1984-12-03

03 dicembre 2019 ore 16:50 segnala


Trentacinque anni fa, come ora, nella città indiana di Bhopal, uno stabilimento chimico della statunitense Union Carbide rilasciò, per un guasto, quaranta tonnellate di isocianato di metile, un fitofarmaco utilizzato per i pesticidi.
Siccome la fabbrica era fallita, la proprietà decise di disattivare tutti i sistemi di sicurezza che avrebbero potuto impedire il disastro.
E il disastro, ovviamente, avvenne.
Di notte, così da cogliere più gente possibile nel sonno.
In una zona densamente popolata: Bophal ha un milione e mezzo di abitanti.
In un paese che permette alle multinazionali dei paesi ricchi di produrre senza rispettare il minimo dei parametri di sicurezza: tutto profitto e nessun impegno.

Il risultato di questa oramai dimenticata tragedia furono 4000 morti nel momento del disastro, svariate decine di migliaia negli anni successivi e mezzo milione di persone contagiate dai gas e tuttora in varia misura invalide, sofferenti, malate.



Ve la ricordate questa tragedia? No? Allora, rinfrescatevi la memoria e poi vedete di non indignarvi se torme di disperati bussano alla porta. Abbiamo riempito della nostra merda le loro terre.
Questa è la conseguenza.

(No, non è una bambola quella che vedete in questa foto)



Vi lascio con una poesia Attila József, poeta ungherese, uno dei più importanti del XX secolo, morto il 3 Dicembre del 1927, a trentadue anni:

Il dolore

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari;
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.

Dentro al suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. Ed ha una lettera per te.


Come colonna sonora, ho pensato che "The sound of silence" nella versione dei "Disturbed" fosse la più adatta.
Buona serata.

09b2e62c-590c-4daa-8d6d-9c13e4e3dc32
« immagine » Trentacinque anni fa, come ora, nella città indiana di Bhopal, uno stabilimento chimico della statunitense Union Carbide rilasciò, per un guasto, quaranta tonnellate di isocianato di metile, un fitofarmaco utilizzato per i pesticidi. Siccome la fabbrica era fallita, la proprietà deci...
Post
03/12/2019 16:50:32
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7

Commenti

  1. leggendolamano 03 dicembre 2019 ore 18:35
    nel nostro piccolo abbiamo avuto Seveso.....
    le logiche sono sempre le stesse... profitto prima di tutto.
  2. vagarsenzameta 03 dicembre 2019 ore 19:59
    Si ricordo,ero ragazzino,la lunga saga degli eventi tristi in TV,mi rimase impressa anche la terribile vicenda di Alfredino e ricordo gli allarmismi della prima guerra in irak contro Saddam che la gente svuoto i supermercati per fare a casa le provviste come si faceva durante la seconda gueraa mondiale,...mah.
  3. crenabog 04 dicembre 2019 ore 10:20
    non si impara mai nulla ma a far disastri l'hanno imparato sin troppo bene. e io, a dir la verità, ne ho visti pure troppi, son stanco ormai, chiudere gli occhi sarà cosa lieta.
  4. 1965spiritolibero 04 dicembre 2019 ore 17:44
    lo sfruttamento dei piu' poveri oggi si e' ancora piu' estremizzato.
    l'india viene oggi ritenuta una nuova potenza perche' il reddito procapite cresce sempre di piu' ma se a crescere e' questo reddito a crescere sono sempre i poveri .la globalizzazione come il nazismo
  5. Paolo.Indaro 11 dicembre 2019 ore 15:32
    la ricordo ma come tutto quel periodo (l'adolescenza) non gli diedi molto peso rileggendo ora il tuo blog mi rendo conto di quanto ero "fuori" dal mondo
    Thanks Vir.
  6. VirPaucisVerbo 12 dicembre 2019 ore 10:11
    @leggendolamano: me la ricordo bene, Seveso. E sì, la regola del profitto non la facciamo mai mancare. Purtroppo.
  7. VirPaucisVerbo 12 dicembre 2019 ore 10:13
    @vagarsenzameta: siamo una razza che ha una scarsissima memoria storica. E dagli errori passati non impariamo quasi mai nulla. Quanti si ricordano di Alfredino? O della crisi dell'Iraq? Nessuno. Il "mah" ci sta benissimo.
  8. VirPaucisVerbo 12 dicembre 2019 ore 10:15
    @crenabog: come ho detto testé a vagarsenzameta, non abbiamo memoria storica. Ergo ripetiamo pedissequamente i disastri, riuscendo persino nell'ardua impresa di renderli sempre più tragici.
    Sul chiuder gli occhi... magari un po' più in là, dai ;-)
  9. VirPaucisVerbo 12 dicembre 2019 ore 10:16
    @1965spiritolibero: "la globalizzazione come il nazismo" rende perfettamente l'idea! Grazie!
  10. VirPaucisVerbo 12 dicembre 2019 ore 10:17
    @Paolo.Indaro: Nemmeno io la ricordavo così nitidamente, ma proprio per questo ogni tanto mi piace rinnovare i ricordi di quel che accadde, per rendermi conto di com'ero e di come sono.
    Grazie a te!
  11. crenabog 12 dicembre 2019 ore 10:56
    Alfredino? io stavo lì, e vorrei vedere quanti si ricordano - immortalato dalle telecamere che si era portato appresso insieme alla pipa per fare la sua bella figura - quel pupazzo di presidente partigiano che non nomino se no mi si rialza la febbre, scappare a gambe levate protetto dalla scorta perchè era cascato in terra un estintore e stava spargendo gas e liquido dappertutto. Oh il vile attentato fascista, corriamo a salvare il salvatore della patria. mavaff...lui e tutta la razza sua.
  12. crenabog 12 dicembre 2019 ore 10:57
    ps, io stavo lì perchè ero vigile del fuoco all'epoca
  13. Aria59 02 settembre 2020 ore 21:58
    Chissà in quale mondo ero, quando è successo. Si, all'epoca lavoravo e studiavo. Troppo presa da me stessa per sentire quali tragedie avvenivano oltre. Oppure è come dici tu: non ho memoria storica. Ricordo Seveso, ricordo Chernobyl. Ricordo anche Alfredino. E poi ricordo le tragedie recenti, le fabbriche che implodono col loro carico di povere persone (tanto per parlare di India), e ricordo le migliaia e migliaia di morti in mare, e ricordo i morti per droga, 72mila in un anno negli States. E ho l'impressione che il filo conduttore sia sempre lo stesso, la spietata ingordigia di esseri umani che devono vivere al di sopra della massa, a spese della massa.
    Che la massa, siamo noi :-(
    Queste tragedie le abbiamo causate noi, con il nostro girarci all'altra parte per non vedere cosa accade di fianco. Siamo i responsabili dei milioni di persone che lasciano il loro paese per non morire di fame, di lavoro, di stupro e assassinio. E poi, siamo lì a gridare "all'invasione", con i nostri cellulari sempre nuovi. Che gli invasori devono restare lì, ad estrarre i preziosi minerali per pochi spicci e rischiando la morte ogni giorno, per farci comperare l'ultimo cellulare.

    Ciao Vir, da tantissimo non entravo e non ti leggevo. Sempre prezioso il tuo contributo, grazie

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.