticamente mi si proietta davanti agli occhi. Non posso farne a meno di parlare perchè sarebbe come tapparmi la bocca quando invece avrei voglia di gridare al mondo il senso di libertà e felicità che è in grado di trasmettermi questa persona.
Tra queste righe ho parlato di lui non soltanto perchè è ormai da anni il mio Babbo Natale personale - lo definisco così perchè è l'unico in grado di regalarmi con le sue sporadiche presenze delle emozioni che, sembrerà pur una frase fatta, ma riescono a farmi toccare il cielo con un dito - ma anche perchè proprio ieri notte l'ho risentito dopo tanto tempo ed è stato come accendere le luci natalizie dentro il mio cuore.
Mi dispiace che sia ancora presto per la fine dell'anno, perchè avrei tanto voluto iniziare il 2018 proprio ieri notte, sicura che - considerando come sarebbe iniziato - sarebbe stato un anno con il botto.
Diciamo che sono pochi i momenti in cui abbiamo modo di stare insieme. Dopo mesi di assenze, di silenzi, di mancanze, mesi in cui ci pensiamo e ci parliamo con la mente, nel momento in cui sembra che siamo così lontani, ma in realtà siamo così vicini da sentire il sospiro dell'altro sul viso, in quel momento il mondo si spegne e con esso tutte le luci. E io ho la sensazione che esistessimo solo noi due e che in tutto l'universo non si sentisse altro che il nostro sussurro.
Buon Natale, mondo.
Ci risentiamo presto.





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Conto alla rovescia. Meno sei giorni a Natale e meno tredici giorni a Capodanno. Come ogni anno, da qualche tempo, sono solita ritornare in questo posto assai particolare per fare un resoconto di tutto ciò che mi è successo in questi ben 364 giorni. Beh, da dove cominciare? Mi pongo questa domanda...
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FeRRaGoStO Di NoStAlGiE...

15 agosto 2017 ore 21:38 segnala

Ferragosto.
Dopo un'intensa giornata trascorsa in montagna con amici e parenti, finalmente posso sprofondare sulla mia sedia a sdraio e guardare l'Etna dal balcone.
È da tantissimo tempo che non scrivo. Ci ho provato diverse volte ma non sono riuscita a scrivere più di due frasi in croce. Il panorama all'orizzonte è magnifico. L'immenso vulcano e le luci di tutti i paesini al di sotto sono in grado persino di abbellire le rovinate case popolari in periferia che si ergono a fatica intorno al mio piccolo e povero quartiere.
Se provo a chiudere gli occhi rivedo me stessa, giusto due annetti fa, proprio in questo preciso istante, mentre guardo lo stesso identico vulcano, con la medesima luna in cielo, sebbene con emozioni e sentimenti alquanto differenti. Non riesco nemmeno a concepire che sia trascorso così tanto tempo da quelle magiche sere che io, felice e spensierata, occupavo scrivendoti tutto ciò che allora mi passava per la mente, compresi gli eventi che mi erano capitati in giornata. Sarei stata capace di comporre un intero romanzo per poi dedicartelo, se la mia coscienza non mi avesse avvertita che forse saresti stato troppo affaticato per leggere ciò che ti scrivevo una volta che fossi tornato a casa.
