Malattia

12 maggio 2011 ore 14:29 segnala
Scrittori di libri prima ancora d’aver imparato l’abbecedario. E purtroppo va sempre più di moda.


Narratori di storia, radicata nella leggenda. Troppa fatica documentarsi.


Speculatori d’emozioni, che se sanno opportunamente suscitarle si arrogano la ragione. Possono sembrare talora dei saggi.


Ecco chi sono gli usurpatori della nostra libertà oggigiorno.
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Scrittori di libri prima ancora d’aver imparato l’abbecedario. E purtroppo va sempre più di moda. « IMMAGINE: http://compy.13thfloor.it/images/calamaio.jpg » Narratori di storia, radicata nella...
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Non sono un pilota

26 aprile 2011 ore 15:23 segnala
Da bambino guardavo gli uccelli, mi incuriosiva vederli issarsi nel cielo e muoversi nell’aria come fossero affrancati dall’attrazione gravitazionale. Almeno fino a quando si tuffavano in picchiata per procacciarsi un insetto, qualcosa per nutrire se stessi o i loro figli. Ma l’incanto più edificante era vederli atterrare, arrivare veloci vicino al suolo per poi rallentare d’un botto, con un movimento strano di tutto il corpo ma che poneva le ali a fungere da freno.
Provai la sensazione di muovermi nel vuoto, mi gettavo da un’altezza di circa 4 metri, mi tuffavo dal fienile sopra l’ammasso d’erba fresca sottostante e godevo di quella frazione di secondo in cui mi svicolavo dai limiti terrestri. Un soave sapore di libertà riempiva il mio cuore. Ed ancora mi arrampicavo sulle piante più alte, fino ai fuscelli più esili, dondolandomi con loro, che reggevano il mio peso più per grazia divina che non per effettiva robustezza.
Quando vidi, su un giornale locale, la possibilità di volare per sport fui subito carpito, così incominciai a seguire l’iter per poter finalmente indossare un paio di ali mie, così grazie alla distrazione di qualche istruttore e alla buona fede di qualche esaminatore mi fu rilasciato quel pezzo di carta che mi permetteva di mettere le ali ogni qualvolta mi fosse apparso opportuno.
Oggi sono passati dieci anni, e leggo le riviste di settore, frequenti articoli che spiegano come si fa a volare e ancora di più come si fa ad atterrare. Ma io ancora non lo so, quello che so è che spingendo in avanti un pezzo di metallo è come che le mie ali comincino a sbattere e d’un tratto mi ritrovo lassù, a rimirare la mia ombra sul terreno di sotto, non più attaccata a me. Mi ritrovo libero di muovermi come voglio, senza vincoli e, quando purtroppo devo riattaccarmi al suolo, lo faccio come quegli uccelli che ammiravo da bambino. E mi ritrovo lì, senza nemmeno sapere il perché. O forse lo so ma preferisco ignorarlo.


Dedicato a tutti coloro che amano dispensare lezioni di pilotaggio dimenticando che noi non siamo macchine.
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Da bambino guardavo gli uccelli, mi incuriosiva vederli issarsi nel cielo e muoversi nell’aria come fossero affrancati dall’attrazione gravitazionale. Almeno fino a quando si tuffavano in picchiata...
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Quella volta che

19 aprile 2011 ore 17:15 segnala
Era ora di cena, la tavola imbandita con ogni ben di Dio, sul barbecue la carne faceva scintille. L'evento era per dare il benvenuto ad un frate di una comunità russa nella diocesi dei padroni di casa che, molto amichevolmente, avevano invitato anche me al convivio. I commensali tutte persone devote, pie, forse io ero un po' stonato nel contesto. Il preambolo era scanzonato, marcatamente scanzonato, ed il vino aveva già sciacquato più volte i bicchieri.
Tra i bagliori delle luci di fortuna e delle braci si presenta il parroco con l'ospite d'onore, dopo aver fatto la conoscenza di tutti ed aver notato che se la cavava bene con l'italiano mi presento io e, dopo avergli stretto la mano esordisco: "Andrej, piacere, ma non farai mica 'koimaski' di cognome?!".
Un silenzio tombale avvolse il giardino, ricevetti un'occhiata di rimbrotto da mia moglie ed i padroni di casa poi di nuovo fu il giubilo!

