Lo Zeus di Capo Artemision

15 maggio 2012 ore 17:48 segnala
Il mio primo viaggio in Grecia ebbe come meta Atene. Ero con lui, il mio bel fauno, e con una coppia di amici. Vi giunsi in aereo, forse il modo peggiore di giungere in Grecia, ma non avevamo molto tempo a disposizione ed io mi ero aggregata a lui che aveva alcuni impegni di lavoro.
Meno di tre giorni e dovevo fare delle scelte, sebbene dolorose: di certo non potevo rinunciare all’Acropoli e tantomeno al Museo Archeologico Nazionale.
Venticinque anni fa il Museo sembrava più che altro un immenso magazzino dove sembravano stipati i reperti di quella che io ritengo la più grande civiltà del mondo. Oggi è diverso: per i giochi olimpici del 2004 il Museo è stato restaurato e riordinato secondo criteri museografici più avanzati.
In quella occasione io potetti ammirare per la prima volta dal vivo il bellissimo Zeus di capo Artemision, uno straordinario esempio dell'alto livello di lavorazione del bronzo nell'antica Grecia e fu per me un’emozione unica.
Questa statua segna il passaggio dal periodo arcaico a quello classico e risale quasi alla metà del V secolo. Il bronzo è comunemente attribuito a Kalamides, ma sono solo ipotesi.
La statua ha ancora caratteristiche arcaiche, ma non è per nulla inferiore a quelle prodotte dopo di lei, basta osservare la cura attenta che l’artista ha dedicato alla ponderatio ed all’equilibrio, all'armonia ed all'eleganza del movimento.
L’opera è prodigiosa rispetto a quelle che la precedono, infatti, il dio è colto nell’attimo di scagliare un fulmine. Lo scultore ha rappresentato quasi come un fermo immagine, il momento in cui il dio sta per compiere il lancio, giocando sull'incrocio delle tensioni delle membra. La statua, equilibratissima, poggia su due zone molto piccole: la punta del piede destro ed il tallone del piede sinistro, che sembra appena appoggiato, mentre la punta è leggermente sollevata: un modo questo per alludere alle tensioni del movimento del lancio del fulmine, con grande precisione.
Nonostante la posizione assunta, né l’atteggiamento né la muscolatura rilevano la tensione dell’azione, anzi il corpo sembra immobile, attento all'equilibrio compositivo, che per i greci simboleggiava qualità interiori: il divino che si cala nell'umano.
La statua è leggibile solo frontalmente o per lo meno il punto visivo privilegiato è quello frontale dove il senso della perfezione è assoluto: molto probabilmente in origine negli occhi c’erano inserti d’avorio, le sopracciglia rivestite di argento, le labbra ed i capezzoli rivestiti di rame. In quell'assoluta superiorità dello sguardo si legge la fede greca nell'uomo che acquista le sembianze di un Dio.
Zeus rappresenta non il momento del lancio, ma l’idea del lancio, perché il corpo sembra immobile, il volto non ha traccia di concentrazione, la muscolatura non rivela tensione: quest’idea si traduce nella potenza ferma e fiera del gesto, nel completo dominio dello spazio.
È qui, in questa statua che l'uomo diventa Dio e che Protagora sintetizzerà nella frase «L'uomo è la misura di tutte le cose».
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15/05/2012 17:48:52
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Commenti

  1. grandine 15 maggio 2012 ore 17:59
    :ok

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