sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo

24 marzo 2011 ore 03:15 segnala


Potrei parlare dei bombardamenti in Libia, potrei parlare delle guerre in tante altre parti del mondo, potrei parlare degli stati con il petrolio e degli stati senza petrolio, dei “dittatori buoni” e dei “dittatori cattivi”, degli ex amici e dei nemici, potrei parlare delle centrali nucleari giapponesi eccetera eccetera. In realtà mi rendo conto purtroppo che tutti i fatti che riempiono oggi i telegiornali, sono l’ ennesima dimostrazione che gli uomini e le regole che governano la società, hanno fallito. E’ evidente che avremmo potuto evitare tutto questo. Qualche giorno fa ho sentito un conduttore di TG spiegare che non avrebbe parlato dei fatti che accadono in certi territori del mondo perché lì ancora la guerra non è scoppiata. Probabilmente per parlarne la guerra deve scoppiare e deve fare tanti morti.
Potrei affrontare tutti questi temi, ma ho deciso di non farlo. O meglio, di farlo indirettamente parlando di una notizia di tutt’ altro genere.

Ragazza down si laurea in Lettere
"E ora voglio fare la maestra"

Quando si presentò al primo esame col supporto del computer, la professoressa la guardò con scetticismo. I dubbi però svanirono presto, giusto il tempo dell'interrogazione. E alla fine fu proprio quella docente a invitarla ad abbandonare il pc e a sostenere le prove successive come tutti gli altri: risposte orali. È cominciata così l'avventura universitaria di Giusi Spagnolo, ragazza palermitana di 26 anni con la sindrome di Down. Sette anni dopo, Giusi ha coronato il suo sogno, laureandosi con 105 su 110 in Beni demoetnoantropologici alla facoltà di Lettere.
"C'è dietro un lavoro di 26 anni - dice il padre, Bernardo Spagnolo - Un lavoro che è cominciato in famiglia ed è proseguito a scuola. Siamo stati fortunati, abbiamo sempre incontrato professori disponibili e strutture adeguate. Anche all'Università, dove c'è il centro per la disabilità che ci ha dato un grande supporto. Grazie a questo lavoro di squadra, Giusi è riuscita a dimostrare che le persone con sindrome di Down possono accedere ad alti standard di studio. Lei è la prima donna in Italia. Speriamo non sia l'ultima".
Ma in questi anni Giusi non ha solo studiato: per un periodo ha anche lavorato come tutor alla scuola elementare Montegrappa. Ed è stato proprio da quell'esperienza che ha tratto lo spunto per la tesi, incentrata sul ruolo del gioco nell'apprendimento ed elaborata grazie a una ricerca sul campo nella ludoteca comunale di Villa Garibaldi. Con l'aiuto della dottoressa Romina Mancuso e dello zio, Giusi ha creato, sulla base di una favola di Fedro, un supporto didattico multimediale per i bambini.
"Quello di Giusi è un elaborato che presenta diversi pregi - dice Mario Giacomarra, preside di Lettere e relatore della tesi - sia dal punto di vista accademico che umano". Ma a Giusi la laurea non basta: "Mi piace lavorare con i bambini - racconta - È stato bellissimo sentirmi chiamare "maestra", spero un giorno di poterlo fare sul serio".


Alcuni potrebbero chiedersi che collegamento c’ è tra le guerre e questa notizia. E’ che cercavo un modo per esprimere le mie posizioni di pace e ho pensato che non esiste niente di più straordinario e anti- bombardamenti di una notizia come questa.
Certo potrei aggiungere, bisognerebbe far leggere o magari spiegare il senso di tutto questo ai grandi capi del mondo, purtroppo però non cambierebbe niente. Sta solo a noi, uno per uno, nel nostro piccolo… Come diceva Gandhi…
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« immagine » Potrei parlare dei bombardamenti in Libia, potrei parlare delle guerre in tante altre parti del mondo, potrei parlare degli stati con il petrolio e degli stati senza petrolio, dei “dittatori buoni” e dei “dittatori cattivi”, degli ex amici e dei nemici, potrei parlare delle centrali ...
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i giorni che sbagliano stagione...

