La strada del "Davai".

04 novembre 2013 ore 11:33 segnala
Sono cresciuto con mio nonno. Una persona dolcissima e buona, capace di poche parole e tanti silenzi sempre istruttivi. Aveva due grandi passioni, che per osmosi ho assimilato anch'io: la geografia e la storia della seconda guerra mondiale.
Avendola combattuta (Jugoslavia) ed essendo stato preso prigioniero dai tedeschi dopo l'otto settembre del '43 con reclusione in campo di concentramento, lavori forzati e fuga a piedi attraverso tutta la Germania sino al Brennero, gli era "rimasta dentro" e non si stancava mai di raccontarmi le sue vicissitudini di quegli anni.
Al pomeriggio, dopo i compiti, mi mettevo al tavolo del salotto con lui e, ciascuno con un volume dell'Enciclopedia della Seconda Guerra Mondiale davanti, si leggeva. Io chiedevo e lui mi spiegava. Avevo 7/8 anni allora e da quel tempo le storie, le testimonianze e le informazioni su quella guerra mi han sempre interessato.

Passare dai libri di storia a quelli che raccolgono le testimonianze è un breve passo: "Centomila gavette di ghiaccio" di Bedeschi lo lessi quando avevo 10 anni. Naturalmente fu lui a regalarmelo. Poi fu la volta de "Il sergente nella neve" di Rigoni Stern.
In tutte queste letture, però, c'è un tratto comune: sono racconti "dotti" di persone che sono riuscite ad uscire dalla sacca nella quale erano rinchiuse le truppe del Corpo d'Armata Alpino. Gente che, in qualche modo, "ce l'aveva fatta". Quel che mancava erano le parole di chi, invece, era rimasto indietro.
Ecco perché, quando ho scoperto questo libro: "La strada del davai" di Nuto Revelli mi sono sentito in dovere di comprarlo... Bene, l'ho letto tre volte di fila, senza stancarmi, come ipnotizzato, trascinato, travolto dalle semplici parole di quei soldati (contadini, manovali, muratori) illetterati, rassegnati, piegati e piagati da una guerra non compresa e non voluta. I pensieri di quella gente sono comuni: pidocchi, tifo petecchiale, febbre, cancrene da congelamento e fame, fame, fame! Una fame atavica, disumana, oscena.
Non v'è, nelle loro frasi, la barocca costruzione dei periodi del tenente medico Bedeschi, né la semplice incisiva poesia del narrare di Rigoni Stern. Ma forse proprio perché meno articolate, meno varie scendono subito nell'anima senza bisogno di interpretazioni ma anche senza filtri. Quindi dure, spigolose, gelate come il freddo di quell'inverno russo, amare come il dolore di tanti morti impietose. E' un libro che mi ha fatto venire un nodo in gola, che mi ha fatto inumidire gli occhi.
Se ve la sentite, acquistatelo e leggetelo. Quella gente siamo tutti noi e sapere quel che han passato potrà forse aiutarci a ritornare con i piedi per terra, ora che la nostra società pare vivere e prosperare solo dell'effimero.

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Sono cresciuto con mio nonno. Una persona dolcissima e buona, capace di poche parole e tanti silenzi sempre istruttivi. Aveva due grandi passioni, che per osmosi ho assimilato anch'io: la geografia e la storia della seconda guerra mondiale. Avendola combattuta (Jugoslavia) ed essendo stato preso...
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04/11/2013 11:33:57
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Commenti

  1. deathinvenice65 04 novembre 2013 ore 15:37
    Anch'io ho avuto un nonno come il tuo, conservo ancora i suoi libri di storia e spesso mi capita di rileggerli.
  2. VirPaucisVerbo 04 novembre 2013 ore 15:40
    Ci hanno lasciato la memoria storica, quella che non dovremmo perdere mai!
  3. Aria59 04 novembre 2013 ore 22:25
    Che bella storia, quella che hai raccontato. Io non ho mai conosciuto i nonni, eccetto una nonna materna, che però non mi ha lasciato una così bella eredità, ma solo sterili luoghi comuni....
    Mi sento orfana, ecco.
    E credo che andrò a leggere il libro che consigli, perché ha un ottimo testimonial! Non potrà non essere avvincente... Grazie!
    :-) ;-)
  4. Eleanor.Peacock 05 novembre 2013 ore 08:00
    Altro scrittore, altro contesto, stesso orrore. I racconti della Kolyma - Valam Salamov.
  5. VirPaucisVerbo 05 novembre 2013 ore 09:17
    @Aria59: mio nonno ha lasciato un gran bell'imprinting su di me. E mi sento fortunato per questo :-) Quando l'hai letto fammi sapere che ne pensi.

    @Eleanor.Peacock: prendo nota, lo leggerò sicuramente. Grazie.
  6. Stellacadente56 05 novembre 2013 ore 22:33
    Mi hai rituffato indietro nel tempo:mio nonno mi raccontava anche lui i drammi vissuti:tifo,pidocchi,fame!Che strazio!Leggerò il libro!
  7. Antelao 07 novembre 2013 ore 16:17
    Molto interessante. Ho avuto modo anni fa di parlare alcune volte con un mio paesano reduce di Russia. Anche a me interessanio molto la storia e la geografia e io stesso ho fatto il servizio militare negli alpini.
  8. VirPaucisVerbo 07 novembre 2013 ore 16:32
    Già, gli alpini. La nostra storia di Russia è costituita praticamente dalle sole loro testimonianze. Se ti interessa, questo volume te lo consiglio vivamente!

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