dialoghi ritardatari tra nonno e nipote

11 aprile 2011 ore 01:25 segnala


I rapporti con certi nostri parenti sono strani. Se non fossimo parenti, con alcuni neanche parleremmo. Ma è il sangue, che sceglie, il flusso delle radici, il senso di qualcosa che si tramanda oltre le generazioni. Ripenso a mio nonno, ma vorrei pensare a lui non come mio nonno ma come uomo. E ripenso a lui per prima cosa nei lillà dentro gli odori delle sue camicie. E ripenso a lui solo come un pezzo, come quello che ho arraffato nel mio percorso con i miei flebili occhi da nipote. Era spesso chino che zappava, tra il campo secco dell’ orto, o tra le viti che beccavano un po’ di sole accanto all’ ombra ingiallita d’ un grande pozzo. Era un contadino che ai pranzi di Natale ai nipoti, confidava che non bisogna mai vergognarsi del lavoro che si fa, se è onesto. Poveri ma onesti, diceva lui, congiungendo il pollice agli altri diti screpolati della mano. Mescolo il suo ricordo con la sua risata, che era una scala a chiodi gialla, e poi i cappelli, che non metteva quasi mai, ma teneva sempre nell’ attaccapanni della sala. Aveva un naso un po’ prolungato, i capelli grigi, mai bianchi, grigi, un grigio resistente che pretendeva chissà perché di non crollare. Non l’ ho visto mai piangere, tranne una volta che era morta una vicina. Mise gli occhiali scuri in casa per non dare identità al proprio dispiacere. Portare lo stesso suo cognome ha sempre pesato nella nostra relazione. Si presentava come un uomo orgoglioso, avaro, a certi tratti severo. Dalla sua bocca uscivano commenti solo di politica, o del tempo, o pensieri della vita quotidiana. Solo una volta intravidi che poteva esserci in lui qualcosa di diverso, quando si mise a parlare con mia cugina, chissà perché, di reincarnazione. Il suo percorso quotidiano era addestrato a svolgere le solite faccende, in ogni periodo dell’ anno. La sera succhiava sempre un piatto di minestra, poi ascoltava puntuale il telegiornale, a tutto volume, nella sua sedia un po’ tagliuzzata accanto alla finestra, dove ogni tanto controllava le luci della strada. Mio nonno aveva fatto la seconda guerra mondiale. Era stato fatto prigioniero in Libia, portato dagli inglesi in India e imprigionato per due anni. Riuscì a tornare a casa solo nel ’46. Non amava parlare di tutto questo. Abbassava la testa o cambiava argomento. Ho sempre creduto che nascondesse qualcosa, qualcosa di profondo, che voleva far morire in segreto, con il suo cuore. Ormai non c’ è più da cinque anni e ognuno in famiglia porta con sé un ricordo proprio, indipendente dalla verità della sua essenza. Per molti il suo temperamento deciso era segno di forza, invece io credo d’ aver intravisto una sua opaca fragilità, non da nonno, non da eroe, ma semplicemente da uomo. Una volta litigammo, mi disse di prendere qualcosa, in malo modo, e io gli risposi con parole pesanti e aspre che sfiorarono il suo intimo. Qualche giorno fa sono venuto a conoscenza di tutte le tragedie che ha dovuto attraversare, sia in famiglia sia da soldato. E’ lì che ho capito che cosa vuol dire portare quel cognome: lo si può capire solo dentro il privato d’ una storia, dentro ogni grammo d’ un pezzo di segreto che un uomo tiene dentro di sé, e ci va in giro, per il mondo, sapendo che nessun altro potrà capire quel suo punto dove debolezza e dignità con precisione si susseguono. Quasi per riavvicinarmi a lui, cercai allora qualcosa di suo, una di quelle cose che gli uomini lasciano, di qua, da qualche parte, in qualche cassetto della vita. Trovai tra altre cose, un sua agendina, dove segnava appuntamenti e appunti di vita contadina. Nell’ ultima pagina aveva scritto il nome dei suoi genitori e sotto, separati da tutto, aveva scritto in bella vista il suo nome e poi di seguito, sottolineato, il mio. I nostri due nomi. Attaccati. Nient’ altro. Solo quei nomi come due strisce, che lì per lì iniziarono ad emozionare la sorpresa del mio cuore. E’ lì che sono un po’ nato di nuovo con un nuovo nonno. E’ che mio nonno non era un uomo da poesia, ma in quelle righe lui ha scritto la più bella poesia che abbia mai letto, in quelle due righe per la prima volta l’ ho guardato negli occhi e l’ ho sentito vero, come un’ energia che non si impunta più nei solchi del quotidiano, che non stoppa il germogliare d’ un sentimento, ma lo lascia andare, libero, nel contatto non più solo tra parenti, ma soprattutto tra spiriti vicini. Forse alcuni ci vogliono così bene che non sanno dircelo e allora lo tengono tra i segreti più profondi.
Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Novantasette anni fa mio nonno nasceva in una vecchia casa nella verde campagna Toscana. Ormai quella casa dove ha visto la prima luce, è diventata un comune agriturismo. Attorno in questo periodo è pieno di lillà. Passeggiandoci si ritrova facilmente l’ odore delle sue camicie. E tutto quello che non mi ha mai detto.
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11/04/2011 01:25:54
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Commenti

