vaneggiamenti?

27 aprile 2020 ore 17:33 segnala
Riflessione sulle mascherine:
Mi dicono esistere vari tipi di mascherina, FFP1, FFP2, FFP3, anti NBC ecc. Alcune dette egoiste, altre dette altruiste ecc. Tutte efficaci a non diffondere il contagio (?) alcune anche a non essere contagiati. Ma sono veramente utili al 100%?
Simuliamo qualche situazione: sono contagiato, metto la mascherina per non contagiare gli altri, ma se sono contagiato sto male, chi vado a contagiare? Se poi sono così genio da mettere la mascherina pur di uscire, vi accumulo una non indifferente quantità di bacilli, che uniti all’umidità del fiato impregnano la mascherina creando un ambiente di facile propagazione, basta toccarla anche erroneamente con le mani che, sebben coperte di guanti se ne può spargere ovunque. La soluzione: vietare a chi è palesemente infetto di incontrare da vicino altre persone, controllare i suoi parenti se sono infetti e gestirli parimente. Mi si obietterà che ci sono gli asintomatici (una volta si chiamavano portatori sani, chissà perché questo cambio di nome? Sarà forse oggetto di un’altra mia riflessione). Quindi per l’asintomatico la mascherina è utile? Ancora meno che per il contagiato, non sa di essere infetto ed è probabile che si comporti in modo scorretto, toccando più volte una mascherina pregna di virus e umidità, magari togliendola ed appoggiandola chissà dove, inconsapevole untore. Soluzione: non uscire di casa, non avvicinarsi a nessuno, morire di inedia. Oppure pretendere un tampone a tutti e rimanere rinchiusi fino alla conoscenza dei risultati ovvero quando di sarà applicata la procedura di cui al punto sopra.
Non sono contagiato, la mascherina a cosa serve? L’unica mascherina (soluzione) che mi garantisce di non essere contagiato è quella anti NBC, in quanto si può essere infettati anche tramite gli occhi, lavarsi e disinfettarsi le mani prima di toccare ogni altra parte che non sia certamente “sterile”.
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Riflessione sulle mascherine: Mi dicono esistere vari tipi di mascherina, FFP1, FFP2, FFP3, anti NBC ecc. Alcune dette egoiste, altre dette altruiste ecc. Tutte efficaci a non diffondere il contagio (?) alcune anche a non essere contagiati. Ma sono veramente utili al 100%? Simuliamo qualche...
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Coronavirus

19 marzo 2020 ore 14:47 segnala
Mah, forse chiudiamo la Lombardia fino al tre Aprile però si può andare a lavorare, a fare la spesa, andare al bar, fare attività fisica, a “pisciare il cane”. Ma forse è meglio chiudere tutta l’Italia, chiudiamo anche i bar, ma non le tabaccherie, che quelle ci portano soldi, però solo fino al 25 Marzo, poi si torna solo alla Lombardia chiusa. Intanto stanziamo 25 miliardi di aiuti che genereranno 350 miliardi di flussi (con tutto chiuso dove saranno questi flussi non lo so). Magari lasciamo alle imprese che alimentano l’economia nazionale, qualche giorno per pagare le imposte basta che le paghino e, anzi, prendiamoci un paio d’anni in più per fare il qlo a quei ladri di imprenditori. Facciamo un po’ di posto nelle carceri liberando criminali, che dovremo riempirle con quei farabutti che vanno in giro senza motivo (ed intanto le forze dell’ordine le impegniamo a svolgere mansioni burocratiche – autocertificazioni ecc.).
Questa la ricetta del governo conticino, casalino, giggino, ritenuta eccellente da molti.