21 marzo 2011 ore 03:22 segnala


Spesso durante la stagione ci imbattiamo in un giorno d’ un’ altra stagione che s’ è smarrito, e che ci fa vivere in questa, che ne evoca subito, ne fa desiderare i godimenti particolari e interrompe il corso dei nostri sogni, situando, più presto o più tardi rispetto al tempo suo, quel foglietto staccato da un altro capitolo nel calendario interpolato della Felicità. “
M. Proust- “La strada di Swann”


Quanti giorni smarriti e rifugiati dalla loro stagione in altre stagioni?! E’ già iniziata la primavera, e tutto ha l’ aria di rinnovarsi, di rinascere. Ieri ho visto una coppia di moscerini appartarsi accanto ai primi fiori di un pesco. I meli, il sole, i ciliegi, gli albicocchi; ovunque ci si gira parla la vita, e in primavera la vta parla verseggiando. Anche la mia gatta dormiente nel sottoscala percependo un fresco vento ad accarezzarle il pelo sembra essere felice. E’ primavera. I bambini sognano, e ai grandi viene da pensare: chissà che stagione sarà questa nuova primavera, perché in fondo la primavera fa gola a tutti, anche all’ inverno. Una volta un amico di mio padre mi disse che arriva un certo momento della vita in cui non ci sono differenze tra i giorni: io, ancora piccolo, rimasi sorpreso non riuscendo a capacitarmi come fosse possibile arrivare fino a quel punto. Beh credo che valga la pena di sentire tutti i giorni che questa primavera ci regalerà, a prescindere che siano aspri, acerbi o pieni di fiori. Credo che sia un dono che ci viene fatto poter attraversare anche solo una primavera, e quante invece ne possiamo ricordare? E quante ce ne saranno ancora... a prescindere, dai giorni che hanno sbagliato stagione. Finché sono i giorni a sbagliare stagione non ci sono problemi, ma quando sono gli uomini…
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« IMMAGINE: http://www.eviaggiatori.it/public/dugallery/pictures/IMG_0693.JPG » “Spesso durante la stagione ci imbattiamo in un giorno d’ un’ altra stagione che s’ è smarrito, e che ci fa vivere in q...
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cigni, albatri e poeti

19 marzo 2011 ore 02:56 segnala



Quando ero piccolo, penso come tutti, rimanevo incantato per ore e ore ad osservare i cigni dentro i loro laghetti. Che belli, così eleganti, così fieri e distanti, quasi angeli di un altro mondo, venuti nella terra per allietarci le giornate e attenuare i dispiaceri. Parevano così perfetti, così puliti e figli di una dimensione più giusta, di favola e magia.
Beh una di queste settimane passando in un laghetto dei cigni uno è uscito frettolosamente dall’ acqua e, da dietro il recinto, ha cominciato a cercare la mia mano iniziando a mordere le stecche della staccionata in attesa di un mio dono per fermargli l’ appetito. Che delusione. Fuori dall’ acqua i cigni sono così goffi, brutti, camminano tutti tremolanti e il loro corpo pare una vasca ingombrante, inutile, secca, vecchia, sporca, screpolata. In più, l’ abitudine schematica con cui il cigno sentendo me visitatore è corso a mendicare uno spuntino, mi ha reso davvero molto triste, perché in quel momento il cigno non era un cigno ma un animale come tanti che ogni volta ripete lo stesso numero per fermare un po’ lo stomaco, come se anche lui si sia adeguato ai rigidi ordini del mondo e abbia perso la propria autenticità di cigno, diventando più umano e forse con un atteggiamento più bestiale. In quel momento mi sono accorto di non essere più un bambino e di essere cresciuto. Però, il cigno può essere anche il poeta, come l’ albatro di Baudelaire che quando non vola “non riesce a camminare per le sue ali di gigante.” Dedicata a tutti i poeti. A tutti gli albatri e, in fondo,a tutti i cigni del mondo.


