Storie di pendolari - 3 (Cari fottutissimi storni)

08 novembre 2013 ore 09:41 segnala


Amo gli animali. Certo, non sono un "animalista" soprattutto di quelli affini ai pasdaran, che vorrebbero veder estinto il genere umano per lasciare la terra alle bestie ma gli animali li amo, li rispetto e cerco loro di fare meno male e danni possibili.
Però.
Perché il però c'è sempre, come il prezzemolo e l'inflazionato cacio sui maccheroni.
Però - dicevo - ci sono animali che fanno di tutto per rendersi fastidiosi al limite della sopportazione di un santo (nel mio caso Sant'Ambrogio, visto che scrivo da Milano).
Dopo aver letto la mia ultima frase immagino che a tutti siano venute in mente le zanzare o in seconda battuta le mosche. Verissimo. Ma oggi voglio riferirmi ad una bestiolina simpatica ed estremamente coreografica, della quale un esemplare potete ammirare nella foto sopra: lo storno.

Vi chiederete: e che gli han fatto gli storni a questo? Presto detto. Questi animaletti svolazzanti in questo periodo dell'anno colonizzano tutte le piante che circondano la Stazione Centrale nella loro migrazione verso Sud. Il primo impatto è da levare il fiato per la meraviglia, ve lo concedo: vedere quelle nubi stagliarsi contro il cielo ed intrecciare una danza di geometrie aliene, tanto comune a quella dei banchi di pesci davvero affascina:

La poesia svanisce come neve sotto un sole sahariano (accompagnata da moccoli bestemmianti pantheon diversi, dal cristiano-cattolico al paleo-ittita) perché lo scotto da pagare per assistere a siffatto spettacolo è la quasi certezza di finire glassato (e già sapete da cosa) prima di arrivare alla salvezza della Galleria delle Carrozze.
Vi fa ridere questa cosa? Bene, allora provate a passare SOTTO quelle piante all'imbrunire e poi ne riparliamo!


Attente indagini hanno determinato che gli storni "milanesi" appartengono alle più terribili fra le specie della famiglia Sturnidae: lo "sturnus excrementarius horriblis" e lo "sturnus mediolanensis defecantis insectatoris" universalmente riconosciute come fra le massime produttrici di guano maleodoranteappiccicosamentedisgustoso dell'intero regno animale.
Non c'è difesa da questa piaga: i falchi li schifano e gli ultrasioni su di loro fanno l'effetto di un rave. L'unico modo per evitare un'indegna trasformazione in "sacher escrementale" è quella d'aprire l'ombrello e turarsi il naso (perché la "spùsa de pulèe" come si dice qua arriva anche a 3-400 metri). In mancanza di ombrello (e non del naso) si deve attraversare scendendo dai marciapiedi, con il rischio di essere PRIMA investiti e DOPO scagazzati.
Così spirerò per un colpo di tram alla nuca, ricoperto di colloso guano e con i timpani frantumati dal cinguett... zurl... fracassdipall... di questi pacioccosi uccellini.
Dura ed immeritata fine di un eroico pendolare rotto a tutte le pensiline ed assalti ai treni ed attraversamenti d'incroci.

Amo gli animali.
Non tutti allo stesso modo però! :-)))
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« immagine » Amo gli animali. Certo, non sono un "animalista" soprattutto di quelli affini ai pasdaran, che vorrebbero veder estinto il genere umano per lasciare la terra alle bestie ma gli animali li amo, li rispetto e cerco loro di fare meno male e danni possibili. Però. Perché il però c'è semp...
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08/11/2013 09:41:30
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La strada del "Davai".