Effettivamente mi mancano quei momenti. E mi manchi tu. Non te lo so spiegare, mi sentivo così bene quando avevo la consapevolezza che in un modo o nell'altro tu saresti sempre tornato per me e avresti sempre trovato del tempo da dedicarmi. La mia vita era molto più semplice allora di adesso. Ti raccontavo tutto, dalle cose più belle a quelle un po' drammatiche, e sapevo che tu saresti stato lì ad ascoltarmi per poi lasciare a te la parola. Non so cosa mi manca più di te. Forse un po' tutto: la libertà che avevo nello sfogarmi con te; le ore passate al telefono a ridere, scherzare e, a volte, anche piangere; la tua voce da uomo che sta per diventare adulto intrisa però ancora un po' dal fanciullino che tutt'ora, spero e suppongo, non ti ha ancora abbandonato; i tuoi baci; il tuo esserci costantemente per me; il tuo prenderti cura di me come se io fossi fatta di cristallo; i tuoi abbracci; le nottate passate a sognare e immaginare, dando vita a mondi fantastici che solo noi due avremmo potuto abitare... È una lista troppo lunga e sono costretta a fermarmi, sennò dovrei trascorrere tutta la vita a scrivere ciò che mi manca di te e di sicuro non basterebbe un'unica vita. È passato così tanto tempo eppure non ti ho mai dimenticato. Da quando ti ho conosciuto non sono più riuscita a farmi un amico come te, un amico che mi facesse perdutamente innamorare di sé; un amico con la "a" maiuscola in grado anche per soli 5 minuti di farmi essere realmente felice. Se da una parte questo mio limite mi sconsola, dall'altra non riesco a non essere almeno un minimo contenta perché vuol dire che sei stato così importante per me che ora ti conservo accuratamente nel mio cuore da non voler incontrare nessuno in grado di prendere il tuo posto. Non riesco a non provare nostalgia al tuo pensiero. Riuscivo a provare sensazioni così indescrivibili che ho paura non possano più ripetersi.  Adesso probabilmente hai trovato un'altra amica come me, o forse no, questo non lo so e sinceramente preferirei non saperlo, però io riesco ad essere comunque felice pensando che qualche anno fa noi due eravamo pressoché inseparabili. Forse la tua mente ha cancellato ogni ricordo collegato a me, ma la mia non fa altro che riportarmi a quel periodo. Non è qualcosa che si può controllare, ma ancbe fosse non saboterei nulla di mia mano. Mi piace pensarti, mi piace riviverti, sebbene in pochi istanti, in tutto ciò che tocco, vedo, sento, annuso, vivo. Il mare ha il potere di ricordarmi tutti i pomeriggi trascorsi sul bagnasciuga intenta a comporre poesie per te, l'Etna quello di far divampare tutto il bene, l'amore, chiamalo come vuoi, che provo non appena ripenso anche a uno dei tanti peli della tua folta barba. Forse sei cambiato, forse non sei più come prima, forse è stata tutta una mia idealizzazione, forse non sei mai esisito... o forse sei realmente esistito e mi hai resa la ragazza più felice dell'Universo.
Prima ero egoista, ma ora non lo sono più. Prima ti avrei odiato a morte se mi avessi sotituita con un'altra ragazza, ora invece. - beh si, rosicherei un po' e ne sarei pure molto invidiosa - ma alla fine non riuscirei a non augurarti tutta la felicità che ti meriti e sai di meritare.
Soffocare un sentimento può rivelarsi un'azione tanto facile quanto impossibile. Io ho provato a esiliarti dal mio cuore, ma dopo un po' ho capito che il dolore era addirittura superiore a quello che ho provato quando ti ho perso. E allora mi sono arresa e ho lasciato che tutto si svolgesse da sé. Il risultato? Ogni sera, guardando la Luna, ti penso e ti mando un bacio con il pensiero, sperando che in un modo o in un altro ti arrivi.
Io ti aspetto ora con la stessa emozione con cui ti aspettavo due anni fa. Lo so che non arriverai più, però ciò  non riesce ad evitare che a distanza di due anni io sogni ancora di trovarmi al tuo fianco, mano nella mano, sdraiati per terra, sulla spiaggia, a guardare le stelle, zitti, nudi, bagnati, con il cuore che batte a mille..
... come due bambini che hanno appena scoperto cosa sia l'amore.
Buonanotte...






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Ferragosto. Dopo un'intensa giornata trascorsa in montagna con amici e parenti, finalmente posso sprofondare sulla mia sedia a sdraio e guardare l'Etna dal balcone. È da tantissimo tempo che non scrivo. Ci ho provato diverse volte ma non sono riuscita a scrivere più di due frasi in croce. Il...
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15/08/2017 21:38:43
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Un AmOrE Da GeTTaRe NeL FuOcO...

15 aprile 2017 ore 22:56 segnala

Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi.
È un periodo un po' così, avrei un paio di cosette da sistemare e non ne ho molta voglia. Dentro di me provo delle emozioni che non riesco ad esternare agli altri. L'unica persona con cui riuscivo a sfogarmi eri tu. Ora sono costretta a tenermi tutto dentro. L'unico modo che ho per stare con te e sentirti un po' più vicino è scrivere. Soltanto quando scrivo immagino di parlarti. È come se ti vedessi qui, di fronte a me, e il solo fissarti negli occhi mi permette di aprirmi, liberandomi da tutto ciò che mi pesa. Vorrei sentire la tua voce anche solo per un secondo, giusto il tempo per ascoltarti mentre pronunci anche semplicemente il mio nome. Se lo facessi so per certo che starei molto meglio.