L’ALBATRO
Spesso, per divertirsi, le ciurme
Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
che seguono, compagni di viaggio pigri,
il veliero che scivola sugli amari abissi.
E li hanno appena deposti sul ponte,
che questi re dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
abbandonano malinconicamente le grandi ali candide
come remi ai loro fianchi.
Questo alato viaggiatore, com’è goffo e leggero!
Lui, poco fa così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro scimmiotta, zoppicando, l’infermo che volava!
Il poeta è come il principe delle nuvole
Che abituato alla tempesta ride dell’arciere;
esiliato sulla terra fra gli scherni,
non riesce a camminare per le sue ali di gigante.

C. Baudelaire
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« IMMAGINE: http://farm4.static.flickr.com/3255/2416205856_12ce0fb93a.jpg?v=0 » Quando ero piccolo, penso come tutti, rimanevo incantato per ore e ore ad osservare i cigni dentro i loro laghetti. Che...
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Italia unita

17 marzo 2011 ore 03:41 segnala



Approfitto per l’ anniversario dei centocinquant’ anni dell’ unità d’ Italia, per collegare alcune delle emozioni che mi hanno lasciato tutti i luoghi che ho avuto la fortuna di ammirare nel nostro Paese.
Sfortunatamente non posso citare tante altre zone, altrimenti l’ elenco non finirebbe più, e alcune località purtroppo non ho mai avuto il piacere di visitarle.
L’ elenco non è numerato in base alla bellezza o all’ importanza, ma è casuale, nella maggior parte dei casi da nord verso sud.

1- Certi tavolini lungomare in Liguria e le città a spicchi come i limoni rimasti nei bicchieri.

2- I laghi della Lombardia e i pomeriggi e Milano.

3- L’ arena di Verona, l’ odore giallo della città che si consuma fino a sera.
4-. Venezia.
5- Le fisarmoniche per le strade di Bologna e i portici e le albicocche.

6- Le sere d’ estate a Firenze tra stelle, gelato, Arno e rinascimento.
7- Il treno che da Arezzo va a Sinalunga ad Aprile: dai finestrini ginestre, peschi, fiori, campi verdi e la Toscana.

8- Le luci nelle piazze di Siena le mattine d’ estate, gli asili, via Rossi e il profumo dei meloni.
9- I miliardi minuscoli fiori viola che crescono tra le farfalle, ai bordi delle strade, nella campagna marchigiana, le domeniche di maggio.
10- Tutti i vicoli delle città umbre, ognuno dei quali ha in sé un diverso odore e una diversa sensazione.

11- Profumi delle mattine libere passeggiando per i parchi di Roma.
12- La pizza napoletana e il sole dentro Napoli.
13- Il vento che sfiora le coste del Gargano.
14- Gli spettacolari tramonti mozzafiato nei mari della Calabria.
15- La pioggia di Catania. Taormina, Agrigento, Siracusa e tutta la Sicilia.

Auguri all’ Italia unita. Da inguaribile utopista spero di festeggiare presto anche l’ unione degli stati del mondo. ;-)
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il tempo del raccolto del grano

14 marzo 2011 ore 02:33 segnala

Guardando le tragiche immagini provenienti dal Giappone, oltre all’ obbligato e sincero cordoglio per i disastri e orrori provocati dallo tsunami, mi viene da pensare. A quelli che davanti alla tragedia della perdita di vite umane parlano dei danni che può subire l’ economia,  a tutti noi che pensiamo a investimenti, borsa, alla nostra felicità che arriva fino al quartiere, al ritmo frenetico dei giorni, all’ odio teso dei rapporti, ai dispiaceri, fermiamoci un attimo, e riflettiamo.

Non è in lutto solo il Giappone, ma l’ intera umanità, non esistono distinzioni neppure alle tragedie.

Ora più che raccolto sarà il momento di ricominciare a seminare, con l’ aiuto del tempo, con quello che rimane. Il titolo di questo post però  è preso da un film giapponese del 1951, del grande maestro Ozu.

Mi è venuta in mente una scena, ci sono due coniugi di mezz' età seduti su una panchina del parco poco prima dell’ arrivo dell’ estate. E’ una scena famosa perché i due alla fine si fermano ad osservare un palloncino che vola libero nel cielo commentando: “da qualche parte c’ è un bambino che sta piangendo”. Comunque, prima della scena del palloncino, lui dice alla moglie: “Tra poco tempo nostra figlia si sposerà e noi rimarremo soli: questo è il momento più bello della nostra vita. E’ proprio stata una bella domenica, senti che buon odore, questi sono i momenti più belli della nostra vita”.