:hell
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Era ora di cena, la tavola imbandita con ogni ben di Dio, sul barbecue la carne faceva scintille. L'evento era per dare il benvenuto ad un frate di una comunità russa nella diocesi dei padroni di...
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Dissimulare

14 aprile 2011 ore 15:28 segnala
Adesso li chiamano “clochard” parola francese che significa senza casa. Come se in italiano non esistesse un equivalente definizione: barboni o senza tetto possono sembrare termini offensivi? Non abbiamo coniato una parola ad hoc per definire una “categoria” di persone? Tanto meglio, allora mettiamoli nella categoria delle persone e definiamoli per quello che sono: sfortunati, senza tetto e, se non sono sbarbati e lindi anche barboni, perché no? Una parola forse ne modifica lo stato sociale? Non sarebbe forse più utile adoperarsi per fornirgli un po’ di conforto invece di fingere che non ci siano barboni chiamandoli clochard?
Noto, con tristezza, che pure il dizionario di word riconosce la parola “clochard”, quindi abbiamo adottato pure questa, tanto per dimostrare ancora una volta come siamo poco fieri di noi stessi, coi nostri difetti ma anche latenti innumerevoli pregi. Ma l’importante è fare l’abbonamento al calcio in TV e lamentarsi che si fatica ad arrivare a fine mese…
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Adesso li chiamano “clochard” parola francese che significa senza casa. Come se in italiano non esistesse un equivalente definizione: barboni o senza tetto possono sembrare termini offensivi? Non abbiamo coniato una parola ad hoc per definire una “categoria” di persone? Tanto meglio, allora...
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siamo perennemente gabbati

31 marzo 2011 ore 11:48 segnala
Ieri sera rientrato dalla piscina mi metto a cena, c’era in tavola una pizza fredda, ci ho gettato su un paio di acciughe e me la sono fatta piacere. Intanto alla tele c’erano “le iene” che parlavano (parlavano? Più che parlare mi sembrava mera propaganda contro l’energia atomica) del nucleare, relativamente ad un deposito di scorie nel Monferrato (AL) deposito di una quantità “ridicola” di scorie ma che ha lasciato sfuggire radiazioni e che comunque costa cifre importanti alla collettività. Si diceva che presto queste scorie verranno portate in Francia. Ora io mi chiedo: ma questi francesi sono pazzi scellerati o sanno come gestire le scorie meglio di noi? Ma non è possibile risolvere il problema anche in Italia magari imparando come si fa? Mi viene in mente anche un altro handicap italiano, le banche. Ci sono bancari decisamente incompetenti, altri talmente competenti da essere in grado di truffare chiunque e tutti in posti di privilegio con stipendi da nababbo solo perché raccomandati, non è ora che si finisca con questi privilegi immeritati e che si dia il posto a chi davvero se lo merita? Forse se ragazzi competenti avessero gestito il deposito del Monferrato invece dei soliti raccomandati (e sono certo che di questo si tratta) l’impianto non avrebbe mai dato problemi. Ed invece no, qua si deve tutelare i buoni a nulla solo perché… non so il perché ma è così.
Poi hanno sentenziato sul fotovoltaico, sparando cifre che a me, che ho fatto tutti i preventivi del caso per un fabbisogno di 200 kilowatt non sembrano affatto attendibili! Insomma mi sembra che sul fattore energetico non si faccia altro che informazione faziosa! Perché un’alternativa seria, concreta, economica e alla portata di tutti al nucleare c’è ma non se ne parla mai! Ovvero il risparmio energetico. Un popolo che accende la macchina per andare a comprare sigarette (che gli distruggono i polmoni); un popolo che mette il condizionatore pure in bagno perché il caldo non si può sopportare, o che è capace di picchiare qualcuno se rimane qualche ora al freddo in inverno, un popolo che vuole vedere miliardi di luci accese solo perché è Natale può politicamente essere sensibile a seri discorsi sul risparmio energetico?
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Ieri sera rientrato dalla piscina mi metto a cena, c’era in tavola una pizza fredda, ci ho gettato su un paio di acciughe e me la sono fatta piacere. Intanto alla tele c’erano “le iene” che parlavano...
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Che brutto però