Quando alcune persone mi vedono giù, mi si avvicinano e cercano in qualche modo di consolarmi. Mi prende una rabbia che non puoi nemmeno immaginare. E sai perché? Perché vorrei che tutte quelle persone sparissero dalla mia vista e ci fossi solo tu al mio fianco. Vorrei che fossi tu a chiedermi di dirti come sto, cosa ho, cosa provo. Avrei bisogno di piangere e lo farei solo davanti a te. D'altronde tutto ciò che ho sempre voluto è soltanto avere la possibilità di viverti. Ad un certo punto della propria vita ci si trova davanti ad una situazione per cui le avventure non bastano più e si sente la viva necessità di amare seriamente una persona. Ed è proprio questo ciò che desideravo di fare. Ma non farmene una colpa, non l'ho nemmeno voluto, non me la sono cercata da sola. È successo e basta. Un giorno mi sono svegliata e ho iniziato ad averti come pensiero fisso e incessante dentro la testa. Il giorno dopo la stessa cosa. E il giorno dopo ancora sempre più non riuscivo a non pensarti. Il guaio è che per quanto mi sforzassi di pensare ad altro, c'era la volontà mia di pensare solo e unicamente a te. Perché mi facevi stare bene, perché mi capivi. Perché quando parlavo con te era come se parlassi con me stessa. Ad un certo punto io e te eravamo come la stessa persona. E proprio in quel momento ho capito che mi sarei ficcata in uno dei più grandi guai della mia vita. Lo ammetto, non sono più riuscita a fare a meno di te. Lo ammetto, avevo il bisogno vitale di starti accanto. Lo ammetto, mi bastava guardarti per innamorarmi come la prima volta. Perché si, io di te mi sono innamorata forse un migliaio di volte o giù di lì. Mi innamoravo quando sorridevi. Mi innamoravo quando mi chiamavi amore. Mi innamoravo quando mi dicevi che mi amavi. Mi innamoravo quando ti sentivo russare. Mi innamoravo quando ti sentivo ridere. Mi innamoravo quando mi confidavi i tuoi segreti e le tue paure. Mi innamoravo quando mi facevi capire che io ero per te unica al mondo. Mi innamoravo quando ti sentivo piangere così piano perché ti vergognavi di farlo davanti a me. Mi innamoravo quando mi guardavi allo stesso modo con cui si guarda una principessa. Mi innamoravo quando tu ti innamoravi di me ogni giorno. Mi innamoravo anche quando per caso non c'eri e ti aspettavo sapendo che prima o poi saresti ritornato da me.
Mi innamoravo allo stesso modo in cui si innamorerebbe una bambina. Ai miei occhi sei la persona più bella del mondo. Sei la persona con cui avrei la voglia sfrenata di passare tutta la mia vita insieme. Sei la persona con cui farei così tante pazzie da perderne il conto. Sei la persona che coccolerei ogni minuto. Sei la persona a cui darei tutto il mio cuore. Non voglio scriverti una lettera d'amore, te ne ho già scritte tante e sono convinta che ormai pure i muri sanno ciò che provo per te. Scusami se lo scrivo per l'ennesima volta nero su bianco, ma sento la necessità di farlo. Facendolo mi sento meglio. È come se riuscissi a sfogarmi. A volte vorrei tanto telefonarti e urlarti che mi manchi, che ho bisogno di te, che ti amo e che senza di te mi sento come un'ostrica malata senza la perla.
Ma ho paura di farlo. Ho paura che non riusciresti più a capire. Ho paura che non potresti più farne nulla di ciò che provo per te. E allora stringo i pugni e digrigno i denti e mi tengo tutto dentro fino a quando mi è possibile. Poi quando devo esplodere scrivo tutto qui. In questi mesi mi sono chiesta più e più volte perché diavolo non riesco a smettere di amarti. Non sei più come prima, non ti apri più con me, mi tieni nascosto un po' tutto, non mi rendi più molto partecipe di ciò che fai e della tua vita in generale. Eppure sembra che più passi il tempo e più questa fiamma che ho nel petto divampi inarrestabile. Vorrei poterti rapire e tenerti per sempre con me. Ma non credo sia giusto obbligare una persona ad amare qualcuno che non ama più. A volte succede. Ti svegli un giorno e non ami più quella persona che fino a ieri ritenevi unica e speciale. Si, succede. Non è il mio caso e non mi è mai capitato e per quanto faccia fatica ad accettarlo posso arrivare a comprenderlo con il tempo.