La moglie però gli fa notare: “Ma non è detto, può anche darsi che in futuro arrivino tempi migliori di questi”.

Lui, stiracchiandosi un po’, con l’ aria saggia del vecchio Giappone uscito dalla guerra, solo ai primi albori della crescita tecnologica, rispose: “No,  bisogna accontentarsi di quello che la vita ci dà, è proprio il periodo più bello della nostra vita”.

 

Purtroppo questi non sono i momenti più belli dell’ esistenza dei nostri amici nipponici, però, facciamo sì che da domani, almeno per noi, comincino  i momenti più belli della nostra vita, con pochi lamenti. :rosa

 

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Guardando le tragiche immagini provenienti dal Giappone, oltre all’ obbligato e sincero cordoglio per i disastri e orrori provocati dallo tsunami, mi viene da pensare. A quelli che davanti alla...
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i giardini di marzo

11 marzo 2011 ore 15:47 segnala

_Dedicata a tutti i giardini del mondo. A dieci giorni dall’ inizio della primavera. I giardini, i parchi, i prati, raccoglitori silenziosi e filatelici di baci, dei momenti che ci hanno sentito vivere, della corda tesa delle zampe dei piccioni e della coda dei cani in sincronia con l’ amore degli innamorati, dello zeffiro sulle spalle delle statue e dello zampillare esteriore delle fontane, che continuano, a donare acqua, anche quando nessuno si abbevera alla loro fonte. Dedicata a tutti i fiori di una nuova irripetibile primavera, dedicata agli amori rimasti dietro le siepi, a quelli finiti e quelli che continuano, alle persone rincontrate dopo tanti anni nei giardini casuali dell’ esistere, e ancora, di più, dedicata a tutti i nostri giardini di marzo dell’ anima, quelli più delicati, dove rimane ancora tanto da dare e l’ energia del sole rosa d’ un momento sulla scia malinconica di un ricordo. E l’ energia della speranza di oggi nella panchina del domani. Dedicata a tutti gli amori che hanno trovato il coraggio e non hanno più paura e quindi, si sentono invincibili. Dedicata agli alberi, ai profumi, ai sassolini dell’ essere vivi. Dedicata al mutamento della natura, alla stranezza della vita.
Se i giardini di marzo si vestono di nuovi colori, a che punto è il vostro?_
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« VIDEO: 0syYs0eWGGE » _Dedicata a tutti i giardini del mondo. A dieci giorni dall’ inizio della primavera. I giardini, i parchi, i prati, raccoglitori silenziosi e filatelici di baci, dei momenti ch...
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è ricominciato il carnevale

09 marzo 2011 ore 23:57 segnala
“ Sono un clown” risposi “ e faccio raccolta di attimi._
H. Boell- LE OPINIONI DI UN CLOWN-