Siccome libertà di espressione significa anche poter dire idiozie, ed io tengo molto a questo diritto, scrivo la mia stupidaggine. Nasce un focolaio in Lombardia? Chiudi subito tutta l’Italia, tutte le aziende, tutti i luoghi di incontri, tutti gli accessi alla nazione, deserto ovunque per un tempo ben definito, quindici o venti giorni. Se nessuno può andare in giro le forze dell’ordine ben formate possono erogare servizi a chi è costretto a stare ai domiciliari, e chiunque è in giro può essere punito. Si limiterebbero i danni economici e la diffusione del virus. Oppure investi 50 miliardi in strutture sanitarie per curare chi si ammala e lascia tutti liberi.

Simulazione

24 febbraio 2020 ore 15:37 segnala
Vado al supermercato, devo fare incetta di ogni cosa per… non so perché ma lo facevano in un film. Mi fermo in bagno a lavarmi le mani, ma prima faccio una pisciata. Mi lavo accuratamente le mani, secondo i veri crismi, abbondante sapone, abbondante acqua ben calda, mi asciugo con la ventola e non mi rendo conto che questa operazione avrei dovuto farla sempre anche in passato, perché ancor più insidiosi di certi virus sono taluni batteri. Prendo un carrello per la spesa (sicuramente prima che lo toccassi è passato in una “lavastoviglie” che lo ha sterilizzato), mi appresto a fare la mia incetta. Un signore distinto, in giacca e cravatta, sta toccando varie confezioni di pane guardando la scadenza (sicuramente quel signore non è da poco sceso da un aereo proveniente dall’aeroporto internazionale di Dubai, e sicuramente gli hanno preso la temperatura, quindi sicuramente non è portatore del virus). Mi viene uno starnuto, diligentemente lo freno con l’avambraccio, così non mi infetto le mani appena lavate, prendo un fazzoletto, mi pulisco il naso e lo getto (ma se non ho il virus che me ne frega di sporcarmi le mani? Se invece ho il virus non usando le mani lo trattengo sicuramente nella manica del vestito e anche nel fazzoletto gettato, il gesto dovrebbe tutelare gli altri nel caso io fossi infetto no?). Mi tasto la fronte, ok non ho la febbre, pericolo superato, posso procedere all’acquisto del pane e anche io passo tutte le confezioni per controllare le scadenze più lontane. Mi gocciola ancora il naso per lo starnuto di prima, altro fazzoletto e spazzata. Via di nuovo a fare incetta di tutto il comprabile, più o meno con la stessa modalità. Mi reco alla cassa, rigorosamente quella automatica per evitare il contatto con altri esseri umani, esco e mi fermo in bagno per lavarmi ancora le mani (e anche stavolta non mi rendo conto che questa cosa avrei dovuto farla da sempre). Arrivo a casa e… caspita, dopo qualche giorno non mi sento molto bene, mi viene la febbre, difficoltà respiratorie… Possibile che abbia preso il virus? Proprio io che sono stato così attento!

Ricordi

06 novembre 2017 ore 18:12 segnala
Alcune zone della vecchia casa di campagna non erano raggiunte dall’energia elettrica, addirittura la porcilaia era staccata dal palazzo e c’era un’unica lampadina nell’unico stanzino adibito all’allevamento dei suini, gli altri erano tutti vuoti, e pure spaziosi. Che a me serviva un posto dove isolarmi e dare sfogo alla mia inventiva, costruire i miei giocattoli, anche col traforo che mi aveva appena portato santa Lucia, nelle lunghe giornate buie invernali, con la nebbia che copriva anche la più luminosa delle lune.
Rovistando tra vecchi oggetti, ammassati in un angolo per fare posto, trovai una lampada a petrolio, molto mal concia, con un buco nel serbatoio, lo stoppino molto corto ed il vetro davvero opaco. Il mio cervello cominciò a macinare idee, avevo visto riparare delle padelle da uno stagnino che aveva lasciato un po’ di quel materiale facile da usare, gli stoppini li vendeva l’ambulante che girava per le corti di campagna a rifornire i contadini che non avevano mezzo per muoversi ed il vetro, sapevo come tirarlo a lucido (acqua e cenere). Il petrolio, c’era quello che usavamo nella segatrice. Lavorai una giornata, acquistai dall’ambulante lo stoppino con le mie mancette, e misi in funzione la mia lampada a petrolio, che mi tenne compagnia per molti giorni in quello stanzino che avevo attrezzato con un vecchio banco da lavoro in legno zeppo di tarli, con la sua morsa sempre in legno, un cassettone in cui avevo messo vecchi ed arrugginiti attrezzi da lavoro che oramai non servivano più a nessuno.
Oggi, non so come, ho sentito ancora quell’odore, il fuocherello della lampada a petrolio, e mi sono tornati in mente istanti di povera ma vera felicità.
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« immagine » Alcune zone della vecchia casa di campagna non erano raggiunte dall’energia elettrica, addirittura la porcilaia era staccata dal palazzo e c’era un’unica lampadina nell’unico stanzino adibito all’allevamento dei suini, gli altri erano tutti vuoti, e pure spaziosi. Che a me serviva un p...
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detesto il calcio