18 marzo 2011 ore 17:42 segnala
E così sono passati anche i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Anniversario esibito come fosse un “reality”, con asettiche nozioni storiche, senza memoria, senza immedesimazione.
A mio figlio, a scuola, hanno mostrato il monologo di Roberto Benigni al festival di San Remo: che squallore, forse i suoi insegnanti non si sentivano all’altezza di trasmettere le ragioni vere e sentite che meritano i festeggiamenti di quell’unità che ormai da troppo tempo non c’è più? Sì, forse è questo che si è tentato di fare, glissare su un forte dato di fatto: l’Italia, o meglio gli italiani, non sono mai stati così divisi! E questa cosa fa comodo a molti se non a tutti gli addetti alle varie “stanze dei bottoni”.

Nell’ottocento ogni giorno era buono per morire ammazzati, chiunque si fosse, qualunque cosa si facesse, erano anni di conquiste, era una quotidiana battaglia per un pezzo di pane in più se non anche per la sopravvivenza stessa. E se Mameli tiene a rimarcare che la vittoria dovesse essere schiava di Roma forse ha un significato più denso che quello di ricordare a moderni pittoreschi politici l’etimo della strofa; perché se la vittoria avesse voltato le spalle, sarebbroe stati sottomessi tutti i popoli dei vari stati componenti la penisola, che solinghi non avrebbero mai saputo far fronte ad attacchi massicci. E come fosse sentimento comune l’avallare il motto dei moschettieri di Dumas: uno per tutti, tutti per uno.

L’unione d’Italia come mai è stata così fortemente voluta? C’è qualcuno che se lo sia mai chiesto e che sappia essersi riposto in modo esaustivo? Ancor oggi, nonostante tutta la modernità a disposizione, la storia riserva interrogativi e sorprese continui. Però c’è una riflessione che non posso esimermi da fare: i popoli più sono uniti e più sono forti, più sono divisi e più sono deboli; gli italiani sono oggi molto divisi, su svariati fronti, politici e mass media cercano continuamente di incrementare in maniera subliminale questa divisione, forse per assoggettarci sempre di più a chi sa tramar le nostre fila. Quando ci sveglieremo dagli effluvi di questi oppi?
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E così sono passati anche i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Anniversario esibito come fosse un “reality”, con asettiche nozioni storiche, senza memoria,...
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Invidia

01 marzo 2011 ore 08:02 segnala
L'invidia, se ben gestita è propedeutica, se lasciata in balia di se stessa è deleteria.
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L'invidia, se ben gestita è propedeutica, se lasciata in balia di se stessa è deleteria.
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MITICA!

23 febbraio 2011 ore 07:38 segnala

Yanez

Sale scende la marea e riporta la sua rudeera
un sèdell e una sciavata e una tuletta de Red Bull
Sandokan cun’t el mohito e’l bigliett cun soe l’invito
Sandokan che ha imparato a pilotare le infradito…
e la geent che la rüva al maar taant per dì che l’è staada
che cul getton de la sala giochi
el càvall el moev un zicch el cüü
uduu de fritüüra de pèss e de piza de purtà via
Kamammuri l’è de sessant’ann che sta
soel dondolo de la pension…

Yanez de Gomera se regordet cume l’era?
adess biciclett e vuvuzela e g’ha el Suzuki anca Tremal Naik…
Yanez de Gomera se regordet de James Brook?

El giüga ai caart giò al Bagno Riviera
e i hann dii che l’è sempru ciucch
stuzzichini, moscardini e una bibita de quartu culuur
abbronzati, tatuati i henn pirati vegnüü de Varees
la pantera, gonna nera, canottiera, cameriera
moev el cüü anca senza i gettoni
ma l’è che dumà per cambiàtt el büceer
Sandokan in soe la spiaggia cui müdand della Billabong
G’ha l’artrite e g’ha el riporto,
partiss per Mompracem cul pedalò
e i Dayki cun scià la Gazzetta
g’hann mea teem per tajatt el coo
i lassen la spada suta l’umbrelon e fan piu danni con l’iPhone

