come interrompere un diario dopo tredici anni

27 dicembre 2012 ore 01:04 segnala

Agende qualunque, rosse, nere, agende che verso Natale mio zio mi regalava dalla banca, io sfogliavo la prescelta e mi dicevo ecco, per un po' di tempo abiterò anche qui dentro. Quaderni con i buchi, rilegatori, fogli sparsi, carta qualunque, carta magica, carta con i numeri dei giorni fissati sopra, e i santi accanto a quei numeri, e le righe e i quadrati che non sono serviti che per accogliere la dignità dei residui di quanto capitava. Il diario insomma. La prima volta che ho iniziato a tenere un diario era la sera del primo gennaio 2000. Da lì in poi ho sempre continuato a scrivere sopra i giorni. Tredici anni che ogni tanto tengo in mano, così, accarezzando la pelle di quel corpo immaginario, riassaporando di volta in volta le parole. Il nuovo millennio spruzzato solo da me, con le mie mani. Sarà che fin da piccolo ho avuto la necessità di ridurre in termini la vita, come se l' imprevedibilità di quest' ultima possa essere guidata meglio con le parole. Ho sempre dato ampio spazio alla scrittura e alla lettura di me, come a scomporre in ogni rigo i saliscendi della mia anima. All' inizio il diario è stato quasi un rilegatore di eventi, senza neanche esprimere una particolare emozione: una raccolta cronologica di azioni e di faccende giusto per inquadrarli in uno spazio superiore, racchiuderli in una dimensione infinita. Poi di volta in volta, crescendo, bastonandoci la penna e i vari nodi dell' inchiostro ho imparato a sfiorare anche la poesia. Ho iniziato a documentare gioie e fallimenti come fossero eventi a sé, con la propria essenza, a ragionarci, a discuterci, ad impararne, a distruggerli. Ho scritto lì dentro delle mie prime cotte, pagine rubiconde di timida passione, ho scritto lì dentro di quando sdraiato in un campo di margherite un mio amico mi confidava il suo sogno segreto di diventare calciatore. Ho scritto di quando correvamo sui campi di grano, di quando ho imparato a dosare la frizione, per la strada, in mezzo agli altri, di tutte le città visibili e invisibili di cui sono stato succube per un istante intero; di quella sera fatata trascritta dal mio cuore al foglio con lei che mi aspettava di là per dormire abbracciati. Ho sigillato dentro quelle pagine ogni battito, incastrato ogni volto, ogni persona. Quella notte d' estate passata sotto le stelle e quante notti tutte insieme, quante stelle: così tante da contenere al loro interno anche il mattino. Giorni fantastici, giorni terribili, confidenze, segreti, dubbi, emozioni, il foglio è stato un ascoltatore fedele che non mi ha mai abbandonato, ma che anzi mi ha sempre lasciato spazio, anche per peggiorare tanti sfoghi. Credo da sempre che al di là, magari sotto il bianco e lo scritto della pagina, ci possa essere qualcuno che ascolti le parole: non sto parlando di divinità, parlo di tutti i minuscoli dei che danno vita e accolgono sempre le parole.
Perché ho deciso di interrompere tutto questo e forse di buttare i vecchi diari?Perché mi sento cambiato, perché anche a rileggermi mi sembrerebbe di tornare verso un' identità che ha smesso di appartenermi: ho sempre guardato indietro, senza mai accorgermi che avrei potuto guardare pure avanti. Ora basta, ora è venuto il momento di vivere senza tanta burocrazia interiore, anche perché non è mia intenzione lasciare ai posteri così tanta delicatezza disordinata. Certo, continuerò in generale a scrivere, quella è forse l' unica identità che posso dare al mio spirito, ma non assecondando forzature, senza il tentare di stare dietro allo scorrere del tempo. Arriva un momento secondo me in cui non ci si può tappare esclusivamente dentro le pagine, in cui non è più ammissibile farsi piccoli per entrare dentro quello che si è già stati, con l' obbligo magari di lasciare comunque una traccia del giorno appena finito.
A voi è mai capitato di darvi da soli, senza saperlo, delle norme da seguire dentro ai giorni? Vi è mai capitato di non riuscire più ad approcciare nel modo giusto l' attimo e il suo splendido mistero proprio a causa della lontananza ad esso, magari perché immersi nel regno della routine distante anni luce dalla vita? Mi dispiace un sacco spezzare la raccolta dei miei diari, ma devo provare a sentire come si sta anche senza. Se fossimo immortali potrei anche continuare con l' amministrazione formale dei miei gioiosi e ostili turbamenti, ma il fatto che un giorno si lascerà questo pianeta mi fa pensare che devo ricordarmelo, ed essere il meno pesante possibile.
Ovviamente il diario è solo un pretesto. Altre persone avranno a che fare con qualcosa di diverso. Il punto però non cambia: il flusso della vita non è completamente naturale se l' elemento che lo studia rimane sempre lo stesso. Almeno questo è quello che ho imparato.
Per questo ho deciso: può essere anche questo il momento giusto per dire basta alle abitudini del passato per poter accogliere con maggiore disinvoltura la spontaneità vera della Vita.