Ora che è terminato il carnevale posso parlare del carnevale, del vero carnevale. Sì perché il martedì grasso con le maschere uno esprime quello che in realtà è, o vorrebbe essere: attraverso la maschera che indossa. Ma i giorni comuni, invece, ogni individuo riprende a nascondersi dentro la propria reale maschera, quella che porta con sé nella vita. Mi è rimasto impresso un anno in particolare che andai al carnevale a Fano, la giocosa e salutare pazzia delle persone. Che bella, la pazzia. Uomini adulti vestiti da Zorro, da clown, esprimevano senza inibizioni i colori della loro anima. E facevano scherzi agli sconosciuti, perché certe volte, a carnevale, esistono anche gli sconosciuti. E non sono sconosciuti, si è tutti un insieme. In quell’ occasione però, le maschere passarono accanto ad una vecchia signora seduta a testa bassa di fronte il portone di una chiesa. Chiedeva l’ elemosina e quasi stonava, senza sguardo, nei fili colorati di mille e più sguardi che invece rallegravano la loro domenica, prima di tornare accanto ai termosifoni del solito ambulatorio o della solita fabbrica. In quel momento, scosso da questo contrasto, mi chiesi cos’ è davvero la realtà e cos’ è davvero la finzione. Anche il povero forse è un ruolo, un ruolo vero, che non determina l’ essenza di quella persona, eppure io credo che quel giorno quella donna fosse vestita da realtà. Giovedì invece sono venuti i bambini a chiedere qualche uovo o qualche caramella. Erano quattro i bambini, vestiti da cow boy, con la camicia a scacchi e qualcuno portava anche il cappello, i baffi finti. Tenevano un cesto ancora vuoto: io gliel’ ho riempito di caramelle al limone e un po’ di spiccioli, ricordandomi quando ero io al posto loro a fare il giro per il paese, divertito. C’ era il rischio lì per lì che mi considerassi già vecchio. Invece il passaggio di quei bambini mi ha ricordato che la vera saggezza va a braccetto con la pazzia. Non ho amato sempre il carnevale, spesso quei giorni tenevo il muso e non mi scioglievo nel divertimento, eppure c’ è sempre tempo per diventare bambini, per scoprirsi bambini, soprattutto se ci si sente come i clown che ricercano la semplicità in mezzo ad un mondo di altri tipi di clown, in un mondo spesse volte che appare con il nasetto rosso tondo della falsità e i riccioli di capelli e il trucco nel volto dell’ invidia. E allora, come Hans, il personaggio appena letto di “Opinioni di un clown”, che da clown smascherava le ipocrisie della società consumistica, mi sento anche io un po’ un pagliaccio. Ma un pagliaccio a modo mio, un pagliaccio che non ha una maschera da togliere finito il carnevale, un pagliaccio non considerato nel senso dispregiativo del termine, ma un clown che appunto fa raccolta di attimi e cerca di allargare il suo sorriso quando la vita si sente un po’ più liscia, e un po’ più colorata. E’ da oggi che il carnevale si riapre: le persone riprendono a chiudere lo spirito, senza cercare, senza giocare o meravigliarsi, pronte a sbranarsi per far luccicare meglio il proprio costume, non capendo che la vera bellezza, e la vera libertà, è togliere lo sporco, è togliere il mistero, e viverlo, ed è non avere paura di essere quello che si è, di essere autentici e sinceri, dentro un mondo fatto più che mai di maschere.
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_ “ Sono un clown” risposi “ e faccio raccolta di attimi._ H. Boll- LE OPINIONI DI UN CLOWN- Ora che è terminato il carnevale posso parlare del carnevale, del vero carnevale. Sì perché il martedì grasso con le maschere uno esprime quello che in realtà è, o vorrebbe essere: attraverso la maschera... (continua)
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donne e donne

08 marzo 2011 ore 15:12 segnala

1)" Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto". Lo dice un proverbio mauritano, il cui senso è: donna, se vuoi essere amata e desiderata, devi ingrassare. Non è tanto una questione di rovesciamento dei canoni estetici. In Mauritania non si raccomanda alla donna di essere in carne ma proprio obesa. E il folclore fa presto a trasformarsi in dolore: quello delle ragazzine che si sottopongono a "cure" devastanti pur di raggiungere lo scopo e quello di bambine che vengono rinchiuse in strutture speciali, da dove, dopo tre mesi di cura, escono che sono irriconoscibili. Tutto perché la famiglia non accetta lo stigma sociale che deriva dall'avere una figlia magra. Va precisato che nella capitale Nouakchott e nelle aree urbane questo fenomeno mostra un po' la corda, ma sopravvive e appare di nuovo in crescita nei piccoli villaggi rurali e in quelli al confine col Sahara. "




2) "In Afghanistan, secondo l'ultimo report di Human Right Watch sulla condizione femminile in Afghanistan, l'87 per cento delle donne lamenta di avere subito violenza, metà delle quali violenza sessuale; il 60 per cento dei matrimoni è forzato e il 57 per cento avviene con ragazze al di sotto dei 16 anni. L'autoimmolazione è uno dei metodi più usati dalle donne per sfuggire alla violenza e alla brutalità della loro vita: nello scorso anno, nel solo ospedale di Herat, sono arrivate 80 donne che avevano tentato il suicidio dandosi fuoco. "