Yanez de Gomera l’eet vevndüda l’otra siira?
pussee che la Perla de Labuan,
Marianna adess la me paar un sass…
Yanez de Gomera cünta soe ammò cume l’era

Ho vedüü che s’è rifada i tètt, l’ha mea pudüü rifàss el coer
la sirena l’è incazzada che po’ mea giügà al balòn
pulenta e cuba libre per i granchi in prucession
cumincia l’eppi auar, la tigre di malesia
finiss all’usteria cul riis in biaanch e la magnesia
ustionati, pirati senza prutezion,
barracudas cun soe i rai ban che giüghen a ping pong
Sandokan che’l vusa deent in pizzeria…
el vusa e canta Romagna Mia…

Yanez de Gomera se regordet cume l’era?
adess biciclett e vuvuzela e g’ha el Suzuki anca Tremal Naik…
Yanez de Gomera se regordet del colonnello Fitzgerald?
l’ho vedüü in soe la curriera che ‘l nava a Rimini a vedè i Delfini


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Yanez Sale scende la marea e riporta la sua rudeera un sèdell e una sciavata e una tuletta de Red Bull Sandokan cun’t el mohito e’l bigliett cun soe l’invito Sandokan che ha imparato a pilotare le infradito… e la geent che la rüva al maar taant per dì che l’è staada che cul getton de la sala giochi... (continua)
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21 febbraio 2011 ore 17:35 segnala
  I piccoli poderi nelle sperdute campagne padane erano collegati da piccole strade ancora ghiaiate. Il furgone bianco del droghiere le percorreva adagio negli inverni nebbiosi, con quelle nebbie che non si vedeva al di là del vetro. Era mia nonna che si occupava di fare la spesa da Ivano, solo l’indispensabile, solo ciò che non riuscivamo a ricavare dalla nostra terra: caffè, droghe, lieviti e prodotti per la pulizia. Noi tre bambini correvamo ad aggrapparci alla gonna di nostra nonna per sbirciare tutte le cose strane che c’erano in quel furgone ma soprattutto con la speranza che la razdora (massaia) non avesse spiccioli, allorché Ivano suggerisse “ma dai siora l’an compra mai gnint par chi putlet” (dai signora non compra mai nulla a quei bambini) invece delle 10 lire le do un po’ di caramelle. L’anziana annuiva, seppur malvolentieri e noi ci godevamo le nostre caramelle. Ma il massimo era quando finiva le caramelle ed allora ci scappavano tre gomme da masticare! Quale gioia nei nostri occhi!

 

Oggi non arriviamo alla fine del mese perché vorremmo permetterci lo smart phone per vedere quella gioia negli occhi dei nostri figli, o nipoti…

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21/02/2011 17:35:59
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epoche

14 febbraio 2011 ore 16:38 segnala
Una volta, ti piaceva una ragazza e tu cercavi di conquistarla, quella ti diceva no, e tu non le credevi, così ritentavi di conquistarla, magari con un nuovo stratagemma. Poi succedeva che quella ti diceva ancora di no e allora rinunciavi e ti dedicavi ad altro fino ad incontrare un’altra attrazione fatale; qui gli scenari successivi si dividevano in due: Se il no di prima era un vero NO allora tutto finiva lì e tu ti addentravi nella nuova sfida, se invece era un no pretestuoso allora diventavi “il farfallone che ci prova con tutte”.

Oggigiorno le cose mi sembrano cambiate, se mostri il tuo interesse ad una ragazza e le piaci concludi subito o quasi, se non le piaci ti fa capire chiaramente che le stai “rompendo” e se ti scolli finisce lì (se invece sei appiccicoso allora cerchi rogne). Se poi ci provi subito con un’altra fatti tuoi.

Mi sembra che non sia poi così male la modernità…

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Una volta, ti piaceva una ragazza e tu cercavi di conquistarla, quella ti diceva no, e tu non le credevi, così ritentavi di conquistarla, magari con un nuovo stratagemma. Poi succedeva che quella ti diceva ancora di no e allora rinunciavi e ti dedicavi ad altro fino ad incontrare un’altra attraz... (continua)
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