Comunque lascia stare. Scusa. Volevo solamente scrivere un bigliettino e non mi sono accorta di averti scritto ancora una volta una lettera. Una di quelle lettere che forse non leggerai mai. Mi manchi troppo. Devo pur trovare un modo per compensare al vuoto che mi hai lasciato dentro.
Vorrei poggiare la testa sul tuo petto villoso e addormentarmi felice.
Ma purtroppo devo appoggiarmi ad un freddo cuscino senza cuore, e sforzarmi di dormire perché è l'unico modo che ho per non pensarti. Fatta eccezione per tutte le volte in cui ti sogno. Ma non cambia molto: anche quando sono sveglia il mio è un continuo sognarti. A volte desidererei che ti innamorassi di nuovo di me come succede a me ogni giorno. Ma so di essere ridicola.
E so anche che questa è soltanto l'ennesima lettera d'amore che getteró alle fiamme.

...




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Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi. È un periodo un po' così, avrei un...
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15/04/2017 22:56:07
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Ti VoRRei ScRiVeRe TuTTo Ció che Vivo...

08 aprile 2017 ore 22:14 segnala
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po', e siccome sei troppo lontano più forte ti scriverò. A volte ancora mi manchi. E lo si nota subito. Mi sveglio con una certa espressione malinconica che non sfugge all'occhio nemmeno della persona più distratta di questo mondo. La mia logorroicitá d'improvviso si arresta e divento silenziosissima. Rispondo a tutti a monosillabi, senza un minimo di interesse o di emozione. Faccio avanti e indietro come una matta. Apro un libro con la voglia di leggere e lo richiudo subito dopo senza averlo nemmeno guardato di sfuggita. Indosso le cuffiette della musica e dopo aver avviato una canzone la stoppo al trentesimo secondo senza averne ascoltato nemmeno una nota. Provo a prendere il mio diario e dopo aver scritto una parola la mia mano subito si blocca. Insomma, non riesco a portare a termine proprio nulla. Provo a distrarmi in tutti i modi ma il risultato è fallimentare. Allora mi siedo sulla panchina di un parco, o sul bagnasciuga, a piedi nudi, con le dita sotto la sabbia e piccole onde del mare che mi bagnano la pelle, oppure prendo una sedia e mi posiziono vicino alla ringhiera, di sera, con lo sguardo rivolto al cielo alla ricerca di una stella particolarmente luminosa e della Luna. E allora penso e ripenso. Mi estraneo dalla realtà e con la mente viaggio, esploro luoghi lontani, astratti, mi perdo in universi immaginari immensi. Penso e ripenso per poi accorgermi che sto pensando a tutto e allo stesso tempo a niente. Penso che mi manchi e penso che non dovresti mancarmi. E allora mi dico e mi ridico che "basta! questa sarà l'ultima volta che lo penso". Il risultato? Un minuto dopo sono già seduta di fronte alla mia scrivania, penna in mano, a scrivere su un foglio di carta gli effetti che mi provoca il pensare ai tuoi occhi. No, non sono ossessionata, nemmeno paranoide. Forse particolarmente cotta o innamorata o qualcosa del genere che non so ben definire con precisione. Il fatto è che qualsiasi cosa mi capiti, qualsiasi cosa io veda, o faccia, sento la voglia irrefrenabile di condividerla con te. Così come non riesco a non condividere con te le piccole sensazioni che provo, le emozioni, gli stati d'animo. Una volta era tutto così semplice. Bastava che te ne parlassi e subito mi sentivo felice. Ora non è così. Le nostre vite proseguono su due direzioni diverse, parallele ma diverse. E sebbene oggi esista una teoria secondo la quale in un certo punto all'infinito due rette parallele si toccano, reputo improbabile che ciò possa accadere a noi. Però se dovesse succedere, tanto meglio