04 novembre 2013 ore 11:33 segnala
Sono cresciuto con mio nonno. Una persona dolcissima e buona, capace di poche parole e tanti silenzi sempre istruttivi. Aveva due grandi passioni, che per osmosi ho assimilato anch'io: la geografia e la storia della seconda guerra mondiale.
Avendola combattuta (Jugoslavia) ed essendo stato preso prigioniero dai tedeschi dopo l'otto settembre del '43 con reclusione in campo di concentramento, lavori forzati e fuga a piedi attraverso tutta la Germania sino al Brennero, gli era "rimasta dentro" e non si stancava mai di raccontarmi le sue vicissitudini di quegli anni.
Al pomeriggio, dopo i compiti, mi mettevo al tavolo del salotto con lui e, ciascuno con un volume dell'Enciclopedia della Seconda Guerra Mondiale davanti, si leggeva. Io chiedevo e lui mi spiegava. Avevo 7/8 anni allora e da quel tempo le storie, le testimonianze e le informazioni su quella guerra mi han sempre interessato.

Passare dai libri di storia a quelli che raccolgono le testimonianze è un breve passo: "Centomila gavette di ghiaccio" di Bedeschi lo lessi quando avevo 10 anni. Naturalmente fu lui a regalarmelo. Poi fu la volta de "Il sergente nella neve" di Rigoni Stern.
In tutte queste letture, però, c'è un tratto comune: sono racconti "dotti" di persone che sono riuscite ad uscire dalla sacca nella quale erano rinchiuse le truppe del Corpo d'Armata Alpino. Gente che, in qualche modo, "ce l'aveva fatta". Quel che mancava erano le parole di chi, invece, era rimasto indietro.
Ecco perché, quando ho scoperto questo libro: "La strada del davai" di Nuto Revelli mi sono sentito in dovere di comprarlo... Bene, l'ho letto tre volte di fila, senza stancarmi, come ipnotizzato, trascinato, travolto dalle semplici parole di quei soldati (contadini, manovali, muratori) illetterati, rassegnati, piegati e piagati da una guerra non compresa e non voluta. I pensieri di quella gente sono comuni: pidocchi, tifo petecchiale, febbre, cancrene da congelamento e fame, fame, fame! Una fame atavica, disumana, oscena.
Non v'è, nelle loro frasi, la barocca costruzione dei periodi del tenente medico Bedeschi, né la semplice incisiva poesia del narrare di Rigoni Stern. Ma forse proprio perché meno articolate, meno varie scendono subito nell'anima senza bisogno di interpretazioni ma anche senza filtri. Quindi dure, spigolose, gelate come il freddo di quell'inverno russo, amare come il dolore di tanti morti impietose. E' un libro che mi ha fatto venire un nodo in gola, che mi ha fatto inumidire gli occhi.
Se ve la sentite, acquistatelo e leggetelo. Quella gente siamo tutti noi e sapere quel che han passato potrà forse aiutarci a ritornare con i piedi per terra, ora che la nostra società pare vivere e prosperare solo dell'effimero.

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Sono cresciuto con mio nonno. Una persona dolcissima e buona, capace di poche parole e tanti silenzi sempre istruttivi. Aveva due grandi passioni, che per osmosi ho assimilato anch'io: la geografia e la storia della seconda guerra mondiale. Avendola combattuta (Jugoslavia) ed essendo stato preso...
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Perplessità (e un po' di outing)

16 ottobre 2013 ore 15:41 segnala
Non mi ci ritrovo e non mi ci raccapezzo più.
Sia nel virtuale che nel reale, beninteso.
Tonnellate su tonnellate di post su quanto sian perfidi schifosi monomaniaci insulsi inutili gli uomini.
Ripetute invocazioni tese ad informare urbi et orbi che non si cerca sesso.
Ragazzine di 13 anni che postano la foto del loro fidanzatino coetaneo a letto (e a torso nudo) con la didascalia "Mi sto divertendo".
Ragazzine di 15/16 anni che mi passano davanti squadrandomi come se fossi uno dei Californian Dream Men e che si sollevano la maglietta fino al reggiseno.
Bestemmie.
Insulti perlopiù gratuiti ed immotivati.
Urlatori populisti che inveiscono contro tutto e tutti, talmente separatisti ed escludenti da - credo - espellere pure sé stessi.
Criminali nazisti che imperversano per un funerale e dividono l'opinione pubblica
Centinaia di cadaveri di migranti portati via in bare anonime, senza funerale né il minimo gesto di rispetto.
E potrei andare avanti ad elencare ma l'idea di base è quella: c'è tanta confusione fra gli uomini, nessun appiglio, nessun ideale, nessun futuro compatibile da utilizzare come fari guida per uscire da questa melma.

