nebbia

21 luglio 2006 ore 17:23 segnala
La fitta nebbia bagnava il parabrezza della vecchia Ford, il rumore del tergicristalli rintoccava ad intervalli regolari. Nello specchietto retrovisore, il buio della notte, fu trafitto dai fari di una vettura che le parcheggiò davanti. La portiera si aprì e ne scese una figura alta, imponente, indossava uno scuro cappotto col bavero alzato ed un elegante cappello abbassato sulla fronte. Si avvicinò, passò un dito sul vetro coperto di guazza generando goccioline che rigarono il finestrino e si affacciò alla trasparenza per farsi riconoscere. Marilena abbassò il finestrino di pochi centimetri - : “ciao, vieni, sali in macchina” lo esortò. Lui girò attorno alla vettura e salì, si tolse il cappello e sussurrò : “che sera da lupi” posando il copricapo sul divanetto posteriore. Lei accese la luce di cortesia e lo guardò, i capelli color del grano scompigliati, la barba trascurata da qualche giorno e la stanchezza che leggeva nei suoi occhi le fecero intuire che non aveva passato molto bene le ultime ore – “andiamo, ci fermiamo a casa mia?” e si sporse sfiorando la guancia irsuta con le soffici labbra nella carezza di un bacio. L’appartamento era l’attico di un antico palazzo, sede di una società fallita negli anni venti e riconvertito in locali abitativi. Una grande vetrata dava sull’immensa terrazza da cui, senza la foschia di quella sera, si poteva vedere il grande fiume; il pavimento, del legno dell’epoca restaurato, invitava a camminare scalzi. Si tolsero i cappotti e le scarpe e si diressero verso l’ampio salone al centro del quale ardevano gli ultimi tizzoni in un caminetto circolare. -: “hai bisogno di riposare” gli disse lei prendendolo per mano. -: “no, mi basterà fare una doccia” e intanto si diressero verso la camera da letto in cui c’era anche il bagno. Lei lo accompagnò al letto spingendolo a sedersi, lui ne approfittò per stendersi un attimo e sgranchirsi le ossa, diede uno sguardo all’orologio sul comodino, le diciannove in punto e si appisolò. Marilena si sedette sul bordo del letto, il movimento del materasso lo svegliò, aprì gli occhi come chi si sveglia da un lungo sonno, in realtà non erano passate nemmeno due ore, mancava ancora qualche minuto alle ventuno. Guardò la ragazza come se vedesse un angelo e sorrise. Lei ricambiò il sorriso e dolcemente sussurrò: “ho prenotato il ristorante per le nove e mezza, ti ho preparato il bagno, coi sali, così ti rinfreschi”. Ormai corroborato si alzò d’impeto, le schioccò un bacio sulla bocca e si diresse verso bagno iniziando a levarsi i vestiti e lasciandoli cadere a terra. - “sublimi queste ostriche, sono afrodisiache sai?” Il tavolo era illuminato con un candelabro a tre bracci, l’atmosfera era artificiosamente romanica, le luci soffuse, drappi appesi alle pareti, tutti i tavoli illuminati solamente con candele ed il silenzio generale, i commensali usavano anche le posate in modo garbato per non fare rumore. – “tu non hai bisogno di afrodisiaci” sentenziò lei corrispondendogli un sorriso. La cena proseguì con antipasti di molluschi e crostacei cucinati in mille modi, caldi e freddi, accompagnarono il tutto con un ottimo Cartizze di Valdobbiadene, saltarono i primi e la pietanze passando direttamente al dolce, una torta di pinoli appena bagnata di liquore al mirto. Rientrati in appartamento, l’atmosfera del ristorante aveva riscaldato il cuore di entrambi, si levarono i cappotti aiutandosi a vicenda, la vicinanza del gesto li portò a coinvolgersi in un bacio appassionato e proseguirono a levarsi i vestiti dirigendosi al letto. Si ritrovarono nudi mentre lui baciava avidamente tutta la pelle di lei, era liscia come la seta e profumava di frutta, bramava carezzarla con tutto il suo corpo e baciandola in bocca la abbracciò lisciandole la schiena, le spalle, il collo con le sue grandi mani, mentre lei gli teneva la testa per sentire a fondo il vigore di quel bacio. I corpi erano infuocati, i cuori battevano impazziti, i preliminari divennero più audaci, osando nelle parti intime, indugiando con le labbra, con la lingua, con le dita, in ogni anfratto, in ogni piega del corpo, fino a sentire l’aroma dei suoi umori, fino a contrarre tutti i muscoli del corpo, per lasciarli esplodere in un amplesso infinto, alienante di tutti gli altri sensi, concentrato solo sull’amore…