così. Dicevo, una volta era tutto così semplice. Ora sebbene possa condividere con te tutto in qualsiasi momento, non reputo opportuno invadere la tua strada. E perciò con immensa fatica me ne sto sul ciglio della mia strada, seduta sull'asfalto, con un foglio in mano e una penna su cui scrivo tutto ciò che vorrei dirti ma che mi vieto di farlo. E sono infinite le cose che vorrei che tu sapessi di me. Non poterlo fare è difficile. Questo è il motivo per cui ogni giorno passo più tempo a scrivere che a parlare con le persone. Il solo fatto di riempire di inchiosto un foglio mi rasserena, come se le parole che trascrivessi arrivassero a te come per magia. Lo so che non è così, ma in qualche modo bisogna pur compensare.L'unica cosa che, pensandoci, mi rende felice è guardare la luna, quella stessa luna che anche tu guardi. In un certo senso la Luna è l'unica cosa che, ormai, abbiamo in comune. L'unica cosa che in un qualche modo mi fa sentire te più vicino a me. Mi manca molto avere una casa, è da troppo tempo che non ne ho una. Cioè, quattro mura e un tetto sulla testa ce li ho, questo si, ma nel loro insieme si tratta semplicemente di un'abitazione, un edificio, una costruzione. Il termine casa implica molti altri fattori molto più profondi come l'affetto, l'amore, il calore, la protezione, il nido, il riparo. Ecco, io tutto questo non ce l'ho più da tanto tempo. E tu per me eri come quella casa che non ho mai avuto la fortuna di possedere. E ora che non ci sei più mi sento di nuovo sperduta, disorientata, come se fossi circondata da milioni di visi anonimi, luoghi sconosciuti. Vorrei un abbraccio, una carezza, vorrei sentirmi dire qualche parola dolce, qualche rassicurazione, vorrei sentirmi protetta, accolta, ascoltata, voluta bene, amata, capita, compresa, vorrei entrare a casa e trovare già la luce accesa, la tavola apparecchiata, vorrei oltrepassare la soglia e vedere figure umane che mi vengono incontro, mi domandano come sia andata la giornata, se ho fame, vorrei vedere il televisore in funzione, la lavatrice in azione. Vorrei sentirmi anche io come si sentono tutti ogni giorno, senza che nemmeno ci facciano caso, perché per loro è un'abitudine consolidata. Vorrei sentirmi importante per qualcuno. Per un po' tu sei stato il mio piccolo nido e a primo impatto non sapevo come comportarmi. Forse non ho saputo gestire bene tutta quella nuova situazione che mi si presentava davanti agli occhi. Forse non ho saputo bene controllare l'immensa gioia che ho iniziato a provare in quel periodo. Tutto ciò che volevo era un pochino di attenzioni, ma non perché io fossi vanitosa, semplicemente ne avevo bisogno. Non ne ho mai avute e volevo provarne la sensazione. Forse non dovrei pensare a queste cose, ma non posso far altro che ricordare quel periodo in cui per la prima volta mi sentivo al settimo cielo. Per me che è stato tutto sempre così difficile, vivere qualcosa di bello e vedermelo presto strappato via, senza la mia volontà, senza che io potessi fare niente, è stato ed è ancora molto complicato e troppo ingiusto da accettare. Ti voglio così bene che non posso minimamente permettere che questa emozione così bella, così poco frequente nella quotidianità, svanisca nel nulla. E allora la riparo, me la coltivo da sola, non so come, ma lo faccio. Sarà pure folle ma non posso fare altrimenti. Oggi ho visto un bel tramonto. Mi ha emozionata così tanto che gli ho fatto una foto per farlo vedere pure a te. Per farti implicitamente capire che ogni cosa bella che vivo per me è come se la vivessi insieme a te. Perché è come se tu fossi sempre qui con me. E questo fatto mi rende tanto felice che a volte mi scendono delle lacrime dagli occhi. Perché ci sei, ma non ci sei. Buonanotte =)



QuAnDo C'eRaVaMo NoI...