3)"Alessandra (ricercatrice) Quale è il tuo settore di ricerca ? Io lavoro nelle Biotecnologie Farmaceutiche.
In concreto cosa fai ? E quali potrebbero essere i futuri progressi scientifici e medici nel tuo campo? E i benefici che potrebbero portare alla comunità e agli individui ?
In particolare il mio gruppo si occupa di sviluppare anticorpi monoclonali ingegnerizzati e immunoconiugati rivolti soprattutto contro antigeni tumorali e a questo scopo ci avvaliamo di tecniche sia di biologia molecolare che cellulare. Lo sviluppo di farmaci antitumorali che vadano specificatamente ad agire sul tumore riducendo quindi gli effetti collaterali su altri tessuti. L’attuale chemioterapia è altamente debilitante per il paziente, che a volte rifiuta la terapia. Fermo restante che i farmaci biotecnologici non sono miracolosi, è secondo me da considerare la qualità della vita che una terapia con farmaci più specifici potrebbe dare rispetto alla chemioterapia classica. Senza contare, inoltre, che i farmaci biotecnologici hanno targets cellulari diversi rispetto ai classici chemioterapici e questo permetterebbe di bypassare gli innumerevoli problemi dovuti ai meccanismi di resistenza acquisite dalle cellule tumorali.
Che tipologia di contratto hai?
Attualmente ho una borsa di studio. E’ un contratto “di formazione” annuale rinnovabile per tre anni. Precedentemente dopo la laurea ho avuto un Co.co.co per 7 mesi. Tre dei miei colleghi hanno un contratto a tempo determinato a progetto. Un'altra collega ha un Co.co.co che ormai viene rinnovato di 3 mesi in 3 mesi a seconda dei risultati che ottiene e dei fondi a disposizione.
Come vedi il tuo futuro da ricercatrice in Italia?
Io credo che dopo la borsa di studio proverò andare all’estero. Questo mi dispiace perché non ritengo giusto che giovani intelligenti, con buone idee ed una preparazione di tutto rispetto siano costretti a lasciare il proprio paese, la propria famiglia e i propri affetti per andare lontano soltanto perché il proprio stato non riesce a dare loro un futuro.







4) ... Il secondo racconto è di Maria Makdoum. È una danzatrice del ventre, è araba. Ecco che cosa ricorda della sua vista ad Arcore: "Nel giugno del 2010 Lele Mora mi chiede se sono interessata a partecipare a una serata ad Arcore (...) e se voglio far parte del suo harem. Mi trasferisco a casa sua da giugno ad agosto. Vado ad Arcore in luglio. Prima di entrare nella villa, da una stradina laterale si affiancano alla nostra auto un'autovettura con il lampeggiante delle auto di Stato. Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena, il presidente disse: "E ora facciamo il bunga bunga" e spiegò che cosa era, cioè era una cosa sessuale". Il gruppo si trasferisce "di sotto" e qui "le gemelle De Vivo si spogliano, sono in mutande e reggiseno. Il presidente le tocca e loro lo toccano nelle parti intime. Si avvicinano anche a Emilio Fede che le tocca il seno e altre parti intime. Poi una ragazza brasiliana con perizoma balla il samba in modo molto hard. Anche le altre ragazze a quel punto ballano scuotendo il seno, mostrando il fondo schiena. Tutte si avvicinano al presidente che le tocca nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata, lo confesso".
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1)" Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto". Lo dice un proverbio mauritano, il cui senso è: donna, se vuoi essere amata e desiderata, devi ingrassare. Non è tanto una questione di rovesciamento dei canoni estetici. In Mauritania non si raccomanda alla donna di essere i... (continua)
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l' amore ai tempi del colera

02 marzo 2011 ore 22:15 segnala

Florentino Ariza, invece, non aveva smesso di pensare a lei per un solo istante una volta che Fermina Daza l' aveva respinto senza appello dopo certi amori lunghi e contrastati, ed erano trascorsi da allora cinquantun' anni, nove mesi e quattro giorni.

 

...”Approfittane adesso che sei giovane per soffrire tutto quello che più,” gli diceva,” che queste cose non durano tutta la vita.”