  1. Yer.ma 11 aprile 2011 ore 04:10
    Gli odori hanno questo potere, riportano alla luce emozioni, sentimenti. Bella questa nuova coscienza del tuo cognome, bellissimo questo nuovo "incontro" con tuo nonno.
  2. Evelin64 11 aprile 2011 ore 07:02
    Commovente il tuo racconto Matteo caro, denota la voglia di conoscere il tuo passato, dove nacque il cognome e la storia di un Matteo che sarebbe nato solo molti e molti anni dopo...
    Buona giornata...Evelin :bye
  3. SOGNANDO59 11 aprile 2011 ore 12:14
    Le vecchie generazioni erano diverse...poco inclini alle ciance, portati alla praticità piu' che alla teoricità e la dimostrazione è sintetizzata ed evidenziata da due righe ...tu eri sangue del suo sangue! molto bello come sempre questo tuo post, nella descrizione che fai sembra quasi di vederlo! ciao Matteo, un abbraccio per augurarti una serena giornata :fiore

    Ci sono delle cose
    che solo i nonni sanno,
    son storie più lontane
    di quelle di quest’anno.
    Ci sono delle coccole
    che solo i nonni fanno,
    per loro tutti i giorni
    sono il tuo compleanno.
    Ci sono nonni e nonne
    che fretta mai non hanno:
    nonni e nipoti piano nel tempo insieme stanno.(dalweb)
    Michela
  4. chanel1965 11 aprile 2011 ore 12:32
    Matteo nel leggerti piccoli brividi mi hanno asttraversato il corpo ho ripensato ai miei nonni, al bellissimo rapporto che i miei figli hanno con i miei genitori, sensazioni e sentimenti fortissimi.Tuo nonno, un uomo tt di un pezzo ma con un grande cuore, e quello scrivere il suo nome vicino al tuo ti ha dimostrato tt il suo amore.
  5. Berile 11 aprile 2011 ore 14:18
    Hola...Buon inizio di settimana :-)
  6. XlucrezyaX 11 aprile 2011 ore 17:13
    Ho letto tutto d un fiato il racconto che mi sono emozionata e mi hai messo addosso dei brividi ....nel leggerti le cose del passato riaffiorano nei profumi dei lilla nelle cose che il nonno faceva sono gesti che non cancellerai mai sono inconfutabili...oggi si bada troppo al superficiale e non ci si degna di queste cose....bellissimo post ...un abbraccio lucrezya :rosa :bacio
  7. nuvola.61 11 aprile 2011 ore 17:25
    bellisimo post....mi ha fatto pensare ai miei nonni ...alla mia infanzia ....ricordi, profumi e momenti indimenticabili con loro
  8. fortunata5 11 aprile 2011 ore 18:01
    Il tuo racconto è scritto molto bene,ma forse è ancor più bello ciò che si legge tra le righe perchè scritto dal cuore...
    Mi sono avvicinata in punta di piedi,non voglio invadere questa vostra "ritrovata" intesa...
    Ciao e buona settimana
    Diana
  9. da.ila 11 aprile 2011 ore 23:39
    Un racconto di vita bellissimo e commovente.
    Sei un uomo fortunato, i nonni hanno una venerazione
    per i nipoti anche se non sempre riescono a comunicargli
    tutto il loro amore.
    Ciao. Marisa
  10. XlucrezyaX 12 aprile 2011 ore 18:11
    che bello ricordare insieme a questo post che ho riletto i nonni quanto sono stata amata dai miei nonni....che bei ricordi davvero ...ciao :bye