25 marzo 2017 ore 23:50 segnala
No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella pagina della mia vita si è rivelata futile. Qualsiasi tentativo di andare avanti si è rivelato fallimentare. Forse dovrei ammettere la mia totale incapacità di affrontare il passato. Forse dovrei dichiarare apertamente la mia volontà di rimanere aggrappata saldamente ai miei ricordi con entrambi le mani. Perchè si, il principale motivo per cui non riesco a godermi il presente è che ho continuamente il passato che, come un'ombra, mi segue passo a passo ovunque vada. E il principale motivo per cui non riesco a liberarmi di questo passato è che non voglio. Si, non voglio, non ci penso minimamente a farlo. Perchè? Non lo so perchè, è così e basta. Semplicemente così. Ho bisogno di questi ricordi. Sono vitali. Ne sento la necessità. Senza non riuscirei a vivere. Senza non riuscirei più a sorridere nemmeno quel poco che mi è possibile. Senza sarei vuota, impassibile, fredda. Un blocco di ghiaccio. Un enorme iceberg gettato da un grattacielo e destinato a sfracellarsi al suolo in piccoli pezzetti a distanza di qualche secondo dal lancio. Lo schianto è pressocchè inevitabile e devastante. Si, non sono molto felice. Mi manca. Mi manca tanto. Però è così. Non posso fare nulla. Non posso dire nulla per cambiare le cose. Posso solo accettarle. Devo accettarle. Le alternative sono inesistenti. La mancanza. La mancanza mi uccide. Si, mi fa male. Di un male che mi divora da dentro. Eppure è l'unica cosa che mi rimane. Non ho nient'altro di lui se non questa, la mancanza. Beh si, i ricordi. Ci sono anche loro, e devo dire che sono persino tanto nitidi quanto dolorosi. Ma i ricordi non fanno altro che alimentare la sua assenza. Mi sono chiesta un sacco di volte il perchè a distanza di così tanto tempo non sono ancora riuscita a proseguire per la mia strada. Una domanda stupida. Stupida perchè la risposta la conosco benissimo. E siccome questa risposta mi spaventa così tanto, faccio finta di non saperla. E mi tormento. Ciò che trovo assurdo è la duplice natura di questi ricordi: tanto tristi quanto felici. Si, sono ricordi belli, stupendi, fantastici, fantasmagorici, straordinari, supergalattici... non riesco nemmeno a trovare un aggettivo tanto grande da poterli descrivere alla perfezione. Sono stramaledettamente felice quando ascoltando una canzone mi ritorna in mente quando l'ascoltavamo insieme. Sono disgraziatamente al settimo cielo quando sul balcone ogni notte guardando la Luna riaffiora in me l'immagine del suo viso, dei suoi occhi così luminosi. Sono fottutamente felice quando sul letto immagino lui accanto a me, il suo respiro sul mio, i battiti accelerati del suo cuore, l'odore della sua pelle liscia e soffice come quella di un bambino, la sua bocca profumata. Si, sono felice. Pensarlo mi fa stare bene. Mi fa stare così bene che per un secondo dimentico tutto. Dimentico tutto il resto e ho la sensazione che nulla sia cambiato, che tutto sia rimasto lo stesso, come prima. E invece no. Nulla è come prima. Un rivoluzionamento totale. Niente. Non è rimasto assolutamente niente. Sono rimaste le lacrime. Piccole, dense e salate lacrime che mi scorgano dagli occhi come gocce d'acqua da un rubinetto che perde. Il cuore. E' rimasto il cuore che sembra volermi esplodere dal petto nelle notti in cui rimango sul letto, senza sonno, con lo sguardo rivolto alla porta-finestra da cui entrano sprazzi di raggi lunari che dal pavimento si riflettono sul soffitto. I sussurri. Sono rimasti i sussurri nelle mie orecchie che non vogliono dissolversi. Brividi. Ansimi. Lievi spasmi. Una macchina del tempo. Vorrei tanto un marchingegno simile in modo da poter ritornare indietro e rivivermi appieno tutte quelle sensazioni che per un istante della mia vita le hanno dato per la prima volta un senso. Bisbigli nel cuore della notte. Segreti svelati cautamente. Parole pronunciate dolcemente. Non mi ero mai presa così tanto cura di una persona. Nessuno si è mai preso cura di me. Ho sempre dovuto fare tutta da sola. Ho sempre dovuto badare a me stessa. Ho dovuto sempre essere la mia spalla in ogni