Passando dal molto grande al molto piccolo, ho dato sempre tutto me stesso a quelli cui voglio bene, senza risparmiarmi, senza tener nulla per me.
Sto contraendomi, come l'universo, un passo alla volta, lasciando indietro tutto ciò che ritengo superfluo. Tutto per me è superfluo.
Sogni che non intendo più sognare, tanto non avrò né il tempo né la voglia per cercare di realizzarli.
Pensieri, parole sempre più pesanti, sempre più insipidi, sempre meno significanti lasciati cadere a terra senza guardare dove stanno rotolando.
Non ho figli, né potrò averne. Non sarò mai essere padre ed a 47 anni (quasi) non ha nemmeno senso pensarci.
Mia madre non mi rivolge più la parola: nella sua monomania pensa che sia io la causa della morte di mio papà.
Mia moglie ha l'amante. Conosciuto su facebook. E mi mente dicendo di amarmi. Io lo so, lei non sa che io so. Sentire le bugie e riconoscerle come tali, vedendo me stesso come dall'alto di una finestra. Alienante, ma curioso.
La sera quando chiudo le zanzariere devo staccare le mantidi che vi si sono arrampicate.
La mia gatta miagola e mi fa le fusa ogni volta che mi vede; io l'accarezzo. Se miagolassi magari ne otterrei anch'io. Dio sa quanto ne ho bisogno.
I libri, quelli si, mi sorridono, ogni sera, quando mi rifugio in loro in attesa del sonno che mi escluda per poche benedettissime ore da questo mondo estraneo, freddo e spinoso.

Acta est fabula

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Non mi ci ritrovo e non mi ci raccapezzo più. Sia nel virtuale che nel reale, beninteso. Tonnellate su tonnellate di post su quanto sian perfidi schifosi monomaniaci insulsi inutili gli uomini. Ripetute invocazioni tese ad informare urbi et orbi che non si cerca sesso. Ragazzine di 13 anni che...
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Storie di pendolari - 2 (Cambio di stagione)

02 ottobre 2013 ore 16:19 segnala
E' iniziato l'autunno. Inflessibilmente. Incontestabilmente.
E, con l'inizio dell'autunno si vive quel "traballar di temperature" che tanto assomiglia al traballare governativo che ci sta assillando da un bel po' di tempo a questa parte.
Ma questo mio post non vuol essere di critica politica, giammai! Scadrei nell'ovvio e nel già detto, quindi mi limiterò ad ironizzare sui comportamenti che assume di fronte all'autunno quella parte così importante del nostro universo che risponde al nome di "donna".
Bazzicando per ferrovie e stazioni nel mio annoso pendolante peregrinare fra casa e lavoro ho notato che, mentre l'uomo con i primi freddi si limita alla camicia + giacca + eventuale giubbotto-soprabito & affini, nella donna emergono varie e variate categorie, numerose quanto le specie dell'ordine dei lepidotteri (leggi: farfalle).
Ecco qua un estratto della mia indagine altamente scientifica:

1) Specie "Amundsen": le appartenenti a questa specie, non appena la temperatura esterna scende sotto la soglia limite dei 26° mutano dall'abbigliamento estivo ad uno degno di una spedizione polare: stivale, pantalone, maglia, maglione, sciarpa. Nei casi più gravi persino cappello. Studi su vari esemplari tenuti in cattività hanno rivelato che al posto del sangue hanno un liquido simile all'antigelo delle motoslitte e ghiandole sudorifere che entrano in funzione solo a temperature superiori a quella di fusione del lantanio (920° C).
2) Specie "Resisto": il dibattito fra gli scienziati è ancora aperto. Ci si chiede infatti se questa specie sia da considerarsi "progenitrice" dell'Amundsen oppure una sua evoluzione in via di adattamento ai climi freddi. Tratti comuni con la precedente sono l'uso di vari strati di copertura per la parte superiore del corpo, mentre la parte inferiore risulta per lo più scoperta. Vi sono però alcune varianti: la sottospecie "Resisto Ostinatus" rifiuta di coprirsi i piedi anche a temperature decisamente rigide, esibendo clamorose pedicure con smalti in contrasto con il colore bluastro che assume la pelle. La sottospecie "Resisto Variabilis", invece, pur lasciando scoperte varie parti del corpo risulta refrattaria alla rinuncia dello stivale, che indossa anche a temperature non idonee, con sommo detrimento dei rapporti sociali, soprattutto durante l'accoppiamento.
Specie "Fukushima: le appartenenti a questa specie hanno come tratto comune quello di assumere l'aspetto di sopravvissute ad una catastrofe nucleare. Infatti, con l'insorgere dei primi freddi non cambiano abbigliamento, ma si limitano a sovrapporre strati di vestiti generalmente scelti a caso fra le dozzine di guardaroba di cui dispongono. L'effetto, benché pittoresco, può risultare a volte tale da sconvolgere persino la sensibilità del più duro fra i marines.
Specie Pagophilus: i membri appartenenti all'ultima fra le specie oggetto di questa prima indagine risultano estremamente resistenti agli sbalzi termici, come se fossero avvolte in una bolla isolante che mantiene la temperatura corporea costante a dispetto delle intemperie esterne. Tale caratteristica comporta un beneficio immediato dovuto alla capitalizzazione dovuta dal minore esborso in vestiti. Generano inoltre un comune apprezzamento da parte della fauna maschile per la loro abitudine ad esibire generose scollature e scosci di livello dal quasi-casto al quasi-reato. Purtroppo è rarissima, anche perché, essendo sottoposta ad una caccia spietata da parte del maschio ("porcellus insipiens insistensis") tende a mimetizzarsi, camuffandosi da Amundsen o Fukushima.

Se vi saranno aggiornamenti o nuove scoperte (che mi verranno comunicate dalla società di ricerca scientifica "Angela, Angela & Superquark") sarà mia cura mettervi al corrente!

Frangar non flectar! :-)))
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E' iniziato l'autunno. Inflessibilmente. Incontestabilmente. E, con l'inizio dell'autunno si vive quel "traballar di temperature" che tanto assomiglia al traballare governativo che ci sta assillando da un bel po' di tempo a questa parte. Ma questo mio post non vuol essere di critica politica,...
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Quei giorni un po' "così"...

06 settembre 2013 ore 21:10 segnala
Capitano quei giorni un po' così, quando la malinconia ti assale e sembra avvolgerti come un sudario.
Ci si spegne, come un elettrodomestico in stand-by, solo un led a segnalare che sei ancora vivo. Guardi senza vedere, assorto senza pensare.
Anzi, i pensieri sono un rimescolare perpetuo di immagini, volti, voci, colori, odori, mezze parole, scampoli di frasi. E il tuo cervello è come il mare, in movimento, senza punti fermi: né una spiaggia né uno scoglio né una zattera od una salvagente cui potersi appigliare per cercare di dare un senso a tutto quel silenzioso rimbombare che ti echeggia nel cranio.
Poi, qualcosa riesci a fissarlo il tempo necessario per comprendere ed assaporare il dolce amaro della tristezza.
I volti di chi non c'è più e il quando ed il come son morti (quanti, quanti in questi ultimi anni).
Le parole di chi t'ha lasciato per percorrere una strada che non sei in grado di seguire.O che non vogliono farti seguire.
La persona che ami e cui hai dedicato tutta la tua vita che ti preferisce persone che distruggono quella briciola d'autostima che ancora gelosamente conservavi.