  11. miriam71 12 aprile 2011 ore 22:54
    Ciao!!!! come sempre i tuoi post sono da leggere,rileggere e far tesoro dei contenuti,vero i nonni sono stati delle risorse di saggezza ed esperienze intense ma spesso si vergognavano un pò del loro vissuto di sofferenze ed allora si nascondevano dietro una corazza dura...io ho vissuto poco i miei nonni poikè i miei si trasferirono dalla Puglia alla Campania ma ho fatto sì ke i miei figli vivessero a stretto contatto coi nonni cercando di attingere da loro i veri valori della vita...
    buonanotte :-) :bye :-)
  12. Aljsja 13 aprile 2011 ore 14:02
    Bellissimo post! Tanti aspetti sfuggono, nel momento che si vivono, ma nel ricordo diventano emozioni forti...
    ciao :-)
  13. elisotta90 13 aprile 2011 ore 15:49
    Bellissimo.
    Sai, anche mio nonno è stato fatto prigioniero in Libia, ma non ha potuto mai raccontarmi niente, perché è morto quando era ancora giovane, anni prima che io nascessi. Non ho avuto tempo per sedermi sulle sue ginocchia, per ascoltare le storie del suo passato, per fargli domande o solo per litigarci. Di lui so solo quello che mi raccontano. Leggendo queste tue righe ho pensato che mio nonno poteva somigliare al tuo. Anche lui lavorava ogni giorno la terra e ripeteva ai suoi figli che ogni lavoro è dignitoso, se onesto, e che avrebbero dovuto studiare, forse perché lui non aveva potuto farlo.
    Penso spesso che è stato davvero un peccato per me non averlo mai incontrato.
    Ciao, Eli
  14. FallenOnDeafEars 13 aprile 2011 ore 21:17
    ..Forse mio nonno e tuo nonno si conoscevano li in Libia in quei due anni prima del '46.
  15. XlucrezyaX 14 aprile 2011 ore 10:46
    sono ricordi unici che rimarranno cm intensi aromi come incensi che si spandono nella nostra anima...ciao amico mio buon giovedi :rosa :bacio
  16. chanel1965 14 aprile 2011 ore 15:13
    un baciotto
  17. serenella21 14 aprile 2011 ore 17:22
    bellissimo racconto indescrivibili emozioni
    io nn ho mai potuto conoscere i nonni
    troppo pikkola qndo sono mancati
    buon pomeriggio un:staff
  18. XlucrezyaX 15 aprile 2011 ore 17:27
    I nonni sono un bene prezioso,
    fonte di saggezza
    e di pazienza.
    I loro cuori
    diventano bambini,
    si nascondono
    dietro la solitudine,
    fra' sofferenza e
    molta tristezza.
    Ma'in realta'hanno
    ancora voglia
    di giocare, e di
    tante coccole.
    A loro basta
    essere ascoltati
    essere capiti
    e accettati.
    Sanno dare tanto amore
    Sanno capire molte cose
    Sanno piangere, anche se
    lo fanno di nascosto.
    Basta loro un sorriso
    un abbraccio, farle un
    pochino di compagnia
    e gli vedi
    gli occhi brillare.
    Basta dar loro
    un pizzico
    d'affetto per
    vederli gioire.!!!buo fine settimana lucrezya :rosa
  19. lupa.cattiva 15 aprile 2011 ore 19:18
    non posso dire che mi mancano i nonni, sarei ipocrita... sarà che forse chi ci ha amato in vita, ci rimane addosso, come un profumo...


    ciao :-)

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