situazione. Eppure... eppure... anche quando avevo disperatamente bisogno di un po' di affetto per non rischiare di appassire... eppure in quell'occasione sono stata pronta ad aprire tutto il mio cuore ad una persona, sono stata disposta a prendermene cura, a trattarla con i guanti, sebbene.... sebbene... sebbene fossi io quella bisognosa di qualcuno che mi stesse accanto. No, non sto rinfacciando nulla. Non ce l'ho contro di te. Forse all'inizio si, ma poi ho capito che tutto il rancore che pensavo di avere dentro in realtà non era nient'alto che amore. Prima di incontrarlo sono stati rari i momenti in cui ho potuto arrestare lo scorrere frenetico, impazzito e caotico della mia vita per poter dire al mondo che stavo provando un attimo di serenità. Ma quando ho conosciuto lui ogni notte avrei volentieri preso un super megafono e urlato a squarciagola al mondo intero quanto lo amassi, quanto fossi felice, quando non mi importasse più di nulla perchè i miei istanti di felicità, di vera felicità, li avevo vissuti, e allora sarebbe potuto accadere tutto senza che me ne fosse importato. Sprazzi di felicità che giorno dopo giorno ricordo sempre con meno nitidezza. Ho paura di dimenticare cosa voglia dire essere felice. Ricordo solo che era bello esserlo. Riusciva a darmi una carica pazzesca. Mi sentivo quasi invincibile, invulnerabile a tutte le disgrazie della vita e a tutti i suoi micidiali quanto scorretti e ingiusti colpi bassi. Si, era bello. Lui era bello, soprattutto. Si, troverò un'altra persona che mi vorrà molto più bene, che si prenderà cura di me eccettera eccetera. Non è questo il punto. Ognuno è diverso dagli altri. Le emozioni che hai provato con una persona, le medesime sensazioni, non si ripeteranno con un'altra. E se invece fossero più belle? Si, probabile. Non lo so. Ma che mi importa! Come se trovare un'altra persona fosse la risoluzione a tutto. Io non la penso così. Ogni persona che ha fatto parte della mia vita ha riservato un posticino nella parte più segreta del mio cuore. E niente e nessuno potranno mai sfrattarli o rubar loro la postazione. E tu, si, proprio tu, hai il posto più grande del mio piccolo muscolo. E rimarrai lì per sempre perchè sei stato il primo a mostrarmi cosa voglia dire amare. Il primo a mostrarmi quanto amare faccia così male. Il primo a mostrarmi però quanto questo sentimento sia necessario. E io ti amavo e ti amo adesso forse ancora di più. E non lo dico tanto per dire. Ti amo con consapevolezza. Ti amo perchè si, sei tu. Sei gli occhi che mi fanno innamorare, sei il sorriso che mi fa sciogliere, la voce che mi fa rabbrividire. La persona più bella e vera che io abbia mai conosciuto. Non ci siamo allontanati del tutto. C'è ancora qualcosa che non ci permette di dirci addio. Non siamo come prima. Anche se in realtà non so come siamo. Non so chi siamo. Amici? Ci siamo ridotti a questo? Boh, non ne ho idea. In ogni caso qualsiasi nome vogliamo dare al nostro rapporto da parte mia sarebbe falso. Non sei un fratello, nè un amico, nè qualsiasi cosa tu pensi che siamo. Sei unicamente la persona che mi fa battere il cuore. Che tu lo voglia, oppure no. E non ho paura di scriverlo, nè tantomeno vergogna. Se lo faccio è perchè la vita è così tanto imprevedibile che mai mi perdonerei il fatto di non aver avuto tempo di mettere nero su bianco ciò che provo per te solo perchè frenata dalla paura di rovinare quel poco che è rimasto. L'amore non è una colpa. Non lo è mai stato. Chiudo dicendoti che ti auguro di trovare prima o poi la felicità, così come la auguro a me. Forse la troveremo su due strade diverse. Non importa. Conserverò nel cuore la speranza che un giorno, magari, le nostre strade possano incrociarsi. Di nuovo. E credimi, aspetterò quel giorno anche se il nostro passarci accanto dovesse durare la velocità di un nano-secondo. Ne varrebbe la pena. Ne sono sicura.
Buona notte. Dolci sogni.
S.





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No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella...
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25/03/2017 23:50:40
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