Poi ti rendi conto che sei arrivato ad un'età nella quale dovresti cominciare a cogliere i frutti del tuo affannarsi nel campo della vita e invece...
Ti alzi ti lavi fai colazione ti vesti prendi la macchina prendi il treno entri in ufficio lavori per 9 ore filate con mezz'ora di pausa prendi il treno prendi la macchina entri in casa ti lavi mangi guardi la tv dormi.
Non ho nulla se non queste mie mani e la voglia di essere felice nonostante tutto.

Domani sarò ancora capace di sorridere a tutti e di donare amore anche a chi lo disprezza.
Domani crederò che le cose potranno migliorare, che il sole brillerà un'ora in più del previsto.
Domani...

Oggi la malinconia reclama un po' di spazio. Se la merita, direi, quindi la lascio fare.

Buona notte! :cuore

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Capitano quei giorni un po' così, quando la malinconia ti assale e sembra avvolgerti come un sudario. Ci si spegne, come un elettrodomestico in stand-by, solo un led a segnalare che sei ancora vivo. Guardi senza vedere, assorto senza pensare. Anzi, i pensieri sono un rimescolare perpetuo di...
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Ed ora... pubblicità!

03 settembre 2013 ore 11:57 segnala
Sono cresciuto con il mito di "Carosello": ogni sera, da bambino, aspettavo con impazienza la musichetta della sigla d'apertura per ritrovare i personaggi, i cartoni animati che segnavano anche l'ora d'andare a letto ("A nanna dopo Carosello" in casa mia era regola imprescindibile)



La "Linea" per le pentole Lagostina, JoeCondor ed il Gigante Buono per la Ferrero, Mariarosa (Lievito Bartolini), Cimabue (e Dom Bairo l'Uvamaro), Caballero e Carmencita, l'Omino Bialetti, Calindri ed il suo Cynar, Tognazzi e Vianello per lo Stock, Macario con il panettone Galup, Franchi ed Ingrassia e la Cera Grey!!!
Ah, che nostalgia :inlove ma soprattutto che piccoli scampoli d'arte e di creatività che erano le "reclàme".

Ed ora? Ora ci sono gli "Spot" (ché già a pronunciarla questa parola ha un suono abbastanza fastidioso). Ma quello che mi inquieta è il senso di certe pubblicità, l'assurdo che però non convince e non attira...
Primo esempio:

Un tipo in casa con due ragazze (abbastanza gnocche, fra l'altro) che passa la giornate a pulire vasche incrostate come se ci avessero lavato maiali, lavandini conciati come se li avesse utilizzati Shrek, piastrelle così sporche che persino i batteri avrebbero qualche dubbio a metterci sopra una sola delle loro "zampette". Lui lava, spazza, lustra, preso a tal punto da ignorare persino le avances di quel puttanone della vicina. poi le due tipe chi sono? Conviventi? Parenti? Coinquiline? Mah...
Secondo esempio:

"Più sudi, più sai di fresco". Questa è da oscar! Un tipo che non si sa che lavoro faccia, visto che passa il tempo a zigzagare con il rampichino in mezzo ad un traffico newyorkese, a rompere le palle ai colleghi, a correr su e giù per le scale fino ad abbracciare una bellona in abito da gran sera che scende da un treno (DA UN TRENO!!! Ma li han visti i treni che arrivano in Centrale??? hahaha). Lo facessi io avrei la camicia tanto pezzata da far invidia ad un giaguaro (ché poi ci pensa Bersani a smacchiarmi), odorerei come un calzino da tennis usato ed avrei la faccia come un vampiro con il collasso!