27 maggio 2015 ore 17:08 segnala
Alle elementari educazione fisica significava abituare i corpo a stare in posizioni corrette, allenare il corpo a ristabilirsi da posizioni innaturali. La facevo volentieri, anche perché soffrivo di una leggera forma di scoliosi. Poi fui catapultato in prima media, educazione fisica, per quel cerebroleso dell’insegnate significava correre per fare il fiato per giocare a calcio, ed ovviamente giocare a calcio. Sì perché lui credeva di essere un gran calciatore e che tutti dovessero essere dei calciatori.
Io di fiato ne avevo da vendere, facevo 10 minuti in apnea e non è una balla. Così proviamo a giocare a calcio (sport che non ho mai capito, che non mi ha mai attratto), mentre corro verso il pallone mi arriva un calcione negli stinchi che mi butta a terra. Mi alzo di scatto e sferro un cazzotto nello stomaco del coglione che mi ha scalciato, quello si piega in due e si mette a piangere come una mammoletta ed il prof. Ameba mi caccia dal campo, mi manda negli spogliatoi dove devo aspettare la fine della partita, senza darmi spiegazioni, con arroganza e l’autorità impartitagli dal ruolo di prof.
Da quel momento ho odiato questo sport: ma come? Io devo prendere calcioni negli stinchi e non posso nemmeno incaxxarmi?

Brutti giorni

31 dicembre 2013 ore 06:32 segnala
Ci sono due date che detesto dell'anno: io 24 ed il 31 Dicembre. Già il fatto che siano in inverno, un mese freddo e noioso le mortifica. Il 24 perché bisogna fingere di essere felici di trovarsi tra tutti famigliari a festeggiare le tradizioni, anche quando spesso non c'è nulla da festeggiare. Il 31 perché bisogna fingere di essere felici che inizi un anno nuovo, pur sapendo benissimo che di nuovo non ci sarà nulla, tanto meno qualcosa per cui essere felici.
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Ci sono due date che detesto dell'anno: io 24 ed il 31 Dicembre. Già il fatto che siano in inverno, un mese freddo e noioso le mortifica. Il 24 perché bisogna fingere di essere felici di trovarsi tra tutti famigliari a festeggiare le tradizioni, anche quando spesso non c'è nulla da festeggiare. Il...
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31/12/2013 06:32:07
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La telefonata

13 novembre 2013 ore 17:14 segnala
"buongiorno dott. Tremalnaik, sono il dottor Lo Palo dagli uffici della polizia di stato, tutto bene?"
La mia risposta dipende dall'umore, se ho le palle girate rispondo "no, non va niente bene" altrimenti "sì, finché c'è la salute va bene".

"non si preoccupi dottor Tremalnaik, non c'è nulla da segnalare, le telefono solo per ricordarle l'abbonamento al giornale di polizia, glielo mando in contrassegno, arriverà fra pochi giorni sono 108 euro, mi raccomando prepari il contante che poi sennò il corriere ce lo manda indietro e sono solo problemi.