 

Così pensava a lui senza volerlo, e quanto più pensava a lui più le veniva rabbia, e quanto più le veniva rabbia tanto più pensava a lui, finché non fu qualcosa di così insopportabile che le travolse la ragione.

 

i sintomi dell'amore sono gli stessi del colera

perché mai avrebbe ammesso la realtà che Florentino Ariza, nel bene o nel male, era l'unica cosa che le fosse accaduta nella vita.

 

gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé.

 

lo spaventò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.

 


Fino ad allora l'aveva sorretto la finzione che il mondo fosse quello che passava, passavano i costumi, la moda: tutto meno lei. Ma quella sera vide per la prima volta in modo consapevole come stesse passando la vita di Fermina Daza, e come passasse la sua stessa vita, mentre lui non faceva altro che aspettare.

 

Gli ricordò che i deboli non sarebbero mai entrati nel regno dell' amore.

 


"E fin quando crede che possiamo proseguire questo andirivieni del cazzo?" gli domando.

Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatreé anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti. "Tutta la vita." Disse.

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Florentino Ariza, invece, non aveva smesso di pensare a lei per un solo istante una volta che Fermina Daza l' aveva respinto senza appello dopo certi amori lunghi e contrastati, ed erano trascorsi da allora cinquantun' anni, nove mesi e quattro giorni. ...”Approfittane adesso che sei giovane per so... (continua)
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diari

27 febbraio 2011 ore 23:45 segnala

Agende che ripongono segregati inchiostri della memoria, quell' inchiostro è il mio mare, l' infinito che si fa materia e mi si lascia guardare, un infinito che si lascia leggere, scrivere, sognare. Parole puttane che credevo fossero solo le  mie e invece sono lì pronte ad essere lette da tutti, chissà che fine faranno i miei diari nel futuro,  io non sono quello che scrivo nelle pagine di quei diari, lo sono solo in quel momento, poi non lo sono più, quanta strada fatta, quanta acqua sotto i ponti, la mia calligrafia si è fatta storta, prendendo in cambio un significato ancora più incisivo, quanti spazi tra quelle parole che ormai sono un campeggio di colori nei campi del passato. Il primo anno scrivevo per gioco, il secondo per passare il tempo, il terzo per necessità e poi non ho più smesso, da più di dieci anni, ogni sera, dieci anni, penna, o tasti del computer, dimmi che giorno è, quali sono i pensieri, incidili, ricreali, nella dimensione delle sillabe, tocca i mutamenti, alla sorgente, bisogna leggerli prima, i mutamenti, le trasformazioni, e con tutte queste emozioni del passato poi che ci si fa? Chi potrà veramente capire? A volte credo siano parole inutili, sfoghi, e le atmosfere che ci ho lasciato dentro chi le può leggere, se non io, il limite dell' intimità è che appartiene solo a noi stessi, per quanto gli altri possano avvicinarsi a capire, certe sfumature non le coglieranno mai. Certe sere ho scritto parole come fossero dadi, altre volte come fossero stelle, fragole, certe volte scrivevo senza neanche accorgermi cosa, certe volte riflettevo, certe volte ero la mia anima, certe volte la superavo, certe volte custodivano la mia più profonda felicità, certe volte il mio dolore più remoto. Eppure i diari sono frontiera, passano di lì gli emigranti più splendidi e quelli più complicati E quanti viaggi e quante storie hanno quei giorni, le mie sensazioni i santi di quei giorni,e la mia vita un tabernacolo dove snocciolare le preghiere delle mie libertà, dei miei limiti. E' strano come quei diari raccolgono le parti migliori e peggiori e ora che da lontano li rivedo, penso che per me non ha neanche più un reale motivo scrivere del presente, se non per il fatto che potrei migliorarlo nel  futuro. I diari mi conoscono troppo e questo non mi piace. Se dovessi rivivere ogni singola parola preferirei non farlo, mi piace in fondo vivere da oggi.

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Agende che ripongono segregati inchiostri della memoria, quell' inchiostro è il mio mare, l' infinito che si fa materia e mi si lascia guardare, un infinito che si lascia leggere, scrivere, sognare. Parole puttane che credevo fossero solo le mie e invece sono lì pronte ad essere lette da tutti, chi... (continua)
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27/02/2011 23:45:59
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