Terzo esempio:

Vivident Blast! Quella del "Io non sono tuo padre, sono tua madre" con il figlio che risponde canticchiando "E io non sono tuo figlio, sono una marionetta". Ripristinerei l'inquisizione (con annessi roghi ed amenità simili) solo per gli ideatori di questo abominio!

Quarto (ed ultimo) esempio:
Foxy Seta: una carta igienica che, come tutte le carte igieniche è morbida, avvolgente, dolce, simpatica, carina... ma che comunque deve adempiere ad una funzione che, per quanto utile, non è certo fra le più eccelse che l'animo umano possa concepire. Bene, quei furbacchioni degli ideatori cosa hanno pensato? Di far scrivere a Dante la Divina Commedia su uno di questi capaci rotoloni! Praticamente l'opera letteraria più importante dell'umanità redatta su carta da culo! Mi correggo, l'inquisizione dovrebbe intervenire pure qua.

Potrei andare avanti con mangiatrici di gelati degne di un film porno, belloni ubriachi di montenegro che girano il mondo a fare le attività più stupide (mesi per un antico vaso, rammentate?), il sudore garantito di chi non usa borotalco ed è condannato a remare in tondo per tutta la vita, il postino che si ripassa tutte le casalinghe del paese per finire con la moglie che gli spacca una tazza in testa... E non cito quelli della telefonia fissa e mobile ché sono da ergastolo in carcere turco (ed i turchi mi perdonino).

Povero mondo!
Ma d'altronde siam passati dalla reclame allo spot, quindi da una musicale parola francese ad un versaccio inglese, ma anche da De Gasperi a Berlusconi e da Togliatti a Renzi. Non c'è limite al peggio, ma qui stiamo davvero esagerando!
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Sono cresciuto con il mito di "Carosello": ogni sera, da bambino, aspettavo con impazienza la musichetta della sigla d'apertura per ritrovare i personaggi, i cartoni animati che segnavano anche l'ora d'andare a letto ("A nanna dopo Carosello" in casa mia era regola imprescindibile) « immagine »...
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Guerra civile!!!

05 agosto 2013 ore 09:52 segnala


Abitualmente non seguo i telegiornali. Innanzitutto sono (quasi tutti) semplicemente inguardabili e anche quelli meno "allineati" non sono certo immuni da faziosità e distorsioni. Per informarmi seguo l'ANSA, oppure i siti di notizie esteri. Insomma cerco di tenermi aggiornato senza assorbire pedissequamente quel che Rai, Fininvest e simili vorrebbero farmi assorbire senza discernimento.

Perciò, quando ho letto di questa affermazione di Bondi ("soluzione politica o guerra civile") mi sono venuti i brividi. Sia chiaro, il concetto puro di "guerra civile" può essere anche condivisibile: penso alla lotta partigiana per liberarci dal nazifascismo, alla rivoluzione cubana, alla rivoluzione algerina contro i francesi... di esempi ce ne sono parecchi.
Quello che mi fa accapponare la pelle è che un sicofante viscido e servile come Bondi possa - a cuor leggero e con le tensioni ancor sopite ma sempre più gravi che vi sono in Italia - evocare l'idea di una lotta armata per tutelare la dubbia onorabilità del suo padrone.