Ti è mai successo?
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"buongiorno dott. Tremalnaik, sono il dottor Lo Palo dagli uffici della polizia di stato, tutto bene?" La mia risposta dipende dall'umore, se ho le palle girate rispondo "no, non va niente bene" altrimenti "sì, finché c'è la salute va bene". "non si preoccupi dottor Tremalnaik, non c'è nulla da...
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Discutiamo?

11 ottobre 2012 ore 16:07 segnala
Quando si vuole fare due chiacchiere di cosa si parla?
Al bar gli argomenti sono quelli: calcio e politica, con l'imperativo di essere ignoranti in entrambe le materie ma la certezza di avere le conoscenze per poter pontificare.
Tra amici, dopo essersi lamentati della propria vita si tende a discorrere del tempo che fa, o che farà se non di quello che ha fatto. Sono argomenti che comunque si esauriscono in breve tempo e quindi si finirà inevitabilmente a parlare di sesso, condendo con la rievocazione delle proprie epiche conquiste.
Tra marito e moglie si parla di problemi, e se per caso si dovesse riuscire a parlare d'altro, come ad esempio dove o come passare il weekend, l'epilogo sarà sempre nei problemi che qualunque scelta comporterà.
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Quando si vuole fare due chiacchiere di cosa si parla? Al bar gli argomenti sono quelli: calcio e politica, con l'imperativo di essere ignoranti in entrambe le materie ma la certezza di avere le conoscenze per poter pontificare. Tra amici, dopo essersi lamentati della propria vita si tende a...
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Meccanico d'altri tempi

12 luglio 2012 ore 09:47 segnala
Mi piaceva vedere i trattori sbudellati, e lì nella sua officina di trattori in fase di riparazione ce n’era sempre più di uno.
Guardavo questo meccanico al lavoro, smontava i pezzi, li puliva, li sistemava accuratamente dul banco da lavoro in maniera ordinata, fino ad arrivare al pezzo rotto. Se il ricambio era facilmente reperibile lo comprava, altrimenti lo costruiva lui, già munito di tutti gli attrezzi per farlo.
Per una riparazione fatta a puntino gli occorreva minimo una giornata di lavoro, a volte anche settimane.
A quei tempi costava sempre meno riparare che comprare nuovo. Ma a quei tempi, i macchinari potevano durare anche decenni.
Ritorneranno mai quei tempi?
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Mi piaceva vedere i trattori sbudellati, e lì nella sua officina di trattori in fase di riparazione ce n’era sempre più di uno. Guardavo questo meccanico al lavoro, smontava i pezzi, li puliva, li sistemava accuratamente dul banco da lavoro in maniera ordinata, fino ad arrivare al pezzo rotto. Se...
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12/07/2012 09:47:50
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Quelle scuse che.

03 luglio 2012 ore 18:27 segnala
Capita, forse non solo a me, di trovarmi in situazioni in cui sono costretto a fare delle scelte, a prendere decisioni. Capita che queste decisioni siano inficiate da un preconcetto.
Così vorrei tanto fare “la cosa giusta” in modo pragmatico, ma risulta che “la cosa giusta” non mi piace. Ed allora nascono mille scuse, mille giustificazioni per svicolare e trovarsi con la prova schiacciante di averla fatta “la cosa giusta”.
Ed avrò la certezza che mi pentirò di tale scelta, partorita dal cuore. Irreparabilmente. Ma avrò goduto un pezzetto di vita.
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Capita, forse non solo a me, di trovarmi in situazioni in cui sono costretto a fare delle scelte, a prendere decisioni. Capita che queste decisioni siano inficiate da un preconcetto. Così vorrei tanto fare “la cosa giusta” in modo pragmatico, ma risulta che “la cosa giusta” non mi piace. Ed allora...
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