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« immagine » Agende qualunque, rosse, nere, agende che verso Natale mio zio mi regalava dalla banca, io sfogliavo la prescelta e mi dicevo ecco, per un po' di tempo abiterò anche qui dentro. Quaderni con i buchi, rilegatori, fogli sparsi, carta qualunque, carta magica, carta con i numeri dei giorn...
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27/12/2012 01:04:26
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Commenti

  1. albaincontro 27 dicembre 2012 ore 06:31
    "...il flusso della vita non è completamente naturale se l'elemento che lo studia rimane sempre lo stesso..",vorrebbe dire ingabbiare la vita stessa,impedirle di vivere.L'ho imparato anche io,anche se più tardi,rispetto a te,ma l'importante è arrivarci.Ciao Alba
  2. NeraDiNotteNN 27 dicembre 2012 ore 09:17
    ogni cosa ha il suo tempo.
    l'abitudine distrugge,
    noi viviamo in un continuo
    divenire.
    Il nostro io interiore comunque
    è al di là di tutti i diari,
    al di là del passato e del futuro,
    è qui. ora.
    viviamolo.
    Fare meditazione,
    saper meditare,
    aiuta moltissimo a trovare
    l'essenza delle cose. :-)
    buona giornata :rosa
  3. dealma 27 dicembre 2012 ore 11:15
    Il presente sta il equilibrio tra il passato (le radici dell'essere) e il futuro (il progetto che si tende verso una meta più alta).
    I miei diari sono come le fotografie di ciò che sono stata, e lo stupore di rileggerli è impagabile, è un riguardarmi con occhi nuovi, scoprendo, nella distanza, cose di me che, mentre le vivevo, non riuscivo a mettere a fuoco.
    Quanto al ridurre il tempo passato speso a raccontarsi, a sviscerarsi, a osservarsi, è cosa che arriva spontaneamente, quando finalmente si è pronti a fare il balzo.
    Insomma: non gettarli! Fastidio non danno e tra 10 anni saranno una scoperta nuova!
    Bel post.
  4. SOGNANDO59 27 dicembre 2012 ore 13:19
    Non mi è mai piaciuto affidare al diario le mie emozioni...le mie ansie...la mia vita ... e ora un po' mi manca...mi mancano dei momenti che non ricordo più o se non altro non con quella nitidezza che vorrei! :-( bel post Matteo :-) :rosa
  5. Antelao 27 dicembre 2012 ore 15:50
    "La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola." (Luigi Pirandello). Una fase che si conclude. Una nuova che inizia. Che fare dei volumi manoscritti? Forse un bel falò, magari il giorno dell'epifania, che si presta bene! Personalmente non li conserverei, perchè non mi piacerebbe che venissero letti da alcuno.
  6. Aljsja 27 dicembre 2012 ore 22:00
    Molto bello questo post!
    Non mi sono mai data delle norme, ma ho sempre assecondato e assecondo ciò che sento e mi va di fare...
    le abitudini possono essere catene molto piacevoli, provare a spezzarle possono esserlo altrettanto...
    Ma non gettare i tuoi diari!!!
    Ciao Matteo :rosa
  7. Evelin64 28 dicembre 2012 ore 08:27
    Il buon Freud asseriva che la mente è in grado di ricordare solo cio' che vuole, ed è per questo che tante volte nei diari appunto, non ci si riconosce piu'. È stata la mente a cancellare l'emozione di un attimo, per motivi che non riconosce quella sensazione in modo tale, da proteggerne il ricordo.
    Scrivevo un diario anche io Matteo, ne avevo a decine, poi un bel giorno decisi di lasciare fare alla mente, di farle ricordare solo cio' che voleva.. e cosi' oggi ho nel cuore tantissimi ricordi di eventi che mi hanno aiutata a crescere, mentre gli altri si sono sbiaditi con il tempo. I miei diari sono finiti uno ad uno nel caminetto acceso, e le fiamme che sprigionavano, mi davano il calore delle parole che ho usato raccontando me stessa, ma che ormai non c'era piu'.
    buona giornata...Evelin :bye
  8. Lucrezya.57 28 dicembre 2012 ore 18:46
    Ciao mi è capitato si mi sono cancellata perchè non avevo stimoli mi ero eclissata su quel foglio e poi sono tornata come vedi ...si ha bisogno di riflettere fare un bilancio della nostra quotidianeità e poi magari ritornare sui vecchi passi senza guardarci troppo indietro le delusioni le amarezze fanno parte del foglio precedente , ora c è un foglio nuovo da scrivere e su quel foglio ho scritto tanti auguri a te ....lucrezya
  9. malenaRM 04 gennaio 2013 ore 17:57
    Non distruggerli, però...
  10. eldan 10 gennaio 2013 ore 14:44
    A volte abbiamo bisogno di passare a una nuova dimensione, soprattutto quando quella vecchia ci sta stretta. Credo che tutti più o meno abbiamo avuto almeno un diario. Che bei ricordi che portano :)

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