Proviamo, prima di appoggiare o condividere quel che Bondi ha detto, a visualizzare davanti ai nostri occhi cos'è una "guerra" e civile per di più. Innanzitutto significa prendere le armi contro nostri concittadini: parenti, amici, italiani come noi. Significa non aver rispetto della vita umana, né delle donne, né dei bambini. Significa UCCIDERE altre persone, sparare loro addosso, vederle rantolare agonizzanti a terra. Significa vedere città e paesi distrutti da bombe di attentati, da incendi, da saccheggi. Significa sdoganare qualunque atrocità, qualunque nefandezza nel nome di un ideale.
Questa è la guerra civile: spogliata dell'ideale che la muove e la promuove, proprio di questo si tratta. Andate a vedere qualche filmato della guerra in Jugoslavia, oppure della guerra in Rwanda. Soffermatevi su un'immagine cruenta. Ora immaginate i rumori: deflagrazioni, rombo di cannoni, crepitare di fucili... grida di terrore, di agonia, di rabbia. Pianto di bambini o di donne violentate. E immaginate gli odori: fumo d'incendi, polvere, fogne scoperchiate. Ma, soprattutto, pensate all'odore del sangue, della carne lacerata e bruciata, all'odore di un cumulo di cadaveri in decomposizione...
Riuscite a pensarci? Riuscite a figurarvi quasi come se fosse reale tutto questo? Ecco, questo è quel che significa "guerra civile" ed io vorrei che Bondi e tutti quegli esseri viscidi e meschini che sono su questa terra per mostrare quanto stupida possa essere la razza umana provassero, per un giorno solo, a vivere in prima persona ed in prima linea, una VERA guerra civile, sporcandosi le mani del sangue dei loro "nemici".
Perché, quando accetti di distruggere il tuo paese ed ammazzare, torturare, deportare i tuoi connazionali, l'ideale che ti spinge deve essere grandissimo (e non tutti gli ideali per i quali s'è combattuta una guerra civile lo sono).
Berlusconi non lo potrà mai essere, per nessun motivo, per nessuna ragione.
Le parole hanno un peso, le parole incidono, insegnano e mobilitano. Se non si ha cervello bastante a saperle dosare ed utilizzare non si dovrebbe aver accesso alla vita politica.
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« immagine » Abitualmente non seguo i telegiornali. Innanzitutto sono (quasi tutti) semplicemente inguardabili e anche quelli meno "allineati" non sono certo immuni da faziosità e distorsioni. Per informarmi seguo l'ANSA, oppure i siti di notizie esteri. Insomma cerco di tenermi aggiornato senza ...
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Storie di pendolari - 1 (Il trolley)

31 luglio 2013 ore 16:15 segnala
Vorrei incontrare l'inventore del trolley, quell'infernale valigia dotata di maniglia sproporzionatamente lunga che è oramai il must del viaggiatore, sia esso il "frequent-flyer" oppure l'occasionale avventuriero da FF.SS.


Per carità, nulla di male, se non fosse che ciascun possessore di questa "comoda" valigia diventa ingombrante quanto un autoarticolato a 16 ruote. Sommate un paio di centinaia di esseri siffatti, metteteli in una stazione come la Centrale di Milano, aggiungete un pendolare (io) a rischio di perdita del treno (sono sempre in ritardo persino sul ritardo canonico dello stesso ;-) ) e vedrete che la probabilità di seri infortuni agli arti inferiori cresce esponenzialmente.

Certo, così facendo si affinano capacità di "dribblaggio" che manco la miglior "terza linea" degli All Blacks neozelandesi, però giungo all'agognato sedile stremato nel fisico e compromesso con l'aldilà per la quantità incredibile di moccoli et similia che questi ostacoli semivivi riescono a farmi pronunciare!


Insomma, vorrei davvero incontrare questo simpaticone che risponde al nome di Robert Plath, per cercare di capire perché, nel suo odio verso il genere umano, abbia potuto pensare ad un abominio del genere!


Saluto tutti con il motto dei pendolari:
FRANGAR, NON FLECTAR

Ciaooo!!! :ciao
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Vorrei incontrare l'inventore del trolley, quell'infernale valigia dotata di maniglia sproporzionatamente lunga che è oramai il must del viaggiatore, sia esso il "frequent-flyer" oppure l'occasionale avventuriero da FF.SS. « immagine » Per carità, nulla di male, se non fosse che ciascun...
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31/07/2013 16:15:23
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